PREFAZIONE

 

Ho voluto intitolare “Piccola Antologia dell’Ermetismo” quest’articolo dedicato ad alcuni dei temi più importanti della Scienza Ermetica. Come al solito, non seguo un ordine logico nell’esposizione. Sarebbe un atto di presunzione pretendere di racchiudere, in poche pagine, l’insegnamento millenario di una Tradizione per gran parte sconosciuta, di cui è possibile trasmettere solo qualche flebile traccia che, come l’impronta di animale sulla neve, metta il “cacciatore” in condizione di scovare la sua preda.

E poi, amici miei, come affermava il grande Pirandello, “Così è se vi Pare”!

 

I

Mi son giunte varie lettere, la maggior parte dal tono affettuoso e sincero, altre un poco meno benevolo, che chiedono chiarimenti su alcuni aspetti cruciali dell’insegnamento ermetico.

Affronterò pertanto innanzitutto il problema delle condizioni dell’ascesi magica, quindi dei rapporti tra Ermetismo e sessualità, sperando di chiarire le idee a quanti fossero tentati di attribuirmi concezioni che non mi appartengono.

Primo punto. L’Ermetismo ripudia nettamente la Magia del temibile Azulh, il Demone Serpente dell’antica Tradizione Caldea, belva feroce e spietata, votata alla distruzione dell’uomo mistico e sofferente.

La Magia dell’Ermetismo è un’estasi di amore, solo lontanamente paragonabile allo stato devozionale dei credenti della Religione. La Magia infernale, prodotta con l’ausilio di Entità capaci di destabilizzare l’uomo, per soggiogarlo alla volontà di chiunque possegga un potere magico, dev’essere sconfessata da ogni persona onesta che intenda accostarsi a una Tradizione Sacra.

L’eredità antica ci ha trasmesso numerose Intelligenze, rintracciabili in vecchi manoscritti, trascritte in un modo quasi mai corretto. Per tale ragione, l’esecuzione di pratiche di Magia inferiore dovrebbe essere accuratamente evitata, fosse anche in ogni più innocente aspetto.

Qualsiasi Entità gradisce essere evocata, sapendo che potrà nutrirsi dei fluidi vitali dell’evocatore. A quale abitante dell’Astrale dispiacerebbe sentirsi evocare con trasporto, alimentando energeticamente, con le formule augurali del medium, il proprio istinto alla vita? Perciò è sempre meglio diffidare di qualsiasi manifestazione psichica, che non sia compatibile con la propria intelligenza e con il buon senso.

 

Tali aspetti delle pratiche evocatorie sono ben noti ai cultori di Magia. Si tratta però di espressioni fuorvianti. Bisogna rendersi conto che un’Entità astrale, ossia non umana e non corporea, conosce la materia solo attraverso il suo contatto con l’uomo.

Ogni invocazione dev’essere quindi considerata alla pari di un’offerta del proprio corpo (e della propria energia vitale) all’Essere invisibile, che si incorpora, cioè viene assorbito nell’incosciente del medium, agendo sulla sua sensibilità fluidica e somatica.

Pertanto è sconsigliabile occuparsi di Magia prima di aver sviluppato la propria individualità e di aver conseguito una relativa indipendenza della mente razionale dall’inconscio, dove sono rinchiusi meccanismi emotivi in grado di moltiplicare l’effetto psichico dell’Entità evocata, aiutandola nella possessione.

In altri termini, ai fini dell’azione magica, deve prodursi nel Mago una totale indifferenza nei confronti dell’effetto desiderato, affinché non si verifichino pericolosi incidenti evocatori; ciò anche per il fatto che, sotto l’impulso dell’Entità, si attivano altri meccanismi che possono ulteriormente destabilizzare la personalità del Mago. Solo evocando lo Spirito in una condizione di forza e di equilibrio, sarà dunque possibile evitare la possessione, impedendo ogni nutrizione fluidica dell’Entità.

Talvolta possono verificarsi seri danni psichici, dovuti allo Spirito evocato, non apprezzabili coscientemente, pur potendo nel tempo produrre effetti devastanti sulla psiche.

Sono molti i cosiddetti esperti dell’Altro Mondo che s’illudono di realizzare effetti magici grazie a Entità di cui non conoscono la reale natura. Saranno bianche, nere, azzurre?… Chi può affermarlo con certezza?

Si dovrebbero conoscere le leggi del Mondo Astrale, che disciplinano le manifestazioni dell’Invisibile. Invece non sempre le regole della Magia sono note. E il “Rituale” tradizionale protegge solo fino a un certo punto.

 

Nell’Occultismo si definisce “Astrale” il campo oscuro dell’incosciente umano. Vi sono individui che hanno la capacità di osservare l’Astrale, ossia di percepire nell’oscurità del vuoto mentale immagini, luci ed ombre, dedicandosi alla visione e al controllo di forme che si presumono intelligenti, ma che sono generate, il più delle volte, dalla loro fantasia.

Più si colloquia con i medium e meno si dovrebbe credere nell’Invisibile, almeno com’è descritto nelle sentenze fuorvianti dei cosiddetti “cultori del mistero”.

Il Misticismo, prodotto di secoli di suggestioni esercitate sull’Anima Storica, determina i suoi effetti nel profondo dell’essere umano, alterandone la sensibilità e proiettando sullo schermo mentale forme fantasiose e inattendibili.

Un pensiero mistico, incentrato sull’ego e destinato a soddisfare le aspettative dell’uomo comune, può indurre solo paura e sensazioni distorte, che spesso conducono al manicheismo e all’insolenza.

 

Qualche tempo fa un lettore, dichiarandosi esperto Esoterista, descrisse alcune sue esperienze medianiche condotte con l’ausilio di “Pupille”, attraverso le quali entrerebbe in rapporto con “Eggregori” dell’Invisibile, definendo tale pratica col termine di “Magia Eonica” o superiore. Cercai inutilmente di fargli capire che probabilmente le cose non erano come credeva.

Nella tradizione magica gli “Eggregori” sono Forme intelligenti distintesi, nell’evoluzione societaria delle anime, per il loro carattere di gruppo. Si tratta di individualità psichiche che si fondono, creando un insieme molto più grande, che rappresenta il prodotto più o meno omogeneo delle varie unità costituenti.

In ogni Tradizione Magica esistono Eggregori, talvolta molto potenti, capaci di intervenire efficacemente nelle vicende astrali e umane delle Catene Iniziatiche, producendo effetti tangibili nell’individuo e nel gruppo. Anche la Chiesa Cattolica rappresenta, in un certo senso, un esempio di Eggregore, dove le aspirazioni del credente, sostenute dallo stato di fede, raccordano in alto le varie individualità, edificando uno Psichismo Collettivo che è influenzato e diretto dal potere del Pontefice, che ne rappresenta il capo indiscusso e l’esponente gerarchicamente più alto.

In campo iniziatico, gli Eggregori sono prodotti dalla confluenza, intorno ai simboli di una Tradizione, di numerose Unità Vitali, umane ed extra-umane, che rappresentano lo svolgersi progressivo, nella dimensione terrena, di un’evoluzione superiore destinata a manifestarsi nell’eternità.

Più antico è l’Eggregore, più potente è nei suoi effetti magici. Più omogenee ed elevate, sul piano psichico, sono le unità spirituali che lo compongono, più l’Eggregore si avvicina al Mondo Divino, divenendo potente e partecipe dei destini dell’umanità.

La manifestazione medianica di un Eggregore è difficile e pericolosa, per l’intensa atmosfera di energia psichica che si sviluppa, in grado di scoraggiare anche i più audaci.

In ogni caso, solo a coloro che sono “abilitati” in senso magico e riconosciuti degni nell’Invisibile, è consentito collegarsi allo psichismo superiore di un Eggregore, ricevendone poteri e ispirazioni superiori. Si deve però distinguere quando un Eggregore si manifesta realmente o quando, al contrario, si tratta solo di manifestazioni illusorie, cioè di futili esternazioni di Entità inferiori, richiamate dalla medianità latente di individui che si dedicano all’Occultismo senza esserne all’altezza.

Esistono anche Enti che sono definiti convenzionalmente Eggregori, ma che in realtà non sono tali. Si tratta di Entità allettate dal contatto con l’uomo, che si costituiscono intorno a un Essere astrale, per esempio a uno Spirito Elementare, conformandosi psichicamente all’essere umano e assumendo dal suo inconscio pensieri ed emozioni.

Quindi non sono superiori all’uomo. Sanno però tenere il gioco e si comportano in base all’esperienza desunta dalla comunione con il loro ospite, divertendosi a schernire chi le evoca, malauguratamente per coloro che s’illudono di ricevere da loro buone parole e saggi consigli.

Molti iniziati, credendo di possedere i segreti della Magia Eonica, sono soliti richiamare tali Entità, evocandole grazie alla loro innata capacità di percepire l’Invisibile o servendosi di medium che spacciano per Pupilli.

Si dice che il grande Cagliostro compisse scorribande astrali per mezzo di fanciulli, destinati all’uso magico in virtù di intensi allenamenti di preghiere e purificazioni. Si deve però distinguere l’opera teurgica del “Grande Cofto” dall’infimo potere dell’uomo comune, che appetisce i poteri della Magia senza esserne capace.

Si tratta, in tali casi, per lo più di sensitivi privi di effettivo potere, di magonzoli che credono di diventare i padroni del vapore, senza neppure conoscere il significato del termine caffettiera.

Si definiscono “Pupille/i” le discepole (o i discepoli) appositamente istruiti, nella loro educazione magica, a interpretare le misteriose fenomenologie della Dimensione Astrale, in modo da renderle comprensibili al Maestro, che detiene il potere della volontà.

Com’è noto, la pupilla è la struttura anatomica dell’occhio direttamente responsabile della visione. Divenire dei “Pupilli” significa, dunque, lasciarsi usare dal Maestro come medium, in grado di riflettere il carattere energetico dell’Invisibile, che produrrà sul loro schermo mentale delle forme luminose, delle immagini o semplicemente delle frasi più o meno veritiere.

Per fortuna esistono Intelligenze molto potenti, che intervengono inibendo le manifestazioni superiori in chiunque non sia all’altezza, in senso morale, di penetrare nel Mondo Invisibile.

Mi riferisco ai molti praticanti di Magia che si servono di giovani impuri per colloquiare con Entità equivoche, che si manifestano con formule inutili e pericolose di Magia inferiore. Essi sono costretti a dipendere dall’Entità evocata e al contempo a nutrirla con gli effluvi sulfurei dei loro corpi. Nessuna verità potrà venir loro donata, ma solo mezze verità, concesse allo scopo di asservirli ad un uso sempre più improprio del medium.

La più grande colpa di questi reietti è di razzolare nell’Astrale inferiore, assorbendo i miasmi delle passioni terrestri, che emergono miseramente in ogni loro tentativo di ascesi.

Si conclude così la mia breve introduzione alla Magia involuta, in un certo senso satanica, per i suoi connotati inequivocabilmente malefici e sofici.

 

II

Facciamo un passo avanti e chiariamo i termini del rapporto tra Magia e sessualità: argomento cruciale, espressione dell’intolleranza dell’uomo moderno verso i condizionamenti inconsci della mistica cristiana.

Si fa rientrare nella “Magia Sessuale” ogni azione, prodotta nell’Invisibile, ottenuta con l’ausilio di forze autoctone del corpo umano, generate durante l’amplesso. Molti si sentono attratti dall’idea di dominare gli altri attraverso un potere che sembra facile da ottenersi e controllare. Cosa c’è di meglio che fare il proprio comodo a letto, sapendo che così si può anche operare magicamente, senza sforzo e piacevolmente?

Devo esprimermi chiaramente su questo punto. La via ermetica privilegia la castità, come strumento essenziale dell’ascesi.

Delle varie dottrine iniziatiche, l’Ermetismo è la più intransigente nell’inculcare il concetto dell’amore. Amore per la vita, amore per l’anima, con poche concessioni alla femmina (o al maschio), che resta un ideale da conseguire, più che un interesse mondano da sposare coi piaceri del corpo.

Castità discende dal latino “castus”, che significa senza odio, senza arbitrio, con amore. L’Ermetismo non pretende che il discepolo sia assolutamente casto, ma “candido” ossia puro, bianco come la neve o come un giglio; e non debole, ma forte come un leone e duro come una roccia.

Castità, purezza, forza d’animo e salute del corpo sono dunque gli obiettivi da realizzare e nello stesso tempo i passaggi di un medesimo procedimento, che rappresenta il programma dell’Ermetismo.

La castità deve essere interpretata ovviamente non solo in senso fisico, ma di tutto l’essere umano. Quindi castità di pensieri, che devono essere puri; castità di intenzioni, che devono essere nobili e positive; castità nei comportamenti, sempre ispirati al bene e al meglio.

Al contrario, non sono degni di percorrere la via dell’Ermetismo coloro che abdicano troppo facilmente dal loro diritto di essere liberi: liberi di amare e di sbagliare, ma anche di non accoppiarsi, se non lo desiderano; e di non pensare alla femmina, se il senso comune lo pretende.

Perciò non starò a dar consigli su come convincere il proprio compagno ad accettare il principio secondo cui la castità è l’arma più efficace contro i pensieri di egocentrismo che assalgono l’uomo, facendolo sentire ciò che non è.

La castità, intesa come purità integrale in ogni circostanza della vita, è la prima difficoltà e il più grande sacrificio che attende il neofita all’inizio della strada, superato il quale egli incomincia ad essere un Iniziato.

Ci troviamo dunque su sponde diametralmente opposte, rispetto a coloro che ritengono che la sessualità possa costituire un mezzo di evoluzione o di potere su sé stessi e sugli altri.

Secondo l’Ermetismo esiste nel corpo un Centro energetico, localizzato a livello del plesso sacrale, che si risveglia durante la copula ed è responsabile dell’orgasmo e del conseguente piacere. Lo strofinio del pene in vagina e le manipolazioni genitali (nelle forme di piacere solitario) non sarebbero che le modalità di attivazione di tale Centro, che è dinamizzato potentemente dall’istinto riproduttivo, dalle sensazioni corporee e dalla castità prolungata.

Ogni volta che l’uomo si accoppia, vibra nel suo corpo il Potere Generativo, essendo la copula l’atto animale che risveglia le potestà riproduttive del maschio, che l’attimo polluente dell’eiaculazione fa esplodere nella sua componente formale.

Si verifica però, durante l’amplesso, anche la manifestazione di un’energia diversa da quella fisica, una forza morale e mentale che si sprigiona nell’imminenza dell’orgasmo, venendo proiettata dal corpo e dalla mente degli amanti.

Non rivelerò nulla di nuovo esprimendo tali concetti, ampiamente travisati nella loro semplicità da quanti, in malafede o per ignoranza, hanno trasformato le potestà dell’uomo in fase di appetenza venerea in tecniche di magia sessuale, che hanno condotto coloro che le hanno tentate a risultati inutili e disastrosi per il loro equilibrio psichico.

L’antica dottrina sacerdotale stabilisce che ogni atto fisico possiede una sua controparte fluidica. Quindi, agendo su un organismo, la sua immagine, riflessa nell’Invisibile, si modifica contestualmente.

In pratica, quando l’uomo entra in uno stato di eccitazione il suo corpo vibra di piacere, ma anche il suo inconscio si esalta, potendo modificare la sua intima struttura, sino a “riprodurre” virtualmente la forma dell’amante. Infatti durante l’amplesso, mentre il corpo è pregno delle espansioni sensorie della forma femminile, il Corpo Lunare maschile, ricevendo istantaneamente le sensazioni fisiche, plasma inconsciamente un’immagine tridimensionale della donna.

Tale forma, in un certo senso inconsapevole, perché il meccanismo che la determina è rapidissimo e involontario, è però energica e attiva sull’inconscio maschile, fondendosi a esso.

Insomma è come se si creasse, durante il rapporto, un processo di “simbiosi”, una sorta di “contagio fluidico”: per cui le metamorfosi che si determinano nel Corpo Lunare dell’uomo corrispondono a quelle che intervengono nella donna e viceversa. Non esiste coito che non sia caratterizzato dal passaggio di contenuti inconsci e forme mentali dall’uno all’altro degli amanti; né vi sono casi in cui il fenomeno non si verifichi, o esistono mezzi per prevenirlo.

 

Pertanto chi volesse, attraverso pratiche di ascenso psichico, pervenire ad uno stato di purità assoluta del proprio Corpo Lunare, troverebbe un notevole ostacolo nella vita coniugale o in un rapporto fisico con il compagno. Tale principio traduce in legge ciò che l’esperienza dimostra come vero e indiscutibile.

Non esistono unioni felici sotto l’imperio della mente, ma solo disperati tentativi che il più delle volte naufragano, specie quando uno dei due amanti comincia ad avvertire i segni premonitori dell’indeterminatezza del rapporto, sempre più in conflitto tra ciò che è diventato, per effetto della maturazione psicologica, e ciò che il compagno è diventato dentro di lui.

Non è mia intenzione sconfinare nella Psicologia, ma restare nell’ortodossia dell’insegnamento ermetico per evidenziare, ancora una volta, le innumerevoli contraddizioni dell’essere umano. Nell’amore intellettuale, egoistico, nel piacere che cerca altro piacere, non vi può essere ascesi e neanche felicità. Dopo qualche anno, anche l’unione apparentemente più riuscita, o la passione più travolgente, finiscono per naufragare nel disagio, nell’abitudine e nella noia.

La convivenza, l’adattamento del più debole al più prepotente, gli equilibri basati sulla sopportazione, gli interessi ipocriti e le paure che si riflettono sul compagno. Il pensiero dei figli, i rimorsi, il rifugiarsi nei ricordi, il potere immaginativo di creare sentimenti inesistenti o sogni che non si realizzeranno mai; l’ipocrisia di far rivivere a tutti i costi un amore che non esiste più… Tutto questo conduce all’emarginazione e all’isolamento della coppia e, in alcuni casi, alla fine del rapporto e alla separazione.

Al contrario, la supina accettazione di un modo di vivere insano e ipocrita può determinare pericolose fughe dalla realtà, che faranno di quell’essere un potenziale traditore o un’amante. Questo è il destino che attende la maggior parte di coloro che decidono di unire i loro destini illudendosi di farlo per amore, senza sapere di obbedire ciecamente alla legge dell’istinto.

Il progresso dell’umanità sembra in effetti non aver privilegiato l’anima, che resta l’esponente sconosciuto di ogni essere umano, mentre il corpo, noto in ogni intimo meccanismo, ha cessato di sorprendere quanti -anticamente- vedevano in esso la manifestazione della grandezza divina. L’uomo interiore resta così un mistero ed è l’arbitro della vita, perché chi non si conosce profondamente, non può migliorare sé stesso con la volontà.

L’uomo crede di amare, ma è il suo corpo, spinto dall’istinto, che è attratto dalla femmina. Si tratta di un evento biologico, meccanico, di riproduzione della specie umana, non sottoposto a leggi diverse che l’imperio di un impulso atavico, geneticamente indotto e fortemente coattivo dei comportamenti umani, che i mistici definiscono bestiali, ma che sono espressione del dominio dell’uomo da parte dello Spirito animale, che lo possiede condizionandone la vita.

 

III

 

Esiste dunque nell’essere umano uno Spirito animale, un essere istintivo, brutale, violento, più tenacemente legato alla terra di qualsiasi altro, perché in lui la forza è intensa, aggressiva e irrazionale. Non vi è immagine abbastanza realistica per descrivere questo essere, vera essenza della materia, autentico dèmone guidato dagli stessi istinti primordiali, che la lotta spietata per la sopravvivenza, nel corso dell’evoluzione, ha selezionato nel senso più marcatamente disumano e amorale.

La manifestazione di quest’Entità occulta è variabile da caso a caso, in alcuni essendo sporadica e mascherata dai condizionamenti del vivere civile, mentre in altri è più violenta e costante, appalesandosi talora con comportamenti antisociali, criminali o con forme orrende di depravazione e di omicidio. Sempre però, in tutti gli uomini, aleggia l’alito della Bestia, che può esplodere in forme di parossismo collettivo in determinati momenti storici o in fasi trasformative di intere civiltà.

È questo un dato indiscutibile per l’uomo, che per tutta la vita deve convivere con il proprio demone personale, che lo tenta spingendolo ad agire nell’interesse della suprema ragione della materia e della sensualità più incontrollata.

Non è mia intenzione turbare il lettore con concetti poco consoni alla mentalità moderna. L’idea di uno Spirito animale, che aleggia nel corpo con la forza di una belva feroce o con l’insinuante perfidia della serpe può sembrare assurda, ma rende il concetto di ciò che accade nella realtà.

Il demone del corpo vive nella mente dell’uomo e può ignificarsi, ossia essere evocato e portato nella coscienza, attraverso uno stato di eccitazione sessuale e di attrazione magnetica irresistibile e senza freno.

L’eccitazione sessuale risveglia l’animale che vive in ogni uomo, come la vista della preda stimola la iena, facendola gemere di desiderio. Quando ciò accade, l’anima dell’uomo si risveglia agli impulsi più animaleschi, mentre suo il cuore e il sentimento divengono complici passivi; come il pensiero, che dominato da una forza più grande della ragione, si comporta come il buffone alla corte di un re spietato e potente. Le funzioni superiori della mente divengono così il mezzo per giustificare ogni gratificazione dell’istinto; e ogni moto del Corpo Lunare sarà proporzionato al soddisfacimento degli appetiti corporei.

Non vi è nulla di più patetico dei processi mentali di un uomo che ambisce al possesso della donna, cercando di giustificare, agli occhi velati dei suoi deboli principi morali, una scelta ormai già fatta.

Non solo in campo sessuale, ma anche negli affari, nei rapporti sociali, nella vita intellettuale l’istinto della bestia, l’alito immondo di questo essere infernale, si fa sentire come un fatale accadimento, del quale l’uomo sembra non rendersi conto.

Lo stato erotico resta comunque il più importante fattore in grado di eccitare la parte più istintiva dell’uomo, facendola divenire aggressiva e priva di pudore.

 

Riassumendo i concetti esposti, nell’uomo agiscono due componenti:

  • Uno Spirito animale, espressione della materialità primordiale ed esponente sintetico dell’evoluzione umana e della lotta per la sopravvivenza.
  • Una forza, quella sessuale, in grado di evocare il proprio dèmone personale, spingendolo a impossessarsi del corpo e contestualmente dell’anima e della mente.

 

Tale processo si determina sempre, e ogni volta che si avvicina la polluzione questo “demonio” pregno di energia diviene più potente e insinuante, fino a determinare, nelle forme deliranti e patologiche, vere ossessioni a sfondo sessuale. Invece nell’uomo comune, educato a sani principi morali, tale processo, pur avvenendo sempre, è meno appariscente. L’aggressività dell’istinto tende infatti a scaricarsi sui contenuti dell’inconscio, che vengono amplificati e fatti emergere alla coscienza sotto forma di impulsi o di pensieri apparentemente innocenti, che tuttavia nascondono un’intensa polarizzazione su aspetti squilibrati della personalità.

Avviene così che l’individuo, concluso il rapporto fisico, non cessa affatto di agire. Infatti, nel profondo del suo essere, la forza istintiva ha già invaso mille pensieri e altrettanti ne ha evocati, connettendoli ai primi con fili invisibili, che torneranno a trasformare in comportamenti i contenuti psichici.

In tal modo il vizio si perpetua e certe deformazioni mentali si accentuano, fino a stati squilibranti della mente e del comportamento.

 

Epperò, come ho detto, non è solo il rapporto sessuale che costituisce il fattore evocatore dell’animalità dell’uomo, pur rappresentandone l’aspetto più significativo. Altre passioni come l’avarizia, l’odio, l’invidia, la gelosia possono risvegliare l’animalità dell’uomo, sempre per il tramite della forza sessuale, che per imperscrutabili meccanismi inconsci esse riescono a evocare, sia pure con variabili connotazioni soggettive, che mai farebbero supporre per esempio, all’avaro, di essere eccitato fisicamente all’idea di accumulare denaro.

In definitiva la forza della sessualità anima le passioni umane ed è l’alimento di cui si nutre il dèmone del corpo, che nell’individuo comune è il vero despota, che ha detronizzato il re legittimo, ossia l’uomo vero.

Si comprende come durante l’atto, essendo i Corpi Lunari dinamizzati dalla forza sessuale, i contenuti inconsci, esaltati dallo Spirito animale, possano proiettarsi dall’uno all’altro degli amanti in un’invisibile competizione tra esseri della terra, che vincerà il più forte energeticamente, cioè l’individuo nel quale l’animalità raggiunge l’esponente più alto. Mentre il più debole soccomberà, travolto dal peso delle forme esagitate dell’altro.

Avverrà dunque il cosiddetto “contagio fluidico”, vera malattia morale, e sempre il più puro dei due verrà insozzato dalla marea prorompente delle fantasie morbose del compagno. Poco importa se maschio o femmina, se dolce o rude, se bello o sgradevole: il più forte psichicamente (e il più sporco fluidicamente) marchierà, col segno inconsapevole delle sue miserie, l’incauto che si abbandoni ignaro all’azione del suo veleno.

Gli effetti saranno progressivi e si verificheranno nel tempo, potendo l’azione occulta del demone personale, evocato durante l’amplesso, essere talmente intensa da sconfinare nel vampirismo psichico. Da cui il possibile, progressivo decadimento di uno dei partners che, nel corso degli anni, potrà vedere deteriorarsi il suo organismo fisico fino alla premorienza. Fenomeni fortunatamente rari, nella generalità degli uomini, ma frequenti in alcuni tipi fluidici che, vere mantidi, sembrano nati con l’istinto all’appropriazione indebita di fluidi ed energie non proprie.

IV

 

Tornando al problema dei rapporti tra Ermetismo e sessualità, è chiaro che la purificazione del discepolo non può essere conseguita conservando le stesse abitudini dell’uomo comune. La castità resta uno dei cardini dell’educazione alla purezza e alla valorizzazione delle virtù occulte dell’Iniziato. Questo insegna l’Ermetismo. La dedizione d’amore, ossia l’atto coniugale amorevolmente devoluto a beneficio del compagno, rappresenta un utile compromesso che consente la continuità del vincolo matrimoniale, evitando i contrasti dovuti ad una situazione non prevista al momento del patto sociale.

Ricordo ai lettori che lo scopo dell’ascesi è la progressiva indipendenza del Corpo Lunare dal meccanismo delle sensazioni, evitando il più possibile le forme squilibranti che, alterando l’equilibrio inconscio, finiscono per riverberarsi nella mente, suggestionandola. Solo così infatti, isolando l’incosciente dalla marea sensoriale, sarà possibile rendere sensibile la psiche alla doppia corrente energetica, dall’anima all’inconscio e da quest’ultimo alla mente.

 

Nella Via Isiaca un’iniziale separazione psichica viene ottenuta con le pratiche ermetiche, abituando il discepolo alla comprensione dei principi dell’Analogia, che egli applicherà gradatamente nella vita quotidiana, cercando di renderla armonica con le leggi naturali e i bioritmi dell’universo.

Gli antichi Iniziati, nella loro semplicità, ritenevano l’uomo e la Natura sottoposti all’influenza degli astri, specie del Sole e della Luna, più vicini alla Terra e più accessibili all’osservazione diretta. Applicando il criterio intuitivo dell’analogia, essi credevano che esistesse una precisa corrispondenza della vita universale e dei fenomeni naturali con l’uomo, sia dal punto di vista fisico che psichico, non solo per essere egli sottoposto alle sottili influenze del Cosmo, ma perché, tutto vivendo nell’unità del Pensiero Divino, la mente umana obbedisce alle stesse leggi e ai medesimi ritmi, o fasi, che regnano nella dimensione sovrumana, ossia nel Macrocosmo.

Così essi pensavano che nell’uomo risplendesse un Sole Spirituale, ossia un Principio Intelligente che, analogamente al Sole fisico, sorge e tramonta, potendo essere occultato da nubi e nebbie, che rappresentano nella psiche le innumerevoli imperfezioni che nascondono la sua manifestazione visibile, valutabile cioè esteriormente e interiormente. Allo stesso modo essi ritenevano che l’anima umana, intendendo con essa il Corpo Lunare, obbedisse alle medesime leggi manifestative della Luna, che identificavano con la parte passiva della Natura, ossia con “l’Utero Planetario” che riceve gli influssi del Sole Spirituale, per produrre tutte le cose del nostro mondo. E come la Luna possiede un suo ciclo astronomico di ventotto giorni, diviso in quattro fasi; come essa influisce diversamente e a secondo della sua fase sulla Natura, così essi pensavano che l’anima umana subisse i medesimi influssi, manifestando la stessa mutabilità, la identica ciclicità che è tipica della Luna nella sua apparenza fenomenica.

La moderna astronomia, evidenziando il carattere elettro-magnetico dell’influenza lunare, non ha fatto che confermare in linguaggio più scientifico l’antica osservazione degli effetti dell’irraggiamento lunare sulla natura terrestre, sulla vita vegetale e animale, sulle piante, sulla materia e sulle maree, per aumento o sottrazione, per crescita o involuzione.

Analogamente nell’uomo le fasi lunari agiscono sul sistema nervoso, sul sonno, sugli stati di esaltazione fisica e psichica, sull’intelletto e sull’anima, caratterizzando, nelle forme di influenza estrema o di massima sensibilità il temperamento lunatico, tiepido, mutevole, arrendevole e bizzarro, influenzabile e soggetto alla depressione, linfatico e incline alle malattie da stasi o per accumulo.

 

Gli antichi saggi ponevano il ciclo delle influenze lunari tra due opposti estremi, corrispondenti alle fasi astronomiche della Luna Nuova e della Luna Piena, che rappresentavano periodi di stasi o di maturazione delle influenze determinatesi nelle fasi crescente e decrescente del ciclo lunare. Così la Luna Nuova o Luna Nera segnava il governo delle ombre sulla luce, l’impianto nell’Utero fecondo della Natura degli innumerevoli semi ed embrioni vitali destinati alla germinazione e alla crescita, rappresentando il momento di massima attività di tutte le influenze occulte, che si sviluppano nell’oscurità, quando la luce del Sole, riflessa dalla Luna, non giunge a purificare le cose.

La Luna Nuova è pertanto tradizionalmente propizia alle operazioni magiche che comportano la creazione di forme psichiche destinate a maturare o ad oggettivarsi, ma nello stesso tempo rappresenta il momento più delicato di ogni atto creativo, in quanto è in Luna Nuova che vengono poste le basi naturali per lo sviluppo dei nuovi organismi.

La Luna Piena rappresentava invece la fase di maturazione di tutte le forme, nella quale si concludevano i complessi fenomeni di accrescimento e di nutrizione, che avevano segnato la Luna crescente e che entravano così in uno stadio maturativo più avanzato e stabile. La Luna Piena riflette al massimo grado i raggi del Sole, illuminando il mondo con la sua luce argentea ed evocando, al suo chiarore spettrale, le immagini evanescenti che rappresentano l’anima delle cose, che il Sole rende visibili nei loro variopinti contrasti, ma i cui contorni la luce lunare fa apparire vaghi e uniformi, a stabilirne il carattere apparente e illusorio.

 

I praticanti di Magia Naturale ben sanno che ogni atto magico, compiuto in Luna Piena, risulta inefficace e pertanto in tale periodo sono soliti astenersi da qualsiasi rito, poiché ogni prodotto ancora embrionale delle loro operazioni sarebbe destinato ad abortire, segnando la Luna Piena il momento di transizione tra i processi di accrescimento e quelli di dissoluzione delle forme, che essa rende statiche, immobili e prive di dinamismo.

 

Tra i due estremi di Luna Nuova e Luna Piena si succedono le fasi di Luna Crescente e Luna Calante segnate, al contrario delle precedenti, dal movimento, dal divenire di tutte le forme nel senso di un aumento o di una sottrazione e da fenomeni naturali di vita e di morte. In Luna Crescente si decide il destino di ciò che l’uomo crea in potenza con la forza dell’immaginazione, iniziando a definirsi in questa fase le operazioni iniziate in Luna Nuova, che peraltro in Luna Piena giungeranno a compimento.

Al contrario in Luna Calante dominano i processi degenerativi e di decomposizione delle forme, siano esse di natura psichica o materiale. Ogni influenza distruttiva, ogni volontà perversa di morte o esaurimento per maleficio, qualsiasi operazione stregonica attuata con l’ausilio di Entità malefiche dell’astrale richiede, per la sua riuscita, di essere condotta in Luna Calante, essendo in tale periodo che l’equilibrio delle forze naturali si sposta nel senso di una fisiologica involuzione, mentre divengono più deboli e incerte le influenze opposte, favorevoli e anabolizzanti, che sono massime in fase di Luna Crescente.

 

V

 

La Legge di Analogia rappresenta il carattere divino della manifestazione individua, responsabile delle mutazioni inconsce che intervengono nell’essere umano, interferendo positivamente o negativamente con i suoi propositi. Intuire i rapporti occulti che collegano tra loro le creazioni della Mente Universale è difficile e non sempre chi si appresta alla Magia possiede naturalmente la sensibilità necessaria per cogliere il divenire della Materia nei suoi impercettibili dinamismi.

Occorrerebbe risalire la mitica Scala di Giacobbe per giungere nel Mondo delle Cause, dove il Pensiero Divino risplende nella sua sfolgorante bellezza.

Tuttavia, progredendo lungo la via ermetica, le modificazioni che intervengono nella psiche del discepolo consentono di avvicinarsi gradatamente ad una interpretazione più naturalistica della vita, inserendosi nelle Correnti Energetiche di portata universale che rendono possibili realizzazioni altrimenti impensabili.

Le pratiche di ascenso, utilizzate in capo ermetico, sono basate sulla Legge di Analogia, frutto della capacità di risvegliare, nel tempio del proprio corpo (Microcosmo), le medesime armonie che vigono nell’Universo (Macrocosmo).

 

L’iniziato, che segue con fiducia gli insegnamenti ermetici, si pone pertanto in sintonia con le Forze Universali, che possono aiutarlo nell’opera di purificazione e di evoluzione rapida prescindendo dal grado naturale di evoluzione. Ecco anche la ragione per cui, in attesa di cogliere ermeticamente il significato occulto delle cose, le ritualità dovrebbero essere eseguite in maniera il più possibile fedele alle prescrizioni, rinviando ogni considerazione alle fasi ulteriori del proprio sviluppo.

Un esempio semplice valga per tutti. Avendo come scopo la purificazione isiaca, si può agire analogicamente sul proprio Corpo Lunare attraverso abluzioni o bagni purificatori. Nei Riti ermetici di novilunio, per esempio, i lavacri vengono eseguiti esattamente nell’ora della fase lunare, ossia di Luna Nuova.

L’analogia è chiara. Come la Luna nasce pura, il primo giorno del suo ciclo, allo stesso modo il discepolo chiede alle Forze invisibili che il suo Corpo Lunare, pregno di impressioni squilibranti, torni nello stato di purità proprio del momento della nascita. E come l’acqua lava il corpo dalle impurità della materia, così egli auspica che essa purifichi analogicamente anche la sua anima da tutto ciò che ottenebra la sua sensibilità, impedendogli di percepire la verità.

Si capisce che, analogicamente parlando, sarà da preferirsi l’acqua di fiume o di torrente, perché espressione dell’aspetto dinamico delle forze lunari che si vogliono risvegliare nella psiche del novizio. Mentre l’acqua di un lago, essendo stagnante, è meno adatta al raggiungimento dello scopo.

Applichiamo adesso il criterio analogico al simbolismo di Mercurio, così come ci è stato tramandato dalla tradizione astrologica: una semiluna, disposta orizzontalmente su di un cerchio, che si continua nella parte inferiore con una croce.

Ricordando i concetti esposti, la semiluna rappresenta una delle fasi dinamiche del ciclo lunare, significando che il Principio Intelligente o Solare attivo, nell’atto della creazione delle forme, deve sposarsi all’azione dinamica della forza lunare, matrice di tutte le cose.

In altri termini il “Sole” o Principio Intelligente, colto nell’atto di emanazione delle Virtù Elementari, ossia nel suo stato venereo ed igneo, agisce sul Corpo Lunare, rappresentato simbolicamente dalla semiluna, determinando la neutralizzazione del “Binomio attivo-passivo” – maschio-femmina, nell’unità del Principio Divino, operando così la creazione di una nuova forma.

Nel simbolismo di Mercurio il Principio Solare è dunque rappresentato nell’atto di esplicazione della sua volontà, ossia nella sua fase attiva, maschia e fecondante; mentre il Lunare è colto in uno dei suoi momenti di mobilità e di trasformismo, in senso crescente o decrescente. In altri termini Mercurio esprime lo stato dinamico del Principio Intelligente, nel suo applicarsi al divenire del mondo fenomenico, dei cui incomprensibili cifrari diviene docile strumento di conoscenza.

 

Negli stati venerei o “stati di appetenza”, in Natura come negli stati di trance attiva (Mag), il Centro Intelligente, interagendo col Corpo Lunare, riproduce in potenza e in effetto il processo di creazione delle forme. Nell’individuo comune ogni azione del Centro superiore sul Corpo Lunare è al contrario occasionale, involontaria e il più delle volte inutile, perché resa vana dalla maggiore o minore impurità del Corpo Sidereo.

È per tale ragione che gli alchimisti differenziavano il Mercurio volgare, che abbonda nell’uomo comune, dal Mercurio Filosofico proprio degli Iniziati. Nel primo l’Intelligenza solare si applica a un mondo interiore caotico e confuso, nel quale le qualità elementari, che imprimono particolare tonalità affettiva ai pensieri, ai ricordi e alla complessiva attività psichica dell’individuo, si associano caoticamente, così da rappresentare un universo mentale mutevole e disorganizzato.

Nel secondo, il Principio intelligente agisce su una sensibilità purificata, nella quale le polarità elementari sono ricondotte al loro carattere di influenze pure, emanazioni dirette dell’Intelligenza Prima, determinanti senza interferenze le varie funzioni della psiche, in modo da consentire un’osservazione obiettiva della realtà e la maturazione di un vissuto interiore armonico ed equilibrato.

In tali condizioni, evidentemente, ogni azione volitiva del Centro superiore risulta produttiva di risultati, svolgendosi su una struttura interiore che le lunghe pratiche purificatorie – ed è il caso dell’Iniziato dell’Ermetismo – hanno depurato dai riverberi illusori della materia, donandole il carattere unitario ed omogeneo che è proprio dello “stato di santità.

Invece la mente dell’uomo comune appare divisa, in preda all’anarchia di complessi psichici autonomi che, formatisi per effetto della meccanica ripetizione di pensieri e dell’abitudine a reagire meccanicamente secondo cliché emotivi stereotipati, opprimono l’individuo, rendendolo un automa nel quale si alternano, senza logica determinazione, i vari personaggi che egli interpetra – suo malgrado – sulla scena della vita.

 

VI

 

Non sottolineerò mai abbastanza la triste condizione dell’uomo, che presume di essere sempre uguale, ignorando che ogni giorno, evocate dalle circostanze della vita, si manifestano in lui innumerevoli pensieri, ciascuno dei quali può divenire una diversa personalità, condizionando comportamenti che egli s’illude siano coerenti, ma che sono solo la conferma della sua imperfezione.

 

Gli antichi conoscevano bene tale stato alienante dalla riconquista degli autentici valori della vita, che rappresentavano con una spirale, gorgo immenso nel quale l’Intelligenza Prima precipitava, costretta a girare vorticosamente lungo i circuiti stereotipati della mente, sempre più in fondo verso l’incoscienza, tentando invano, nei pochi istanti di consapevolezza, di liberarsi dalle “forze lunari” che la costringevano in una morsa di illusione e di morte.

L’esperienza non fa che confermare la verità delle concezioni ermetiche. Vi sono uomini che, teneri e arrendevoli nel loro ambiente familiare, divengono l’opposto quando, fuori delle mura domestiche, indossano i panni dell’uomo d’affari freddo e calcolatore, del magistrato inflessibile o del soldato coraggioso e crudele. Mentre altri, perfidi e prepotenti coi loro simili, possono commuoversi fino alle lacrime dinanzi alla maestosità di uno scenario naturale o all’affascinante bellezza di una notte stellata, incapaci di sentimenti di pietà e di amore fraterno, ma pronti a decantare le delizie dell’amore sdolcinato o ad infiammarsi di tenera passione all’invitante sorriso di un’amante.

In tutti gli esseri umani vi è un’estrema variabilità degli stati psichici e giorno per giorno possono alternarsi, nello stesso individuo, l’osservatore lucido e il distratto, il temperamento emotivo e il calcolatore, il puntuale e l’impreciso, l’allegro e il depresso, l’acuto e lo stupido.

Sempre, però, il carattere dello stato mentale assume la funzione di maschera, di personalità alternante, che si ripresenta ogni qual volta le circostanze riescono ad evocarla offrendo, a quell’eterno commediante che è l’uomo, l’illusione di una vita coerente.

Difatti la “continuità di coscienza” non è che il frutto del rapidissimo movimento vibratorio dell’Intelligenza che, spostandosi istantaneamente da una forma psichica all’altra, dà loro vita, facendole esistere di un’esistenza effimera, fino al momento in cui sprofonderanno nell’abisso dell’incosciente.

Il Principio intelligente, costretto in una spirale di follia, fa vivere così tutte le forme psichiche che il Corpo Lunare gli presenta, recitando i ruoli di un copione monotono, che dura tutta la vita e si conclude solo con la morte.

La mente comune non distilla dunque che un “Mercurio” sterile, acquoso, volgare, che corrode le qualità intrinseche dell’intelligenza umana, perché non crea che fantasmi, ombre illusorie che animano apparentemente la vita dell’uomo, rendendolo quasi un alienato alla ricerca di valori inesistenti.

 

Non così è nell’Iniziato il quale, distrutte le suggestioni del mondo formale, si libera dall’influenza lunare, acquistando la facoltà di essere sempre in equilibrio, uguale a sé stesso e acuto osservatore del mondo fenomenico, che egli domina, divenendone il signore.

Nella tradizione ermetica si soleva rappresentare l’intelligenza dell’uomo con un cerchio, al di sopra e al di sotto del quale si disegnavano due semilune, la superiore indicando un Crescente lunare e l’inferiore una Luna Calante. Volendosi con ciò significare che il Principio intelligente può estrinsecarsi secondo una duplice direzione, ovvero gravitare in un duplice e opposto campo di forze lunari, in ciò consistendo il libero arbitrio dell’uomo, che può deliberatamente scegliere quale delle due direzioni seguire, patendone però le conseguenze.

Considerato che le fasi di Luna Crescente e di Luna Calante rappresentano momenti dinamici dell’influenza lunare, caratterizzate l’una da fenomeni di accrescimento e l’altra dai movimenti contrari, risulterà che nella mente tali fasi corrisponderanno, analogicamente parlando, a due distinte situazioni psichiche (o a due condizioni dell’anima).

Nel “Crescente Lunare” sono riassunti i processi evolutivi della psiche, nel suo progressivo mondarsi dalle forme aberranti e perverse che alterano la percezione della realtà e che rendono l’Intelligenza Divina prigioniera di un labirinto senza uscite, nel quale vaga incerta tutta la vita.

Dal basso verso l’alto, dal meno perfetto al più evoluto degli uomini, lo stato di purezza del Corpo Lunare è la meta costante di tutti gli Ordini Sacri che si fanno carico dell’evoluzione delle anime e dei destini dell’umanità.

Dal noviziato, con i suoi digiuni purificatori, ai primi Riti di evoluzione psichica, sino alle forme più avanzate di Magia divina, la vita dell’Iniziato è una lotta continua, terrificante e dolorosa contro ciò che opprime la sua sensibilità profonda, che macchia la virginea purità del suo “Corpo Lunare”, ipnotizzandolo con le fantasmagoriche visioni dei sensi e asservendolo al dominio delle allucinazioni di una mente resa quasi schizofrenica.

 

VII

 

La leggenda biblica di Eva, che tenta Adamo, non è che la rappresentazione simbolica di una antica verità templaria, che bene esprime lo stato del Corpo Lunare nell’uomo comune.

Eva, il Corpo Lunare, fedele compagna di Adamo, l’Intelligenza, si lascia tentare dal Serpente, ossia dalla sensualità della percezione sensoriale, offrendo la “mela” al suo sposo perché egli la gusti, ossia se ne nutra, divenendone però lo schiavo.

Nel tipo comune, l’intelligenza dell’uomo vive asservita alla sua sensibilità lunare, suggestionata da tutto ciò che di bello e piacevole proviene dal mondo esterno e che la fa vibrare. Alla vista di un’avvenente fanciulla, Eva maliziosamente sussurra all’Intelligenza dell’uomo: “Osserva i suoi occhi dolci, le sue membra perfette, i lineamenti sinuosi e conturbanti del suo corpo e pensa a quanto godresti rendendola tua!” E Adamo, da quel momento, non penserà che a lei, vedendo ormai solo ciò che Eva vorrà che egli veda.

Infinite sono le suggestioni che colpiscono un Corpo Lunare così conformato e i giornali, la televisione, i mass media, che assalgono la nostra sensibilità con immagini irreali, proponendo modelli di vita assurdi, ma pieni di fascino e promesse accattivanti, trasportano sempre più l’Intelligenza verso un mondo di illusione.

Persino le ideologie politiche, le rivendicazioni sociali, il femminismo, l’omofobia, i movimenti culturali e di opinione, che si costituiscono intorno a bisogni effimeri quanto inutili, ad aspirazioni superflue quanto ipocrite; insomma, tutto ciò che l’uomo moderno sogna e immagina di fare, è frutto di una suggestione continua sul suo Corpo Lunare passivo, che si plasma a immagine di una realtà illusoria, regolata dalla legge perversa del piacere, dell’avidità e del guadagno.

 

Invece, nell’Iniziato, la purificazione del Corpo Lunare conduce alla progressiva liberazione del Principio Intelligente il quale, reintegrato nella sua dignità, torna ad essere, come in origine, arbitro dell’anima umana.

Nell’Iniziato, dunque, l’Eva tentatrice si trasforma in Maria, cioè nel tipo perfetto di anima, monda di ogni effluvio terrestre, la quale, in uno stato di purezza verginale, nutre il Cristo interiore, che si manifesterà in ogni uomo che sappia trasformare la sua “anima sensuale” in una Creatura celeste.

Maria, l’eletta del Signore, ma anche la Domina Maris, regnante sull’immenso oceano di Luce Astrale, che gli antichi saggi identificarono con la Luna e che l’iconografia cristiana colloca, nel suo quarto decrescente, sotto i piedi dell’Immacolata Concezione, o Vergine delle vergini, per rievocare il sublime ideale della purità sopra le lordure del mondo volgare, ma anche per indicare, ai neofiti di tutte le Magie, l’unica strada per pervenire.

Al contrario, nello stato di “Decrescente Lunare” – o di Luna Calante – si realizza la schiavitù dell’Intelligenza umana alla tirannia di un Corpo Lunare forte, perverso, violento nell’esplicazione dei fenomeni psichici, incontrollabile dalla volontà e dominatore incontrastato del corpo, di cui dispone liberamente manovrandone, come un diabolico burattinaio, gli istinti, i bisogni, gli appetiti e determinandone i comportamenti verso la perfidia e la sensualità.

 

Gli antichi identificarono lo stato di involuzione del Corpo Lunare con “Lilith”, Dea lunare dell’impudicizia e della sensualità, potente e perversa rappresentante, nel simbolismo magico-religioso, delle capacità proiettive, caotiche e irregolari del Corpo Lunare, che diviene capace talvolta di esteriorizzarsi autonomamente, ossessionando coi suoi turpi vaniloqui la mente indifesa, ma anche di agire subdolamente sugli altri, influenzandoli e avvolgendoli, vittime inconsapevoli, nelle spire voluttuose del suo abbraccio mortale.

 

La droga, specie le tossicosi da eroina o cocaina, provoca effetti devastanti sul Corpo Lunare, imbevuto di materialità e pregno di sogni e illusioni potentemente esaltate dallo stato delirante tipico del tossico-dipendente. Soli, insicuri, sfuggiti per l’aura mefitica che li circonda, incapaci di ogni rapporto umano stabile e sincero, questi infelici vagano per il mondo baloccandosi con idee megalomani, colmi di rancore e di odio per quanti sentono ostili e diversi; violenti e aggressivi con amici e parenti, di cui disprezzano i buoni consigli, ma docili e in apparenza sottomessi verso coloro che, per interesse o per debolezza, sembrano assecondare ogni loro capriccio.

Corrosi dalla larva immonda del loro insaziabile desiderio, essi si abbandonano inermi al tarlo della dipendenza, che li corrode senza speranza. E mentre immobili di fronte a uno specchio, ipnotizzati dalla corrente magnetica che si sprigiona dai loro occhi, restano assorti in una sorta di trance medianica, essi osservano con raccapriccio le metamorfosi del loro viso che, ghignando beffardamente, si trasforma nell’orrida maschera di Lilith.

 

Il mito di Lilith, la Sposa di Satana, espressione di un Corpo Lunare squilibrato e incontrollabile nelle sue manifestazioni, rivive nelle mille storie della della Stregoneria, consegnate agli annali della perversione e della follia.

Di notte, alla flebile luce di una candela, il cui bagliore spettrale sembra dar vita agli spessi vapori di zolfo, che disegnano nell’aria ombre minacciose e immagini irreali, la fattucchiera, china sull’immagine del nemico, prepara le terribili misture che opereranno il suo piccolo miracolo di odio.

Colma di rancore, ebbra di rabbia e di desiderio di vendetta, muovendosi ritmicamente e salmodiando strane litanie, la strega pone in libertà la sua Lilith che, evocata dal desiderio angoscioso, vibrante del suo stesso odio, forte di un’energia tellurica e agghiacciante, si sprigiona dal suo corpo come i fumi corrosivi dell’acido solforico, investendo col furore di una Erinni lo sfortunato, che ne viene travolto.

E mentre invoca Satana, che l’aiuti a distruggere tra mille tormenti il suo nemico, ella si rivolge al suo Lunare involuto, alla sua sensibilità corrotta, che nello spasimo di un’esaltazione orgasmica vibra all’unisono con le forze demoniche che pullulano sul lato oscuro dell’Anima dell’Universo, evocando intorno a sé, avidi di sangue, Esseri diabolici che l’assistono nella sua opera di morte.

Nel “Decrescente Lunare” prende vita la magia delle forme involute, la follia turbinante delle passioni più ripugnanti, dell’egoismo più turpe, della sensualità più animalesca, nutrita in un’anima cieca di luce, che non rifugge di fronte a nulla pur di soddisfare, a spese degli altri e pagando un prezzo enorme d’infelicità, la sua insaziabile sete di niente.

L’Intelligenza dell’uomo, che nel tipo comune vive della luce riflessa dal Corpo Lunare, passivo e sensuale, nel discepolo che tenta la strada dell’evoluzione o nel sensibile che, per retaggio storico, avverte una “seconda natura” spingerlo verso l’Invisibile, è libera di seguire una duplice strada, potendo, attraverso la purificazione della sua anima, aspirare alla purità dello “Stato di Maria” oppure, abbandonandosi all’impulso delle passioni più turpi, cadere preda della tirannia del “Decrescente Lunare”, cioè dei pensieri e delle emozioni che accomunano l’uomo all’animale, rendendolo talvolta schiavo della follia e dell’irrazionalità. Il crescente aumento dei delitti passionali e dei casi di femminicidio, sono la tremenda riprova della veridicità di tale legge.

Nel primo caso l’Intelligenza diventa padrona del corpo, sposandosi con l’anima e nutrendo, nel Corpo Lunare purificato, i germi di volontà destinati a germogliare, fino alla nascita del Cristo interiore, che assiderà l’intrepido sul trono dell’Eroe.

Nel secondo caso l’uomo diventa schiavo del mondo decadente delle forme, mentre l’Intelligenza Divina, smembrata nelle infinite larve che agitano la mente dell’infelice, diventa il Dio di un inferno che non cesserà di tormentarlo neanche con la morte, partorendo legioni di demoni che banchetteranno con le sue carni, finché l’oblio di una seconda morte non porrà fine a quelle immani sofferenze.

 

Tuttavia, anche nelle vite successive, l’incauto che sia caduto nelle spire del “Serpente” continuerà a pagare per i suoi errori perché, pur mondata in un lavacro di fuoco, la sua anima conserverà in potenza i germi infetti della separazione, tendendo, per terribile fatalità, a ripercorrere lo stesso cammino di dolore. Per tale ragione gli Iniziati non cessano di mettere in guardia i loro discepoli dall’intraprendere qualunque operazione di Magia senza un’opportuna purificazione, consigliando loro di non sfidare la collera divina, bussando alle porte argentee del Tempio prima di aver placato gli dei con la pratica delle virtù e di una vita esemplare.

 

VIII

 

Ho fatto più volte riferimento al Corpo Lunare, che rappresenta l’obiettivo principale della purificazione ermetica. Tuttavia spesso non si hanno le idee chiare su cosa in effetti sia questo “Secondo Corpo”, che racchiude la sensibilità profonda dell’essere umano, comprendendo l’inconscio animale e le misteriose correnti energetiche che definiscono l’Antenato dell’uomo vivente, cioè l’Uomo Storico.

È pertanto mia intenzione illustrare le principali proprietà del Corpo Lunare, che possiede tali caratteristiche da stupire per le sue potenzialità, essendo composto di materia eterea, sottile, vero involucro invisibile, nel quale risiede l’Intelligenza dell’uomo.

Secondo la dottrina ermetica i cosiddetti fenomeni soprannaturali, che la Parapsicologia investiga, non sono che diverse manifestazioni del potere plastico e trasformativo del Corpo Sidereo (o Lunare): mutevole, cangiante e docile all’imperio della volontà, com’è dimostrabile dai fenomeni di magnetismo, semplificati dagli stati di trance ipnotica o dalle suggestioni collettive che caratterizzano, talora drammaticamente, alcune fasi storiche dell’umanità.

Alimenterei tuttavia false speranze, se non chiarissi che i poteri psichici sono preclusi alla maggior parte degli uomini, perché il Corpo Lunare esiste in loro solo in abbozzo, non essendo ancora sviluppato in un organismo completo e maturo nelle potestà che gli sono proprie.

Le Strade Iniziatiche di un certo valore tradizionale hanno come meta quella di realizzare un Corpo Lunare forte ed equilibrato, obiettivo che esse raggiungono sottoponendo il discepolo ad un programma di pratiche mentali e fisiche, che ne rinforzano la struttura interiore fino al raggiungimento dello scopo.

La “Strada Isiaca” si propone la finalità di sviluppare il Corpo Lunare dell’Iniziato attraverso un’opera di progressiva purificazione, in modo da farlo divenire ricettore di forze e influenze diverse.

L’isiaco sviluppa cioè una medianità passiva, attuando -con l’ausilio di Entità Spirituali- i fenomeni propri di un Corpo Lunare sviluppato. Pertanto la Strada Isiaca consiste in una lunga preparazione di vita e di pratiche purificatorie, il cui risultato è la formazione di un “Secondo Corpo” più maturo, intelligente e non deperibile con la morte fisica.

La Strada Isiaca conduce alla formazione di un tipo umano evoluto che riassume, nel piccolo del suo corpo, le possibili espressioni dell’Intelligenza Divina nelle sue fasi o “temperature variabili”. Nell’uomo che segue la Strada isiaca, l’anima si struttura lentamente, in modo da divenire la parte incosciente dell’Universo materializzato nel corpo, ricettacolo di influenze superiori e mediatrice di Intelligenze evolute.

Nell’uomo purificato, tali influenze provocano l’insorgere di stati di “Mag” passivo, cioè di forti spinte emozionali, durante i quali l’essere umano, unitamente alle forze che intervengono in lui, vibra di amore e aiuta il progresso dell’umanità.

 

Iside nasconde l’arcano incomunicabile delle forme manifeste in Natura, che Ella genera purissime nel cuore del neofita della Magia templaria. Tuttavia, senza la protezione della Dea, l’aiuto divino si trasforma in un’influenza malefica, che agisce provocando la rovina delle anime che, in condizioni di non completa purità, si abbandonano alla medianità passiva, aprendosi all’influenza perversa di “Mara”, la Dea lunare dell’immoralità e della lascivia.

Il lettore non confonda “Mara” con Maria, cioè con la concezione di un Corpo Lunare puro e immacolato, mentre la prima degrada l’uomo sensibile a medium delle forme involute, delle quali traduce le vomitevoli falsità.

Lo “Spirito dell’errore” parla attraverso questi esseri dalla medianità pervertita, il cui destino è divenire trastullo di forze involute nella materia, o di veri e propri Demoni. Tuttavia nell’uomo puro, che si sviluppa sotto la guida ferma di un’autentica Tradizione, il pericolo che incombe sugli imprudenti che operano senza una dovuta preparazione è un rischio trascurabile.

 

Il secondo canale di sviluppo della psiche umana è la “Teurgia”, che mira a produrre un Corpo Lunare forte e completo non attraverso pratiche isiache, bensì mediante l’intervento attivo e cosciente dell’Intelligenza Divina, la quale, risvegliata con le pratiche alchemiche, agisce secondo la legge del “Sacro Tetragramma”, proiettando attivamente il suo potere in modo da creare un Corpo Lunare imperituro e luminoso.

Non mi dilungherò su questo secondo aspetto della pratica superiore, che può rendere l’uomo quasi un semi-dio. Beato chi saprà decifrare le antiche ricette alchemiche, leggendo il difficile cifrario dei Maestri alchimisti, se il coraggio e la fede in Dio non lo abbandoneranno. Qui però mi interessa ribadire il concetto che le due Strade, Isiaca e Solare, sono entrambe valide e consentono all’uomo di buona volontà di raggiungere, in tempi diversi, il massimo dell’evoluzione consentita nella sua incarnazione.

In altri termini sia la Strada Isiaca, più facile ma più lunga, che la Strada Solare, relativamente più breve, ma più rischiosa, conducono al medesimo risultato, ossia alla creazione di un Corpo Lunare in grado di resistere alla cosiddetta “seconda morte” e quindi non deperibile con la distruzione del corpo fisico.

Sulle ulteriori realizzazioni conseguibili nella Via Alchemica, che sconfinano a volte nella leggenda, non mi soffermo oltre, anche perché esulano dal presente argomento. D’altra parte potrebbero essere comprese solo da chi sia giunto al massimo della propria evoluzione.

Quando un Ermetista decide di aiutare qualcuno, agisce modificando gli aspetti della sua mentalità che possono ostacolarne il progresso spirituale. Con sua la volontà, egli influisce sul Corpo Lunare dell’altro, influenzandone la sensibilità e immettendo nel suo inconscio pensieri luminosi, che col tempo daranno i loro frutti.

Tradizionalmente, quindi, il Maestro o la Guida Spirituale) svolge un ruolo essenziale nello sviluppo dei suoi discepoli, rappresentando il centro vitale della “Rosa Mistica” cioè della Catena Iniziatica della quale essi rappresentano i petali.

Almeno questa era l’idea che Giuliano Kremmerz aveva del suo ruolo nel favorire lo sviluppo psichico dei discepoli. Oggi si tende invece a sminuire il concetto di Maestro, in favore di definizioni molto più modeste e “populiste” del termine.

Lo stesso Kremmerz è spesso definito, anche da chi si dichiara seguace della sua dottrina, più un filosofo che un Realizzato; più un uomo colto, buono e un po’ pacioccone, che un fiero e inflessibile discendente degli antichi Sacerdoti egizi o caldei. Ciò però è, a mio parere, sbagliato.

Un filosofo può enunciare teorie stupende e affascinanti, perfette esegesi dell’uomo e della spiritualità: tutto perfetto. Ma se non ha il potere di trasformare le anime, mutando la realtà profonda di coloro che ritiene meritevoli, significa che non è diverso da un mio vecchio professore di liceo, che ci estasiava con le sue forbite analisi di Platone e di Kant, che poi alla fine finirono nel dimenticatoio, a parte qualche saltuaria reminiscenza che ogni tanto fa capolino nella mia testa.

Personalmente uso con prudenza la parola Maestro, anzi non la uso quasi mai, invitando i miei amici a non confondere un Ermetista con un professore di scuola media o con uno dei tanti “caco-maestri” in circolazione.

Generalmente coloro che vogliono spiegare, interpretare o traghettare nella modernità il pensiero del Kremmerz, integrandolo con apporti della loro saggezza, sono proprio quelli che alterano la verità con ragionamenti farlocchi, che non sono frutto di ispirazioni superiori, ma di arzigogoli mentali intessuti di protagonismo e di vanità.

 

Tornando al metodo ermetico il Maestro, sempre che sia tale, sottopone inizialmente il discepolo a un regime di pratiche che riguardano soprattutto la sua interiorità, al fine di liberarla gradatamente dal riflesso condizionante della marea sensoriale. La sua intenzione è di renderla un’anima pura, illuminandone la visione interiore con insegnamenti che, per essere stati potenziati dalla volontà di quanti, nel tempo, li hanno utilizzati, sono divenuti Forze Intelligenti, capaci di coinvolgere profondamente la psiche del discepolo, sino a condurla con dolcezza al risultato desiderato.

Non sempre però il discepolo è sensibile alla semina intelligente, che l’Ermetismo compie nella sua mente. All’inizio egli ama sé stesso, ascoltando solo la voce dei suoi pensieri. Col tempo però, entrato in risonanza con il Maestro, lo amerà come un amico rivelandogli i suoi pensieri più intimi.

In tale stato di apertura mentale, chiunque altro volesse agire sulla sua mente indifesa, per impiantarvi semi diversi, potrebbe farlo. Occorre dunque ricordare che il Corpo Lunare può essere sensibile alla volontà di chiunque sia in possesso di un temperamento energico e impositivo.

 

Perché l’azione della suggestione diventi efficace, è indispensabile che lo stato mentale della persona sia improntato alla paura o a una forte emozione perché il timore, come anche la gioia, determina uno squilibrio sul piano emozionale (Lunare), sottraendola al controllo della volontà.

Uno dei meccanismi attraverso cui procede l’ossessione, è lo stato terrorizzante che si determina in coloro che, a torto o ragione, sospettano un maleficio. Inoltre uno dei mezzi più sicuri, per portare a buon compimento tali infami pratiche è di far conoscere alla vittima, attraverso oggetti rituali e immondi, che un’operazione di malefizio o una fattura è stata perpetrata.

 

L’Ermetista non è però il tipo d’uomo che si approfitta della particolare vulnerabilità del discepolo, nel suo stato di passività.

Al contrario, molti sedicenti Iniziati, a conoscenza del potere suggestivo della parola pronunciata con intenzione, si servono dello stato di dipendenza, proprio di chi inizia la strada, per sottometterlo al proprio controllo, utilizzandolo per bieche finalità. Le cronache giornalistiche riportano spesso gli esempi di come si possa, da parte di individui intensamente magnetici e dotati di forte personalità, plagiare la mente di uomini ingenui e per il resto intelligenti e sensibili.

 

L’altra caratteristica del Corpo Lunare è la sua plasticità, nel senso che esso può assumere le fisionomie più diverse. Le storie di fattucchiere e maghi neri, trasformati in lupi, gatti selvatici o uccelli rapaci, che fanno sorridere per la loro apparente assurdità, sono talvolta più reali di quanto non si creda, potendo il Corpo Lunare, in particolari stati di esaltazione, assumere qualunque forma, proiettandosi a distanza dal corpo fisico in stato di trance, per partecipare a cerimonie magiche o agire su esseri inermi.

 

I “Sabba” delle streghe, ai quali si davano appuntamento gli adoratori delle divinità telluriche e del Diavolo, erano il più delle volte convegni di Corpi Lunari con apparenze mostruose o animalesche i quali, danzando intorno al noce della tradizione stregonesca, improvvisavano rituali evocatori mentre i loro corpi, spalmati di unguenti allucinogeni, facilitanti lo sdoppiamento, giacevano lontano, immersi in uno stato catalettico.

L’adattabilità del Corpo Lunare è però ancora più ampia, potendo anche assumere l’atteggiamento morale e psichico di un determinato modello umano o divino. L’imitazione di Cristo, semplificata dagli “Esercizi Spirituali” di Sant’Ignazio di Loyola; le meditazioni sulla passione e crocifissione di Gesù, l’aspirazione alla beatitudine eterna, il disprezzo per i beni materiali: insomma, tutto ciò che costituisce l’insegnamento cristiano, vissuto attraverso pratiche di immedesimazione, rinforzate dalla visualizzazione di scene evangeliche e amplificate da uno stato di esaltazione emotiva, hanno l’effetto di modificare progressivamente la sensibilità del fedele, plasmando il suo Corpo Lunare (o Corpo Fluidico) a immagine del Cristo, che prende possesso del suo corpo e della sua mente guidandone vita e pensieri.

Poco per volta, è come se l’immagine divina prendesse vita nell’anima pia, che assimila “empaticamente” gli insegnamenti e i precetti morali della Religione, facendone una sua “seconda natura”, che nei più fervidi diviene dominante, mentre nei “tiepidi” rappresenta solo un aspetto marginale della personalità, che può tuttavia emergere in varie circostanze della vita sotto forma di crisi mistiche oppure, in momenti di particolare pericolo, sotto forma di appelli disperati alla Divinità.

 

IX

Nei tipi più santificati, l’imitazione di Cristo può giungere a ripercuotersi sul corpo fisico, come nel caso delle stigmate e dei processi di putrefazione parziale o di mummificazione spontanea tipici di molti beati della Chiesa Cattolica, che indicano la creazione, nel Corpo Lunare del Santo, di un “Cristo interiore” che riproduce, anche nel corpo, gli stessi atteggiamenti e le ferite solitamente attribuiti al Nazareno.

Non intendo affrontare in questa sede il problema della Religione, intesa nei suoi aspetti psicologici, ma sottolineare l’influenza che l’insegnamento della dottrina cristiana e la vita ascetica possono avere sul Corpo Lunare, plasmandolo sul modello del Cristo.

San Pio da Pietrelcina rappresenta un altro esempio, a noi più vicino, di un uomo santo e stigmatizzato, che per tutta la vita non ebbe altra ambizione che vivere secondo il modello di Gesù, non avendo altro nel cuore che il Crocifisso, pietra angolare della sua personalità e della sua interiorità lunare.

Egli visse e morì da imitatore di Cristo, del quale ripetette persino i miracoli. E come il Cristo venne tentato da Satana, che gli offrì il dominio del mondo in cambio della sua anima, allo stesso modo il Fraticello di Pietrelcina fu ossessionato dal Demonio, che lo tormentò con pensieri ossessivi e persecuzioni materiali.

Non è mia intenzione profanare la memoria del Santo, ma fornire, dal punto di vista ermetico, la spiegazione di apparenti prodigi solitamente attribuiti a Dio, che sembra ricompensare i suoi figli migliori col premio di ferite dolorose e atroci sofferenze.

Resta il fatto che San Pio, in un’intera vita di dolore, realizzò senza volerlo lo stesso obiettivo delle antiche Scuole Misteriche, cioè la creazione di un “Corpo Eonico”, intendendo con tale termine un “Secondo Corpo” immortale e potente di realizzazioni in apparenza sovrannaturali.

 

Non bisogna sottovalutare l’importanza e la gravità di attacchi occulti, perpetrati da Entità dell’Astrale e possibili anche in chi intraprende la via dell’Ermetismo.

La drammatizzazione del proprio mondo interiore, nella componente discordante con le tendenzialità dominanti della personalità, può condurre a personificare impulsi o idee non compatibili coi propri principi etici, trasformandoli in demoni, fantasmi o in personalità alternanti e ostili alla fede professata.

 

La Demonologia è ricca di episodi di isterismo e di passioni sessuali in religiosi che, per non essere accettate dall’inconscio, fortemente intessuto di misticismo, si oggettivavano in apparizioni fantasmatiche o in sintomi di possessione diabolica, per cessare contestualmente alla distruzione di feticci, fatture o altri simboli del male. Dove finisca, in tali casi, il processo di autosuggestione e inizi la manifestazione effettiva di Entità extra-umane, nessuno può affermare con certezza. Tuttavia nell’uno, come nell’altro caso, le manifestazioni tangibili di Forze, le materializzazioni, le levitazioni di oggetti o le ossessioni intervengono per il tramite del Corpo Lunare, sensibile e modificato nella sua reattività.

 

Allo stesso modo è spesso difficile distinguere tra la massima espressione del male, il Diavolo, e alcune forme di malattia mentale e di schizofrenia paranoide, nelle quali le manifestazioni, prevalentemente soggettive, sono indice di attività morbose del Corpo Lunare, che diviene incapace di distinguere le attività del pensiero dalle manifestazioni della realtà.

Riassumendo, se il Corpo Lunare diviene eccessivamente ricettivo alle influenze esterne, il soggetto può diventare docile strumento nelle mani di esperti “manipolatori”. Se invece è posto sotto la responsabilità di un uomo superiore, gli insegnamenti che gli perverranno saranno di bene e di perfezione.

 

X

 

Per concludere questa puntata della Miscellanea Ermetica, tratterò dello “Stato di Santità” che nulla ha a che vedere con l’imitazione di Cristo, di Buddha o di Maometto, riferendosi piuttosto a una particolare condizione del Corpo Lunare, che prelude al pieno sviluppo “dell’Intelligenza Mercuriale”, riscontrabile in pieno solo nel “Realizzato” dell’Ermetismo.

La Santità a cui mi riferisco, non è quella dei Santi del Cattolicesimo, né degli antichi Rabbini, ma uno stato vibratorio dell’anima la quale, superati i limiti dell’ottica sensista, si muove in alto e in basso lungo lo spazio del pensiero, con una velocità sconosciuta all’individuo comune.

Non si tratta dunque solo di purezza, anche se questa ne rappresenta la condizione essenziale, ma di qualcosa in più, cioè di un modo di essere dell’anima umana, che diviene il “Santo Discernente”, il Maestro interiore, l’Essere straordinario il quale, ritratto dalla vita dei sensi, volge in sé le condizioni vibratorie che normalmente riflette all’esterno.

Lo Stato di Santità produce l’eletto, il saggio, l’illuminato al servizio delle forze evolutive della Natura, l’essere maturo per ogni ulteriore progresso spirituale. Il Santo dell’iniziazione ermetica non è però ancora un vero Iniziato o un Mago. Egli è il Santo della Religione Cristiana con in più un sentimento di potere e di forza, che gli proviene dall’intima consapevolezza che solo la santità potrà garantirgli un ulteriore sviluppo.

Il Santo osserva l’opera di Dio, distinguendo tra l’uomo cosciente e l’uomo interiore e avvertendo l’unità di tutte le creature nella Ragione assoluta del Pensiero Divino.

Egli non possiede che il suo amore per gli altri e la vita gli appare gratificante solo se vissuta nell’assoluta dedizione ai bisognosi e ai sofferenti. Quando ama, è perché sente che l’amore proviene da Dio, non per scopi materiali; e se congiunge alla compagna, è solo per procreare dei figli o perché sente che lei soffre a causa sua.

Non mi dilungherò ulteriormente sullo stato di santità, difficilmente raggiungibile dall’uomo con un “Marte” dominante, ma che nei tipi “Lunare” e “Mercuriale” può manifestarsi con caratteri di particolare intensità. Poiché la Luna è molto mutevole, lo Stato di Santità non si ottiene che nel tipo Lunare medio, fumoso e influenzabile, mentre il Mercuriale ha la Luna in contrasto col Sole, per cui non prende dalla vita che ciò che gli serve per primeggiare.

Il problema, apparentemente astruso, dei tipi psicologici nell’Astrologia tradizionale, come materializzazioni delle diverse qualità dell’anima umana, rappresenta un campo di studi molto interessante, che meriterebbe una più approfondita trattazione. Tuttavia, dovendo essere sintetico, mi limiterò ad alcune notazioni introduttive.

Il più importante “Tipo Lunare” è il Saturniano, dotato rispetto agli altri di più energiche possibilità di azione sulla materia, dovendosi intendere per Tipo Lunare l’individuo dotato di un Secondo Corpo forte e intelligente, capace di riflettere fedelmente la realtà fenomenica. I

Il “Tipo Solare” è invece il più intelligente di tutti, perché possiede un mentale luminoso e una volontà potente. Più il Solare si impegna nell’azione, più acquista le caratteristiche del “Tipo Venusiano” che è quindi lo stesso Solare nell’atto di creare qualcosa di stabile e definitivo. Infatti il Tipo Venusiano, costantemente alla ricerca del bello, non possiede alcuna forza che non gli provenga dal Sole.

In altri termini il Solare diventa Venusiano se appetisce, mentre se pensa o ama, in modo da riflettere la realtà, si trasforma nel Tipo Lunare, il quale è sempre il Solare, divenuto però passivo alle influenze esterne. Il Venusiano ed il Lunare rappresentano dunque aspetti funzionali dell’unico Tipo Solare, potendo tutti i Solari presentare momenti di impulso venereo o lunare.

 

Quando è indolente, il Venusiano gode della visione delle sue forme mentali, accettando passivamente la vita, ma ricercando in ogni evento il piacere e la gioia. Se però diventa “triste”, pratica le virtù opposte e diventa negativo per gli altri, di cui osserva malevolo i comportamenti, per farne motivo di critica o pettegolezzo.

Il “Venusiano Inquisitore” decide invece della sua vita basandosi su valutazioni impulsive, inquisitore volendo significare ricercatore della verità, che per lui è però solo un’illusione, perché ciò che gli sta veramente a cuore è l’azione in quanto tale, non le motivazioni per le quali agisce. Questa è in sintesi la descrizione del Tipo Venusiano, piuttosto frequente e in genere ostile verso chi lo ama, specie quando l’amore diviene un mezzo di esaltazione delle sue qualità interiori e fisiche.

 

Tempo fa ebbi occasione di dilungarmi sul tipo Venusiano, che ritenevo interessante per la sua passionalità, ma anche per la capacità, se inserito in una corrente d’amore, di donare gioia e felicità. Tutti gli uomini dovrebbero sviluppare l’attitudine all’amore tipica del Venusiano, senza i relativi vizi, che lo rendono talvolta un soggetto pericoloso. Venere sorride sempre a chi sa darle piacere e quindi chi potrebbe, meglio di un Venusiano, essere in comunione con questa affascinante Dea?

Il tipo più frequente, dopo il Venusiano, è il Marziale, violento, agitato, volitivo e insieme passivo, perché egli determina gli eventi, ma paradossalmente li subisce, cioè ne diviene lo schiavo. Il Marziale ama e odia con la stessa intensità. Non è amico, se non valuta l’interlocutore per la forza delle sue idee, spesso divenendo servile con chi ama, perché la sua forza non è determinata dall’intelligenza, ma da un Corpo Lunare volitivo ed energico. Il segno astrologico di Marte è un Sole con una freccia verso l’alto, che indica il potere generativo nell’atto di dirigere la sua forza nella direzione voluta dall’Intelligenza. Nel tipo Marziale puro la forza è maggiore e la capacità di determinare gli eventi è massima. Nel “tipo misto” la potestà magnetica è più debole, ma è più spiccata la sensibilità dell’anima.

 

Continuando nella descrizione del Tipo Marziale, ricorderò che l’essenza di questo tipo astrologico è la forza fisica, non nel senso di sola forza muscolare, bensì di forza nervosa, che egli utilizza con grande disinvoltura.

Se amate un tipo Marziale, badate alle sue volontà inespresse, ai suoi desideri segreti, alle sue animosità, perché egli tende istintivamente a scaricare l’eccesso di forza sugli altri, spesso provocando danni fisici e morali. Irascibile e prepotente, il Marziale triste aspira al possesso e diviene facilmente schiavo di passioni febbrili, che spesso lo costringono alla violenza e al dolore. Se ama positivamente è invece il cavaliere ideale, perché unisce alla forza mentale quella fisica, e dimostra una potenza virile e un’attività sessuale molto intense.

 

Il tipo astrologico più interessante è però il Gioviano, Giove essendo il Padre degli dei e anche il primo tra gli altri Segni. Il Gioviano non ama l’eleganza, ma se ne serve per raggiungere i suoi scopi; non possiede l’equilibrio del potere, ma raggiunge l’equilibrio attraverso il potere; non ama per il gusto di amare, ma perché l’amore gli consente di sentirsi un essere straordinario, che la Provvidenza ha generosamente fornito di doti fisiche e morali.

Il tipo Gioviano si serve insomma di tutti gli eventi, materiali o psichici, per esaltare la sua individualità e talvolta per provocare in sé una crisi interiore che prelude alla sua rinascita su un piano più elevato.

A differenza di altri tipi, il Gioviano considera l’amore come un mezzo di elevazione spirituale, senza peraltro disdegnare la passione, nella quale indulge volentieri, quando la sua ragione superiore gliene indica l’opportunità.

Tuttavia non sempre questo tipo astrologico è positivo. Spesso ama per vanità e per esaltare il proprio ego, concedendosi per grazia, non per amore, e desiderando solo di appagare la sua vanità, non di gratificare la sua parte più intima. Ciò nonostante il Gioviano è il tipo più adatto alla strada iniziatica, perché è il più riflessivo e il più attento alle modificazioni interiori che si alternano in lui nel corso dell’esperienza.

Gli ultimi due Tipi Astrologici sono il Saturniano e il Mercuriale.

Il Saturniano agisce sempre per necessità. Non ama che per bisogno del suo organismo fisico, apprezza solo ciò che gli fa dimenticare i suoi crucci e non discerne altro che il suo interesse. Apparentemente noncurante verso gli altri, egoista negli affetti, egli cerca continuamente di affermare le sue idee, senza alterare il suo umore, che è improntato a un pessimismo attivo, perché egli agisce comunque, senza lasciare spazio alla paura o all’incertezza.

Probabilmente il tipo Saturniano si applica all’amore con più energia del Marziale, ma ha una spiccata tendenza all’autodistruzione, perché quando ama soffre, non potendo realizzare che le sue naturali aspirazioni. L’aspetto masochista e vittimistico definisce il tipo Saturniano medio, che però nella varietà triste agisce per impulso e provoca molto dolore, perché schiaccia coloro che ne intralciano il cammino. Invece nel tipo Saturniano buono, l’egoismo è mediato da una innata tendenza, dolce e temperata, verso il Misticismo, di cui è capace fino al fanatismo.

Molti preti dell’Inquisizione furono Saturniani ed espressero la parte peggiore del loro tipo astrologico, divenendo spietati aguzzini e crudeli persecutori della verità.

 

Ma è solo nel “Tipo Mercuriale” che ritroviamo ancora una volta il Sole della vita e dell’intelligenza, perché nel Mercuriale s’incrociano le due correnti, lunare e solare, che divengono agenti diversi di un’unica mentalità. Il tipo Mercuriale non è dunque né un Solare né un Lunare, ma possiede entrambi i caratteri, in modo che è difficile comprendere realmente la sua natura, nel senso che egli agisce e si ritrae, aggredisce e fugge, è distratto pur essendo consapevole della realtà.

Il Mercuriale ignora i sentimenti altrui, ma teme fortemente l’ansia e la depressione. Soffre per molti motivi, ma rifiuta l’idea della dipendenza e del dolore. Non è buono né cattivo, né elevato né basso, ma sempre egli è come la sua mente vuole che sia.

I tipi umani più spettacolari per la loro mutevolezza, i soli che possono con indifferenza alterare la verità secondo le loro intenzioni sono i Mercuriali, la cui fatale evoluzione è verso il tipo Solare o il Lunare, di cui col tempo tendono sempre di più ad acquisire i caratteri.

Nel campo iniziatico la tendenza mercuriale determina la forte ascesa del discepolo, se prevale la parte solare o lunare pura. Se però egli resta in una zona intermedia di espressione psicologica, la sua ascesi sarà caratterizzata da fasi alterne di idiotismo e iperattività, che non produrranno grandi risultati. Il tutto è subordinato all’azione della sua Guida Spirituale, che può o meno far leva su una delle due metà, sviluppando il neofita lungo la strada isiaca o quella solare.

 

I tipi astrologici a cui ho fatto riferimento rappresentano le varietà più frequenti, o meglio le più frequenti apparenze sotto cui si manifesta nell’uomo il Principio Intelligente (Nume), ciascuna delle quali è suscettibile di migliorare sino all’espressione del tipo puro di ogni varietà.

Epperò, come ho detto, ciascun tipo non è che un aspetto parziale del Principio Intelligente, il quale può, nella sua esplicazione umana, assumere varie connotazioni, che rappresentano altrettanti momenti della sua manifestazione terrena, ciascun tipo astrologico tendendo, durante l’esistenza, a modificarsi spontaneamente o per effetto delle pratiche iniziatiche.

Nell’Iniziato i Segni Planetari sono tutti presenti, nel senso che l’Intelligenza può assumere tutte le parvenze astrali e i caratteri possibili, potendo esprimerli a volontà. Infatti ciascun tipo astrologico non è che l’apparenza variabile dell’unico Tipo Solare, poiché il Sole dell’Intelligenza divina può esprimere, nella sua manifestazione visibile, varie connotazioni psichiche, che nei tipi umani sono subordinate all’influenza planetaria, sia al momento del concepimento che alla nascita.

Quanto ho detto non implica molto ai fini della iniziatura ermetica, perché l’Ermetismo possiede tecniche di ascenso magico in grado di superare i condizionamenti della personalità, che sono espressi nei tipi astrologici, moderando, attutendo, potenziando o integrando ciascun Segno in modo da renderlo più consono alla strada iniziatica, elevando al contempo la parte cosciente e sviluppando, di ciascun tipo, gli aspetti positivi e migliorativi.

 

XI

 

Queste considerazioni ho voluto fare a beneficio di quanti ritengono l’Ermetismo una filosofia astratta e non adeguata alle esigenze dell’uomo moderno. D’altra parte il carattere di scienza empirica, proprio dell’Ermetismo, deve indurre a riflettere sull’aspetto eminentemente soggettivo delle realizzazioni possibili.

L’Ermetista diviene infatti sperimentatore di sé stesso, dovendo verificare, attraverso una corretta analisi, i cambiamenti che si manifestano in lui attraverso stati emotivi, pensieri o intuizioni luminose.

Osservare neutralmente se stessi è difficile, a meno che il discepolo non sviluppi un’iniziale separazione, giungendo a percepire la voce dell’Ermete che lo consiglierà e aiuterà nella conoscenza di sé stesso. Fino a quel momento dovrà essere la sua Guida Spirituale a intervenire, spiegando le fenomenologie sempre più complesse che attendono il discepolo lungo il percorso.

 

L’Ermetismo in genere apre la porta a tutti, ma solo ai meritevoli offre la possibilità di iniziare le pratiche. La ragione è che il più delle volte il desiderio del discepolo è diretto a carpire solo ciò che crede sia importante o che lo eccita emozionalmente, per i risvolti medianici dell’attività magica.

Tuttavia il Maestro non sempre predilige tal tipo di discepolo, il cui attaccamento alla Strada Spirituale è viziato da una anomalia di fondo, che può impedirgli la comprensione della verità. Nel senso che egli è portato a ritenersi più dotato e intelligente di altri, difendendo la sua convinzione con giustificazioni che non sono sempre veritiere.

La superbia e l’ambizione sono dunque il primo scoglio contro cui si infrangono le buone intenzioni dei migliori. Se il discepolo è umile, anche se meno dotato di altri, si può aiutarlo deponendo in lui, con prudenza e gradualità, dei semi di verità che germoglieranno lentamente.

Vi è però un altro ostacolo ed è la paura, una paura inconscia che può vanificare tutti i tentativi di evoluzione facendoli abortire in un desiderio solo mentale. Un simile discepolo aspira all’evoluzione, ma non accetta di essere trasformato nella sua struttura psichica profonda e la paura lo induce a rifiutare inconsciamente tutto ciò che potrebbe realmente cambiarlo.

Vi è infine il caso dell’uomo incerto, dubbioso, intelligente, ma senza fiducia nelle sue capacità. Un tipo siffatto non prende mai l’iniziativa, ma attende dal Maestro le pratiche e gli insegnamenti necessari. Le anomalie del suo carattere sono più gravi rispetto ai tipi precedenti, ma più di loro egli possiede la neutralità dell’anima, non predisposta alla paura o alla diffidenza nella buonafede di chi cerca di aiutarlo.

Questi esempi non hanno lo scopo di scoraggiare le persone di buona volontà, ma di far comprendere che un Iniziato non accetta i più dotati senza temere per loro il peggio, né da eccessiva importanza all’abilità naturali, perché sa che l’unica dote essenziale, per il progresso spirituale, è l’amore.

L’ultimo punto che vorrei affrontare, prima di concludere questo capitolo, riguarda le Entità di tipo elevato, che sono appannaggio dell’Iniziato che ha realizzato la pienezza dei suoi poteri. L’uomo che scala una montagna non aspira che a sedersi vittorioso sulla vetta, per osservare dall’alto il mondo che ha lasciato per tentare l’ignoto.

Come l’alpinista scalatore di montagne, così l’Iniziato raggiunge la piena maturazione del suo Corpo Lunare, e in quello stato in cui dispone totalmente di sé stesso attiva il suo potere interiore, pronto a partire per le remote vette dalle quali potrà osservare l’anima di coloro che ama. Non come uomo, ma come Dèmone dell’aria, egli volerà sopra il mondo visibile e giungerà fatalmente dove la sua volontà lo conduce.

Il Risveglio è sempre caratterizzato dal rifiorire di antichi pensieri, di stati d’animo ed emozioni dimenticate, che si ripresentano alla coscienza per rinfrancare la memoria sopita. L’evoluzione interiore porta al risveglio dell’Uomo Storico, frutto di tante esistenze che il destino rese felici o dolorose, ma il cui ricordo embrionale è sepolto nella mentalità occulta dell’essere umano, ritornato ancora una volta per vivere.

Il rifiorire dell’Uomo Storico mette in azione nuove forze nel Corpo Lunare, che viene spinto ad agire dalla volontà istintiva di rivedere coloro che traversarono, come fugaci comete, l’esistenza dell’Uomo Antico.

Così, quando il corpo fisico dorme, mosso da una forza sconosciuta il Corpo Lunare si stacca e vaga verso dimensioni lontane, dalle quali – come un’aquila – osserva le realtà dello spirito, riconoscendo gli antichi amori, i figli e gli amici che la sorte gli aveva assegnato.

Allora, osservandoli ringiovaniti, nelle nuove vesti di carne, egli è attratto e si avvicina, intrattenendosi con loro nell’intima comunione di un abbraccio ideale, rivivendo momenti felici, ricordi intensi, dolori penetranti, che ripresentandosi in rapidissimi flash fanno sì che incominci a ricordare.

 

Tutto si svolge all’inizio nell’oscurità dell’incosciente, nulla facendo pensare all’Iniziato che il suo Corpo Lunare, libero e sviluppato, parta così spesso per queste pietose missioni di amore e di reminiscenza. Tuttavia ogni giorno di più egli avvertirà strane vibrazioni, fremiti inspiegabili, richiami silenziosi e la sua anima esulterà di gioia alla visione di immagini sfumate; o gli sembrerà di ricordare profumi, sapori, emozioni, gioie che non appartengono alla sua vita cosciente. Così la memoria ritorna, e quando il processo si è concluso, egli vede chiaro il lungo e travagliato percorso evolutivo, che lo ha condotto, attraverso mille esistenze, al punto in cui può guardare serenamente intorno a sé, spaziando con lo sguardo dell’anima fino al lontano orizzonte, oltre il quale non vi è che il Nulla.

Allora si desta e comincia a operare in campo astrale, perché diviene padrone del suo Corpo Lunare. Inizia ad agire con calma e determinazione, e tutti i miracoli che sembravano impossibili li compie, comprendendo intuitivamente le leggi che regolano la vita nel Mondo Invisibile.

 

Può separarsi dal corpo conservando la consapevolezza del dove e del quando, orientandosi perfettamente nel medio astrale con la volontà sospinta dal desiderio. Può agire a distanza, come proiettore di forze, su corpi animali o vegetali, determinando effetti fisici o psichici, agendo su altri Corpi Lunari e inducendo modificazioni della sostanza astrale e corporea.

Può assorbire l’energia da altri esseri, accedendo agli spazi senza confine del passato e del futuro, o conferire ad altri le sue potestà. Può materializzarsi, così da rendersi visibile; determinare la guarigione di malattie gravi o danneggiare volutamente la vita di altri esseri.

Non esistono limiti alle potenzialità di un Corpo Lunare perfettamente evoluto e completo. Ma senza l’Intelligenza, senza la guida ferma e decisa della volontà non è possibile alcun progresso, e il rischio di un’involuzione del Corpo Lunare è concreto e grave.

In conclusione il Maestro agisce sui suoi discepoli per spingerli al bene e all’evoluzione spirituale. Mai egli userebbe mezzi coercitivi della loro volontà, perché in tal caso li renderebbe passivi e privi di qualunque libertà di scelta.

Nelle fasi iniziali dello sviluppo psichico, l’aiuto si un Maestro è peraltro necessario, poiché altrimenti le possibilità di riuscita sarebbero scarse e l’evoluzione spirituale resterebbe un’illusione.

 

Si ritiene che il Maestro sia solito interferire con l’astralità del discepolo, al fine di modificarne progressivamente la personalità, o meglio la componente inconscia più antica. Si tratta per gran parte di illazioni, considerato che la sola intenzione di chi aiuta un uomo a modificare sé stesso è far risplendere nella sua mente il Sole della vera conoscenza, in modo da eliminare ogni fattore in grado di alienare l’anima, disturbando l’evoluzione e creando sofferenze e debiti inconsci.

 

 

XII

L’uomo interpreta la vita in modo altalenante. Egli si ritiene autonomo e libero di scegliere, ma se il caso lo sospinge verso destinazioni ingrate, suole attribuire ogni responsabilità al Destino. Il Destino non esiste, si sostiene talvolta, nella speranza che l’uomo abbandoni l’inutile fatalismo e si dedichi all’azione, sospendendo ogni dubbio di fronte alla sua incapacità di determinare la propria evoluzione umana e sociale.

Allo scopo di chiarire la questione, bisogna iniziare a comprendere il Mondo Astrale, ciè la Dimensione nella quale si costruisce la “Parola che crea” e dalla quale trae origine ogni manifestazione nella dimensione materiale.

L’uomo nutre l’illusione di essere l’arbitro della sua vita, ma ignora che l’anima produce per lui cause e soluzioni, prima ancora che egli viva qualunque esperienza. Ciò che accadrà in seguito dipenderà dalla maggiore o minore efficacia di dette cause nel corso della vita.

 

Si può stabilire il proprio Destino nell’Invisibile, prima di nascere? E se il compito dell’essere umano fosse di materializzare i sogni impressi nella sua Anima Storica, cioè i molteplici dinamismi inconsci edificati nel corso di una precedente esistenza?

L’aspirazione più grande dell’umanità, dall’origine dei tempi, fu di adattare la vita interiore all’esperienza, facendo ricorso all’intelletto. «Quisque faber fortunae suae» – solevano affermare gli antichi Romani.

Ma l’ingegno umano, misera espressione dell’anima volitiva dell’Iniziato, sorride di ogni parola di potere pronunciata dall’uomo comune in attesa della morte!…

Chi può avere tanto potere sull’esperienza, da affermare con certezza che ciò che desidera si avvererà? L’uomo crede nell’illusione della volontà, ignorando che le forme inconsce, prodotte nell’anima, fagociteranno i suoi sogni, destituendolo di ogni potere sulla vita.

Il “Karma”, in senso buddista, esprime l’ineluttabilità dell’essenza umana, creando l’aspettativa di eventi che dovranno verificarsi per necessità. Il Karma non è però il Destino, più umanamente concepibile per la sua caratterizzazione in senso possibilistico. Quando si compie un’impresa, si suole far riferimento al Destino se, per motivi imperscrutabili, questa si arresta o fallisce. Si ritiene infatti che l’uomo non possa riuscire in nulla, senza che una forza contraria lo ostacoli, facendolo soffrire in un’inutile passività. È dunque nell’azione che deve misurarsi il Destino, interpretabile nel senso di “destinazione”, più che di stasi o di arresto.

Se un Maestro, agendo su un discepolo, cade in errore, questi dovrà fatalmente tornare indietro, cercando una diversa strada. Si tratta del Destino? O si mostra, nell’esperienza umana, l’ombra dell’esponente misterioso conosciuto col nome di Uomo Storico? Se il concetto di Karma può essere interpretato nel senso di ineluttabili causalità, agenti fatalmente nell’essere umano, si deve ritenere il Destino la risultante delle forze inconsce dell’Individuo Storico (più che un semplice prodotto della Legge di causa ed effetto).

 

Devono quindi essere decifrati i cardini del Destino, potendosi rintracciare, nell’Anima antica, le cause di effetti non compatibili con l’esistenza piacevole che siamo abituati a desiderare. È dunque nell’esperienza che il Destino deve manifestarsi, esplicitando progressivamente il mondo interiore dell’essere umano.

Un’esperienza che sarà positiva, nei suoi aspetti destinati ad alimentare il pensiero sereno ed equilibrato dell’uomo sociale; o negativa, quando l’inquietudine e il dolore si polarizzano, scontrandosi con le aspettative di un’esistenza felice.

 

Può il Maestro interpretare il Karma del discepolo, delineando l’identità di quell’anima? Si deve credere di sì! Egli, tramite il suo Ermete, sa decifrare le cause che agiscono nell’Essere occulto del discepolo, individuandone il Destino, ossia la Meta, dove si quieteranno i pronostici infausti e resteranno solo le probabilità di amore e di vita superiore. Si genera così l’aspettativa di un Destino migliore.

Decifrando l’indecifrabile, l’attesa dell’evoluzione si trasformerà in un’influenza superiore che, se il Maestro è un vero Iniziato, dovrà condurre quel Destino a mutare.

Si desteranno così nell’anima mistica altre forze, meno polarizzate e dense di materialità, facendo in modo che la loro risultante destini l’uomo verso sé stesso ossia a riscoprire prima, e a sopportare dopo, l’Uomo Solare.

 

 

XIII

Si conclude così questo lungo capitolo su alcuni degli aspetti più significativi del Pensiero Ermetico.

Alcuni lettori, leggendo le mie parole, potrebbero avere la sensazione di concetti logici ed esatti, perfettamente rispondenti alle proprie convinzioni e alla realtà della condizione umana.

È probabile che costoro siano predisposti all’Ermetismo e che quindi debbano essere incitati a continuare, non solo approfondendo la filosofia, ma soprattutto ponendosi in condizione di iniziare il lavoro pratico su sé stessi.

La mia esortazione ai migliori è di cogliere al volo lo stato interiore, non indugiando nel chiedersi se ne valga la pena e non arretrando di fronte alle difficoltà dell’impresa.

L’Ermetismo è una “Tradizione Vivente”, nella quale gravitano le Forze intelligenti dell’evoluzione. Un’immensa Piramide, nella quale trovano posto i migliori esponenti della razza umana. Numi ed Eroi che hanno dato lustro al genere umano, trasformando le insidiose attitudini dell’animale in dinamismi superiori e divini. Entrare in quella Piramide, sia pure ai livelli più bassi, non è cosa da poco.

Si può sorridere quanto si vuole, ma è certo che chiunque, aderendo all’idea ermetica con amore e serietà, porrà mano all’Opera, verrà posto in condizione di continuare il cammino sino in fondo, ossia fin dove gli verrà consentito dal Destino e dalla volontà di Dio.

La legge di Natura stabilisce che, piantato il seme nel terreno, questi necessariamente germogli, attraverso un processo inarrestabile e costante, se le condizioni della semina sono state favorevoli. Allo stesso modo, impresso il seme dell’iniziazione, immancabilmente si produrranno nell’anima profondi mutamenti, che riguarderanno la sfera più sottile dell’intelligenza e della sensibilità.

Questo è quanto mi sentivo di consigliare. Il problema più delicato riguarderà la scelta del Maestro. Nel mondo dei pazzi è difficile trovare una persona degna e all’altezza del compito.

D’altra parte, tracciare il profilo di un Iniziato è difficile, perché egli si sottrae alle analisi superficiali del buon senso e dell’apparenza. Il mio consiglio è di non arrendervi e cercare senza rinunciare alla prudenza.

Chiudo con le parole del mio primo libro (Thsecundia Ibis, 1994).

Non hanno possibilità di riuscita gli incauti che cadono nelle mani di sedicenti Maestri Spirituali, uomini inetti e senza scrupoli interessati più allo sfruttamento e al dominio delle menti, che al progresso spirituale dell’umanità.

Diffidate dunque dei falsi profeti, di coloro che, millantando poteri che non hanno, promettono la saggezza a buon prezzo e i miracoli dello spirito in dieci lezioni per corrispondenza. Non fidatevi di chi si dichiara Iniziato per grazia ricevuta o per investitura di un Maestro invisibile, gridando al miracolo per ogni raffreddore guarito e usandovi come cavallo da tiro delle loro ambizioni, spingendovi ad avanzare a forza di bastonate e qualche insipida carota!

Credete solo in quello che la vista interiore vi indica per vero, e la mente per logico e razionale, e ricordate che se incontrerete un vero Maestro, lo capirete senza bisogno di prove inconfutabili, perché egli saprà parlarvi col linguaggio dell’anima, mentre voi, ancora increduli, proverete un sentimento nuovo sbocciarvi nel cuore come la più profumata delle Rose, della quale avvertirete il fragrante profumo, null’altro desiderando che di divenirne un petalo: l’Amore!

Cari amici, questa volta ho davvero concluso. Non mi resta che augurarvi buona fortuna e che il vostro “Ibis Mercuriale” possa levarsi in volo e condurvi, finalmente liberi, nel Regno felice degli Dei e degli Eroi.

Mario Krejis