GLI ARCONTI NELLA VISIONE ERMETICA

Cosmologia della Manifestazione e nascita del Nume

di Mario Krejis

 

Introduzione

L’uomo genera i propri Angeli e i propri Demoni nel confronto con la vita.
Ma quando li riconosce e li trasforma, nasce in lui il Nume.

 

Nelle Tradizioni Spirituali dell’antichità compare spesso un termine che ha da sempre suscitato curiosità, e anche inquietudine: Arconte.

La parola deriva dal greco archōn, che significa governante, prìncipe, colui che presiede. Nella Grecia antica si riferiva spesso alla magistratura civile, ma nelle correnti religiose e filosofiche dei primi secoli dell’era cristiana, il termine assunse un significato cosmologico.

In alcune Scuole Gnostiche, gli Arconti vennero descritti come le Potenze che governano le Sfere dell’Universo e che delimitano l’ambito dell’esperienza umana. Tale interpretazione fu talvolta caricata di un carattere fortemente dualistico. In effetti gli Arconti furono considerati, da alcune Correnti Gnostiche, come delle Potenze ostili alla libertà dell’anima.

Tuttavia una simile visione non può essere accettata senza riserve. Se infatti si ammettesse l’esistenza di Potenze ostili alla Divinità, capaci di opporsi al suo disegno, si dovrebbe riconoscere loro una forza pari e persino superiore a quella dell’Uno. Tuttavia, se così fosse, l’Universo sarebbe dominato da un’insanabile contraddizione.

Come vedremo, la Tradizione Ermetica suggerisce una prospettiva molto diversa. Nel senso che l’Universo non sarebbe una prigione costruita da Potenze avverse, ma la manifestazione progressiva di un’Intelligenza infinita, che si esprime attraverso molteplici livelli di organizzazione.

Secondo la visione ermetica, le Potenze Cosmiche non sono nemiche dell’uomo, ma rappresentano dei Principi ordinatori della realtà: Intelligenze Supreme che delimitano gli ambiti entro cui l’esperienza umana può svolgersi. Tali Potenze sono appunto ciò che generalmente si definiscono Arconti.

D’altra parte l’Ermetismo insegna una Legge fondamentale: “Ciò che esiste nel Cosmo, esiste anche nell’uomo!”. L’essere umano non è separato dall’Universo, ma ne è il riflesso vivente.

Pertanto, così come esistono Arconti Cosmici, probabilmente esistono Arconti interni all’uomo, cioè strutture profonde dell’anima le quali organizzano e regolano l’esperienza individuale.

Comprendere il ruolo di tali potenze, significa intuire in che modo la coscienza dell’uomo si sviluppa attraverso l’esperienza. Dal processo di progressiva maturazione spirituale, trarrà origine il Nume, cioè un’Intelligenza superiore (o divina) che assimila l’essenza delle tante esperienze di vita.

 

Gli Arconti nelle Correnti Gnostiche moderne

Nel corso del XX° e XXI° secolo, l’interesse per lo Gnosticismo non si è affatto esaurito. Al contrario, la riscoperta dei testi di Nag Hammadi e lo sviluppo di nuovi Movimenti Spirituali hanno riportato al centro dell’attenzione l’argomento degli Arconti.

In alcune Correnti Gnostiche, come in quelle ispirate agli insegnamenti di Samael Aun Weor e a interpretazioni moderne della cosiddetta Gnosi Universale, gli Arconti sono descritti come Potenze Cosmiche in grado di influenzare la coscienza umana, attraverso la struttura stessa del mondo materiale.

In tali dottrine, essi sono spesso considerati come le Forze Intelligenti che mantengono l’uomo prigioniero di illusioni psicologiche e di meccanismi inconsci.

In altre correnti esoteriche più moderne, la figura degli Arconti è reinterpretata in modo meno dualistico. Essi non sono considerati Potenze maligne in senso assoluto, ma Strutture intelligenti della realtà, Forze immense che organizzano i Campi dell’Esperienza Cosmica.

Pertanto non sarebbero delle vere e proprie Entità esterne all’uomo, ma si manifesterebbero piuttosto come schemi psichici collettivi, cioè come Forme archetipiche che orientano il comportamento umano, riflettendosi nella struttura della società e della storia. (1)

Queste interpretazioni, abbastanza recenti, mostrano come il tema degli Arconti continui a suscitare interrogativi profondi. Tuttavia la maggior parte di queste correnti di pensiero, tendono a mantenere in vita una visione segnata da un profondo dualismo tra Luce e Oscurità.

La prospettiva ermetica invita a superare tale opposizione. Gli Arconti non devono essere considerati Potenze ostili alla Divinità e all’uomo. Rappresentano piuttosto momenti funzionali dell’Intelligenza Cosmica, delle strutture operative attraverso cui l’ordine dell’Universo prende forma.

Comprendere la natura di queste Potenze, significa anche intuire il significato dell’esperienza e il modo attraverso cui la coscienza umana può evolvere attraverso il continuo confronto con la vita.

 

Origini filosofiche della dottrina degli Arconti

Il termine “Arconti” compare in numerosi testi della Letteratura Gnostica dei primi secoli. Tra questi si ricordano in particolare l’Apocrifo di Giovanni, l’Ipostasi degli Arconti, il Vangelo della Verità e la Pistis Sophia.

In questi scritti gli Arconti sono descritti come Forze intelligenti che governano i diversi livelli del Cosmo. Essi presiedono le Sfere Celesti e regolano le leggi che governano la Natura. Alcune interpretazioni hanno visto negli Arconti delle Entità limitatrici della libertà dell’anima. Questa visione non fu però condivisa da tutti i pensatori antichi. (2)

Il filosofo neoplatonico Plotino, per esempio, criticò duramente la concezione secondo cui il mondo sarebbe opera di Potenze inferiori e ostili alla Divinità. Al contrario, secondo Plotino il Cosmo sarebbe una manifestazione della bellezza e dell’intelligenza di Dio. Perciò per il filosofo tutto procede dall’Uno e tutto tende a ritornare in Lui.

La Tradizione Ermetica si colloca su una linea di pensiero simile. L’Universo non sarebbe un errore cosmico, né una “caduta” irreparabile, ma l’immenso campo d’azione in cui l’Intelligenza Divina si manifesta, sviluppandosi attraverso infinite forme (3).

 

L’Emanazione Cosmica

La Cabala Ebraica ha espresso quest’intuizione attraverso una Cosmologia di straordinaria profondità. Secondo la Tradizione Cabalistica il Principio Divino è chiamato Ain Soph, cioè l’Infinito senza limite.

Ain Soph non può essere conosciuto direttamente, perché rappresenta l’Assoluto al di là di ogni forma. Quando l’Assoluto si manifesta, la sua presenza si esprime come Ain Soph Aur, la Luce infinita.

Da tale Luce indifferenziata prende poi forma l’architettura della manifestazione, cioè l’Albero della Vita, costituito com’è noto da dieci Sephiroth.

Le Sephiroth rappresentano dunque le modalità attraverso cui l’Intelligenza Divina si articola e si rende operante nell’Universo. Possiamo anche immaginare che, insieme alle Sephiroth, emergano anche delle Potenze che ne rendono possibile l’azione.

Gli Arconti possono appunto essere considerati come Intelligenze che presiedono ai vari livelli di quest’imponente struttura cosmica.

Ogni Sephirah rappresenta un principio della realtà e ogni principio implica una modalità di organizzazione dell’Universo. Pertanto gli Arconti sarebbero gli Ingegneri della Manifestazione, le Intelligenze elevatissime che traducono i Principi Cosmici in dinamiche operative.

In tal senso la Creazione non appare più come una struttura immobile, ma come un processo dinamico di auto-organizzazione. Gli Arconti non sono Entità statiche. Essi emergono, si trasformano e si rigenerano nel Flusso Eterno dell’Universo.

Del pari la realtà oggettiva si sviluppa attraverso un movimento continuo di creazione, trasformazione e dissoluzione delle forme.

 

L’Albero della Vita nell’uomo

Come ho detto, la Legge fondamentale dell’Ermetismo afferma che ciò che esiste nel Cosmo, esiste anche nell’uomo.

L’Universo non è solo un insieme di corpi materiali, dispersi nello spazio. Esso è una struttura vivente, un organismo cosmico nel quale ogni livello della realtà riflette gli altri. Per questa ragione l’uomo può essere considerato un Microcosmo, cioè una sintesi vivente dell’Universo.

Così come esiste un Albero della Vita nel Cosmo, esiste un Albero della Vita nel corpo e nella struttura interna dell’essere umano. La Scintilla Divina, che rappresenta la presenza dell’Uno nell’uomo, discende nella Materia attraverso un processo di progressiva densificazione dell’energia creativa.

Tale discesa crea i diversi livelli della realtà. Nella Tradizione Ermetica tali livelli sono stati descritti come i Quattro Corpi che compongono l’uomo: il Corpo Solare, il Corpo Mercuriale (o mentale), il Corpo Lunare (o emotivo) e infine il corpo fisico.

In ciascuno di tali livelli sono attive Forze e strutture tridimensionali, che organizzano l’esperienza della vita. In un certo senso, dunque, nell’uomo esistono degli Arconti interiori.

 Essi non devono essere immaginati come Entità separate, ma come strutture profonde che orientano e definiscono la nostra esistenza. Sono degli schemi interiori, che delimitano il modo con cui l’individuo si rapporta al mondo.

Ogni essere umano nasce all’interno di una determinata epoca storica, in una peculiare cultura, in un determinato ambiente sociale e familiare. Tali condizioni costituiscono in un certo senso la cornice della vita.

Gli Arconti interiori rappresentano in effetti tale cornice, strutture profonde dell’esperienza individuale. Essi delimitano il campo energetico e vitale, nel cui ambito l’individuo può sviluppare la propria esistenza.

All’interno di tale cornice, l’uomo esercita la sua libertà. Il libero arbitrio non consiste quindi nel fare qualsiasi cosa, ma nel poter trasformare adeguatamente il modo stesso in cui viviamo l’esperienza.

La vita diviene così un vero e proprio laboratorio, dove la coscienza sperimenta, crea e distrugge le forme, generando sempre nuovi e più avanzati equilibri.

 

Il Gioco dinamico di “Angeli” e “Demoni”

Nel confronto con la vita l’uomo non resta mai passivo, ma diventa egli stesso creatore. Ogni esperienza vissuta genera delle forme interiori. Alcune favoriscono l’armonia e l’evoluzione della coscienza; altre producono solo confusione e disordine.

Nell’uomo possiamo definire arbitrariamente queste due tipologie col nome di Angeli e Demoni. Gli Angeli raffigurano i pensieri luminosi, le intuizioni profonde e le aspirazioni spirituali che orientano la coscienza verso la verità.

I Demoni sono invece le configurazioni psichiche che mantengono la coscienza imprigionata nell’errore, nella ripetizione di comportamenti disarmonici, nella paura e nell’egoismo.

Queste Forze non devono però essere interpretate in modo moralistico. Esse sono solo diverse polarità dell’esperienza. Ogni processo di crescita interiore implica un confronto tra possibilità diverse. La coscienza si sviluppa proprio attraverso questo continuo confronto.

Angeli e Demoni interiori non sono dunque entità immutabili, ma creazioni dell’esperienza umana. Una volta generati, essi tendono a influenzare il comportamento dell’individuo.

Purtroppo l’uomo tende a diventare prigioniero delle sue stesse creazioni interiori. Il lavoro dell’iniziato consiste proprio nel riconoscere tali forme interiori e nel trasformarle progressivamente dal peggio al meglio.

Due Forze potenti, in particolare, rendono possibile tale trasformazione: la Volontà e l’Amore. La volontà permette di interrompere la ripetizione automatica degli errori. L’amore consente di trasformare l’esperienza, così da integrarla in una visione più ampia e armoniosa della vita.

Attraverso questo continuo lavoro, la coscienza distrugge le forme psichiche ormai esaurite e ne genera sempre di nuove. La vita diventa così movimento continuo: creazione di nuove forme, dissoluzione delle vecchie e nascita di sempre nuovi equilibri.

In tal modo l’iniziato impara a riconoscere le Forze che operano in lui e a orientarle verso un ordine più armonioso ed equilibrato. Da tale processo nascerà, nel corso della vita, una diversa e rinnovata forma di coscienza.

 

La nascita del Nume

 Man mano che le esperienze diventano più profonde e mature, la Scintilla Divina presente nell’uomo le riassume e le integra in sé.

L’Uno non resta mai estraneo alla vita dell’individuo. Esso si nutre dell’esperienza vissuta, assiste al conflitto tra le forme generate dall’uomo (Angeli e Demoni) e ne distilla lentamente il significato profondo. L’esistenza diventa così un processo di continua assimilazione e maturazione interiore.

Ogni esperienza lascia un’impronta nella coscienza umana. Alcune rafforzano l’armonia dell’essere, mentre altre producono tensioni e contraddizioni. D’altronde anche l’errore più grande, quando è correttamente interpretato, entra a far parte del processo conoscitivo del Dio incarnato.

Nulla di ciò che è stato vissuto va perduto. Tutto viene raccolto e trasformato. Questo lavoro silenzioso, che interviene nella coscienza dell’essere vivente, produce una nuova forma di Intelligenza, un essere straordinario definibile col termine suggestivo di Nume.

Il Nume non è un’entità distinta, nè uno Spirito esterno all’uomo, che si somma alla coscienza individuale. È invece la stessa Scintilla Divina (Intelligenza Superiore) che, vita dopo vita, assimila il frutto dell’esperienza umana, trasformandosi in un Ente straordinario e immortale.

Nel Nume si riassumono (e si trasfigurano) tutte le forme create dall’uomo nel cammino della vita. Accade così che gli Angeli e i Demoni interiori, che apparivano come Forze contrapposte, perdono progressivamente la loro rigidità.

Gli stessi schemi profondi e generali dell’esistenza – gli Arconti interiori – finiscono per dissolversi nella stessa coscienza che li ha generati. Pertanto ciò che all’inizio appariva essere in conflitto, si rivela un processo dinamico; e ciò che sembrava opposizione, si trasforma in esperienza. E alla fine, l’esperienza stessa diventa conoscenza.

Il Nume è quindi il punto d’arrivo, dove la coscienza dell’iniziato supera la semplice alternanza tra Bene e Male, tra costruzione e distruzione, tra ordine e caos. Non perché tali Forze scompaiano, ma perché sono comprese e integrate in una visione più ampia ed equilibrata del mondo e della realtà.

Dunque il Nume è il frutto maturo dell’incarnazione. È la Scintilla Divina che attraversa ed esplora il mondo della materia, assimilandone pienamente il significato. Quando tale processo giunge a maturazione, l’uomo non è più prigioniero delle forme che egli stesso ha creato.

Allora gli Angeli e i Demoni cessano di dominare la sua coscienza per diventare semplicemente momenti transitori dell’esperienza. Alla fine rimane solo la Coscienza Superiore, che ha tutto compreso: resta solo il Nume.

Da quel momento l’iniziato non è più solo un uomo. Egli diviene il punto di transizione verso una nuova e più feconda fase dell’evoluzione della Vita.

La coscienza, che ha assimilato l’esperienza del mondo, diventa infatti a sua volta il Principio generatore di nuove forme di esistenza. Di conseguenza il cammino dell’anima non si conclude nella dissoluzione, ma nella trasformazione.

La divina Monade, attraverso l’incarnazione, amplia progressivamente la sua conoscenza della realtà. E ciò che nasce da tale conoscenza non segna la fine del cammino, ma l’inizio di una nuova e perenne creazione.

 

Conclusioni: dagli Arconti al Nume

 La concezione ermetica degli Arconti consente di superare la visione cupamente dualistica che, in alcune correnti gnostiche antiche e moderne, li ha descritti come Potenze ostili all’uomo e alla Divinità.

Se l’Universo è manifestazione dell’Uno, nessuna Forza può realmente opporsi al Principio da cui essa stessa trae origine. Gli Arconti, pertanto, non devono essere intesi come nemici della coscienza, ma come Intelligenze ordinatrici, come Principi cosmici e interiori che delimitano il campo dell’esperienza e rendono possibile lo sviluppo della vita.

Essi sono le grandi Cornici della Manifestazione. Nel Cosmo gli Arconti regolano i vari livelli dell’esistenza; nell’uomo si riflettono come strutture profonde della psiche: stati interiori, limiti, possibilità, inclinazioni, paure, desideri e orientamenti dell’anima. L’uomo nasce entro queste cornici, ma non è condannato a subirle passivamente. Proprio nel confronto con esse, si esercita la sua libertà di scelta.

L’incarnazione, dunque, non rappresenta una “Caduta” di cui vergognarsi, né una prigione costruita da Potenze tenebrose. Essa è piuttosto il Laboratorio Alchemico nel quale la coscienza viene messa alla prova, si riconosce, si frantuma, si ricompone e lentamente si trasforma.

Nel corso della vita, l’uomo genera miriadi di forme interiori. Alcune lo elevano, altre lo incatenano; alcune aprono la coscienza alla Luce, altre la trattengono nella paura, nella ripetizione e nell’errore.

Possiamo chiamarle simbolicamente Angeli e Demoni, purché non si cada in una lettura moralistica del loro significato. Essi non sono che Energie dell’esperienza, configurazioni viventi della nostra stessa anima.

Il compito dell’iniziato non consiste nel negare tali Forze o nel proiettarle fuori di sé come Entità estranee. Consiste piuttosto nel riconoscerle, comprenderle e trasformarle mediante la volontà, l’amore e la conoscenza. Infatti solo ciò che viene profondamente compreso, può essere realmente trasmutato.

Da questa lenta opera di assimilazione interiore nasce il Nume.

Il Nume non è uno Spirito estraneo all’uomo, né una divinità esterna che discende a salvarlo. È la stessa Scintilla Divina che, attraversando l’esperienza di più vite, ne raccoglie il frutto essenziale e lo trasforma in una coscienza superiore.

In esso si riassumono dunque le lotte, gli errori, le intuizioni, le cadute, le rinascite e tutte le forme che l’uomo ha generato nel corso del suo lungo cammino di evoluzione.

Per questo la finalità dell’Opera Alchemica non è la fuga dal mondo, ma la sua trasfigurazione. L’uomo non si libera dalla materia negandola, ma comprendendone il significato. Del pari non si libera degli Arconti distruggendoli, ma riconoscendo in essi le Leggi che hanno reso possibile la sua evoluzione.

L’uomo evoluto non si sottomette ciecamente a Potenze esterne, né si lascia paralizzare dal timore di Spiriti, Demoni, Entità astrali o Destini immodificabili. Egli sa che il vero campo dell’Opera è in lui; e che tutto ciò che teme, desidera, ama o combatte partecipa, in qualche modo, alla costruzione della sua coscienza.

Perciò non bisogna consegnarsi al fatalismo, né alle dottrine che spengono nell’uomo il senso della responsabilità interiore. L’iniziato non attende la salvezza come un dono caduto dal cielo: egli lavora su di sé, con pazienza, con fierezza e con umiltà. Non si considera una gemma già perfetta, ma una pietra grezza da incidere con lo scalpello della Volontà e dell’Amore.

Così, dalle macerie del passato, dalle ferite comprese e dalle illusioni dissolte, prende forma una nuova cornice interiore: un principio più alto di ordine, fedeltà e gioia. Ciò che prima appariva come ostacolo diviene esperienza; ciò che sembrava errore diviene conoscenza; e ciò che pareva tenebra, si rivela materia ancora informe in attesa di essere illuminata.

Alla fine del cammino, non resta l’uomo frammentato dalle sue paure, ma una coscienza più ampia, più libera, più solare.

Resta il Nume: l’essenza immortale dell’esperienza trasmutata.

E allora l’Opera si compie: non perché il mondo sia stato abbandonato, ma perché l’uomo ha imparato a interpretarlo come simbolo, a viverlo come prova e a trasformarlo nella Luce creatrice.

 

 

  INVOCAZIONE

Arconti, Potenze infinite inserite nel Progetto Divino,
Intelligenze che strutturate l’Ordine dell’Universo,
io non v’invoco come Forze estranee alla mia natura.

Voi siete le Potenze che delimitano il campo dell’esperienza,
le Intelligenze che stabiliscono la Cornice entro cui la vita si sviluppa.

Se siete i Custodi delle Leggi della Manifestazione,
allora rendete limpido il campo in cui io opero.

Poiché anche in me vivono Angeli e Demoni
e nel mezzo arde la Scintilla dell’Uno.

Fate che io possa riconoscere le Forze che operano in me,
e trasformarle attraverso la volontà e l’amore,
e avanzare sempre più verso l’equilibrio.

Così nell’Ordine della Vita!
Così nella Legge della Coscienza!
Così nell’Uno!

NOTE:

1) In alcune correnti contemporanee (Gnosticismo moderno, Occultismo, Ufologia Spirituale) gli Arconti sono stati reinterpretati come:

  • Entità parassitarie energetiche
  • Intelligenze cosmiche ostili
  • Sistemi di controllo della coscienza umana.

Queste interpretazioni però non appartengono allo Gnosticismo classico, ma sono interpretazioni più recenti.

Infine molti studiosi moderni interpretano gli Arconti in modo simbolico o psicologico. Ad esempio, Carl Gustav Jung considerava queste figure come Formazioni Psichiche autonome o come “Complessi Archetipici” che limitano la coscienza.

In questa chiave gli Arconti diventano delle Forze interiori inconsce o dei condizionamenti culturali.

 

2) Per molti gnostici l’Universo è diviso in due livelli fondamentali:

  1. Il Pleroma: Il Regno Divino della Luce.
  2. Il mondo materiale: una realtà imperfetta o decaduta.

Gli Arconti sono dunque le Potenze che amministrano l’Universo materiale.
Sono subordinati al Demiurgo, spesso identificato con una Divinità violenta e arrogante che crede di essere il Dio supremo. Il Demiurgo nella tradizione gnostica è chiamato Yaldabaoth.

Secondo questi testi:

  • Gli Arconti costruiscono e governano il mondo fisico
  • Controllano le Sfere Planetarie.
  • Cercano di tenere l’anima umana prigioniera della materia

In questa visione l’uomo possiede però una Scintilla Divina, che può liberarsi appunto attraverso la Gnosi, cioè la conoscenza spirituale.

   

3) Gli Arconti come Potenze Planetarie:

Molte scuole gnostiche collegavano gli Arconti ai Sette Pianeti della Cosmologia antica:

Sfera Arconte
Luna Arconte lunare
Mercurio Arconte mercuriale
Venere Arconte venusiano
Sole Arconte solare
Marte Arconte marziale
Giove Arconte gioviano
Saturno Arconte saturnino

Ogni Sfera rappresentava un Livello da attraversare dopo la morte, liberandosi progressivamente dalle ostili influenze cosmiche.

 

 

LETTURE CONSIGLIATE

Testi Gnostici e Studi sugli Arconti

  • Apocrifo di Giovanni, in I Codici di Nag Hammadi, a cura di James M. Robinson. Ed. Adelphi.
  • L’Ipostasi degli Arconti, in I Codici di Nag Hammadi. Ed. Adelphi.
  • Pistis Sophia, Testo Gnostico Copto del II-III secolo.
  • Il Vangelo della Verità, in I Codici di Nag Hammadi.
  • Hans Jonas, Lo Gnosticismo. Ed. Adelphi.
  • Elaine Pagels, I Vangeli Gnostici. Mondadori Editore.
  • Kurt Rudolph, La Gnosi. Ed. Paideia.

Opere di Mario Krejis

  • Mario Krejis, Dialoghi sull’Alchimia Spirituale.
  • Mario Krejis, Thsecundia, Ibis – La Magia dell’Anima.
  • Mario Krejis, Verso il Cielo Stellato.
  • Mario Krejis, Articoli e Saggi pubblicati sul sito della Società Ermetica (societa-ermetica.com)