A coloro che intendono fare il passo decisivo e iniziare a lavorare su sé stessi, seguendo gli insegnamenti dell’Ermetismo, porgo il mio affettuoso saluto. Non sarà un’impresa facile, neanche per i più dotati.

La prima prova che i più volenterosi dovranno sopportare, sarà confrontarsi con la cosiddetta Corrente Astrale, cioè con i flussi inconsci di volontà provenienti dalla altrui opinione, che si opporranno fieramente al proseguimento delle pratiche iniziatiche.

Mille piccoli adattamenti dovranno intervenire nella mente dell’Iniziato, per far sì che i semplici Riti dell’Ermetismo divengano parte integrante della sua vita. Il silenzio del Maestro (o dell’Anziano del Gruppo) e l’apparente monotonia dei Riti ermetici, pongono il discepolo dinanzi alla genuinità del suo desiderio.

Per quanto mi riguarda, il mio comportamento, il più delle volte, è stato il contrario di quanto generalmente avviene: non sono mai stato invadente, imponendo come verità il mio punto di vista; non ho mai fornito interpretazioni di fenomenologie o di sogni; non ho mai dato consigli, non ho motivato né demotivato nessuno; non ho risposto quasi mai alle lettere che mi sono giunte numerose. Ho solo aiutato chi me lo ha chiesto, quando ho potuto e come ho potuto.

La prima ragione di questo mio modo di fare dipende dal fatto che non esiste un altro mezzo per individuare, tra quanti si sentono attratti dall’Ermetismo, coloro che sono veramente predisposti alla ricerca interiore.

La seconda ragione è che nonostante la mia esperienza di Ermetista, più che trentennale, non ho mai voluto formare una vera “Schola”, cioè prendendo le mosse dalla Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam o da altre Fratellanze Esoteriche, ben strutturate sul piano organizzativo oltre che dottrinario.

Non mi sono mai auto-proclamato Maestro, né mi sono mai atteggiato a primo della classe. Ho semplicemente inteso rispondere a un’esigenza personale: far conoscere, a quanti entrano in sintonia col mio pensiero, l’Ermetismo come io l’ho vissuto, senza pretesa di rappresentare altra verità che non sia quella in cui credo e che mi pare la più giusta.

In qualsiasi Tradizione Esoterica, è il Maestro a decidere chi può entrare a far parte di un dato Ordine operativo, dedicato cioè alla trasformazione dell’universo psichico dell’iniziato. Il più delle volte si inizia con colloqui e letture consigliate. Il Maestro, nel corso dei suoi colloqui, studia attentamente le reazioni del neofita e lo mette alla prova, decidendo alla fine se farlo attendere ancora o aprirgli le porte, fidandosi di lui.

Nel mio caso tale approccio non era però possibile, per le ragioni che ho esposto. Allora ho cercato un modo diverso. Il mezzo telematico poteva rappresentare un vantaggio, dal punto di vista della facile diffusione delle idee e dell’immediatezza dei rapporti. Però poneva il problema della notevole difficoltà di esprimere un giudizio corretto, basato cioè sulla conoscenza diretta del candidato e sull’intuizione empatica delle sue caratteristiche interiori.

Ho quindi fatto un piccolo passo di lato, limitandomi a svolgere un ruolo di “Preparatore Ermetico”, allenando questi “atleti dell’anima” a compiere i primi passi sulla strada spirituale, in attesa del vero Maestro, che giungerà quando il discepolo sarà pronto. Così ho creato la Fratellanza Ermetica, figlia un po’ “handicappata” (ma non troppo!) dell’Ordine Ermetico.

Che ho fatto?  Ho arruolato i “volenterosi” che si sono offerti di iniziare un lavoro su sé stessi e li ho stesi al “Sole” dell’influenza ermetica, facendoli maturare come tante susine, conscio che la maggior parte di loro prima o dopo se ne sarebbe andata, delusa da un percorso difficile e povero di risultati immediati.

E così è stato. Negli anni in cui la Fratellanza è rimasta attiva, molti hanno chiesto di farne parte ma alla fine sono restati in pochi, continuando a lavorare e talvolta conseguendo dei risultati significativi. A parte qualche “frutto marcio”, come se ne trovano in tutti gli orti, quando arrivano i pidocchi e le larve infestanti.

Non è stato facile neanche per me. Soprattutto mantenere incontaminata la piccola “Creatura Invisibile” generata energeticamente dall’apporto energetico (anche se involontario) di tutti gli iscritti.

Come ho detto, qualche inetto è riuscito a infiltrarsi nel Gruppo dei miei volenterosi amici, nascondendo accuratamente la sua boria dietro un’ipocrita fede nelle nostre idee e corrompendo la purezza dell’Ideale, che cercavo di infondere negli iscritti, con le bave appiccicaticce del loro egocentrismo.

Mea culpa!… Piccoli e grandi errori di valutazione, che hanno prodotto molti danni. Avrei dovuto ascoltare i consigli di chi era più saggio di me!…

Ho dovuto rimediare! Ho invitato tutti gli iscritti a smettere temporaneamente qualunque attività che non fosse la semplice lettura di testi ermetici, in attesa che quei “corpi estranei” fossero espulsi, come il pus da una ferita infetta. O che quei “frutti guasti” marcissero nella terra… Cosa che fatalmente è accaduta e che accadrà molto presto per legge provvidenziale.

D’altra parte è anche vero che anche le esperienze negative servono, insegnando a tutti la prudenza e l’umiltà. Ma ora, finalmente, siamo di nuovo tutti in corsa per un posto al sole nel “Paradiso degli Ermetisti, in compagnia di Giove Pluvio e della sua Corte Celeste.  E forse, un giorno, da qualche parte arriveremo!…

Il mio tentativo è stato di far comprendere che l’Ermetismo non è soltanto una strada magica, che conduce alla trasformazione psichica e spirituale dell’iniziato. Occorre che pazientemente ci si abitui a considerarlo un “metodo di lavoro”, che deve permeare ogni aspetto dell’esistenza.

È necessario esperire la vita, imparando a godere dei suoi piccoli e grandi piaceri, senza dimenticare ciò che si è conseguito lavorando su sé stessi. Questo insegna l’Ermetismo. Bisogna comportarsi da Ermetisti nella famiglia e nella società. Solo così l’anima diventerà protagonista della nostra esistenza e lo scopo dell’Ermetismo sarà in parte realizzato: l’Ermete, l’anima dell’iniziato, si risveglierà in una mente ferma, acuta e intelligente.

Noi non siamo orientali. Il destino ha voluto che ci incarnassimo nel caotico Occidente, dove più che un atteggiamento meditativo e di isolamento dal mondo serve movimento, azione, integrazione nella società, che occorre contribuire a trasformare dal peggio al meglio, con la forza del nostro esempio e delle nostre idee.

Un ermetista ha una importante missione da svolgere: affrontare la vita e imparare a sublimare ogni stato interiore nella perfetta identificazione di sé stesso con la sua interiorità. È sulla terra che dobbiamo vivere ed è sulla terra che ritorneremo, trovando le cose come le avevamo lasciate nell’ultima nostra incarnazione. Saremo gli eredi di noi stessi.

Il Paradiso dovremo crearlo nel nostro cuore, perchè ci segua come mirabile realizzazione di noi stessi. Ogni Ermetista che costruirà in sé il “Regno dei Cieli” diventerà un Centro di Amore, che emanerà il suo raggio purificatore su tutti gli esseri. E dalla benefica e amorevole irradiazione dell’umanità intera, resa migliore anche grazie al nostro apporto, il Pianeta trarrà un immenso giovamento. Ciò avverrà forse fra molti secoli. Tuttavia, per il momento, possiamo contribuire alla nostra e altrui felicità.

Vorrei che ogni “Fratello di Ermete” divenisse un faro di virtù e un esempio per gli altri. Non importa se dovrà rinunciare a prevalere nelle diverse circostanze della vita. Al centro dei suoi interessi dovrà porre la sua anima, l’Essere storico che deve purificarsi e pagare i propri debiti grazie al suo essenziale contributo. E che poi dovrà lentamente trasformarsi, imparando a divenire parte della sua coscienza di uomo moderno.

Desidererei che ogni padre fosse un ottimo padre e ogni sposo un ottimo sposo. I valori della nostra Tradizione dovranno essere calati puntualmente nella vita di ciascuno. Non si può realizzare la propria felicità a spese altrui.

Pertanto chi è legato da un vincolo matrimoniale, deve porre la fedeltà al compagno al primo posto nella gerarchia dei propri valori. Non perchè crediamo a oltranza nella funzione sociale del matrimonio, ma perchè siamo convinti che nulla di ciò che ci accade è un caso; e che nei confronti dei nostri cari, vicini a noi per volere della Providenza, abbiamo il dovere di comportarci al meglio, se necessario soffrendo pur di serbare integra la nostra dignità di uomini e di Iniziati, rispettosi di ogni anima e comprensivi verso ogni umana debolezza.

Allo stesso modo auspico che ogni Ermetista dedichi il suo impegno all’educazione dei figli, che dovrà essere improntata al rispetto dell’integrità interiore di coloro che gli furono affidati dalla sorte per la durata di una vita. Ogni sentimento di possesso dovrà essere sacrificato all’interesse della loro anima, che verrà condotta mano per mano alla sua completa e integrale manifestazione.

Nel campo sociale l’ermetista deve condurre un’esistenza austera e dignitosa. Egli non dovrà vivere nell’isolamento, né privarsi di ciò che più gli sta a cuore, ma dovrà essere moderato nelle scelte e sempre consapevole del suo ruolo nel mondo.

Partecipare alla vita, senza perdere di vista se stessi: è il modo migliore per rendersi immuni dall’influenza dei propri simili, spesso poco inclini alla comprensione, perchè inconsciamente respinti da un campo energetico percepito non affine al proprio.

Il concetto da rimarcare è che la Dottrina Ermetica, senza una giusta pratica di vita, diventa un mero e illusorio esercizio intellettuale. L’Ermetismo costituisce una concezione integrale e totalizzante dell’esistenza umana. Si inizia la strada dalle piccole cose quotidiane e si conclude, dopo molti anni, nell’Unione mistica con la Divinità. Occorre tempo e pazienza, ma iniziare con le idee chiare rappresenta già di per sé un grande progresso.

Alcuni iscritti alla Fratellanza, aderenti a varie Organizzazioni esoteriche, mi hanno chiesto come comportarsi nei confronti dei vecchi compagni, avendo letto che è sconsigliata al discepolo ermetista qualunque commistione con altre Tradizioni. Chi si pone tale problema, troverà esaurienti risposte nei miei numerosi articoli, pubblicati su questo Sito.

Posso aggiungere che io rispetto la lealtà e non chiedo mai di tradire le antiche amicizie, abiurando da un sentimento che, se sincero, onora l’uomo che lo nutre. Ma una cosa è l’amicizia sul piano umano, un’altra sono le “pratiche esoteriche” le quali, pur se in apparenza semplici e innocenti, posseggono sempre una valenza in senso magico, rispecchiando, in misura più o meno perfetta, il mondo interiore del Maestro che per primo le ha coniate e trasmesse.

Per cui, ripeto ancora: chi aderisce all’Ermetismo (ma ciò vale per qualsiasi Ordine Esoterico) dovrebbe dismettere ogni pratica altrui. Il framassone che trova interessante frequentare la sua antica loggia, per ascoltare una dotta conferenza sulla metafisica dell’anima, o per conversare amabilmente con i suoi antichi fratelli spirituali, può continuare a farlo. Non è pericoloso. Se si tratta però di recitare invocazioni o di praticare riti magici, specie quando il loro significato non è spiegato e compreso, è consigliabile lasciar perdere. Ciò vale per qualunque Tradizione e per qualsiasi Rito esoterico.

D’altronde il ragionamento è logico. Quando un medico prescrive una cura farmacologia, il suo primo consiglio è di sospendere ogni altra terapia che si sia rivelata inefficace. Analogamente, chi decide liberamente di diventare un Ermetista, dovrebbe evitare di congestionarsi l’anima con altri “medicamenti” che non siano quelli suggeriti dall’antico Alchimista.  Credo che su questo punto si possa essere tutti d’accordo.

Molte domande che mi son giunte riguardano le fenomenologie che occorrono i primi tempi dell’apprendistato ermetico. In genere non concedo molta corda a chi, entusiasta, descrive enfaticamente le sue percezioni luminose e i suoi strani cambiamenti. A volte si tratta di fenomeni immaginari, nei quali gioca un ruolo la suggestione e la fantasia. Non per questo essi sono meno significativi, indicando un movimento in avanti dell’interiorità, sia pure influenzata dall’entusiasmo e dal temperamento individuale.

In un numero minore di casi può trattarsi invece di fenomeni genuini: spinte emozionali di particolare intensità, pensieri che sembrano comparire all’improvviso, intensi stati d’amore nei confronti di parenti o amici, visioni fugaci che si manifestano durante la meditazione, ecc.

Le manifestazioni psico-somatiche possono essere varie. In genere consiglio di non soffermarsi troppo sulle fenomenologie in quanto tali. Ciò che importa è capire che si tratta delle mutevoli espressioni di un’intensa sensibilizzazione interiore, che è poi il frutto iniziale delle pratiche ermetiche.

Ciò che accade a chi entra nella “Corrente Vitale” dell’Ermetismo è abbastanza intuitivo. L’inconscio viene investito da un’Energia Spirituale di quantità e qualità notevolmente superiore alla solita. Il che comporta “aperture” di diverso tipo, a seconda della costituzione occulta dell’individuo e dei suoi trascorsi storici di anima.

Ho parlato di Corrente. È la parola giusta. Il marinaio che naviga sul suo piccolo battello ha un’idea solo approssimativa della corrente che lo trasporta verso una direzione determinata. Eppure egli sa, per esperienza, che se il flusso delle onde è abbastanza energico, giungerà presto a destinazione. Allo stesso modo, chi pratica l’Ermetismo impara presto a sentirsi immerso in una Corrente di Vita, che lo sospinge verso una meta ancora sconosciuta, ma che egli percepisce come vera e finalmente accessibile.

Il senso di appartenenza: sarà il dono dell’Ermetismo ai suoi figli migliori: sentirsi parte di una costruzione immensa, di un potere infinito. Uno degli infiniti mattoni che costituiscono la “Piramide della Tradizione”. Una Tradizione che vive nell’anima di tutti gli Ermetisti della storia e che vibra nei pensieri di coloro che recano impresso nell’anima il Sigillo di Ermete.

 

Voi tutti, se un giorno diventerete Iniziati, dovete essere consci che nei vostri cuori sarà impresso tale sigillo: dal vostro primo pensiero affettuoso, dalla prima preghiera recitata con fede, dai primi e incerti passi che avrete compiuto insieme a me e col vostro futuro Maestro. Saremo tutti fratelli nell’ideale ermetico.

Vorrei che voi, grazie anche al mio disinteressato contributo, sentiate l’orgoglio dell’appartenenza e la gioia di non sentirvi più soli. Se sarete puri e sinceri, mille mani si tenderanno dall’Invisibile, per aiutarvi a sopportare il dolore del cambiamento. Troverete così la giusta strada e incontrerete il vostro Maestro, che vi condurrà per mano verso la vostra Meta. E così il mio modesto contributo non sarà sprecato.

La vita non è semplice. Ai giovani invio un pensiero affettuoso e commosso: molti sono i sacrifici che li attendono e che metteranno a dura prova la loro costanza e la loro volontà. Se però riusciranno a portare alta nei cuori la fede in Dio e crederanno in sé stessi, non si perderanno.

Qualche volta ai miei amici più cari ripeto che la sofferenza, per noi, possiede un profondo significato. Alla fine, quando la tempesta si è allontanata, ci ritroviamo tutti più saggi e più forti, consci di aver compiuto un altro piccolo passo verso l’anima nostra.

Siate dunque ottimisti. Questa non è la vera Vita. Un giorno, quando come me vedrete gli anni della giovinezza allontanarsi sempre più, non vi dispererete pensando alle occasioni perdute. Osserverete il vostro passato con orgoglio. La vita sarà la vostra epopea, il vostro viaggio eroico all’interno di voi stessi. Come Ercole, giungerete finalmente nella terra degli Esperidi e sulla cima dell’Albero della Vita troverete anche voi il vostro Vello d’Oro.

Non vi prometto la felicità. Questa dovrete conquistarla giorno per giorno, cercando di sentire la vostra anima e di farla germinare in voi. Vivrete gli anni che vi restano con la serenità di ogni persona saggia e guarderete ai vostri fratelli più sfortunati con simpatia e pietà filiale. Vi riconcilierete col mondo. E un giorno anche voi, giunti finalmente all’anima vostra, sussurrerete commossi la frase del vecchio Kremmerz: Io sono Amore!


Mario Krejis