
Scrittura Intuitiva all’Albero della Vita: un Viaggio Meditativo tra le Sephiroth
Di Caterina Mucci
Il componimento originario
Nel Silenzio inizia il mio viaggio.
E nell’ovattato spazio che mi circonda, la mia vista annebbiata riposa.
Ricordi e immagini, pensieri che si insinuano striscianti nel sottoscala della mente assopita.
Fulminei e colorati incidono nelle pareti opache le loro fatiscenti parole.
Da tempo osservo la loro fugace apparenza e il segno lì tangibile e fisso mi invita all’oltre.
Il bagaglio è accanto ai miei piedi, poche e sostanziali riserve poste disordinatamente nelle cavità di una borsa consunta…
Non esito, sono pronto.
Il ponte di luce mi indica la strada,
esso si inerpica attraverso tortuosi sentieri irti di spinose ortiche.
Solo e con un cuore pulsante proseguo.
Il vento mi sospinge indietro,
i lampi scaricano la loro potenza di cielo sul mio capo bagnato.
Eccomi completo e nudo, al tuo cospetto Signore dell’Oltre…
Un tempo ho vagato con la mia nave credendo di trovarti tra i flutti.
Ora in un ultimo spasimo offro a te ciò che rimane di me,
sciogli ogni residuo, e liberami da ogni fardello.
Due lacrime sole… dagli occhi ormai vitrei racchiudono l’essenza di ciò che ero.
In esse si concentra il succo, dell’illusione ormai distillata,
dell’abbandono di ciò che più non è.
Introduzione: la scrittura come via iniziatica
Questo componimento è nato nel silenzio, come un sussurro interiore che affiora senza il filtro della mente.
La scrittura intuitiva è per me un varco, una corrente sottile che porta significati non ancora formulati, un linguaggio dell’anima che si offre direttamente attraverso simboli e immagini.
Solo dopo averlo riletto, ho percepito che ogni passaggio sembrava allinearsi a un ordine antico: l’Albero della Vita.
Non ho studiato Cabala in modo tecnico, ma ciò che è nato da quello stato intuitivo sembrava rispecchiare le Sephiroth come tappe di un viaggio spirituale.
Questo articolo è dunque un esercizio meditativo: un modo per ascoltare la voce interiore attraverso una mappa esoterica potente.
- MALKHUT – Il Silenzio e l’Oscurità dell’Inizio
Il componimento comincia nel silenzio e nell’annebbiamento sensoriale.
Malkhut è la Terra interiore, la densità, il limite che rende evidente la separazione dalla sorgente.
Qui nasce il primo impulso verso l’Oltre.
Sento che il viaggio prende forma da questo spazio: un varco che si apre nella materia, una soglia che si allenta per lasciarmi intravedere ciò che giace nelle radici dell’essere.
Il Regno è il corpo, è la percezione, è la nebbia che avvolge e protegge, e proprio in questa opacità inizia la chiamata verso ciò che è nascosto e attende di essere liberato.
- YESOD – Le Immagini, i Ricordi, le Forme-Pensiero
Le immagini che si insinuano come serpenti sottili, i ricordi, le parole fatiscenti: tutto appartiene a Yesod, il regno psichico.
È l’inconscio, la matrice che conserva memorie individuali e collettive.
È come se l’anima dicesse:
“Guarda le forme che ti abitano. Riconoscile. Tu non sei questo.”
Percepisco dentro di me un mare in cui si muovono figure instabili, residui emotivi, tracce di esperienze passate.
La mia individualità seleziona ciò che vibra con il suo percorso, raccogliendo immagini e sensazioni che sfocano il centro.
Eppure proprio in questo movimento caotico sento emergere un richiamo più alto, una spinta verso ciò che è essenziale, verso la chiarezza del vero.
- HOD E NETZACH – Il Bagaglio dell’Anima
Il bagaglio consunto ai miei piedi rappresenta ciò che porto con me: memorie, comprensioni, emozioni, desideri, ferite e conquiste.
È la dualità Hod–Netzach: mente e cuore, struttura e impulso, razionalità e sentimento.
È il materiale vivo con cui l’anima lavora.
Senza giudizio noto ciò che riaffiora: dolori antichi, gioie lontane, comprensioni ancora incomplete.
Quale parte di ciò che porto deve restare? Quale deve essere lasciata andare?
In questo delicato equilibrio tra pensieri ed emozioni si distilla l’essenza del passato, mentre la direzione del superamento si fa più chiara.
- TIFERET – Il Ponte di Luce
Quando il ponte di luce appare, percepisco un cambio di vibrazione profonda.
Tiferet è la bellezza del cuore, il centro in cui la personalità incontra l’anima.
Il ponte è la via che unisce la terra al cielo, la materia allo spirito.
Mi ritrovo a cadere in un imbuto di luce, un campo pulsante che assorbe e ricrea.
Qui ogni identità si dissolve e si rigenera: ciò che ero e ciò che sono si incontrano e si sciolgono in un ritmo perfetto.
È l’inizio di una rinascita del cuore.
- GEVURAH E CHESED – La Tempesta e la Grazia
Il vento contrario e i lampi che spezzano ogni superficie sono la forza di Gevurah, che purifica attraverso la rottura degli involucri.
Ma in mezzo alla tempesta sento anche un sostegno silenzioso: la mano invisibile di Chesed.
Le due forze agiscono insieme come braccia del Divino.
Dentro di me qualcosa si spezza e si ricompone nello stesso istante.
Sento un sussulto interiore che mi attraversa, una morte e rinascita simultanee.
Ogni scossa è un invito a diventare più vero, più essenziale, più libero.
- BINAH – L’Offerta Finale
Quando scrivo “offro a te ciò che rimane di me”, ritrovo la vibrazione di Binah, la Grande Madre.
Binah accoglie, dissolve, purifica, trasforma.
In questa fase non c’è più sforzo: solo resa.
Sento in me un moto d’amore profondo, uno spasimo sacro attraverso cui mi consegno completamente.
Non oppongo più resistenza: la fede sostituisce il timore, l’amore scioglie ogni barriera.
È un ritorno al grembo cosmico.
- CHOKHMAH – Le Due Lacrime
Le due lacrime sole sono un sigillo: l’essenza distillata di ciò che ero.
Chokhmah, la Sapienza primordiale, risplende in queste gocce che custodiscono il passato sublimato.
È il residuo che diviene luce.
Riconosco in quelle lacrime la sintesi del mio cammino: una visione che non è concettuale ma simbolica, un gesto che imprime dentro di me un significato ultimo.
È il cristallo del “vecchio uomo” che diverrà seme del nuovo.
- KETHER – Il Signore dell’Oltre
Infine, l’incontro con il “Signore dell’Oltre” appartiene a Kether, la Corona, l’Unità suprema.
Qui non vi è più dualità: l’anima si ricongiunge alla sua origine.
In questa luce ogni dubbio si scioglie, ogni dolore si dissolve, ogni sentiero converge.
Sento l’unione ultima tra luce e ombra, in un velo sottilissimo di consapevolezza che risplende come una corona sul capo dello Spirito in me.
Un metodo aperto a tutti
Trasporre il componimento sulle Sephiroth è stato un viaggio nell’anima, una lettura simbolica nata spontaneamente, non dallo studio ma dalla percezione profonda.
Questo mostra che chiunque può usare l’Albero della Vita come strumento meditativo:
la scrittura intuitiva parla la lingua dell’anima,
l’Albero offre una mappa per interpretarla,
l’esperienza interiore diventa conoscenza.
La parte più profonda di noi è già maestra: basta ascoltarla.
FINE