di Jean Louis Bernard con commenti di Mario Krejis

 

Prefazione di Mario Krejis:

Ho deciso di presentare ai miei lettori un interessante articolo sul Tantrismo e sui suoi rapporti con l’Ermetismo e l’Alchimia. Lo scritto, abbastanza noto, appartiene a uno illustre egittologo del secolo scorso, profondo conoscitore del pensiero esoterico e in particolare della Tradizione Egizia nei suoi rapporti con le Tradizioni Orientali, di cui il Tantrismo fa parte.

Jean-Louis Bernard nacque a Belfort (Francia) nel 1918 e studiò egittologia alla Facoltà di Lione, soggiornando per cinque anni in Africa del Nord. Si recò in seguito tre volte in Egitto, per approfondire i suoi studi. Fu autore di vari libri di Egittologia, pubblicati quasi tutti in lingua francese. La sua opera più conosciuta in Italia è “Il Fuoco e la Piramide” di cui è in commercio un’eccellente traduzione di Dino Riva, edita dalla Casa Editrice Moizzi (1977).

Jean-Louis Bernard utilizzò contemporaneamente l’archeologia moderna e le scienze cosiddette tradizionali. Egli si soffermò in particolare su due personaggi molto particolari della storia egiziana, che fece rivivere con la loro epoca: Hatshepsut, la donna che regnò come un faraone e Tutankhamon, il sovrano-stregone assassinato per motivi politico-religiosi.

Il Fuoco e la Piramide è un libro ricco di verità, e ne consiglio la lettura a tutti i cultori di scienze esoteriche che non lo conoscessero ancora. Jean-Louis Bernard si rifiutò di studiare quel mondo misterioso alla sola luce delle concezioni dominanti. Ponendo l’antica scienza alchemica alla base delle sue indagini, egli pervenne a risultati sconcertanti, riuscendo in parte a dissipare le infinite ombre che ancora ricoprono la storia di questo enigmatico popolo dell’antichità.

Il Tantrismo ha rappresentato, specie alla fine del secolo scorso, la fonte di molti equivoci e talvolta di errori madornali, che hanno fatto fallire le aspirazioni di molti aspiranti alchimisti, in cerca di facili compromessi fra le austere concezioni ermetiche e le cedevoli promesse di un mondo più sensibile alle lusinghe del modernismo e della libertà sessuale.

Negli anni 80 del secolo scorso, la pubblicazione di alcuni testi riservati di Alchimia, tra cui il “Corpus” di Giuliano Kremmerz, per gran parte apocrifo, generò in molti la convinzione di un’Alchimia Magico-Sessuale di derivazione tantrica, strettamente connessa a una visione binomiale dell’ascesi e della trasmutazione del piombo dell’uomo comune in pregiato Oro alchemico.

Questa degenerazione della Verità, a opera di Iniziati che della verità -in buona o cattiva fede- non avevano capito niente, ha condotto alla distruzione di Ordini Iniziatici che avrebbero probabilmente avuto un diverso destino, se fossero rimasti più aderenti alla Tradizione.

Credo quindi di non essere anacronistico, nel presentare ancora una volta le considerazioni preziose di Jean Louis Bernard, permettendomi di aggiungere qualche pensiero personale al fine di chiarire il mio pensiero e di offrire un modestissimo contributo alla verità.

Mi perdonino i lettori per qualche imprecisione. Ho scritto di getto, come sono solito fare. L’argomento non è semplice ed è probabile che molti abbandonino la lettura, ritenuta eccessivamente difficile e tediosa. Non importa. Chi deve comprendere, lo farà. Chi volesse poi attingere alle fonti bibliografiche più rilevanti, non dovrà fare altro che cercarle nel libro del nostro Autore.

Archeologia del Tantrismo

di Jean Louis Bernard

Alcuni osservatori perspicaci hanno osservato che il Tantrismo era penetrato in Occidente dopo la guerra 1940-45 e che si diffondeva soprattutto con una sorta di propagazione bocca-orecchio piuttosto che non attraverso i manuali, generalmente privi di valore pratico. Se non esiste una scuola nella stretta accezione del termine è pur vero che si può legittimamente parlare di un Movimento Tantrico che ha presa su tutti gli ambienti dinamici.

Lo Yoga sessuale può essere uno yoga casto, uno dei tanti paradossi del Tantrismo. Vi sono tantrika che fanno distinzione tra Via Secca (casta) e Via Umida (non casta) parafrasando il linguaggio dell’alchimia. Il che dà corpo alla graduazione esistente tra sessualità (fenomeno sanguigno e ghiandolare) ed erotismo (fenomeno nervoso e psichico che interviene anche in carenza di eccitazione sessuale). I trovatori della Linguadoca e di Provenza hanno praticato uno Yoga sessuale casto, che approfondiremo più avanti.

Mario Krejis:

Lo “Stato di Mag” cioè la condizione di massima esaltazione psichica cosciente dell’Ermetista, giunto all’apice del suo sviluppo, non è legato al rapporto fisico e al conseguente stato di eccitazione sanguigna e ormonale. Tale convinzione errata ha generato molta confusione, aprendo le porte a una serie infinita di errori e di profanazioni, che certo non hanno giovato agli imprudenti che hanno praticato in tal senso.

Kremmerz e io stesso, più volte, abbiamo fatto riferimento ai “Cantori della Rosa” e ai romantici poeti medievali, che amavano spasmodicamente la regina del loro cuore desiderandone ardentemente le carezze, ma rifiutando coscientemente ogni possibile contatto fisico. Non si trattava di masochismo, ma di un principio che la Psicologia moderna ha pienamente interpretato, sia pur nella visione laica e scientifica che la caratterizza.

Si tratta del “Principio di dilazione del piacere”, che consiste nel rinunciare spontaneamente all’oggetto dei propri desideri, rimandandone il possesso immediato, in modo da costringere le forze incontrollate dell’istinto e del desiderio sessuale a convertirsi in libido (Jung), cioè in energia psichica e in volontà. Ovvero, per dirla con Aleyster Crowley, in “Entusiasmo Energizzato.

Tale legge è attiva in ogni campo dello scibile umano, rappresentando il motore della vita, il miglior sistema iniziatico per favorire la maturazione psicologica e la felicità dell’essere umano. La capacità di rinunciare al bisogno istantaneo, controllando il desiderio insoddisfatto, è ciò che differenzia gli uomini dalle bestie, che subiscono totalmente il sortilegio della materia, obbedendo soltanto alla legge dell’istinto.

Secondo la Dottrina Esoterica, il desiderio sessuale e la conseguente scarica ormonale sono il nutrimento della “Forza Serpentina”, che giace figurativamente avvolta alla radice del corpo, strettamente connessa al Chakra del piacere e della sessualità (Mooladhara). Quando Kundalini si risveglia, risale rapidamente lungo la colonna vertebrale, dividendosi nelle due correnti – argentea e solare – che formano il “Caduceo Ermetico”, permeando la “Colonna di Mezzo” in modo da alimentare i sette Chakra fondamentali del corpo.

Il lettore interessato, che voglia approfondire l’argomento, può leggere il mio libro “Ermetismo e Alchimia, dove tratto estesamente l’argomento.

Fiumi di inchiostro si sono spesi per descrivere i metodi di risveglio precoce della Kundalini, per poterla utilizzare a fini di ascenso spirituale e risvegliare i poteri psichici. Tuttavia sono quasi tutti metodi sbagliati. Riferendomi alla strada spirituale, il risveglio di Kundalini, in individui non purificati in senso psichico, sortisce l’effetto di potenziare le forme inconsce squilibrate, stimolando gli istinti primordiali contenuti nella radice del Corpo Lunare e generando così ossessioni, squilibri mentali e malattie fisiche.

Esistono però altri modi per produrre il risveglio spontaneo della Kundalini: una fede molto intensa può provocare il giusto stato vibratorio; la preghiera o la forte scarica emozionale, prodotta dall’emergenza di ricordi pregnanti, può eccitare il Serpente addormentato; come può farlo la musica, specie se in grado di commuovere ed entusiasmare l’anima. Dipenderà dalla conformazione fisica e dall’interiorità della persona.

Comunque, se qualche lettore di buona volontà si “eccitasse” spontaneamente nella lettura del “Cantico dei Cantici” o del “Fioretti di San Francesco”, fino a vibrare in uno stato esaltativo della mente, lo considererei probabilmente maturo per l’iniziazione.

Jean Louis Bernard:

La dottrina e la pratica del Tantrismo si sono attualmente diffuse nelle Capitali occidentali, soprattutto a Parigi, sotto il nome di Induismo. Sarà tuttavia utile precisare che il Tantrismo, il cui fondamento è naturale e quindi universale, è esistito in vari luoghi con altri nomi. Ci tenevamo a sottolinearlo. Quanto al suo arcano, chiave di volta della sua metafisica e psicologia, si ritrova in molte religioni antiche.

Il Tantrismo non è trinitario: si richiama alla dualità ma non al dualismo, come già il Catarismo, laddove invece i due principi fondamentali si trovano in una posizione di lotta irriducibile. La qualità tantrica è la coppia, e perciò si inscrive in una unità: Dio e Dea, assoluto e manifesto, immobilità e dinamismo. Il secondo polo emana dal primo, come l’Eva biblica emana da Adamo, e vi ritorna. In termini poetici, esso oppone armonicamente l’Immutabile Mascolino (il Dio cristiano) all’Eterno Femminino (il suo dinamismo creatore e distruttore, perennemente mutante).

Shiva-Shakti: Dio unico androgino

Attualmente il Tantrismo non ha più templi o monasteri, se non in Tibet e in India. Secondo gli indologi, il Nord dell’India l’avrebbe trasmesso al Tibet contemporaneamente al Buddhismo, verso il VI secolo della nostra era. Quindi, nel corso del XII secolo, passò in Mongolia, penetrò nella regione dell’Amur, nella Siberia orientale, e infine in Manciuria.

L’archeologia conferma l’originalità del Tantrismo indiano. Gli scavi della valle dell’Indo, che hanno riportato alla luce le città morte di Harappà e di Mohendjo Daro, contemporanee di Sumer, la più antica civiltà conosciuta in Mesopotamia (IV-V millennio), hanno ampiamente dimostrato che l’India del Nord celebrava i culti della dualità Shiva-Shakti. Non si ritrova invece traccia della posteriore Trimûrti brahmanica, o triplice principio maschile.

La Trimûrti sembra essere il risultato di una sintesi abbastanza recente, destinata ad armonizzare gradualmente l’antica religione autoctona con quella dei conquistatori Aia o Ariani. Questi ultimi vi esportarono il sanscrito, scrittura-supporto della loro metafisica. Considerare Shiva in ordine alla qualità tantrica o in ordine alla Trimûrti, non comporta un alteramento di natura, se si considera che i tre principi della tri-unità erano inseparabili.

Shiva-Dio è a un tempo l’assoluto e il protettore di ciò che è spiritualmente vivo, pur nel rispetto della sua funzione, che è quella del distruttore. È il diamante-folgore che discende dal Cosmo per tuffarsi nelle tenebre demoniche e folgorarle. Nel Tantrismo stretto, Shiva distruttore di dèmoni, è femminile.

Nella valle dell’Indo, sulle tavolette di ceramica vecchie di cinquemila anni, l’arte aveva umanizzato Shiva in un asceta assiso nella positura del loto, dello Yoga classico. Tiene gli occhi semichiusi e lo sguardo intervertito e concentrato sulla ghiandola pineale e sul terzo occhio frontale, da cui si sprigionerà il misterioso raggio che disintegra i dèmoni.

È femminile in Tibet, dove riveste le forme della Dea Târâ. Il carattere intercambiabile del dio unico che può intervertire i poli sessuali, appartiene a una civiltà che non conobbe la guerra tra i sessi. Considerato nell’aspetto maschile, Shiva permane immerso nell’oceano cosmico; è assente, immobile, celeste, non manifestato; mentre, quando viene femminizzato, è dinamico e cosmo-tellurico, e allora danza la vita e la morte. Di solito, le sue immagini integrano le due nature, in una figura dallo sguardo fisso, che danza come una baiadera nel mòzzo di una ruota infuocata.

Il Bardo Thödol e la Bhagavad Gîtâ

In India un uso bimillenario ha stravolto il senso del termine Tantrismo. Originariamente, un tantra era un trattato religioso, concepito sotto forma di dialogo tra Dio e Dea. Per estensione, il termine è stato applicato ai testi dialogati. Gli interlocutori sono un maestro e un discepolo, o un lama e un’anima in via di trasmigrazione: è il caso del celebre Bardo Thodol.

Un lama veggente esorta l’anima di un trapassato per illuminarlo, da una parte, sul suo nuovo stato surreale di esistenza e sulle visioni d’oltretomba e, dall’altra, nel tentativo di liberarlo dal panico che queste visioni provocano in lui. Il sacerdote fa appello al mentale del morto; poiché il nostro mentale può funzionare al di fuori del nostro corpo, e la sperimentazione su falsi morti in catalessi lo ha dimostrato da un secolo.

Quando il defunto li comprenderà, questi fantasmi scompariranno; essi sono una proiezione del defunto, delle sue passioni non estinte malgrado la morte, e del suo karma (le sue opere). Il lama lo aiuterà guidandolo nel labirinto surreale e soggettivo che il morto deve distruggere. Lo aiuterà, soprattutto, a liberarsi dalla ruota di questo mondo intermedio, che i Catari chiamavano il mondo della mistura: mistura dell’essere e del non essere.

Così potrà passare direttamente nelle Sfere Spiritualizzate, invocando le Deità misericordiose per sfuggire alle reincarnazioni. Anche qui si rivela la parentela dottrinale tra il lamaismo tibetano, l’induismo e il catarismo languedochiano. Si deve ai Catari la trasmissione di questa dottrina lungo il canale del manicheismo iraniano e dei bogomili bulgari, che erano andati a predicare in Linguadoca negli anni 1150-1180.

Mario Krejis:

Con riferimento al Bardo Thodol, anche nella Chiesa Cattolica esiste un rituale, generalmente poco conosciuto, in cui il sacerdote (per lo più un frate francescano) assiste il moribondo negli ultimi momenti della vita, quando ormai la coscienza dell’ammalato è spenta e la sua anima ha iniziato a separarsi dal suo involucro terreno. Ho conosciuto tale pratica, poco nota, in occasione della prematura dipartita di un caro amico.

Il frate, dopo aver somministrato l’estrema unzione, tra il cordoglio dei parenti in lacrime, oscillando avanti e indietro con il busto, come se stesse meditando, rivolgendosi a voce bassa al moribondo lo consolava, invitandolo a lasciarsi andare e a dirigersi verso la luce. “Sii sereno, non aver paura, non resistere -sussurrava- Gesù è con te, Dio è con te!” … Le litanie continuarono per diverso tempo, anche dopo che il respiro del malato cessò del tutto, mentre i suoi muscoli contratti si rilassavano nell’abbraccio fatale della morte.

Nell’Ermetismo esistono pratiche analoghe. Non mi riferisco solo alle Cifre di chiamata di Intelligenze, deputate a facilitare il distacco del Corpo Lunare dal defunto, ma a vere e proprie pratiche psicurgiche di aiuto, poste in essere dagli Oranti della Catena Iniziatica nei giorni immediatamente successivi al decesso.

La recitazione (di gruppo o individuale) di Carmi Incantatori, o l’invocazione di Spiriti preposti a tale compito, tende a porre l’anima del defunto sotto la protezione delle Forze della Luce, inducendola dolcemente nel sonno ristoratore che precede il salto dimensionale, oltre il quale l’entità andrà incontro al suo destino. Si riescono insomma ad abbreviare (o a evitare) le sofferenze, a volte atroci, del post-mortem, come risulta dalle cronache dei veggenti in grado di penetrare, con la loro mente astratta, nel mondo delle Ombre.

Infine è appena il caso di far riferimento al valore magico, su cui spesso non si riflette abbastanza, della Messa Cattolica per i defunti. In tali casi agiscono due fattori rilevanti, che hanno spinto anche iniziati di varie tradizioni a richiedere, per sé o per i propri cari, la recitazione corale della Liturgia Cattolica dei Defunti.

Il primo fattore è la volontà collettiva dei credenti, anche se inconsapevoli, in grado di generare correnti di forza molto intense, indirizzate dalla volontà salvifica del sacerdote (o del Mago).

Il secondo è il valore intrinseco del Rituale Romano, la cui centenaria ripetizione ha creato vere Entità eggregoriche, capaci di svolgere la missione amorevole loro affidata. Particolarmente efficaci, per il defunto, sarebbero le “Messe Gregoriane”, oggi non molto in voga, che consistono nella ripetizione della messa dei defunti per trenta giorni consecutivi, in modo da rendere ancora più potente l’azione psicurgica della catena orante.

Jean Louis Bernard:

Come gli yoghin cui somigliavano, i loro asceti credevano alla trasmigrazione delle anime e al geocentrismo, che ci tiene attaccati al mondo e ci porta a subire la catena delle rinascite.

Se questo è il tantra, la bibbia indiana per eccellenza, la Bhagavad Gîtâ potrebbe a giusto titolo essere considerata opera di ispirazione tantrica, in quanto redatta in forma di dialogo. Nei tribunali indiani si presta giuramento su di essa, come altrove sulla Bibbia o sul Corano. Lo storico e filosofo Will Durand, americano di origine francese, la ritiene «il massimo poema filosofico della letteratura di tutti i tempi». Vi si racconta come il dio Krishna riconforti il capo del clan Arjuna, che esita a dare battaglia contro il clan dei suoi parenti; il Dio gli fa osservare che ogni casta possiede la sua «regola del gioco» metafisica, e ogni nobile guerriero deve combattere per affermare la tradizione sulla sovversione; anche se distrugge i corpi sarà impotente a distruggere le anime:

  1. Il non-essere non accede all’esistenza, l’essere non cessa di esistere. La demarcazione tra questi due [regni] è evidente per coloro che hanno l’intuizione della realtà.
  2. Ma tu riconosci come indistruttibile tutto ciò da cui è stato prodotto l’universo. Di ciò che è immutabile nessuno potrebbe provocare la distruzione.
  3. Questi corpi hanno una fine; lo spirito che vi si incarna è eterno, indistruttibile, incommensurabile. Così è detto, figlio di Bhârata.
  4. Colui che lo ritiene capace di uccidere e colui che lo crede colpito a morte, non posseggono la vera conoscenza, nessuno dei due: non uccide: non viene ucciso.
  5. Non nasce, non muore; non è stato, non tornerà a essere. Esso che è innato, necessario, eterno, primordiale, non lo si uccide quando si uccide il corpo.
  6. La Monade Spirituale che lo riconosce come indistruttibile, necessario, innato, o figlio di Prthâ, come potrebbe pensare che esso farebbe uccidere e ucciderebbe, e chi?
  7. Alla maniera di un uomo che ha abbandonato le vesti usate e ne prende altre, nuove, l’anima incarnata, abbandonando il proprio corpo usato, si trasforma in altri che sono nuovi.

Filosofia a doppio taglio, che può essere riguardata come reazionaria o estremista. Potrebbe anche diventarlo, se fosse sistematicamente applicata da un guerriero non iniziato, che non agisse in armonia con l’ordine cosmico.

Tantra e Tantrismo

Il Tantrismo, che si innesta su due religioni, da una parte il buddhismo tibetano e mongolo, e dall’altra il brahamanesimo, sviluppò due letterature e numerosi trattati. Nel Buddhismo tibetano e mongolo, il dialogo pedagogico è assunto da una coppia di Deità buddhiche: nel brahamanesimo, da Shiva e dalla Shakti.

I tantra induisti non sono sempre redatti in sanscrito. Gli Aria hanno sempre diffidato del Tantrismo, a causa dei poteri paranormali che questo Yoga era suscettibile di conferire, anche, ove occorresse, agli autoctoni che avevano vinto. Il Tantrismo, molto più solidamente insediato nel sud, divenne il fulcro di resistenza politica e sociologica. Si oppose all’influenza ariana e mongola. Questa dottrina, se non è femminista, promuove comunque la donna al rango di uguale all’uomo. Mentre, per converso, l’India degli Aria e dei mongoli era patriarcale.

La dottrina di Mohendjo Daro e di Harappâ non conobbe il dualismo sessuale, né la dominazione di un sesso sull’altro; vi regnava armonia tra l’uomo e la donna, come nell’Egitto faraonico e in Gallia.

I tantra più autentici hanno quindi forti probabilità di appartenere a una letteratura indiana non sanscrita. Alcuni tantra appartengono alla letteratura orale, alla quale conviene annettere le suggestive leggende di Shiva, il cui interesse pedagogico si può comparare a quello dei nostri racconti di fate, riflessi delle iniziazioni druidiche e preistoriche.

La dualità, che trae origine nella coppia divina, si imprime quindi nel tantra, prima di esprimersi nella coppia umana dei tantrika. L’uomo e la sua sposa o compagna vivranno il mito di Shiva e della Shakti.

Di quali materie trattano i tantra? Della stessa essenza fuggitiva, del Cosmo, dei Centri che irraggiano il Divino (il Paradiso), dell’astrologia, delle genesi e delle apocalissi, dello Spirito, dell’anima e del corpo; della magia e dei Chakra: in una parola, di Teosofia e di Occultismo. Questa stratificazione non comporta né segue un piano pratico, o una formula. Essa si limita a modellare la mentalità e l’affettività mistica del tantrika. Il passaggio allo Yoga diretto dipenderà dalle circostanze, ma anche dal dharma (vocazione) e dalle qualificazioni che l’interessato porterà nell’inconscio.

FINE DELLA PRIMA PARTE