di Edward Bulwer Lytton

Poco importa se Bulwer Lytton sia stato o no un Iniziato e se la materia del suo romanzo abbia avuto o meno un’ispirazione autobiografica o un fondo di verità storica riscontrabile, ciò che davvero conta è che egli fu Poeta nell’atto di dare alla luce questo Romanzo d’Amore. Perché “Amore” è l’altro nome di Zanoni, il giovane Caldeo, l’immortale Iniziato di un Ordine Eterno che illumina l’intera vicenda con la sua presenza a tratti sacrale, silenziosa e autorevole, eppure dolce, comprensiva e umanamente pietosa e amorevole.

Suo alter-ego è il vecchio Mejnour, il maestro per antonomasia, l’austero e solitario iniziatore ai sacri misteri del loro Ordine.

Diversi solo in apparenza, essi incarnano i proteiformi aspetti degli Iniziati di ogni epoca, nei loro controversi e spesso dolorosi rapporti con gli uomini del secolo, i cui volti sono Glyndon, l’aspirante iniziato, Nicot, il cinico opportunista, il principe Visconti, la bella e sensuale Fillide, che – tra i tanti – disegnano la galleria dei tipi umani che Bulwer Lytton ha mirabilmente affrescato.

Discorso a parte per Viola, la dolce, sensibile, ingenua fanciulla che sperimenterà il, per lei incomprensibile e insostenibile, Amore di Zanoni, che sull’altare di questo Dio senza volto immolerà se stesso.

Per ultime le due sovrannaturali figure di Adonay, il misterioso e luminoso ‘Nume tutelare’ di Zanoni, raggiante entità non-umana che lo guida e lo consiglia, pur assistendo impotente agli strazianti eventi che lo attendono e il Guardiano della Soglia che merita di essere conosciuto dalle stesse parole con cui l’ispirato Bulwer Lytton l’ha rappresentato:

“Allora, mentre il suo sguardo le seguiva ancora, il vano della finestra si oscurò per il sopraggiungere d’un nuovo essere a tutta prima indistinto, ma che bastò a cambiare all’istante in ineffabile orrore la delizia prima sperimentata. Gradatamente, questo essere prese forma ai suoi occhi. Era come una testa umana coperta da un velo oscuro attraverso il quale brillavano, con livido e demoniaco fuoco, due occhi che lo agghiacciarono.

Null’altro che il volto ne poteva distinguere, nulla all’infuori di quegli intollerabili occhi; ma il terrore che ne emanava e che fin dal principio gli era sembrato impossibile alla propria natura poter sopportare, aumentò mille
volte quando, dopo una pausa, il fantasma scivolo lentamente nella stanza. La nuvola si ritirò, al suo avanzarsi; le luminose lampade divennero opache e le fiamme oscillarono al respiro mefitico della nuova presenza. Il corpo era velato come il volto, ma le linee erano femminili. Non si muoveva come si muovono gli spettri che simulano la vita: sembrava piuttosto strisciare come un grande rettile e, fermandosi alla fine, si trascinò presso il tavolo che sorreggeva il mistico volume fissando di nuovo gli occhi, attraverso il velo, sul temerario evocatore.

Nessuna fantasia, neanche quella d’un visionario o d’un pittore delle antiche terre nordiche, sarebbe stata capace di conferire a un volto demoniaco quell’aspetto di mortale malignità che si esprimeva negli occhi di quella forma. Tutto il resto era oscuro, appannato, velato, simile a larva. Ma quel bruciante sguardo così intenso, livido eppur vivente, aveva in sé qualcosa di quasi umano nella sua passione di odio e di beffa, qualcosa che serviva a dimostrare che quell’orrore fatto d’ombra non era solamente spirito, ma che era composto d’una qualche materia misteriosa che lo rendeva un nemico terribile e mortale per i corpi materiali.

Mentre, appoggiandosi alla parete retto dalla disperazione dell’agonia, i capelli irti, gli occhi spalancati, Glyndon
continuava a scrutare quella creatura spaventosa, l’immagine gli parlò. La sua anima, piuttosto che il suo udito, ne comprese le parole.

«Tu sei entrato nella regione incommensurabile. Io sono il Guardiano della Soglia, colui che ne difende il varco. Che vuoi tu da me? Taci? Mi temi? Ma non sono io proprio colui che tu ami? Non è forse per me che hai rinunciato ai piaceri della tua razza? Tu vuoi essere saggio, è vero! Ebbene, mia è la saggezza dei secoli innumerevoli. Baciami, o mio amante mortale!».

E l’orrore strisciò sempre più vicino a lui, gli giunse al fianco, il suo respiro gli soffiò sulla guancia…”

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Storia d’Amore, romanzo iniziatico o racconto fantastico e d’evasione? Per ognuno la risposta può essere diversa, ma la Redazione ne consiglia caldamente la lettura.

 

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