di Amonosis

Amon-Ra e Hator

 

Qualche volta mi son chiesto cosa risponderebbe il nostro affezionato lettore, se qualcuno gli chiedesse di abbandonare il suo mondo per dedicarsi unicamente alla vita spirituale: la sua casa, gli affari, la vita sociale con le sue tante suggestioni, ecc. Probabilmente di fronte ad una decisione così drastica, la sua risposta non sarebbe altrettanto sicura e pronta. La prospettiva di un cambiamento tanto radicale farebbe infatti esitare anche i più coraggiosi, se la scelta fosse ovviamente seria, ossia decisiva e irrinunciabile.

Credo che chi oggi si affacci alla vita spirituale debba porsi la stessa domanda. In un certo senso gli ermetisti possono essere considerati una sorta di missionari laici, ossia degli uomini di fede che antepongono l’amore di Dio a qualunque altro valore della vita. La precisazione è importante. Intraprendere a cuor leggero un percorso di ascesi sarebbe inutile, oltre che stupido: quasi certamente non si riuscirebbe a concludere nulla di veramente importante, rimanendo a gravitare nell’orbita dei propri interessi materiali e delle proprie passioni.

Pertanto chi spontaneamente decidesse di entrare a far parte dell’Ermetismo dovrebbe aver ben chiaro il significato della rinuncia, ben sapendo che molte cose nella sua vita dovranno cambiare se vorrà sperimentare le molteplici manifestazioni dell’Ermete. Parlare è facile, realizzare è difficile. Chi dunque voglia fare dei progressi nel campo della ricerca spirituale, dovrà decidere di modificare profondamente se stesso e le regole della sua esistenza.

Si ritiene che gli antichi Egizi fossero un popolo politeista. In effetti è vero. Ma al di sopra delle tante divinità del loro Pantheon regnava il Dio Unico (Amòn), la cui purissima concezione era compresa dai più colti esponenti dell’aristocrazia del Regno. Analogamente nella Chiesa Cattolica il bigotto ignorante e idolatra si prostra commosso dinanzi alle statue dei santi, tralasciando il messaggio sostanzialmente monoteista dell’insegnamento cristiano.

Il mio riferimento alla Religione potrà apparire fuori luogo. Serve tuttavia a far comprendere il principio. Un ermetista che si rispetti non è diverso da qualunque altro religioso. La differenza è nelle finalità che si propone e nei principi di conoscenza ai quali si ispira. Pertanto dev’essere bandita dalla sua mente ogni idea superstiziosa e dev’essere distrutto ogni sentimento impuro, come il bisogno di prevalere sugli altri grazie alla Magia.

La Magia, nel senso che l’Ermetismo attribuisce a tale termine, è quel particolare stato di coscienza grazie al quale l’iniziato penetra nello spettro vibratorio delle Intelligenze trascendenti, per realizzare effetti sul piano mentale e fisico tramite meccanismi per gran parte ignoti.

Bisogna tuttavia abbandonare l’erronea convinzione che un iniziato abbia il potere di realizzare qualunque cosa grazie all’intervento di Spiriti o altre Entità dell’Invisibile. Chi arriva ad essere un Mago dovrà ben presto rinunciare alle comuni mete della società volgare, riuscendo a dominare con la volontà gli istinti che emergono caparbiamente nel suo organismo di carne.

Tuttavia, giunto a tal punto, l’iniziato non ha più bisogno di comportarsi da Mago, ossia di esercitare un potere occulto sui propri simili. Egli comprende infatti l’illusorietà del mondo manifestativo, ben conoscendo i gravi rischi che derivano da un uso improprio del potere magico. I confini tra Bene e Male sono incerti e pretendere di essere giunti al di là del Bene e del Male significa aver compiuto dei passi verso l’aspetto oscuro della Forza.

Quindi chi si accinge a praticare le regole dell’Ermetismo deve distruggere innanzitutto l’illusione di poter giungere alle realizzazioni della vita tramite la scorciatoia della Magia. Altri sono infatti  i percorsi che dovrà compiere e ben più serio e doloroso sarà il processo maturativo che lo attende.

Concludendo, solo coloro che sentono fortemente l’attrazione verso l’aspetto devozionale e mistico della vita spirituale possono intraprendere con successo la strada ermetica. Si tratta di atteggiamenti che provengono spesso da un retaggio storico, che discendono a loro volta da precedenti esperienze incarnative che hanno preparato l’anima ad una trasformazione in senso ermetico. Chi invece non si sente attratto dalla via mistica, preferendo strade più virili e –almeno secondo noi- più difficili e illusorie, dovrebbe astenersi da una scelta che in breve tempo si rivelerebbe molto deludente.

Un secondo punto sul quale vorrei richiamare l’attenzione sono i rapporti tra sessualità ed evoluzione magica. Su questo argomento si sono spesi fiumi di parole. La verità, ammesso che si possa parlare di un’unica verità, è sepolta sotto cumuli di idiozie e di farneticazioni.

Alcuni esoteristi del passato hanno incentrato il loro insegnamento segreto sull’utilizzo della sessualità per scopi magici. Sono nate così in tutt’Europa correnti di pensiero che hanno postulato l’uso del sesso quale meccanismo di ascesi, sia nella concezione tantrica, mutuata ampiamente dalla tradizione orientale, sia nell’accezione prettamente monomiale, ossia attraverso pratiche solitarie di autoerotismo.

Non è mia intenzione entrare nel merito della questione, esprimendo giudizi che esulerebbero dagli scopi di questa trattazione. Che lo stato vibratorio indotto dalla stimolazione sessuale sia un fatto reale, è indiscutibile. Lo stato di castità, quando esercitato con consapevolezza, rende più dinamica la sensibilità neuro-vegetativa, provocando modificazioni bio-umorali tali da indurre una maggiore vitalità ed un’accelerazione dei meccanismi del pensiero. Allo stesso modo un’esagerata attività sessuale, secondo il parere di alcuni autorevoli esoteristi, avrebbe il potere di esaltare, in individui predisposti, l’aspetto intuitivo della mente aprendola a luminose intuizioni e persino alla genialità.

Nel Tantrismo della mano sinistra, basato sull’uso di tecniche magico-sessuali, l’introversione della forza sessuale, che fa ascendere lo straordinario potere della Kundalini, si otterrebbe attraverso coiti ripetuti con donne preparate allo scopo dal punto di vista magico, utilizzando rituali molto antichi che avrebbero lo scopo di prevenire un’inutile dispersione del potere generativo verso i naturali fini della procreazione.

Nel Medioevo i Cantori della Rosa, antenati dei moderni Ordini isiaci, ottenevano il medesimo effetto di risveglio interiore attraverso il potente desiderio della donna amata, della quale contemplavano ardentemente la bellezza, guardandosi bene dal toccarla. Essi ritenevano infatti che la forza erotica potesse risvegliarsi per effetto del desiderio insoddisfatto, che aveva il potere di ingigantire la libido, intesa modernamente nel senso junghiano di volontà creativa. In altre parole per i Cantori della Rosa la purezza e la castità erano la migliore garanzia per la riuscita dei loro propositi, indirizzati allo sviluppo di una spiccata sensibilità spirituale e di una profonda ispirazione poetica.

In altre Scuole Esoteriche l’uso della sessualità viene ancora oggi riservato a scopi più pratici. Si parte dal presupposto che la forza binomiale, proiettata durante l’orgasmo su un’immagine mentale costruita accuratamente dai coitanti, sortisca effetti materializzanti sull’idea concepita, riuscendo a determinarne la realizzazione sia nel bene che nel male. E’ questa la cosiddetta Magia Sessuale, la cui pratica indiscriminata ha condotto molti imprudenti e squilibrati alla follia e alla morte.

Infine in certi ambienti esoterici, tra cui alcuni Ordini di estrazione ermetica, si insegnano tecniche di ascesi sessuale che avrebbero l’effetto di accelerare il percorso di purificazione, elevando la psiche dell’iniziato sino ad ottenere fenomeni come lo sdoppiamento e la bilocazione. Molte delle pratiche contenute nel Corpus attribuito al Kremmerz sono tecniche sessuali, sulla cui autenticità ed efficacia esprimiamo molti dubbi. E’ quasi superfluo aggiungere che queste pratiche, tenute gelosamente segrete, venivano concesse solo ai discepoli ritenuti maturi sulla base di criteri estremamente opinabili, il più delle volte indirizzati ad instaurare un effettivo potere sulle anime e sulle menti.

L’argomento della sessualità in campo spirituale è davvero assai confuso e gravido di aspetti contraddittori. Potrei dilungarmi ancora sulla descrizione delle tante depravazioni che costellano il mondo dell’Esoterismo, ma rischierei di tediare il paziente lettore. Una cosa è certa. Tutte le strade che propongono l’uso magico del sesso fanno leva sull’istinto sessuale, molla irresistibile che sospinge l’essere umano alla perenne ricerca del piacere.

Il desiderio costituisce una larva potente, che costringe anche uomini per altri versi intelligenti a gettarsi a capofitto in un vicolo senz’uscita, al cui termine sono in attesa gli Abitanti dell’Ombra alla ricerca di sempre nuove prede. La magia delle passioni è un aspetto luciferino del potere magico. L’uso del potere generativo per scopi egoistici rinnova il mistero della Caduta, precipitando l’uomo animale nei meccanismi dissolutivi del peccato originale. Se anche una via spirituale basata sull’uso della forza erotica esistesse, sarebbe priva di qualunque connotazione di piacere fisico, rappresentando in ogni caso una pratica gravida di pesanti responsabilità morali.

Come il lettore intelligente avrà intuito, il mio scopo è di spazzare il campo dall’immondizia morale che l’insulsità di molti cosiddetti esoteristi ha gettato sul terreno della ricerca spirituale, offrendo il fianco a pesanti critiche e conducendo a eccessi ed abusi senza limiti. L’ermetista, come l’intendo io, deve sentire il profumo della nettezza morale scaturire da ogni suo pensiero, che dev’essere ispirato al rigore morale e all’intransigenza verso aspetti che nulla hanno a che vedere con la vera evoluzione.

Quindi occorrono serietà d’intenti, buona volontà e coraggio. Chi entra a far parte di un Ordine antico deve innanzitutto rendersi degno di farne parte. Le trasformazioni che interverranno in lui dovranno scaturire dalla progressiva osmosi del suo essere interiore con il modello ideale al quale si riconduce la sua Tradizione. Nell’Ermetismo questo modello, è quasi superfluo ricordarlo, si costruisce nel Bene e chi pratica i riti dell’Ermetismo deve quindi operare solo il Bene. L’unico dovere dell’ermetista è di purificarsi, per rendere meno coercitivo sulla sua mente il meccanismo delle forme inconsce. Il vero miracolo sarà la trasformazione progressiva della sua interiorità, con l’aiuto determinante dei Numi che da millenni hanno assunto la missione di aiutare le anime destinate a evolvere nella Luce Ermetica.

Quindi a coloro che praticano raccomando vivamente di non lasciarsi attrarre da scorciatoie abbreviative di un percorso che non dipende che in parte dalla loro volontà. La Strada Ermetica possiede i suoi metodi, che conducono immancabilmente al risveglio interiore. Introdurre varianti soggettive, derivate da letture estemporanee o da altre tradizioni, è inutile e talvolta addirittura dannoso.

Mi riferisco per esempio ad alcune tecniche auto-erotiche consigliate in alcuni gruppi esoterici per risvegliare il potere serpentino, al fine di dinamizzare l’organismo occulto dell’iniziato risvegliando in lui il potere magico. Si tratta di sistemi pericolosi, non previsti dalla rituaria ermetica, che ostacolano i meccanismi dell’interiorità rinforzando le forme inconsce, mentre lo scopo che si dovrebbe perseguire è esattamente l’opposto. L’ignoranza partorisce molti aborti.

Allo stesso modo bisogna ricondurre nell’ambito delle sue giuste proporzioni la tendenza, da parte di alcuni sperimentatori, a considerare le pratiche di meditazione e di visualizzazione come un’utile e consigliabile integrazione alle pratiche tradizionali.

Vi sono individui, dotati di grande sensibilità, che percepiscono l’Invisibile senza un particolare allenamento ed altri, al contrario, che non riescono a realizzare nulla di significativo neppure dopo un estenuante tirocinio. Esiste infatti una predisposizione naturale alla veggenza, legata alla conformazione del centro sensorio e all’ipersensibilità del nervo ottico, che nulla ha a che vedere con l’evoluzione spirituale. I mediums spiritici sono dotati del potere di percepire (e talvolta di incorporare) l’ombra dei defunti, senza per questo potersi considerare degli esseri evoluti. Anzi si tratta il più delle volte di persone mentalmente ed emotivamente instabili.

Cagliostro, pur essendo un grande iniziato, non possedeva i poteri della veggenza, dovendosi all’uopo servire di pupille e di fanciulli in età prepubere per comunicare coi Piani Invisibili. Anche il Kremmerz, pur essendo un uomo di grande sensibilità, aveva una visione limitata dell’Astrale: non per questo però riteneva tale aspetto una limitazione al suo potere di Mago.

C’è da dire che nell’Ermetismo, procedendo con le pratiche purificatorie, si determina sempre un certo grado di sensibilizzazione del Corpo Fluidico, in misura più o meno spiccata a secondo della predisposizione individuale e di eventuali poteri conseguiti in altre incarnazioni. Da ciò le ricche fenomenologie che possono intervenire durante il percorso spirituale.

Allo stesso modo non ha molto senso per un ermetista utilizzare tecniche di terapeutica magica diverse dalle pratiche tradizionali ermetiche. L’Ermetismo possiede numerosi riti che consentono di ottenere buoni risultati nel campo della guarigione spirituale, grazie all’aiuto di Entità preposte a tale scopo da tempo immemorabile.

Con ciò non nego che terapie spirituali diverse da quelle ermetiche possano risultare a volte efficaci. Tuttavia, quando ciò si verifica, è probabile che il potere di guarigione faccia parte del corredo ancestrale del terapeuta, piuttosto che scaturire dalla forza intrinseca del rito.

Conoscevo un guaritore di campagna che era in grado di produrre la guarigione di porri, verruche, emorroidi, verminosi intestinali ed altri fastidiosi disturbi con mezzi psichici. Questo simpatico vecchietto si limitava a tracciare delle croci immaginarie sulle parti ammalate, leggendo incomprensibili litanie da un libricino dal quale non si separava mai e che da molte generazioni veniva trasmesso di padre in figlio. Egli non era certamente un uomo colto, eppure le sue guarigioni farebbero impallidire molti cultori della medicina psichica, a dimostrazione che una cosa sono le pratiche di magia naturale ed una cosa ben diversa l’evoluzione interiore e la vera Taumaturgia.

Il punto però è un altro. Io sostengo la necessità, per il discepolo ermetista, di coltivare il più possibile il monoideismo ermetico quale unico efficace meccanismo in grado di assicurargli delle serie possibilità di successo. Bisogna comprendere che all’inizio la forza più grande che sostiene il novizio è l’entusiasmo e la fremente aspettativa delle trasformazioni che deriveranno dal lavoro su se stesso. Giorno per giorno egli dovrà ampliare il piccolo universo delle sue conoscenze attraverso la lettura di testi consigliati, la meditazione e il rapporto col Maestro, rendendo più acuta la sua sensibilità grazie alle ritualità ermetiche e alle influenze sottili dell’Invisibile.

Quando ha scelto di aderire all’Ermetismo, egli ha sicuramente avuto la sensazione di aver trovato la sua strada di verità, tanto da chiedere ripetutamente l’iniziazione. Quella sensazione dev’essere però trasformata in certezza, se vorrà temprarsi interiormente preparandosi alle dure prove che lo attendono. La fede non è solo un dono. Essa si conquista con la pratica delle virtù e con la costante aspirazione di veder realizzati in sè i tesori della vita spirituale. Un atteggiamento noncurante o tiepido non può che risultare dannoso, costringendo il discepolo a sostare a lungo nell’anticamera del tempio, nell’illusione che i suoi progressi spirituali possano verificarsi in grazia di poche pratiche raccolte a destra e a manca. Ma non è così.

Il processo di trasformazione dell’iniziato richiede energia, come tutte le reazioni in Natura. Tale energia occorre elaborarla pazientemente e utilizzarla con saggezza. Gli alchimisti parlavano di Legge dei Fuochi, parole incomprensibili per chi non realizzi profondamente la necessità di spogliarsi di ogni orgoglio avvicinandosi a Dio.

Il primo Fuoco è l’entusiasmo e la fede, che occorre mantenere viva con la preghiera. Tale obiettivo non può essere tuttavia conseguito con un atteggiamento bivalente, ossia praticando l’Ermetismo ed allo stesso tempo strizzando l’occhio ad altre Tradizioni. In tali casi, evidentemente, è solamente l’ignoranza e la personalità a sospingere il discepolo verso un atteggiamento sicuramente ipocrita e interessato.

Vi è un però un’altra ragione che giustifica la raccomandazione di non mescolare i riti dell’Ermetismo con altre pratiche. In genere le ritualità magiche vengono emanate da un Centro di potere iniziatico. Più il Centro è potente, più tali pratiche sono in grado di attrarre la mente di colui che le esegue verso il Corpus di dottrine che esse sostanziano.

Ogni Tradizione esoterica possiede un suo modello ideale di iniziato, al quale le pratiche rituali conducono. Allo stesso modo ogni Ordine visibile che si rispetti ha una sua controparte astrale, che ne rappresenta il Centro (Eggregoro). Purtroppo non tutti i Centri iniziatici (e gli Eggregori) sono mossi da finalità positive, per cui il nostro consiglio è di essere sempre prudenti.

Qualche tempo fa un’ermetista di mia conoscenza, artista sensibile e di valore, venne invitata da un Ordine Cavalleresco che vanta illustri natali storici per ritirare un premio letterario, attribuitole per la sua attività di pittrice. Durante la cerimonia di premiazione il Capo dell’Ordine pronunciò un discorso augurale alla presenza di tutti i membri e simpatizzanti dell’organizzazione.

A un certo punto della prolusione la donna iniziò però a sentirsi male, provando un senso crescente di oppressione respiratoria che la indusse ad abbandonare precipitosamente la sala. Dopo di che si sentì meglio.

Cos’era successo? Semplicemente la nostra sensibile amica era entrata in rapporto empatico con l’Eggregoro invisibile dell’Ordine Cavalleresco, che aveva influito sul suo corpo lunare (sensibilità inconscia) imponendole in un certo qual modo il suo potere. Fortunatamente si trattava di una persona sensibile e già avanti negli studi di Ermetismo. Ha subito compreso infatti la natura del suo malore e si è allontanata. Se al contrario si fosse trattato di persona meno attenta e purificata, probabilmente nei giorni successivi si sarebbero insinuati nella sua mente nuovi pensieri, che l’avrebbero spinta insistentemente a cercare un nuovo contatto con le stesse Forze che avevano subdolamente influito sulla sua interiorità.

Questo esempio deve far riflettere. Al giorno d’oggi infinite sono le suggestioni che si esercitano sulla nostra sensibilità profonda. L’azione pressante dei mass media e la stessa pubblicità sono solo pallidi esempi dell’enorme potere delle parole pronunciate con intenzione sulla psiche per molti versi indifesa dell’uomo moderno. In campo magico tali fenomeni possono essere ancora più seri e dagli effetti imprevedibili. 

Tornando al nostro discorso è inevitabile subire un’influenza occulta ogni qual volta ci si accosta a Tradizioni potenti sul piano invisibile e motivate da finalità di potere iniziatico, specie se sostenute da gruppi numerosi di aderenti. Tuttavia il Nuovo Ermetismo non appartiene a tal tipo di Società iniziatiche.

Quanto sopra detto non vale invece per le Religioni, le cui pratiche devozionali non mirano a modificare artatamente l’organismo occulto del fedele, ma a migliorarne le qualità morali, accrescendo la sua fede in Dio. Per cui l’ermetista, se ritiene, può continuare a praticare la sua vecchia Religione, certo che da ciò non potrà derivare alcun serio ostacolo alla sua trasformazione ermetica.

Il che ci riconduce nuovamente all’inizio del discorso. I requisiti morali del discepolo ermetista sono in fondo gli stessi che caratterizzano qualsiasi credente: bontà, fede, amore per i propri simili, naturale tendenza al perdono, certezza dell’Invisibile.

Chi possiede tali virtù al massimo grado può esser certo di avere un’anima adatta alla vera spiritualità. Analogamente chi prova un’innata attrazione per la tradizione sapienziale egizia è probabilmente predisposto ai nostri studi. In mancanza di tali requisiti ogni desiderio di percorrere con successo la strada ermetica sarà probabilmente deluso.

Amonosis