
OMNIA MUNDA MUNDIS
Di Mario Krejis
Ricevo da un amico lettore un contributo inaspettato quanto gradito sulle problematiche e gli ostacoli dell’itinerario spirituale, soprattutto ai primi stadi del percorso ermetico.
Si tratta di considerazioni generali, che riguardano tutti e nessuno, limitandosi a indicare gli eventuali rischi di percorsi psico-spirituali spesso sottovalutati da chi – imprudentemente- li intraprende.
Personalmente sono felice che le mie parole non siano cadute nel vuoto e siano state di stimolo per preziose riflessioni.
Abbiamo deciso di omettere il nome dell’Autore, non perchè lo abbia richiesto, ma per non esporlo inutilmente agli spifferi mefitici e alle flatulenze energetiche che spirano talvolta nei sottoscala della Tradizione.
Tutti hanno diritto di esprimere la loro idee in piena libertà, avendo come unico scopo il proprio e l’altrui bene.
Spero così che anche altri validi esoteristi offrano il loro contributo, confermando con il loro esempio che l’Ermetismo non è roba da vecchi bacucchi, ma da uomini e donne intelligenti e di buona volontà: una vera Palestra di idee e preziose conoscenze: sull’uomo, sulla sua anima e sul suo destino solare.

PICCOLA STORIELLA
di Anonimo
In una terra dove il tempo non seguiva il passo degli uomini, esisteva un tracciato sul suolo, visibile solo a chi non cercava conferme.
Non era un luogo di culto né un recinto sacro: era un segno, e al suo centro non sedeva un uomo ma un Principio, che veniva chiamato Maestro solo perché il linguaggio umano non possiede nomi per ciò che non ha volto.
Molti giungevano fino al Cerchio e si fermavano, pochi entravano davvero, perché l’ingresso non richiedeva fede né obbedienza, ma la rinuncia a ciò che ciascuno credeva di essere.
Chi attraversava la Soglia lasciava il nome, il desiderio di essere riconosciuto, la certezza di avere sempre ragione e in cambio non riceveva alcuna promessa, se non il rischio della trasformazione.
Tra coloro che arrivarono, vi fu un discepolo rapido nell’apprendere i segni, le parole e i gesti. Ripeteva con esattezza ciò che aveva udito e per questo veniva ascoltato.
Ma quando giunse il momento di attraversare la Soglia si arrestò, perché comprese che oltre non vi era nulla che potesse proteggere l’immagine che aveva costruito di sé.
Decise allora di rimanere ai margini, convincendosi di aver già compreso abbastanza, e da quella posizione osservò il Cerchio senza più entrarvi.
All’inizio parlava con rispetto, poi con sottile ironia, infine con allusioni che non nominavano mai apertamente il Principio, ma lo chiamavano in causa, come chi lancia un sasso nell’acqua per vedere se qualcuno risponde.
Ogni parola era un richiamo, ogni richiamo una richiesta di essere visto, ma il Cerchio non reagiva. Il Maestro, che non era una persona, non difese sé stesso e non rispose alle provocazioni, perché l’Opera non conosce il linguaggio della giustificazione.
Chi entrava nel Cerchio continuava a entrare, chi usciva continuava a uscire, e chi restava alla Soglia restava, senza essere né accolto né respinto. Il discepolo attese una replica, poi un rimprovero, poi una condanna, ma non giunse nulla.
E così tornò ancora, cambiando tono, affinando l’allusione, irrigidendo il gesto, fino a creare intorno a sé un movimento che girava senza avanzare.
Col tempo si accorse che parlava soltanto con il proprio Eco, perché il Cerchio, non nutrito dalla reazione, non si chiudeva su di lui, e ciò che non si chiude non imprigiona.
Un giorno comprese che non vi era più nessuno ad ascoltarlo e che il Vuoto che aveva evitato alla Soglia ora lo circondava interamente. Il Cerchio era ancora lì, immutato, ma non per chi aveva rifiutato di morire a sé stesso.
Allora forse intuì che la vera esclusione non era stata inflitta dall’esterno, ma scelta nel momento in cui aveva preferito restare integro invece che trasformarsi, perché il Cerchio autentico non espelle e non condanna: chiede soltanto il coraggio di attraversare il Vuoto, e chi non lo attraversa crea da sé il proprio Circolo Corrotto.
“Due sono i Circoli che l’uomo può abitare. Il primo è il Cerchio del Principio, che non ha mura ma richiede il Vuoto di sé, per essere varcato; qui il silenzio è l’unica risposta, perché l’Opera non si giustifica
Il secondo è il Circolo dell’Eco, che l’uomo traccia attorno al proprio nome per timore della Soglia. Chi resta al margine crede di colpire il centro con la parola, ma colpisce solo l’aria.
Non vi è condanna peggiore che essere esauditi: restare integri nel proprio Vuoto, mentre il mondo si trasforma altrove.”