di Giuliano Kremmerz

Sotto un vecchio ritratto di Giuseppe Balsamo si leggeva: ‘Pour savoir ce qu’il est, il faudrait étre lui méme’. Per sapere che cosa sia l’amore bisogna amare. Vana ogni definizione di questo sentimento indefinibile su cui si ricama tutta la storia dei vivi e dei morti: vana ogni filosofia e ogni arte che se ne occupa come per chiuderlo in una precisa e concreta disposizione o sofferenza dell’anima umana.

L’amore per un medico è il desiderio sensuale del maschio per la femmina e viceversa per l’antropologo è la memoria che si perpetua nell’istinto animale dell’atto di procreazione da cui tutti siamo originati, pel poeta è una cantica del poema di Dio, per l’asceta è il desiderio del bene: così via via.

Per la scienza occulta, l’amore è il sacrificio istintivo, sotto le forme più varie, dell’io nell’unità sintetica della natura; e, comechè questa sintesi della Natura tutti i popoli la personificano nel Dio, il sentimento di amore, comunque esplicato o sentito, è divino.

Di qui, chi voglia rintracciare le concezioni religiose di tutti i tempi, manifestate nei culti di tutte le nazioni del mondo, deve incedere nell’esame di quanto le are o i tabernacoli e i misteri antichi nascosero ai profani. Come non vi è atto della vita terrena, dalla legge chimica che determina l’amore nei corpi inorganizzati alla riproduzione fisica della bestia che è l’amore animale, che non abbia e non riceva l’impressione del sacrificio dell’unità per l’unità universo, così non vi è nessuna religione classica che non abbia fondamento negli amorevoli istinti delle cose generate per il loro generatore, della natura materia per la natura Dio.

La civiltà moderna ha dirozzato gli antichi selvaggi costumi degli aborigeni: l’uomo fisicamente e spiritualmente è in via di evoluzione e non completamente evoluto, né è modificato essenzialmente. Lo stato selvaggio e la civiltà progredita agiscono sull’uomo col peso dei bisogni e delle necessità, in rapporto ai tempi, modificati dalle condizioni dei popoli e delle loro unità costituite.

Il trasformatore di ogni essere è l’amore per il proprio simile, che la stolta filosofia profana, i cui maestri non videro oltre la materia, non ammisero che sotto la parvenza di una idea innata della conservazione della specie;[1] falsa e materialista credenza in un’idea che non è innata niente affatto, per perpetuare questa magnifica razza dibipedi non alati[2].

Strumento di civiltà è amore. Dove l’amore non esiste, l’eccezione alla civiltà è manifesta. Il Vico, nella sua  ‘Scienza Nuova’, ne ha discorso profondamente accennando alla boria delle nazioni – e tutta la storia delle glorie umane deve ricercarsi nel successivo svolgersi di questo sentimento spirituale nella vita delle famiglie, delle nazioni e dei popoli.

Il titolo di questo scritto è bello, e io ne devo scrivere aridamente, perché non si confonda la scienza dell’amore con l’arte che canta l’amore. Ne scrivo la notomia, per gli uomini e le donne che vogliano studiarne profondamente e progredire nella conoscenza della verità scientifica della vita umana, per scrutare, in tempo più lontano, nella legge che regola il sentimento dell’amore divino.

Questa anatomia dell’amore, che certo non si pretenderà riprodurre nel teatro di un ospedale, io comincio col fare intendere ai miei lettori che altre persone e delle più note han fatto prima di me. Dante Alighieri che non è stato inteso neanche a metà dalla turba dei suoi commentatori grammatici, ne ha fatta la disamina a più riprese, pur cantandolo come un qualunque dei poeti posteriori che ne scrisse per divertire qualche Beatrice di carne e tendini, fremente di baci sensuali.[3] Dante, come i neoplatonici suoi precursori e contemporanei, era un iniziato alle alte verità della magia divina, un occultista, come si direbbe oggi, ma di quelli che potevano essere salutati poeti alla maniera antica, quando l’iniziazione orfica aveva perpetuato nel mondo occidentale il secreto di cantare pel volgo sotto sembianze allegoriche e forme piane, le verità più secrete del santuario iniziatico.

Il volgo, cioè l’uomo intellettualmente bambino, si ferma al significato letterale delle parole scritte o cantate; tal quale come il fanciullo che, contento della apparenza delle cose, non ne scruta il contenuto o la ragione di esse. L’uomo progredito, padrone della filosofia umana, la quale è relativa e non assoluta, cerca penetrarvi il valore allegorico, il quale è sempre in relazione alle conoscenze umane ed ai fatti noti. Ma l’iniziato ai secreti del verbo divino, cioè alle verità che vengono da un mondo dove non si accede che evolvendo naturalmente ed intellettualmente, nei classici poeti antichi e filosofi vi legge anagogicamente gli arcani celesti e naturali più ascosi.[4]
Francesco Perez che è l’unico dei commentatori moderni che abbia rasentato il senso occulto della Beatrice in Dante, scrive beatrice col b minuscolo perché egli dice che “la beatrice deve allegoricamente significar tal cosa di cui l’uomo sano di mente dir possa che, rispetto all’amore per essa, quello per la filosofia sia vile e malvagio desiderio. Nè ciò solo; essa deve essere tal cosa per la quale soltanto, la specie umana supera tutto ciò che contiene il globo terrestre.”.


O donna di virtù, sola per cui
L’umana specie eccede ogni contento
Da quel ciel che ha minor li cerchi sui.

Ora per quanto l’illustre siciliano possa riferirsi all’allegoria della beatrice, nascondente la Sapienza degli Eletti, il volgo dei filosofanti non passa più in là della profana interpetrazione dell’Intelligenza  aristotelica e platonica, né penetra nel sublime dell’interpetrazione della essenza di questa intelligenza che non è la ingannevole ragione umana, sulla quale lo sperimentalismo sensista erige tutto il suo castello di carta pesta nelle disamine riflettenti i problemi dello spirito dell’uomo. In ‘Vita Nova’, Dante scrive:

Amor e cor gentile sono una cosa
Sì come il saggio in suo dittato pone,
E così senza l’uno l’altro esser non osa
Come alma razional senza ragione.

La gentilezza del cor, intesa nel valore anagogico occulto, bisogna intenderlo alla latina: gentile per tendente verso le genti, altruista come si scriverebbe oggi ora gentilezza alcuna non v’ha né altruismo che non significhi il sacrificio di parte del nostro io, se non tutto, alla felicità altrui. I due estremi, amore e altruismo trovano il loro opposto nell’odio e nell’egoismo. L’amore e l’altruismo definiscono i limiti delle potestà divine del mago; l’odio e l’egoismo caratterizzano tutto ciò che è stregoneria. Nell’amore vi è trasfuso tutto il bene, come nell’egoismo tutto il male; perciò l’amore che implica un qualunque sacrificio per gli altri è divino, e quello che è spinto dalle basse idealità del possesso è satannico: il primo è protetto dagli angeli, il secondo dai demonii.

Agli asceti, ai religiosi, ai riformatori dei costumi lasciamo la libertà dell’amore ideale per l’umanità tutta intera. Gli uomini mediocri, quelli che non si sforzano a comprendere un altruismo che raggiunge la sua manifestazione nel completo annientamento della persona che ama, non comprenderanno né la figura dei grandi rivelatori, né coloro che si sono sacrificati per il trionfo di un’alta idea di giustizia, né quelli che hanno spenta la loro vita in olocausto alla pubblica salute. Gli uomini mediocri debbono solamente aver conosciuto un grande e vero amore, quello non raro né nell’umile capanna né nella reggia, l’amor materno. Ciò che divinizza la femmina è la maternità: perciò la donna sterile presso gli antichi fu dispregevole, perciò l’iconografia cattolica dipinge la Vergine divinizzata dalla presenza nelle sue braccia di un bambino e santifica le lagrime nell’Addolorata.

Quando due creature si desiderano, e il sindaco o il prete le unisce, il quadro è umano. Appena il vagito di una creatura suggella l’unione, la deificazione della donna comincia, il suo amore non può essere che divino e non può che segnare la redenzione di qualunque amore impuro, di qualunque prostituzione anche benedetta dal prete e controllata nei registri dello stato, civile.

L’amore della madre non è un calcolo né un desiderio: è un continuo e interminabile sacrificio della mente e della volontà materna per la figliolanza. La sua preghiera è una evocazione di Anael, l’amore più grande che unisca Dio alle sue creature. Chi ha esercitata la medicina, ha visto che l’intenso amore della madre per la sua creatura, d’accordo con la incrollabile fede in una Intelligenza-Dio ha compiuto più miracoli di tutti i santuarii miracolosi del mondo. L’amore materno nel periodo di allattamento e fino alla pubertà determina una continua trasfusione di vita, dalla madre al figlio, fino a far confondere le due esistenze in una completa dedizione dell’una all’altra.

Quando il figliuolo va sposo, la madre piange, una donna, qualunque donna, non può amare un uomo come lo ama sua madre; se così fosse, l’amore della donna per l’uomo amato sarebbe tanto angelico e sublime che ogni senso di carne inverecondo rappresenterebbe un’offesa alla purità, e la sposa o l’amante si confonderebbe con la madre e le nozze nel più orrido incesto.

L’occulta filosofia dà all’amore due sedi: nel cervello e nel cuore. Nel cervello, fantasioso o calcolatore, entusiasta o
briaco, l’amore è impuro, è passionale, è demoniaco. Nel cuore, sereno, obbediente, paziente è un sentimento di abdicazione e di dedizione angelico. In fisiologia si conoscono i rapporti che legano il cervello agli organi della impurità sessuale. L’amore impuro vi germoglia come un desiderio di vanità: è la Lilith e il Samael distruttori che consigliano e pungono il vanitoso a cogliere un fiore, per lascivia di potere, per calpestarlo come una sozzura: ed ogni atto di questo amore è una viltà, in cui il cuore non aumenta i suoi palpiti che nel momento in cui l’orgoglio bestiale è soddisfatto.

Ma l’amore del cuore, in cui il cervello non ha versata la nebbia offuscante della sensualità, è un atto divino da cui è ad aspettarsi ogni bene. Nasce come una effusione delle anime tra due nature che spiritualmente si completano. Si annunzia come un vago sentimento di benessere: cresce ed aumenta d’intensità come un tacito consenso, tra due
creature, in una fede comune. Il primo è una passione, il secondo è un ideale. Premesse queste poche considerazioni passiamo all’esame dei due principii nella pratica della magia naturale e divina, e nelle aberrazioni della stregoneria.

I

Chi ammette le successive reincarnazioni dello spirito umano in tante esistenze terrene spiega facilmente la riflessione dell’odio e dell’amore come di un ricordo organico di vite anteriori. Nella vita presente vi capita di vedere, materialmente per la prima volta, una persona il cui occhio, o la cui voce, vi risvegliano un gran sentimento di odio o di simpatia. Vi pare di leggere nell’anima di quell’uomo o di quella donna come in un libro aperto. Colui o colei non vi ha detta né fatta alcuna cosa, eppure tutto un intimo senso vi  rivela che colui o colei vi odia o vi ama: che è capace di odiarvi inesorabilmente o di amarvi teneramente, mentre mille persone ogni giorno vi urtano per via, viaggiano con voi nella stessa carrozza, passano nello stesso albergo in cui voi dormite, mangiano alla stessa mensa a cui voi mangiate e nessuno, proprio nessuno vi tocca e vi riguarda tanto come colui o colei che voi avete visto e vedete.

è un ricordo istintivo di un’altra esistenza?

Il signor Gabriel Delanne, meritevolmente stimato per i suoi studi sullo spiritismo scientifico, all’ultimo congresso di Londra (giugno 1898), ha letto una importante memoria sulle vite successive e sulla evoluzione progressiva delle anime. Il punto nero della credenza nella reincarnazione è nella nessuna memoria che nella vita presente la generalità degli uomini conserva di ciò che si è stato nell’altra vita. Il Delanne risponde scientificamente: “perché le condizioni indispensabili al ricordo rinnovato non sono adempiute.”.

Vale a dire che certe condizioni speciali per le quali la memoria persiste dei fatti avvenuti anche nella vita presente non è eterna anche nella stessa vita. Io invito a chi si occupa di filosofia naturale di riflettere alla influenza delle sensazioni fisiche sulla memoria nell’uomo vivo: si può constatare nei più semplici fatti che ogni sensazione fisica cancella le precedenti, e che appartiene al solo apparato psichico (sistema cerebrale-animico) il potere di evocarle e ravvivarle alla memoria. I moderni fisiologi materialisti fanno risiedere la memoria nel cervello perché hanno osservato che qualunque disordine organico che tocca i lobi cerebrali produce perdita di memoria fino all’afasia, la quale è la mancanza del ricordo delle parole esprimenti le cose e le idee comuni: però questo se è esatto nello sperimentalismo sensista, non è vero secondo la teoria animista e le scienze occulte la percettività  materiale dei sensi è interrotta; la esplicazione della memoria nell’atto fisico è cessata, ma non la potenzialità dell’anima di ritenere le prime impressioni.[5]

Ma per non inoltrarci in discussioni noiose ed astruse per i non preparati, basta osservare nella vita quotidiana che ogni nuova sensazione fisica annulla il ricordo della precedente: nei cibi, negli odori, nei toccamenti, nei suoni, in ognuno dei sensi domina la legge che il più recente fa dimenticare il più antico ricordo sensuale. L’amaro si cancella col dolce, e, dicono i poeti , dieci tempeste si dimenticano con un sol raggio di sole.[6] Guai all’uomo, se non avesse la dolcissima felicità di obbliare: perennemente si vedrebbe spiegate innanzi agli occhi tutte le strane e ributtanti immagini delle sue impressioni di ogni genere: supplizio enorme, cui non reggerebbe in paragone nessuna tortura!
Si sogna una delizia, basta un colpo battuto alla vostra porta e gli occhi si aprono: le immagini sono svanite, due ore più tardi alcun ricordo più di quanto aveva allietata la vostra fantasia. Una mano amica vi soccorre in un momento di
pericolo: voi gliene siete grato, ma passata l’ora di angustia, la memoria dell’atto si affievolisce, e la vostra riconoscenza si annacqua fino a sparire interamente.

Dice il Delanne: “Non vi è magnetizzatore che non sappia che l’oblio al risveglio è uno dei caratteri più costanti del sonnambolismo. Rimesso un’altra volta il soggetto nello stato sonnambolico, egli recupera la memoria di ciò che ha fatto e detto durante il sonno. In queste condizioni è agevole il comprendere che se l’ipotesi delle vite successive è esatta, il richiamo del ricordo di una incarnazione anteriore è generalmente impossibile. Questa immensa riserva di materiali psichici costituisce il sostrato della individualità materiale e morale…”.

Quello che noi chiamiamo l’indole (il Delanne dice “carattere”) di un uomo o di una donna al suo manifestarsi alla vita pensante, non sarebbe che il risultato delle tante sensazioni anteriormente percepite e immagazzinate nella nostra psiche o spirito. Ma l’autore soggiunge che come esistono dei soggetti che allo stato sveglio ricordano ciò che è loro avvenuto nello stato sonnambolico, così sono esistite ed esistono persone che serbano il ricordo di certi fatti della vita anteriore che in essi è molto persistente.

Cita il Lamartine che, senza aver mai visitata la Giudea, vi riconobbe uno ad uno tutti i siti più notevoli senza ingannarsi nessuna volta[7] – Giuliano l’Apostata che ricordava di essere stato Alessandro il Macedone – il Damiani (recentemente morto a Napoli) che si vedeva nelle sue esistenze anteriori un ufficiale di marina francese che ricordava di essere stato pugnalato nella caccia agli Ugonotti la notte di S. Bartolomeo; un fanciullo di Vera Cruz che distribuiva medicine ricordandosi perfettamente di essere stato medico; quello di una bambina morta e rinata nella stessa famiglia e qualche altro.

La scienza occulta la teoria classica della magia ammette nella zona più bassa della corrente astrale tutte le anime in formazione ed imperfette, in continua attesa di reincarnarsi ma in via di missione s’incarnano anche spiriti che sono di fuori l’evoluzione della zona terrea che qui vengono come per compiere, ignorati o palesi, una missione in pro degli altri e se ne vanno appena completata la commedia. Questi uomini di ordine superiore possono avere il ricordo del passato, della vita antiuterina?

Sicuramente il de St. Gérmain ne dava la pruova raccontando avvenimenti di molti secoli innanzi; il Cardano, che Lombroso classifica tra i pazzi, si vantava di saperlo, e non è poi da mettersi in dubbio se uomini che non godono quaggiù la celebrità dei due primi non sappiamo precisamente dove vanno e donde vengono, cioè il problema risoluto che il Büchner non ha saputo risolvere con le sole scienze di osservazione.

Ma ritornando al nostro assunto, ammessa la reincarnazione, sono spiegabili gli amori fatali. Delle effusioni del cuore (che sono effusioni dello spirito nel dolce benessere di uno spirito che ci completa) si può conservare il ricordo istintivo in parecchie vite successive o dopo parecchie vite successive. La fatalità[8](o meglio le condizioni di volontà divina) porrà i due che conservano il ricordo di quello che furono, annebbiato dalla rimembranza vaga di una vita anteriore, in due condizioni sociali sulla terra che rende il loro amore peccaminoso: eppure l’amore fatale dei poeti ha una esplicazione incontestata nel fatto che i due non possono non amarsi.

Se la sola, la cieca ragione umana vi pon mente, la fine dell’amore secondo le leggi divine non è d’accordo con le leggi e le consuetudini della società umana, l’epilogo è tragico sempre. Il solo pensiero che questo possa esser vero, è terrificante. Voi potete incontrare quaggiù, incarnato, lo spirito che in altre esistenze vi fu compagno carissimo e indimenticabile. Tutti due, se il pesante fardello di ciccia che v’involge, non vi ha completamente precluso il ricordo, potete fatalmente amarvi : forse amarvi una seconda volta innanzi agli uomini è una sventura che, si traduce in un adulterio, in una violazione, in una disgrazia, insomma senza determinazione né di tempo né di fine. I matrimonii rappresentano nell’ordinario dei casi delle vere prostituzioni dell’amore, eppure la legge degli uomini li benedice, ma ordinariamente tutta la gente di mondo e che ha vissuta la vita sa che la amante libera che duri in lunga vita di compagna con un uomo libero, spesso è testimonianza di un affetto persistente che è santificato dal cuore se non dalle leggi.

Però non fraintendiamo, il caso possibile non è la regola: questi amori di rimembranze preesistenti non sono che rarissimi. La morale, l’alta regolatrice delle civiltà, che Yves Guyot con un sensetto di pessimismo ha analizzata, domanda a chi si trovi in condizioni tali, in mezzo ad una società che vieta o confonde l’amore con la passione, il sacrificio supremo di non peccare violando le leggi umane. Le società non fondate sul rispetto alle leggi, sono distruttibili e decadenti. L’amore per la società umana non si prova che con un sacrificio; imponendo al proprio cuore di non violarne le consuetudini turbando la coscienza dei semplici. La bilancia della giustizia è nelle mani di Michaël : la giustizia umana deve ritrarre dalla giustizia divina, guai allo spirito veramente illuminato che dia lo scandalo della violazione alle leggi: i riformatori della morale pubblica vengono di lassù come angeli e messi di luce a raddrizzare le coppe delle bilance quando le passioni bestiali le hanno storte, mai a scuoterle. I demònii soli, ottenebrati e ottenebranti, possono compiere opere di anarchia. Perciò il prete che non sa lo spirito delle cose dice dall’altare:  “oportet ut scandala non eveniant”… e riferisce ogni cosa alla Chiesa mentre che il teatro della vita è più vasto e la chiesa del Cristo è il teatro del mondo.

Nè si creda che l’amore vero, quello del cuore, sia il più
difficile nel rifiutare il possesso della carne, il
tremendo, l’irresistibile è il demonio, quello del cervello.
Se tutti amassero col cuore, la realizzazione del
cristianesimo sarebbe un fatto: il regno di Cristo evocato
nei ‘pater noster’ sarebbe realizzato, l’utopia
socialista saluterebbe l’aurora del secolo XX e la terra
sarebbe popolata di angeli. Ma… troppo presto! Qui si ama
ancora col cervello come si fa la pace coi cannoni, e la
causa di ogni disastro, di ogni pena, di ogni dolore è
l’amore impuro
dell’egoismo.

 

II

Al
pervertimento dell’Ideale di Amore si debbono tutte le
terribili leggende satanniche, antiche e medievali.
Lasciando stare le antiche, sulle quali molti storici, non
iniziati, hanno voluto aggiungere l’opinione e il commento
inesatti, magnificando tutti gli atti della sacra lussuria
degli antichi tempii, non possiamo non ricordarci della
decadenza romana, in cui la società imperiale aveva
convertito il tramonto degli Dei in una fosca e ributtante
orgia di piaceri.
Tutti i demònii del paganesimo furono fino dai tempi di Numa
ritratti nei Fauni e nei Satiri: il caprone ha prestata la
sua maschera a quei barbuti scimmioni, simboli del godimento
sensuale, e una visita agli scavi di Pompei oggi in cui
liberamente si può gettare l’anatema sulla corruzione
decadente, dovrebbe e potrebbe essere argomento di un libro
sull’amore osceno nelle disgrazie della civiltà romana. La
quale in tutta la distesa della abbagliante e pittoresca
costa meridionale d’Italia, da Baia a Pesto, ha lasciato
l’orma dello amore demoniaco come il suggello di chiusura
della corruzione cesarea. Tiberio era detto ‘Caprino’
non si sa se più per le oscene delizie di Capri o per
l’impudicizia di becco regnante sulla sua reggia: ma i
signori di Pompei, ci hanno nelle effigie scandalose e negli
ornamenti delle case patrizie, lasciato il documento reale
della passione di regola nella società che evocava dai
demònii della religione sua, tutta l’impudicizia bestiale
della colpa! – e che la tradizione della magia caldaica non
era fuor d’uso anche nelle case di patrizii e di schiave e
di liberte, chi ne intende può osservare visitando gli
scavi, nei grafiti e nelle incisioni agli intonachi, alle
pareti, dei luoghi dedicati ai piaceri della gente d’allora,
e che i volgari archeologi non intendono.
Il Vesuvio fino allora verdeggiante e boscoso, coprì tutta
l’evocazione della deboscia orientale con una pioggia di
cenere, mentre il cristianesimo conquistava col sangue dei
martiri il diritto dell’amore angelico sulla terribile
agonia degli ultimi tre secoli dell’impero di Occidente!
La caduta del paganesimo in occidente fu una lotta vera tra
l’amore angelico dei cristiani e la satiriasi pagana.
Quando il centro signoreggiante il mondo d’allora era
convertito in una laida suburra:
quando la tavola e la donna eran le sole preoccupazioni
delle classi dirigenti della società pagana, e i riti
lussuriosi e i sacrificii muliebri avevano varcate le porte
del tempio per invertirsi nella deboscia delle mense
aristocratiche, nelle notti di Roma si prostituiva al
diletto dell’amore cerebrale e dello stomaco tutta la
società di liberti, di pretoriani e di filosofi mentre i
convertiti al Dio dell’amore puro, dall’apostolato di Paolo
di Tarso, bianco vestiti, in un’aura verginale di candore
divino, come un coro di angeli salmodiavano nelle catacombe!
Mentre le notti di Roma echeggiavano dalle evocazioni dei
demonii dell’impurità, i neofiti cristiani pregavano gli
angeli del nuovo Dio per la fine del regno della carne!
Il paganesimo aveva convertito lo spirito alla materia e il
Cristo lo rivendicava: all’orgia sacrificante dei misteri di
Bacco, profanata e caduta nel volgo, gli adepti della
religione degli angeli sostituirono il sacrificio incruento
della Messa che è un grande atto di magia simbolica,
a cui l’angelo dell’amore non è straniero.
Non posso (perché il lettore impreparato alle verità occulte
potrebbe fraintendermi) intorno a ciò che vi è di amore
(angelico e demoniaco) nella celebrazione della messa
dir più di poche parole: il sacrificio che tutti i libri di
orazioni cattoliche dicono compiersi senza spargimento di
sangue
sostituì una parte dei misteri antichi in cui il
sacrificio si compiva con una oblazione cruenta della
vittima offerentesi agli Dei.
Se gli spiritisti evocassero dalle ombre di Averno, per
mezzo dei tavoli giranti e delle medium scriventi gli
spiriti di Virgilio, di Aulo Decio, di Orazio e di Ovidio,
ove riuscissero davvero a farli cantare in ottava rima, di
questo sacrificio antico e poscia del più moderno dei
cattolici, indovinerebbero qualche cosa: dico solo
per chi mi può intendere
che la celebrazione della messa
si compie con un calice e una patena,
cioè un
disco e un bicchiere cioè coi due colori delle carte da
giuoco, danaro e coppa. Si rifletta che il
prete nella coppa mesce il vino che è il sangue della terra,
che lo consacra al sanctus tra la fede ascetica dei
fedeli.
Scampanella il chierico e suona l’organo: ostia e calice si
levammo in alto come una dedica e un brindisi… poi il
sacrificante (il prete) mangia e beve tutto. Non
lascia vestigia del sacrificio e volgendosi al popolo gli
dice: “Ite, missa est.”.
Missa
? è mandata? Ma che cosa è mandata? e dove? ma se è
il semplice ricordo della Cena, o la ripetizione simbolica
della passione, perché le fauci del sagrificante ingozzano
il simbolico sacrificio?
A quelli che non sanno non è permesso sciogliere
l’indovinello di questo atto magico, che compiuto da un
prete che sia iniziato, ha un valore terribile, specie
quando tutto un tempio riboccante di fedeli prega insieme al
prete che è sull’altare.
I mistici cattolici lo chiamano il sacrificio della
messa,
ma, comechè non v’è sacrificio che non sia amore,
Anaël, l’angelo dell’ideale, vi è trasfuso, nel connubio
religioso e mistico, nell’evocazione magica di altri tempi.
Ma il prete iniziato alla filosofia magica, alla sua scienza
e alla sua pratica è raro, mentre in una religione di
origine magica come la cattolica, dovrebbe esser di
regola invece in tutto il mondo si trovano e si incontrano
preti ignoranti, che vestono l’abito sacerdotale senza
ideale alcuno e che si danno alla stregoneria con le
pratiche religiose.[9]
Il Medioevo, tanto ricco di fantasmi e di roghi, di sogni,
di pazzie e di repressioni sanguinose, ha visto preti e
monaci terribili, che per l’amore demoniaco, per la
concupiscenza della carne si son dati anima e chierica all’Astaroth,
il demonio teologante dal piè caprino, il buon signore,
il buon amico di tutti gli stregoni che
frequentavano il Sabbato o la Tregenda, il
sogno infernale dell’età di mezzo!
Nella notte che precede il sabbato, tra la mezzanotte e il
canto del gallo annunziante l’aurora era fama che tutti gli
stregoni e le streghe volassero, a cavallo di manichi di
scope, in un sito dì festa e conciliabolo, presieduto da
questo grosso e potente Signor Astaroth, molto
rassomigliante nella sua dipintura al Bafometto degli
iniziati templari.
Nei secoli scorsi tutti credettero a questi strani conviti
di uomini e diavoli e dal Nord al Sud di Europa, ogni
regione ricordava un luogo celebre per le tregende
stregoniche[10]. Le streghe e gli stregoni volavano
cantando l’Emen etan Emen etan, trasportati per
l’aria come piume.
Che cosa si facesse in questi conciliaboli notturni, lascio
alla fantasia più sfrenata il libero esercizio di inventarne
di orribili: là il popolo dei demoniaci assisteva alla
messa nera[11]
, e mentre le campano si
scotevano agli strappi violenti dei demònii, tutto ciò che
di più libertino, lussurioso, ed osceno che immaginar si
possa e non scrivere, avveniva – e la notte trascorreva in
una gazzarra orrenda in cui l’amore dei sensi, aiutato dalle
evocazioni diaboliche, rovesciava ogni legge di morale e di
religione e di fede.
Domando al lettore che non sia un poeta di studiare
attentamente il fenomeno di questo sogno sciagurato della
mezza età, in cui l’istinto sensuale del volgo si ribellava
all’oppressione ascetica della chiesa e dei tribunali
cristiani, e mentre gli uni sognavano gli abbracciamenti
notturni del Signore dal piè di Caprio, gli altri vedevano
streghe e indiavolati in ogni persona.
Il fenomeno psichico del medioevo merita uno studio attento:
la lotta tra la paura dell’inferno e gli amici del Diavolo,
fu lotta satanica, in cui non si scorge se fossero più pazzi
i giudici e i frati che condannavano al rogo e torturavano
persone che suggestionate dall’atrocità del tormento
confessavano tutto, anche quello che non avevano mai
pensato, o i poveri mentecatti e nevropatici che facevano
bollir pentole e sgozzavano fanciulli per rubarne il
cuoricino palpitante!
Questo fenomeno psichico cominciò nella Tebaide coi
solitarii e gli eremiti. Si perpetuò nella leggenda
cristiana e perfino i monaci nei conventi avevano i loro
diavoli servitori[12]. Il mondo occulto delle umane
passioni, delle concupiscenze sfrenate e represse, si
fondeva e si esteriorizzava nella esplosione di tentativi di
magia corruttrice in cui ogni stregone aveva un diavolo a
lato e commercio carnale con diavolesse e fate.
lì diavolo si vedeva dappertutto e l’amore sensuale lo
evocava nella leggenda di S. Antonio Abbate, su cui il
Morelli ha dipinto un capolavoro, e lo vedeva in ogni
ossessione o disturbo nervoso o alienazione delle facoltà
mentali. Pazzi monaci inquisitori e stregoni, l’inferno si
manifèstò prima nei giudizii di Dio, e poi nei roghi,
e dal fuoco purificatore e distruttore non vennero
risparmiati né preti né frati, né il padre si pentì di
denunziare la figlia, né il marito di accusare la sposa, e
gli elenchi delle grandi esecuzioni sono interminabili e il
diavolo si vedeva dappertutto perché il diavolo che è la
perdita della ragione nella scienza e nella verità
aveva
preso nelle sue spire tutti gli ordini sociali e tutte le
classi dei cittadini.
Il patto che il Dottor Fausto nella leggenda classica
fa con Mefistofele è per la scienza, ma anche un po’ per il
benessere della vita sensuale. Ricordatevi di Margherita. Ma
gli altri patti, quelli che si dicevano compiuti tra
stregoni o maghi e il Signor Astaroth il demonio
terribile della possessione, non aveva che di mira la
felicità materiale dei sensi: questo è passato oltre i
limiti del medioevo ed è venuto fino a noi a imporsi nelle
tradizioni popolari di tutti i paesi.
Celebre in Francia fu l’epidemia isterica delle suore di
Ludun, in cui tutto un intero monastero era spiritato. Si
accusò un prete, che si vuol d’indole buonissima, Urbano
Grandier di aver stregato le monache, infiltrando nel
convento una vera epidemia di lascivia e di libertinaggio.
Urbano Grandier fu bruciato vivo e l’ultima sua parola fu
questa: “Io sono innocente!” – Ma innocenti furono
assai più i torturati dei torturatori e dei carnefici: la
mente umana sotto l’imperio dell’ignoranza non evocava che
le avventure diaboliche della deboscia e della violenza!
Ma fu vera questa epidemia psichica e demoniaca del
medioevo? – Non esisteva allora diffusa una qualche pratica
che faceva esteriorizzare, come sì dice oggi, il
corpo fluidico
delle streghe e degli stregoni perché
andassero a godersi i diavoli o a farsi godere dagli
abbracciamenti del caprone, idealizzando tutte le basse
voglie sensuali dei patteggianti col diavolo?
Il fenomeno può avere scientificamente molte spiegazioni – è
innegabile però l’uso di unguenti o pomate che
generavano potenti esaltazioni del corpo fluidico nel sonno
patologico di una notte per tradizione consacrata alla
celebrazione d riti nefandi.
Oggi si è molto scritto sull’hashish e sull’Oppio ma le
ricette esatte delle pomate di cui allora gli stregoni e i
maghi si servivano, sono molto rare, né si può consigliare
di metterle in uso. Le sostanze inebbrianti agiscono tutte
sul centro sensorio e quindi sul perispirito o corpo
astrale. Il farne uso è una maniera di facilitare
l’esperimento della propria esteriorizzazione, ma non è un
mezzo scientifico e progressivo di migliorare.
L’eccitamento dei centri con sostanze come la cantaride e la
cicuta è un pericolo permanente per la vita della ragione
nel corpo umano; e il delirio lussurioso è più tremendo di
qualsiasi delirio per l’uso degli alcoolici e il loro abuso.
La canape indiana messa in certe combinazioni di estratti di
narcotici vegetali (il papavero nero p. es.) è un agente
potentissimo per l’autoipnotizzazione sonnambulica, ma
l’hashish è noto ai praticanti. Col fiore di canape nostrana
(il polline raccolto nella luna di giugno) e un preparato di
alcool di vino e fiori di luppolo si manipola uno di questi
eccitanti potenti e meno nocevoli degli altri, del quale
darò la ricetta in altra occasione.
Questi unguenti e questi narcotici dell’alchimia empirica e
della dotta non fanno che mettere fuori, evocato, il proprio
demonio concupiscente nei sogni inverecondi
dell’amore carnale.
Demonio astarotide questo, che io non consiglio a persona
alcuna di evocare, se con lui nella mente sua malata, essa
non vuole richiamare nel disordine mentale tutto il medioevo
della menzogna e della colpa.

III

Giovanni Boccaccio scrive nel “Commento alla Commedia”: “La
Lonza è leggerissima del corpo. Ella è maravigliosamente
vaga del sangue del becco.”.

Ciò che impediva
della lussuria bruciante l’ascenso spirituale
dell’Alighieri, è definito nella Lonza. Il Boccaccio
la dice maravigliosamente vaga del sangue di becco; “perciocchè
siccome il becco è lussuriosissimo animale,
così per
l’usare questo vizio più lussurioso si diviene
[13].
Tutto l’amore del cervello ha il suo altare nella
stregoneria che è la magia del male.
Il porco da cui fu ucciso il grazioso Adone fu questo e la
Lonza è il più terribile nemico della divinizzazione
dell’uomo.

Io parlo da illuminato, e forse la gente della società
contemporanea sorriderà alla minaccia garbata di una
astinenza dai piaceri dei sensi ma la magia lo insegna e lo
ricorda, che ogni atto impuro determina la caduta di un
angelo dal cielo.
Questo cui io ora accenno è uno dei più alti misteri della
iniziazione alla verità assoluta.
Il sogno di ogni profano è il possesso della femmina: le
leggi, le religioni, la morale pubblica ammorzano quel fuoco
che cova in ogni cervello. Ma se in magia si procede con il
sacro pizzicore della carne, si sdrucciola nella china
delittuosa della maggiore delle colpe, la magia nera.
Come esistono due amori, coesistono due magie, quella della
virtù e quella del peccato la santa e la diabolica, la
bianca e la nera la magia del cuore e quella della testa, la
prima raggiante luce, e la seconda corneggiante come il
becco di cui faceva parola il Boccaccio poc’anzi.
Dei due amori il primo è eterno, dura attraverso molte
esistenze terrene, e se in alcune resta sopito, in altre
divampa, ma il secondo è temporaneo,

…assai di lieve si comprende,
Quando in femmina fuoco d’amor dura
Se l’occhio e il tatto spesso non raccende.

Se la mitologia pagana dovesse prendersi alla lettera,
Giasone amò con il cervello tre donne Isifile, Medea e
Creusa – ma col cuore Ero amò Leandro.
L’angelo dell’amore puro è Anael, i due demoni, maschio e
femmina, della sensualità sono Samael, l’angelo della morte
e Lilith, la pulcrissima e seducente Dea dei succubi[14].
Anael è creatore, Samael è distruttore: le antiche
tradizioni ebree dicono che il serpente della seduzione
adamitica, che aveva testa di uomo, è Samael. Infatti l’atto
impuro dell’amore animale tende a produrre per mezzo
dell’amplesso nuova messe alla falce della morte: se gli
spiriti non diventassero carne, la falce non li
raggiungerebbe certo.
Ma orrendo a visitarsi tutto l’inferno delle basse passioni
umane! Dante della Lonza ha paura, e l’ostacolo grande
all’ascenso magico è in quel vago odore di becco che prende
tutte le miserabili membra della umana società – per il
quale fiuto, le consuetudini sociali ci insegnano due
morali, quella che in pubblico predica la rispettosa
osservanza della donna altrui, e l’altra che lascia in cuor
d’ogni uomo bruciar il piccolo orgoglioso incendio che
consiglia di dar la caccia alla donna piacente, come i
cacciatori all’uccellame dei boschi. – Ed ogni donna la quale
nello esempio del libertinaggio degli onesti gentiluomini,
sente per lunga pratica pascere la sua fantasia, pur con le
parvenze della Lucrezia in pubblico in privato si
lamenterebbe del villano che non le usasse piacevolmente
violenza; e l’uomo che ispido non Le mostrasse il ghigno
bavoso del caprio, al sole dardeggiar di due occhi cupidi
sarebbe stimato anche peggior del peggior dei frati – i quali
hanno da tempo immemorabile buona nomea di cercatori di
carne da mandare in paradiso di Maometto. Così il contrasto
delle due morali: la prima fa cenno d’impedire ciò che la
seconda desidera e provoca in secreto e si accendono i
moccoli a tutte le piccole industrie del maleficio e
dell’arte divinatoria, dalla cartomanzia alla mal’arte dei
filtri, pur di arrivare a possedere non il cuore, ma il
cervello di un uomo o di una donna che si desidera col
cervello.
La lotta leggendaria tra gli angeli fedeli e i ribelli è la
lotta tra le due morali. Anael,
l’angelo della purità è contro Astarte, la Dea della
impudicizia e della sensualità.
Miszrael, il soccorso di Dio, scende a impedire le
cadute: una mano che trema perché si avvicina alla
violazione della legge dello spirito, trova in questo raggio
della Divinità la mano angelica che la guida nel rifugio
della fede mistica e della bontà assoluta. Così i trepidanti
ritornano a Dio: l’angelo Miszraël dà li coraggio del
pentimento e parla all’orecchio delle donne disilluse o
ingannate la soave parola del perdono e le fa
promettere di non peccare mai più, mai, perché chi è
con lo spirito non ritorna nella voragine della passione e
del peccato.
Il dramma delle coscienze è il più tremendo: gli uomini
e le donne che hanno sentito lacerato dalla disillusione
l’animo afflitto da un tradimento, o che non hanno pianto
mai come nel momento che sono ritornate alla calma dello
spirito dopo un’ orgia di pensieri ed invocazioni
peccaminose, o che hanno piagata la fede nell’umanità il
giorno che freddamente ne hanno viste le laide viltà, hanno
il loro momento terribile, il loro dramma dell’animo, in cui
come Giacobbe combattente con lo Spirito, domandano
all’angelo del soccorso di Dio la fede, la pace, il perdono.
E Miszraël non si fa attendere. L’epilogo del dramma dello
spirito porta le stigmate del dolore, e il dolore invecchia
e gli spiriti invecchiati non peccano!
Certe vite tempestose, che le passioni han trafitto dieci
volte alternando delizie e cordogli approdano all’ascetismo
più sentimentale e trovano il rifugio naturale nella fede:
quando Severino Boezio era in carcere, la consolazione della
filosofia gli giunse come un balsamo: era Miszraël che
stendeva le sue ali sulla catastrofe di quella vita sorta
nel fasto e tramontata nel carcere.
“Di che ti addolori tu, o anima piagata dalla sventura?
Della ricchezza perduta? Della gioia sparita nella tua casa?
Del tradimento della creatura che volevi solo per te? Tutto
è vanità, tutto è sogno, tutto è fantasia malata: la verità
è nella vita dello spirito, di sopra a tutto il fango della
materia impura.
Prega, flagellati, astienti… chiudi la tua
anima nel mistico velo della fede e spera.”.
L’anima fiaccata sente nell’angelo la voce amica: che le
importa più della materia che la ha tradita?
Ma il demonio beffardo, il signore della Materia, cornuto o
lascivioso come il caprone, il Signor Astaroth fa
l’eco e sghignazza:
– Bravo! Povera bestia, diventi frate per
non essere riuscito un diavolo fortunato… fatti accalappiare
dalle belle parole, il mio impero è questo. Qui, materia,
sono io che comando: ricordati la tromba di Trimalcione che
avvisava delle ore perdute! E troppo breve la tua vita e un
minuto che passa senza il godimento non lo riafferri più. Se
volevi salmodiare con gli angeli perché sei venuto nel mio
impero di fango?
Nei teatri, dal Melodramma alla tragedia popolare, dal
Trovatore
ai drammi sensazionali delle Arene, gli
spettatori han presa la forma di maniera della strega o
fattucchiera.
Una caverna, in sito solitario nei pressi di un camposanto,
delle pareti affumicate e tetre. Una pentola bolle su d’un
fuoco di legna crepitanti, nella pentola ossa di morti,
sangue di pipistrello, il cuore di qualche bambino ucciso, e
tutto con verbena e salvia e funghi velenosi. In un angolo
della caverna ossa e teschi di animali felini, un gatto
inchiodato vivo al muro, e che ancora si dibatte e si
lamenta in lunga terribile agonia. La testa di una civetta
conficcata alla roccia, delle serpi velenose in una nera
olla di terra rossa.
I capelli discinti. La vestaglia nera, sulla quale i rossi
caratteri della violenza e dell’odio, la strega impugna la
sua verga e chiama il tremendo demonio della lussuria e
della morte. Samael è là.
Gli spettatori non fremono.
Qualcuno ride.
Al morire di questo secolo di lumi, sciocco sarebbe un
pubblico civile che credesse a tutto quello spettacolo di
evocazione fantastica, eppure la scienza, progredendo,
dimostrerà due cose:
1) Che il maleficio stregonico è perfettamente una
possibilità,
della psiche umana invertita al male;
2) Che il maleficio e la stregoneria, nei tempi del
progresso si può compiere senza cuori di neonati, né di
polvere di morti, senza caverne nelle rocce e senza il
guizzar dei lampi a mezzanotte, e che si può essere una
strega o uno stregone, pur vivendo la vita elegante della
buona società, e pur conservando tutta l’apparenza della
gente modesta.

 

IV

L’«envoùtement», di cui tanto si è discorso nei moderni
libri e che le esperienze della esteriorizzazione del corpo
fluidico pubblicata dal Colonnello de Rochas già cominciano
a far veder possibile agli occhi del profano studioso, é una
stregoneria che si faceva e si fa per l’amore e per la morte
in due modi diversi. Io dirò in questo caso tutto il modo di
compiere la fattucchieria, per far comprendere in che
consista, ma non dirò il secreto di cui si servono quelli
che la tentano sicuri che il risultato riesca inevitabile.
Prendono un pezzo di cera nuova, cioè non ancora lavorata
(se è maleficio d’amore), o un pezzetto di moccolo consumato
innanzi ad un cadavere (se è maleficio di morte) e ne fanno
un’immagine, battezzandola col nome o coi nomi della persona
su cui agire; indi con una spilla trafiggono il cuore o i
genitali di colui o colei di cui si vuole aver ragione, e
ripetono tante volte l’operazione fino a che non siano
visibili gli effetti.
Questo maleficio di amore o «involtamento» può avere due
scopi:
1) Scuotere la fibra del maleficiato tanto da farlo venire
alla persona che lo desidera;
2) Renderlo impotente all’atto di amore sessuale.
Questo secondo fatto corrisponde ad una maniera di far
maleficio nel campo stregonico, che si conosce sotto il nome
di far nodi o annodare.
È chiaro che se l’operazione dovesse eseguirsi solo e
tal quale io l’ho detta, tutti riuscirebbero, in modo tanto
semplice ed economico ad ammazzare un uomo e ad innamorare
una donna; ma il secreto è in quel battesimo del pupazzetto
di cera che pochi conoscono bene. Alcuni sono ricorsi ai
cattivi preti che per poche lire non hanno avuto vergogna di
profanare il loro sacro ministero e hanno ripetuto il
battesimo della persona su cui si indirizzava il maleficio
alla statuetta, per lasciare allo stregone la certezza di
agire utilmente. Altri hanno impastato con la cera i capelli
della vittima altri qualche cosa di peggio. Ma tutti questi
metodi sono empirici – vi è un modo, (ed il lettore
comprenderà facilmente perché non deve essere manifestato da
quelli che l’indovinano o lo intuiscono) che stabilisce
la esatta corrispondenza tra la statuetta di cera e la
persona su cui si vuole agire
, in maniera che ogni atto
compiuto sulla maschera della persona si riproduca sulla
persona stessa. Paracelso si serviva di questo processo per
ottenere le sue maravigliose guarigioni – e il metodo rivolto
al male, produce il male.
Questo stabilire una corrispondenza reale tra un’immagine e
la persona che l’immagine rappresenta, è stato studiato con
molta oculatezza: la parola envoûtement stessa ne
vuol far comprendere tutta l’importanza, perché suol
riferirsi al volto del maleficiato. Quindi
in-voltamento
(francese envoûtement), cioè
corrispondenza per rassomiglianza, perché la maggiore o
minore rassomiglianza del pupazzetto alla persona su cui si
vuole agire, rende in ipotesi più o meno probabile
l’effetto. In italiano, come ho detto anche altrove, non v’è
parola che risponda con esattezza a questa francese; v’è
maleficio
e malìa: quella che più si avvicina è
fattura, nel significato di stregoneria compiuta
contro una persona per le fattezze o sembianze
di quella, ed è parola della ottima lingua italiana del
Sacchetti e del Boccaccio: così v’è anche il verbo
affatturare.
Ma envoûter per la gente che ama
l’esotico più del patrio, dev’essere meglio digeribile che
non fattura, parola caduta in bocca anche al minuto
popolo in tale significato, e avverrebbe che, pel solo fatto
della fortuna delle parole, i dottori non ne vorrebbero
intendere.
I procedimenti per compiere i maleficii sono vani e in
queste fatture per amore si riscontrano tutte le fasi
di magnetizzazioni in lontananza. Gli adepti della magia
nera si servono di evocazioni di demònii (dico
demònii
per indicare i dèmoni con tendenze ostili
all’uomo) o spiriti forti di materialità che arrivano
a produrre un turbine nell’organismo fluidico del
maleficiato. Aiutano le evocazioni con atti di magia
cerimoniale, con caratteri e cifre le più
energiche in manifestazioni di potestà in lontananza, con
parole potenti
che i maghi neri sanno pronunziare come
emittenti forze e volontà fluidiche e con suoni o rumori
atti a produrre tali vortici da impestare una creatura
debole nella tela invisibile della malìa.
Il solo fabbricare un pupazzetto di cera e battezzarlo con
un battesimo di prete non toglie e non mette gran che.
Bisognerebbe innanzi tutto che il cattivo sacerdote fosse un
mago nero, diversamente il semplice atto di amministrare un
sacramento ad un corpo senz’anima, lo mette fuori la
liturgia santa della chiesa e il suo battesimo e lo stato di
corrispondenza sono nulli.
Il mettere, impastato con la cera, capelli o unghie o sangue
della vittima presunta non è efficace se – nella operazione –
tutte le cose non si fanno scaldare con gli intingoli attivi
degli spiriti coercitivi delle volontà degli altri, o
spiriti perturbatori della sensualità i quali demònii,
come con preghiere vengon giù gli angeli, per imprecazioni
si scagliano contro la persona che impreparata a riceverli
non li respinge e tenderebbe respingerli inutilmente.
Io non scrivo il romanzo e ciò che scrivo serenamente,
s’intenda con serenità oggi se ne occupano appena pochi dei
profani, ma se venisse nelle scuole di medicina accertato
che il maleficio è una verità e che molte malattie
inesplicabili ai medici meglio diagnosticanti sono prodotte
da cause delle quali la scienza officiale non vuol sentir
parlare come di certezze, i codici moderni dovrebbero
occuparsi dei maghi neri e sua eccellenza Zanardelli copiare
le leggi di Rotari dei Longobardi o i più moderni per
rimettere in opera la cremazione pubblica dei maleficianti e
degli stregoni!
Queste fatture d’amore, molte volte fatte imperfettamente da
inabili ed inesperti stregoncelli, producono altri disturbi
fisici che non hanno niente a vedere con la passione
che si vuol generare e le persone desiderate molte volte
sono colpite a morte.
Conobbi una signorina la quale cadde inferma di un
inesplicabile malore pochi giorni dopo aver espulso dalla
sua casa un pretendente alla sua mano. Il suo malore
cominciò con un sogno lucidissimo, che le fu sempre presente
agli occhi nella sua realtà paurosa.
Sognava di riposare nel suo letto, e che una mano le si era
posata sul torace, una mano vellosa, come la zampa di un
orso. La mano diventava più pesante e la pressione
terribile: nel sogno ella afferrava, la mano per tentare di
liberarsene, apriva gli occhi e la faccia di una vecchia
orrida e sdentata si avvicinava alla sua faccia,
sghignazzando certe maledizioni incomprensibili… il
risveglio fu doloroso.
Otto giorni più tardi il sogno si ripetette variando la sua
forma. Lo spasimo fu identico; ma la vecchia, la stessa
vecchia le lacerava con un coltello sanguinante le vesti
verso il cuore e le diceva sommessamente: “tu non amerai
che X, e X sarà la tua passione.”.
Da quel giorno la signorina non ebbe più una ora di
pace: ella non amò e non desiderò il fidanzato d’allora, ma
la sua salute si ridusse agli estremi e per cinque anni
percorse le anticamere dei medici più in voga. A chi l’ha
raccontata, la storiella è parsa roba da femminuccia;
parecchi l’han detta ammattita; in realtà non è stata che
vittima di un maleficio d’amore pessimamente eseguito per
quanto potentemente compiuto.
Le facoltà mentali della paziente deperirono gradatamente, e
due notti prima di morire sognò un’altra volta la sua
visitatrice invisibile che le diceva le stesse parole di
cinque anni innanzi!
è un fenomeno di follia o è un atto di violenza che persone
malvage hanno adoperato contro di lei?
I demònii o spiriti malvagi, che ordinariamente si scagliano
contro le persone che si designano a vittime di maleficii,
non sono degli spiriti di ranocchi, sono le
creature
vitalizzate dell’astrale che colpiscono il
perispirito o corpo fluidico di una vittima fino ad
ucciderla!
All’epoca di Caterina dei Medici in Francia sotto i regni di
Enrico III, Carlo IX e Enrico IV, questa maniera di stregare
a morte era diffusissima. Pare che nel Medioevo in Italia
dovesse essere conosciuto molto il metodo, perché un recente
studio ha posto in vista un malefizio che Galeazzo Visconti
voleva commettere contro il Papa Giovanni XXII, tanto che
Dante Alighieri che pare avesse fama di mago molto esperto,
fu interrogato se volesse battezzare (o meglio come allora
si diceva italianamente incantare) la
statuetta d’argento del Papa[15].
Ma in genere di ricordi storici, va menzionato il
Processo della Monaca di Monza
nel quale la
Signora,
di cui si occupa Alessandro Manzoni nei
Promessi Sposi,
ai giudici confessò che traverso la
grata del parlatorio l’amante suo le aveva dato a baciare un
oggetto di forma indistinta, il quale nelle vene le pose tal
foco che da quel giorno, quand’anche ai convegni non avesse
voluto andare, si sentiva tirar per forza e contro volontà
sua[16].
Questo appartiene già a un secondo modo di vincere la
resistenza delle donne deboli di cui si occupa la
stregoneria – e fa parte, senza perfettamente esserlo, dei
filtri
o beveraggi amorosi, di cui l’esistenza da tempo
immemorabile si ricorda.
I filtri sono veri veleni magici, elissiri che
agiscono sul cervello delle persone che ne sono tocche e che
l’assorbono.
I filtri si adoperano in due maniere: o facendo che
all’insaputa sua l’uomo o la donna ne beva, o spandendoli
nei siti dove di costume la vittima permane.
Da ciò si arguisce che i filtri o si compongono di quei tali
veleni introvabili nelle analisi chimiche, di cui si
dicevano possessori i Borgia, o di veleni psichici che
raggiungono il cervello per mezzo delle narici.
Il secreto di manipolazione di questi filtri energici e
potenti è nella determinazione della volontà potentemente
magnetizzata dello stregone sulla lambiccazione di sostanze
organiche, animali e vegetali, indirizzata a coercire una
volontà più debole. Gli antichi almanacchi e i libri di
meravigliosi secreti
presentano molte ricette per la
fabbricazione dei filtri: ma il filtro più potente è il
bacio di satana,
cui allude la Monaca di Monza.
Questo maleficio si faceva così. Si costruiva una grande
medaglia, generalmente di rame, come quella dei santi, che
si apriva in due dischi combacianti. La faccia esterna
portava incise o a rilievo le più ispide figure demoniache e
priapee, e nell’interno un vero reliquiario diabolico,
impregnato di odori e acque filtrali che agiscono sul
cervello della disgraziata.
L’oggetto si dava a baciare, e lo si teneva quanto
più si poteva accosto alla bocca e alle narici della
persona. L’avvelenamento era compiuto così.
Chi è al corrente dei moderni studii sull’ipnotismo sa degli
ultimi esperimenti fatti in Francia e riprodotti e
controllati in molti laboratorii. Cioè quelli del Luys e di
suoi collaboratori sull’azione curativa dei medicinali a
distanza: – ebbene la cosa più semplice ed iniziale è già alla
portata di ognuno, col perispirito o corpo
fluidico o corpo astrale si possono bere le proprietà
tossiche o salutari di corpi naturalmente utili o velenosi
al nostro organismo.

Se non che per ora non si sa che questo, che per mettere
in contatto un veleno col corpo fluidico di una persona, la
si deve porre in istato di sonnambolismo. Mentre appartiene
al novero dei secreti della magia operante (secreti
che danno tanto sui nervi a chi non vuol sentir
discorrerne in tempi in cui tutti credono lecito di sapere e
divulgar tutto) un metodo semplicissimo col quale si può
avvicinare il corpo fluidico di una qualunque persona senza
porla in istato ipnotico.
Il ricettario di questi veleni psichici assumerebbe
proporzioni vaste se se ne dovesse scrivere.
I veleni potenti dei tre regni vi trovano il loro posto:
dalla cicuta al giusquiamo, dallo stramonio al cianuro di
potassio, dai funghi al veleno di vipera niente ha arrestata
la passione avvelenatrice che ha trovato nelle streghe e
nelle male femmine prezzolate, strumenti di proiezione
malefica sopra povere ed innocenti creature.
I filtri sono per l’amore ma il nome di filtro
è anche preso nel più largo senso di bevanda malefica e
contiene tutti gli ingredienti, dal veleno reale al veleno
ipotetico dall’estratto di erbe velenose alla polvere di
ossa di morti.
Bevuto un veleno preparato così, è indubbio il suo effetto
letale; ma gli stregoni o maghi neri, possenti nelle loro
pratiche, non fanno bere i loro filtri né ne
cospargono le vivande dei nemici. Basta che l’acqua filtrale
sia sparsa in un luogo dove la vittima può respirarne
insensibilmente una particella e l’effetto è ottenuto.
È il veleno o il vapore dei veleni che uccide o ammàlia o
perturba?
Non sempre.
Come per le fatture, cosi pei filtri. Dall’acqua
velenosa escono terribili quei demònii cui non crede ancora
la scienza officiale – e la vittima è colpita senza difesa!
I Rosa+Croce di Francia hanno assunta la missione di
combattere dovunque il maleficio, e novello tribunale
spirituale, assistere alla difesa degli innocenti: alto
ideale!

 

V

Ma dunque
è possibile tutto questo? Non è la resurrezione di un sogno?
è verità. L’avvenire la dimostrerà scientifica e la gente
che ora ne ride motteggiando incredula, non ne riderà più.
Per liberarsi da ogni maleficio di amore del cervello
altrui, bisogna non desiderare il vizio e amare come gli
angeli, col cuore.
Anaèl è l’angelo grande dell’amore di Dio. Le chiese ne
fanno il loro sacramento invocandone la fedeltà e la purità
nell’amore coniugale. Miszrael è la consolazione degli
afflitti.
Samael è l’angelo della morte; Lilith il demonio della
Lussuria.
Astarotte, che si dipingeva a cavallo di un drago con una
vipera nella mano, è il demonio della materialità, il più
popolare tra i maghi neri e tra le streghe. Un diavolo
epicureo, un buon diavolo, ma un diavolo sempre.
Mi manca la penna di un artista per descriverlo; ma chi
sente come la psiche medievale rivolgesse nella tela di
ragno di un mistero bestiale la evocazione demoniaca di
questo idolo filisteo, può farlo senza di me. Astarotte è
servito di tetro ornamento a tutte le favole religiose e gli
esorcisti dell’oscurantismo della ragione della fede, che
durò in Europa fino al secolo XVIII, lo cercavano
dappertutto.

Ora non lo si evoca più, il gran Signore della tregenda! Lo
spiritismo invoca le anime che moralizzano e dimenticano le
ossessioni di diciotto secoli demonomani! Dopo la caduta dei
numi gentili, la ragione umana ha infranti i simulacri delle
passioni nei demònii seduttori, i nomi dei quali tratti
dall’ebreo, dal fenicio, dal siriaco e da lingue non mai
udite, imperarono sulla coscienza di tutti i paurosi come
spettri poliformi. Però coloro che oggi si assidono a
increduli, a sperimentatori e a filosofi
della natura sensista non devono obbliare che alla coorte
dei demònii beffardi, rappresentanti della lotta contro
la fede officiale in tutte le epoche,
essi debbono la
rivoluzione intellettuale dei nostri tempi che gli angeli
della logica della scienza già salutano!
Ma fino a che vi è materia, una parte dell’umanità ama coi
demònii, invertendo all’egoismo tutta la potenzialità della
psiche.
L’umanità si dibatte tra Angeli e Demònii, tra il peccato e
il vizio: tra il desiderio concupiscente e l’amore in Dio,
l’amore del cuore, che è sacrificio di fronte all’altro che
è diletto e che la chiesa bandisce come colpa.
Per liberarsi dall’amore del cervello bisogna pregare ad
Anaél, cosi:

“O angelo che sei l’amore di Dio, la umana fantasia è
lorda dalle sensazioni cocenti della carne, fa che io non
ami per piacere d’amore e che quando la carne pecca il mio
spirito voli a te.”.

Infatti l’igiene insegna che quando alla sensazione
della carne, l’uomo accoppia tutta la raffinatezza del
godimento spirituale, l’atto non è secondo natura ed ha
conseguenze patologiche.
Lo spirito invochi l’angelo, e la carne il demonio; ecco
l’eterno contrasto del bene e del male, dell’ideale e della
materia!
Giuliano
Kremmerz

 


NOTE

[1] – Amore
senza sacrificio di sé stesso o di parte di sé, è un non
senso. Chi dice di amare senza donare il suo io
all’amante, non ama. Chi si immola alla persona amata compie
il più grande atto di amore. La gelosia, sentimento
restrittivo dell’amore al possesso, non è testimone d’amore,
perché desidera il contrario dell’amore: immola cioè al
proprio desiderio la libertà di affetto della persona che si
ama.

[2]In
pratica, coi moderni studi demografici, si vede quanto sia
falso questo luogo comune della filosofia volgare. I
progrediti limitano la prole, non progrediti subiscono la
conseguenza dell’atto animale, e i più brutali, delinquenti
nati, se ne sbarazzano con la violenza. Tra i civilissimi
che intelligentemente cercano di limitare la prole e i
violenti che sfidano l’umana giustizia, l’atto di
delinquenza è lo stesso se si vuol ritenere che sia delitto
sociale, cioè verso la società, il sottrarle la vita
di sue unità. L’amore per la prole, quando la prole non è in
mente a nessuno dei coniugi o individui che ne fanno
funzioni, è assente perfet­tamente. Negli amori furtivi, se
un’idea impera, è la paura della prole. Ma il concetto della
perpetuazione della specie è religioso, religiosamente
trasmesso nei popoli in cui la filosofia non ha gettato le
verità sacerdotali in pasto alle passioni animali delle
turbe.

[3]Programma del Mondo Secreto, 1897.

[4]Il
linguaggio dei poeti antichi era il sacro e la scienza di
interpretazione dei libri classici ve­ramente per la forma e
il loro contenuto, appartiene alle altissime del tempio
iniziatico. La Bibbia, anche nei libri suoi più recenti,
dovrebbe essere interpretata così e poi svelata alla gente
attonita per vedere quali cantonate abbiano prese i
traduttori del Loke disprezzando la filosofia naturale della
Genesi. Il Virgilio e Omero scrissero nell’identico modo
delle cose sacre antiche: tutta l’epopeia troiana e la
venuta nei lidi del Lazio della gente Enea, è una
storia sacra della filosofia occulta, di cui, scrivendone
oggi, non si troverebbe certo un pubblico di dieci persone
atto a intenderla. A tal proposito ho letto una traduzione
jeratica della Cantica dei Cantici fatta dal sig.
Giustiniano Lebano, dottamente compiuta con disamina del
linguaggio sacro; ma quanti l’hanno capita?

[5]Non vi è
questione più interessante di questa. L’animo umano
con le lesioni dei lobi cerebrali, delle meningi, o con le
profonde lesioni organiche è ferito? è ucciso? La filosofia
materialista dice di sì, perché l’uomo pei materialisti è
l’organismo animale nelle sue funzioni umane: mentre per la
verità non è così. L’uomo colpito da paralisi non parla o
non si muove. è alterata la intima struttura dalla sua
psiche, è distrutto il suo spirito? No, ciò che è distrutto
è il legame cioè l’autorità di presa dello spirito sul corpo
– legame plastico che può indebolirsi gradualmente come
nelle atassie volitive e progredienti, o spezzarsi tutta una
volta come nelle morti fulminee. Le paralisi parziali sono
distacchi parziali della autorità di possesso dello spirito,
sui mezzi atti a manifestare le sue sensazioni. L’effetto
che la vista di un malato produce sui sani è che lo
spirito
dell’ammalato è turbato; mentre in realtà
non è tur­bato che il mezzo di comunicazione tra lo spirito
e noi, e noi ne vediamo le manifestazioni attra­verso lo
stato del suo turbine sensorio.

[6]Ciò che
noi dimentichiamo in apparenza, il nostro spirito non
dimentica. L’immagine dimenticata apparentemente vi assale
nel momento della vostra evocazione involontaria. Si è
ripetutamente osservato, che i moribondi hanno istanti di
lucidità in cui tutto veggono chiaro: ciò è perfettamente
vero prima di passare il fiume Lete, il corso delle acque
nere dell’oblio. Letizia, parrebbe venire dà
lete, il dimenticare: l’uomo che non dimentica non è
mai allegro.

[7]Coloro
che tutto spiegano con la telepatia direbbero che il
Lamartine ha potuto vIsitare e conoscere quei luoghi in
istato di sonnambulismo lucido naturale, dormendo o
sonnecchiando. Questa sarebbe una ipotesi, della quale non
potrebbe provarsi che sia proprio così.

[8]Il
feto
è divino, perché rappresenta il risultato di ciò
che anteriormente è stato preparato. In natura tutto è
causa ed effetti: seminate e raccogliete. Sarebbe strano
che voi seminaste piselli e spuntassero fragole! Il
fatale
della pianta è di dare il suo frutto. Il fico che
non dà frutto è maledetto, perché è causa senza effetto.

[9]Non parlo
dei preti che esercitano il mestiere del sacerdote: ho
conosciuti di quelli che non solo non sanno quello che fanno
celebrando la messa, ma che non vi credono, quasi che
l’atto non abbia valore. Invece essi non s’avveggono, loro
malgrado, di essere strumenti ciechi di una pratica magica
che li attira e li aggioga. La messa dei morti,
quella che si compie secondo il rituale cattolico, quando è
recitata o cantata con tutta la intenzionalità magica del
rito è una vera operazione di psicurgia cerimoniale, dalla
quale per passare alla evocazione non corre che poco.
Maggiormente è puro il sacerdote celebrante e
maggiore efficacia spirituale ha la messa che si celebra: se
non che l’iniziato non deve ascoltar la messa
recitata da un prete impuro, non solo, ma assistendo al
sagrificio
della messa deve seguirlo passo passo,
interpretandolo secondo il suo significato vero
, e all‘Orate
fratres’
gli è lecito, se attivo, di invertire tutta
l’anima dell’uditorio al fine della sua intenzionalità. e
far compiere l’operazione della catena fluidica a
beneficio della mano-agente. Perché deve ben
distinguersi che la magia rispetta tutte le religioni
classiche e il cattolicismo è classico per il rituale
pagano e cristiano trasfusovi dai primi se­coli e perpetuato
fin’oggi; il mago se ne serve in­telligentemente.

[10]Lo
Strozzi citato nel Dizionario Infernale ricorda un
castagno presso Piacenza al piede del quale nel raggio di un
largo circolo non cresceva erba, perché i maliardi vi
ballavano nelle loro orge. Nel mezzogiorno d’Italia ho
sentito di un tradizionale Noce di Benevento su cui
si sono stam­pati perfino dei libri, e a Napoli un
incantesimo recitato da certe streghe da strapazzo innanzi a
me, finivano col ritornello in segno di posta:

…Sopra l’acqua
Sotto il vento
Sotto il noce di Benevento…

[11]La
Messa nera
era la messa stregonica con un rituale
fantastico ed osceno che qui non è il luogo di ricordare.
Tutte le leggende fratesche e diaboliche del medioevo han
tirato in ballo sempre il Tentatore nelle chiese per
disturbare la celebrazione della messa. Qualche moderno
identifica in Oros il demonio della distruzione, il
cui forte desiderio è di opporsi al Dio Cristiano. Ma la
demonologia è malamente compresa!

[12]I
domenicani di Schwerin nel Mechlemburgo ­avevano un diavolo
servitore chiamato Puck. Sotto la figura di una
scimmia egli girava lo spiedo, spazzava la cucina e tirava
l’acqua dal pozzo. Un monaco scrisse: “Veridica relativo
de demonio Puck”.
Che buon diavolo!

[13]Nel
Mondo Secreto
(anno 2°,
fascicolo 1) si è pubblicata l’effigie del Bafometto dei
Templari.
Il mostro dalle corna adunche, con le
prominenze falliche e i piè caprini, ha il suo insieme di
becco-uomo. Questa figura si diceva adorata dai Templari. Ma
la loro parta di lussuria sacra l’hanno avuta tutti gli
antichi tempii gentili. Le feste priapee, i misteri di
Eleusi, i saturnali, erano rituali. Tutte le forme del
diavolo in tutte le religioni avevano del becco. Il Moloch
degli Ammoniti aveva la testa di vacca; Belfegor dei
Palestini più si avvicinava al caprone. Certo è che il
becco fu tenuto sempre come espressione di lascivia
sopratutto nel simbolismo delle religioni antiche. Come poi
entri il becco nel rituale della realizzazione magica,
que­sto, per non generare errori, è riserbato a chi stu­dia
di magia.

[14]Incubi
e succubi
che cosa sono? Dicono i medici che sono i simboli di
indigestioni violente, i cui effetti si ricavano nello
spasimo del sonno degli indigesti – ma cotesti medici
confondono il bernoccolo di Adamo con il piffero di Silene.
I medici vogliono avere idee di succubi e incubi negli
ospedali, dove incubi e succubi non vanno. I
demonologi dicono che sono spiriti di demonii maschi o
femmine che fanno all’amore coi figli o le figlie degli
uomini. Ma che esistano spiriti con forti ten­denze
di lascivia è fuor di dubbio, quantunque non manchino
esempii di stregoni e di streghe che di notte visitavano (e
visitano) i loro prediletti sotto forme fluidiche.
Storie incredibili!

[15]L. Esquieu, ‘Papa Giovanni XXII e le scienze occulte’; 
e nella Rivista d’Italia (fascicolo 15 mag­gio 1898)
un articolo del signor Della Giovanna su Dante mago.

[16]V.
Tullio Dandolo, “La Monaca di Monza”.