di Mario Krejis

Iside

Primo
Assioma: La droga è una malattia dell’anima.

Secondo
assioma: Il flagello dei tempi moderni si chiama droga.

La droga è una malattia dell’anima, è l’espressione di un profondo
disagio interiore, che spinge irresistibilmente il tossico-dipendente ad
annullare volutamente la sua intelligenza e la sua volontà, rendendolo de
facto
un infelice e un emarginato.

Noi poniamo la tossicodipendenza sullo stesso piano di tutte le gravi
psicopatie, rimarcandone i profondi effetti distruttivi sull’identità personale
e le devastanti conseguenze sulla famiglia e sulla società.

Nella comune mentalità chi fa uso di Droghe è spesso considerato uno
scarto della società, un rifiuto di cui poter fare a meno. Tranne quando il
problema riguarda un amico o un familiare, un figlio o una sorella. Sono
situazioni in cui si resta inebetiti per la sorpresa, precipitando nello
sconforto e cercando una via d’uscita, spesso considerando il proprio congiunto
come un infelice o una pecora nera, un frutto marcio della pianta
familiare e sociale.

Noi riteniamo, al contrario, che il tossicodipendente possieda una
marcia in più
rispetto a molte persone cosiddette normali, dal punto di
vista sia affettivo sia spirituale; che nel suo apparato psicosomatico si
svolga una feroce battaglia tra i suoi deboli principi morali, che formano la
vernice sociale, e l’Anima Storica; e che quest’ultima trovi, nel meccanismo dell’auto-distruzione,
il modo egregio di manifestazione dei propri conflitti antichi e dei debiti
karmici contratti in altre vite, non ancora risolti nel processo catartico
della morte.

Noi crediamo pertanto nella possibilità di un recupero del tossico-dipendente,
perché siamo consci della profonda natura del suo disagio e che le cure cui
dovrà sottoporsi non riguardano solo il suo corpo e la sua mente, ma
soprattutto la sua anima.

Se il meccanismo del pensiero è profondamente distorto, se la mente è
alterata dall’effetto intossicante della droga, non è verosimile che il
processo di riabilitazione consista unicamente nell’uso di tecniche di
psicologia o di rieducazione sociale. Se esse fossero del tutto efficaci, il
problema della droga sarebbe stato ormai risolto.

Analogamente siamo convinti che le cure mediche, un’alimentazione
naturale, lo sport e le buone abitudini di vita siano solo aspetti parziali del
processo di riabilitazione, trovando il razionale nei loro favorevoli effetti
psicosomatici, ma che non potrebbero -da soli- correggere il profondo
squilibrio spirituale che caratterizza la tossicodipendenza.

Occorre dunque integrare profondamente l’approccio riabilitativo in
modo da eliminare, se possibile alla fonte, le ragioni dello squilibrio interiore;
ovvero attutendole, in modo da impedire le conseguenze perniciose e spesso
fatali della tossicodipendenza.

Nelle pagine seguenti sarà tratteggiato il nostro approccio
metodologico al trattamento della tossicodipendenza. Si tratta del punto di
vista ermetico, che spero possa essere condiviso da quanti, scevri da idee
preconcette, vorrebbero intervenire a tutela di questa categoria di sfortunati,
aiutandoli a reinserirsi nel proprio ambiente familiare e sociale, nella
serenità e possibilmente nella gioia.

Sono stati presi in considerazione due livelli d’intervento: il primo
è basato sulla creazione di Centri aperti, basati sul volontariato e
analoghi alle strutture funzionali di auto-sostegno esistenti in varie città
italiane (Alcolisti Anonimi) o statunitensi (Cocaine, Eroine Anonymous); il
secondo sulla creazione di Centri Residenziali, in grado di assistere il
tossicodipendente per l’intera durata del processo di disintossicazione e di
riabilitazione.

Le basi concettuali sono le stesse in entrambi i modelli considerati,
pur con ovvie differenze inerenti agli aspetti organizzativi e alle metodologie
più idonee nei due casi. Lo scopo di quest’articolo è dimostrare che
l’Ermetismo non è una Tradizione archeologica, un fiore appassito della cultura
esoterica, ma rappresenta un tesoro di conoscenze ancora vitali e utili per
l’uomo contemporaneo.

Ovviamente sono consapevole delle difficoltà che attenderebbero chi
volesse impegnarsi in un cammino così arduo. Gli ostacoli da superare sarebbero
notevoli non solo dal punto di vista dell’impegno individuale, ma anche delle
resistenze dell’ambiente scientifico e sociale a ciò che non rientra nella
prassi comune. Ciò non ha importanza. Lancio un sasso nello stagno. L’acqua si
muoverà e forse qualche coraggioso si farà avanti.

Ciò non toglie che i Circoli Ermetici, come sono stati concepiti,
possano essere la sede giusta per gli Ermetisti che vogliano impegnarsi nel
campo della tossicodipendenza e per altri, non Ermetisti, che condividano le
idee e le impostazioni dell’Ermetismo.

 

II

 

La prima idea che dev’essere profondamente assimilata dal tossicodipendente,
sin dall’inizio della sua frequentazione dei Centri, è che le radici del suo
disagio sono inconsce e profondamente connesse alla sua Anima Storica.

Bisogna dunque spiegargli, con dovizia di particolari, che l’uomo non
è solo il suo corpo e la sua mente. L’anima è la radice essenziale della sua
corporeità, l’essenza più nobile della sua umanità.

Ogni uomo è portatore di un’Anima Storica, che si forma nel corso
dell’evoluzione per effetto delle continue e automatiche reincarnazioni. A ogni
nuova vita, l’Anima Storica può variamente manifestarsi nella coscienza, in
base alle sue caratteristiche energetiche e alla sua maturità.

Le anime più giovani hanno un codice espressivo più rudimentale,
manifestandosi di tanto in tanto e in modo indistinto. Le più antiche, al
contrario, sono più energiche e volitive, potendo generare nella persona dei gravi
conflitti inconsci, che prescindono completamente dall’ambiente e dalle
circostanze di vita.

Alcune anime sono latrici di profondi disagi interiori, legati a
traumi psichici di altre vite, che agiscono nell’inconscio personale alterando
la percezione della realtà e modificando la normale reattività affettiva, in
modo a volte doloroso o francamente patologico.

In diverse situazioni, come si è detto, l’Anima Storica,
perfettamente intelligente e dotata di volontà autonoma, tende istintivamente a
seguire le orme del passato, spesso trovando nelle nuove situazioni di vita
degli ostacoli insormontabili, che divengono a loro volta motivo di
depressione, di alienazione e d’infelicità.

Negli esempi che ho illustrato, la manifestazione psicologica del
contrasto interiore è la sofferenza, il senso d’inadeguatezza,
l’incomunicabilità, l’isolamento, che sono spesso la causa di un primo
avvicinamento al mondo della droga. Una volta stabilito lo stato tossico, questo
si perpetua attraverso la servitù della dipendenza farmacologica e degli
effetti deleteri delle varie sostanze d’abuso.

Far comprendere al drogato che la causa della dipendenza è da
ricercarsi in fattori che sono oltre la sua portata e che le situazioni
ambientali hanno la funzione di fattori scatenanti è essenziale, per eliminare
il tremendo senso di colpa che li affligge nei confronti della famiglia o del
gruppo sociale, che a sua volta rappresenta un potente meccanismo di recidiva e
di persistenza del vizio.

Illustrate le premesse teoriche, derivano alcune conseguenze pratiche.

I vari tentativi di riabilitazione spesse volte falliscono, perché
rivolti più alle conseguenze che alle vere cause del disagio. L’intervento
educativo è spesso tardivo e fallimentare; le terapie psicologiche sono
inutili, nella maggior parte dei casi; la disintossicazione fisica ha solo un
effetto temporaneo.

Presto o tardi, esaurito l’effetto narcotico delle droghe
sull’interiorità, la frustrazione e la sofferenza indurranno il paziente a
ritornare nel circuito del vizio, e ciò anche per il concorso degli effetti
diretti della dipendenza e della tossicità, legati alle varie sostanze
assorbite.

La tossicodipendenza può essere paragonata a un cancro dell’anima.
Ostinarsi a rifiutare la verità è come pretendere di curare un tumore con gli
antibiotici o con impacchi d’acqua calda. Al contrario, prendere coscienza del
vero problema aiuta il drogato a divenire padrone del suo processo di
guarigione, che dipenderà essenzialmente dalla sua volontà e dalla sua iniziativa
personale.

Individuare la causa della dipendenza in un profondo conflitto
interiore,
più che nelle accidentalità della vita o nelle anomalie
dell’educazione, assicura al tossicodipendente una maggiore fiducia in se stesso,
insieme alla ferma convinzione che, se sarà adeguatamente aiutato, potrà
certamente salvarsi.

Occorre far comprendere al malato che la sua Anima è antica e perciò
portatrice di piaghe non del tutto guarite o ancora aperte. Ciò in assoluto
rappresenta per lui un vantaggio, più che uno svantaggio, anche se le
circostanze della vita hanno reso pesante e doloroso il suo travaglio
interiore.

Nell’antichità i malati di mente (o ritenuti tali) erano condotti
festosamente nel Tempio, dove divenivano i nuovi Profeti per la capacità
della loro psiche, svincolata dai meccanismi della ragione, di percepire i sottili
messaggi dell’Invisibile. Allo stesso modo l’Ermetismo considera i
tossicodipendenti delle persone di grandi potenzialità.

Dal nostro punto di vista l’evoluzione interiore non ha nulla a che
vedere con la posizione sociale, col grado di cultura o con l’aspetto
esteriore. Spesso anime egregie albergano in corpi miseri e in menti giudicate
malate.

Se è vero che la depravazione della droga può rappresentare il
terribile prezzo di un antico debito pagato nella sofferenza, ciò non implica
che nulla si possa o si debba fare per alleviare o annullare tale sofferenza.

In tal senso il nostro Terapeuta non deve mai giudicare chi ha
dinanzi o assumere degli atteggiamenti preconcetti, che invaliderebbero ogni
tentativo di recupero e di riabilitazione. Occorre far intendere che si può
agire nel trattamento della tossicodipendenza con i mezzi propri della
Tradizione Ermetica e con l’aiuto delle Forze Invisibili, sulla cui
esistenza il tossicodipendente dovrà essere invitato a riflettere seriamente.

Tali concetti, che ho espresso sinteticamente, devono essere spiegati
con calma e senza timore, nel corso di due o tre incontri preliminari,
arricchendoli con esempi tratti dalla letteratura scientifica e dalla
Tradizione Esoterica. Ognuno farà del suo meglio. Tuttavia alla fine dovrà
essere chiaro, nella mente del tossicodipendente:

  • Che egli può guarire, se vuole.
  • Che egli possiede un potenziale interiore maggiore di quello di molte
    persone cosiddette normali. Si tratta solo di canalizzare i suoi profondi
    conflitti in un modo nuovo, meno doloroso e più salutare.
  • Che l’Ermetismo può aiutarlo, se egli lo vuole fermamente, stabilendo
    di rinunciare alla propria falsa personalità per il tempo necessario.

 

III

 

La
seconda parte dell’istruzione del tossicodipendente consiste nel far ben
comprendere che l’Anima, come l’intende l’Ermetismo, è una struttura energetica
complessa che contiene in sé la Monade, la Scintilla Divina (Nume), in
costante rapporto con la Dimensione Trascendente.

Il Nume o Volontà Superiore è l’arbitro della vita, il
responsabile del nostro destino di uomini e di anime. Esso può dirigere o
modificare le traiettorie del Destino, se giustamente riconosciuto e insistentemente
richiamato in noi dall’amore e dalla fede.

In altri termini, ciò che non è possibile per la Scienza umana lo è
per la Volontà Superiore. Occorre dunque arrendersi a Essa, rimettendo
nelle sue mani ogni nostra imperfetta volontà.

E’ necessario che il tossicodipendente comprenda il concetto di Nume
o Volontà Superiore. Ogni suo sacrificio, ogni suo tentativo, riuscito o non
riuscito, ogni suo desiderio imperfetto dovrà essere rimesso nelle mani
provvidenziali di Dio: il Dio del suo corpo, analogo in tutto alla Legge
Eterna da cui ogni cosa proviene.

Il tossicodipendente deve imparare ad apprezzare l’immenso senso di
liberazione che scaturisce dall’abbandonarsi alla Volontà Superiore. In poche
parole egli non lotterà più, non si dibatterà più tra le contese della vita. Egli
semplicemente si arrenderà.

Pertanto non sarà lui a vincere i suoi Demoni personali ma Dio,
attraverso la sua volontà, impietosito dalle sue preghiere e dal suo amore.
Infatti, egli non ha alcuna colpa, se non quella di rappresentare il desolato
campo di battaglia dove si affrontano forze troppo grandi da essere controllate
o represse.

Se ricadrà nel vizio, non significherà che Dio l’ha dimenticato. Dio
ascolta sempre i suoi figli. Allora dovrà continuare a pregare e a operare,
perché il suo accorato appello filtri attraverso la coltre di nero che avvolge
la sua Anima Storica,penetrando come un raggio di luce verso l’Invisibile.

Sin dall’inizio della sua frequentazione, il drogato dovrà esser
certo che la sua vita cambierà, sia che decida di seguire il programma di
riabilitazione sia che ritorni alla sua misera esistenza. Egli osserverà la
vita da un nuovo punto di vista e sarà conscio che il suo successo dipenderà
dalla sua disposizione d’animo e dalla sua buona volontà.

Egli non potrà più nascondersi dietro facili alibi o inutili
menzogne, nè sentirsi un reietto della società e della famiglia, bensì un’anima
sulla via della purificazione, la quale lo condurrà, con l’aiuto dell’Ermetismo,
verso una definitiva stagione di serenità, di salute e di gioia.

Per ottenere tale risultato, sarà necessario un codice di
comportamento che serva da guida al tossicodipendente durante le riunioni e
nella vita sociale. Regole semplici e facili da applicare, tenuto conto che
compiti semplicissimi possono apparire insormontabili, quando la mente è
intossicata e la volontà paralizzata dagli effetti deleteri delle sostanze di
abuso.

Illustrerò in un prossimo articolo le tecniche di conduzione dei
Centri aperti e il programma consigliato per i Centri Residenziali. Quello che
m’interessava è illustrare il principio, che è semplice e produttivo di
lusinghiere realizzazioni.

Fine della
prima parte

Mario Krejis