LA TRASFORMAZIONE ALCHEMICA

di Mario Krejis

 

Introduzione

L’Alchimia non è facile da comprendere, perché si esprime in un duplice linguaggio, da un lato tecnico e dall’altro simbolico. Il simbolismo alchemico non è un artifizio letterario, ma il tentativo di descrivere ciò che non è definibile, ricorrendo ad analogie derivate dalla Natura, dalla Tradizione Magica, dalla Mistica Religiosa e da “visioni” di menti semplici e meno razionali delle nostre.

Al giorno d’oggi spesso la parola “Alchimia” è usata impropriamente, in riferimento ad aspetti che non hanno attinenza con la dottrina originale, ma si limitano a promettere salute, amore o qualche segreto per avere successo nella vita. Si tratta in pratica di versioni edulcorate della vera Dottrina, inventate per renderla più accessibile al grande pubblico e trarne dei vantaggi personali.

Proprio su tale equivoco sono prosperati Guru, esegeti del pensiero antico e dotti conferenzieri che mimano i grandi Maestri, senza però aver compreso il significato di ciò che tentano di spiegare.

Personalmente non ho alcuna pretesa di fare chiarezza sull’argomento. Mi limito solo a fare le mie considerazioni, che provengono dall’esperienza di una vita trascorsa a misurarmi coi difficili processi dell’Alchimia.

Infine vorrei ribadire la mia convinzione che la Verità, quando è autentica, è molto più semplice e bella delle tante Mitologie che si raccontano a volta solo per vanità o per darsi importanza.

 

Prima Parte

  1. L’Alchimia Spirituale

Quando si parla di Alchimia Spirituale bisogna distinguerla:

  • dalla Spagiria(Alchimia Vegetale): ristabilire un ordine vitale perturbato, ricostruendo l’unità vitale della pianta;
  • dall’Alchimia minerale (trasformazione della materia in senso fisico-energetico);
  • da tutte le interpretazioni che riducono l’Alchimia a un banale “metodo per vivere meglio”.

La Tavola Smeraldina e la Tradizione Classica si limitano a indicare i princìpi generali dell’Opera, senza tramandare dei veri e propri “manuali operativi”.

Purtroppo alcuni autori di Ermetismo hanno arbitrariamente inserito nei testi alchemici commenti e deduzioni personali, deformando profondamente il quadro generale pur di adattarlo alla loro interpretazione.

Ciò vale anche per Giuliano Kremmerz. Non lo cito per sminuirne il valore, ma per sottolineare un concetto essenziale: nessun autore può descrivere l’Alchimia in modo neutro, per il semplice fatto che essa non è solo una teoria, ma soprattutto un’esperienza che va interamente vissuta.

E ovviamente l’esperienza passa sempre attraverso un uomo, non certo attraverso un dizionario o un trattato.

  1. L’Ermetismo

L’Ermetismo è una Dottrina che contiene leggi, regole di igiene spirituale e modalità di lavoro su sé stessi.

Si tratta di indicazioni che, se seguite minuziosamente, possono condurre l’iniziato alla sua destinazione, che non è uguale per tutti.

Si parla di spiritualizzazione, di trasmutazione etica, persino di trasformazione fisica dell’uomo. Ma sono solo parole. La realtà è meno incoraggiante di quanto sembri: ogni individuo ha un suo punto di arrivo, legato alla sua struttura psicologica, alle caratteristiche del suo Uomo Storico e al suo potenziale energetico.

C’è chi ha notevoli potenzialità, ma che inspiegabilmente a un certo punto si ferma, divenendo un iniziato mediocre. C’è invece chi aspira a risultati più modesti, però li realizza in pieno. Per quanto mi riguarda, ciò costituisce il vero compimento del suo destino di iniziato.

 

3) Il Maestro.

Una distorsione frequente, comune a ogni strada spirituale, è l’immagine idealizzata del Maestro, considerato un personaggio enigmatico e dai grandi poteri, capace di condurre quasi per mano il discepolo verso la sua realizzazione.

Nella visione ermetica il Maestro è invece “colui che indica la strada”, nel senso che egli consiglia, orienta, ammonisce e a volte provoca il discepolo, ma lo lascia sempre libero di scegliere.

L’evoluzione ermetica non è un dono, ma un parto quotidiano. Nessuno, neanche il Maestro, può agire al posto del discepolo che, confrontandosi giorno per giorno con l’esperienza, deve creare in sé qualcosa di nuovo e di personale. Ed è proprio quel qualcosa che delinea la vera destinazione.

All’inizio il supporto del Maestro è essenziale, ma può diventare una trappola quando si pretende di imporre ai propri discepoli un canovaccio uguale per tutti.

Si tratterebbe in tal caso di una forzatura che produrrebbe solo delusioni e fallimenti, non perché quel discepolo sia inadatto alla Strada Spirituale, ma perchè il modello che gli è stato proposto non coincide con la volontà del suo Uomo Storico.

 

4) L’obiettivo dell’Alchimia Spirituale.

L’obiettivo del procedimento alchemico è ambizioso, anche se spesso risulta difficile: edificare nell’uomo, destinato fatalmente alla dissoluzione, un Entità vitale e intelligente in grado di resistere alla morte senza perdere la coscienza.

A tal punto bisogna accettare la verità, anche a costo di andare contro il sentimento consolatorio che circonda il tema del post-mortem: la credenza cioè che l’anima sopravviva alla morte mantenendo inalterata la memoria, la capacità di ragionamento e l’identità personale.

Purtroppo non è così! Nella prospettiva ermetico-alchemica si tratta solo un’illusione, non un dato di fatto. Per l’uomo comune, la morte è sempre un trauma, è la fine della personalità, la dissoluzione degli aggregati sottili e la perdita di continuità della coscienza.

Dopo la morte, dell’individuo non resta che un seme, un nucleo informazionale di forze omogenee e vibranti, che riassumono virtualmente le esperienze più salienti del vecchio uomo. Tale nucleo, più o meno sviluppato, influenzerà inconsciamente il nuovo nato, senza alcuna garanzia di riacquistare la memoria del passato.

Il Kremmerz ribadiva tale concetto in modo chiaro: dormire un sonno profondo, fino a risvegliarsi in un nuovo corpo, con una nuova prospettiva di vita determinata dal seme animico, senza conservare una vera consapevolezza del proprio passato e della propria identità.

L’Alchimia rifiuta invece l’idea di una dissoluzione dell’uomo con la morte, proponendosi un obiettivo ambizioso, forse innaturale rispetto al ciclo della vita, ma credibile e consentito per le Leggi sottili che lo rendono possibile.

 

5) L’Unità dell’essere.

Prima di parlare di vera “immortalità”, bisogna rimarcare un concerto essenziale. L’uomo comune è come frammentato, diviso in attività funzionali in contrasto tra di loro:

  • La mente, che elabora la realtà, le sensazioni e le emozioni e che scorre velocissima nel mondo del pensiero.
  • Le emozioni, che esplodono come tanti flash dai colori contrastanti, che illuminano di luce ambigua l’esistenza dell’uomo.
  • Il corpo fisico, che viene influenzato da pensieri ed emozioni, modificando consensualmente l’equilibrio dei vari organi e delle rispettive funzioni.

E infine l’ansia che, come un manto oscuro, obnubila la mente e il sentimento, creando pericolose somatizzazioni e ponendo le premesse della frustrazione e dell’infelicità.

Il primo compito dell’Ermetismo – propedeutico a qualunque altro compito- consiste nell’unificare e armonizzare ciò che è naturalmente diviso: i pensieri, le reazioni emotive e la salute del corpo.

La moderna Psicologia tenta di farlo attraverso il colloquio e l’elaborazione mentale, ma con esiti molto incerti. Non è facile infatti ottenere l’unità psico-fisica nel paziente con la semplice parola, perché i tre piani che abbiamo detto (fisico, emotivo e mentale) sono aggrovigliati tra loro e difficili da raggiungere.

Qui però entra in gioco la saggezza antica: Separare e Purificare. In particolare occorre:

  • Separare il corpo dalle interferenze psicosomatiche e purificarlo (igiene personale, giusto ritmo sonno-veglia, corretta alimentazione.).
  • Separare le emozioni dalle influenze mentali e fisiche (per esempio l’ansia anticipatoria che proviene da un sintomo) purificando al contempo l’emotività (educazione del sentire, mai repressione o sensi di colpa).
  • Separare la mente dalla tirannia degli impulsi e delle paure, purificandola (ordine, silenzio, disciplina percettiva) e distinguendola dagli impulsi istintivi.

Faccio un esempio pratico, che riguarda centinaia di persone: Colon Irritabile e Tachicardia. Il circuito: Intestino/Cuore – Sistema Vegetativo – Ansia e Pensiero riflessivo crea un “labirinto” nel quale il corpo manifesta i classici sintomi. L’emozione a sua volta li amplifica esageratamente e la mente li interpreta in modo catastrofico.

Separare e purificare significa eliminare ogni interferenza tra le diverse funzioni dell’uomo, fino a rendere ciascun Piano (fisico, emotivo e mentale) autonomo e pulito.

In tale processo deve però agire un collante essenziale, cioè l’amore. Non certo l’amore sentimentale, ma un’emozione vibrante e aggregante, che si può esprimere nei confronti di una persona, di un’idea o di Dio.

L’amore è infatti una potentissima Forza di coesione che raccoglie ciò che è disperso, ma agisce efficacemente solo quando i diversi Piani siano stati in precedenza purificati e separati.

 

  1. Il contatto con l’Uomo Storico

Quando l’unità dell’iniziato inizia a stabilizzarsi, le pratiche ermetiche agiscono più in profondità, provocando il diretto contatto tra la coscienza e l’Uomo Storico.

La manifestazione dell’Uomo Storico non dev’essere intesa come semplice ricordo delle vite passate, ma come l’espressione di Forze inconsce intelligenti derivate da precedenti incarnazioni.

L’Athanor alchemico è il corpo dell’iniziato. Egli non canalizza Entità estranee, ma con le sue pratiche attiva strutture funzionali interne al suo organismo. Tuttavia, come già detto, ciò può verificarsi solo dopo una completa purificazione degli involucri corporei (Corpo Saturniano, Lunare e Mercuriale).

Quando, infine, dopo molto tempo si manifesta “l’Ermete”, allora la mente dell’iniziato acquista il potere di sdoppiarsi funzionalmente.

Volendo riassumere la condizione dell’ermetista:

  • Da un lato agisce la mente comune, che vive, ama, soffre e affronta la società.
  • Dall’altro si manifesta col tempo una seconda linea di coscienza autonoma, una “seconda personalità” che percepisce, risponde e orienta le scelte dell’iniziato, decifrando la realtà secondo un’ottica completamente diversa dal solito.

Non si tratta ovviamente di possessione, nè di sintomi psicotici, ma di un radicale mutamento del proprio modo di osservare il mondo. Accade così che l’iniziato, quando ottiene dei risultati, inizi a esprimere pensieri o a scrivere testi che vanno ben oltre la sua conoscenza, pur continuando a servirsi del solito vocabolario semantico.

Insomma, è come se il materiale presente nella mente fosse integrato con nuovi pensieri (o che sembrano tali) e riorganizzato in configurazioni insolite e più stabili.

Col tempo la presenza dell’Uomo Storico tende a divenire sempre più nitida e pregnante, fino alla completa fusione tra le due menti. La particolarità di tale fenomeno (che dovrebbe rassicurare i più timorosi) è che, durante tutto il tempo, l’iniziato non smette mai di essere sé stesso, anche se non è più (e se ne rende conto!) “solo sé stesso”.

 

7) La Soglia Alchemica.

Fin qui siamo però ancora nel vestibolo dell’Emetismo operativo. Il vero processo alchemico inizia quando l’iniziato, stabilizzata la sua coscienza, cerca di costruire un “Veicolo Energetico” che metterà in grado la sua anima di resistere ai processi degradativi del post-mortem.

Quest’ambizioso progetto giustifica le tante sofferenze e il difficile lavoro che l’ermetista deve affrontare: la purificazione dell’Uomo Storico, l’assorbimento del patrimonio antico nella coscienza, e finalmente la nascita dell’Ermete.

In sintesi, perché il processo alchemico abbia successo occorre:

  • Materializzare ciò che è volatile: ossia operare sul Corpo Fluidico e sulle sue energie, aumentandone il voltaggio sino a renderlo simile all’assetto della materia solida.
  • Rendere volatile ciò che è solido: cioè sublimare le energie corporee e le Correnti di Forza, che percorrono la materia densa, ponendole al servizio dell’Intelligenza Ermetica risvegliata dalle pratiche, cioè del

Il risultato (non definitivo) sarà la formazione di un “fantasma cosciente” (definiamolo così per convenzione), da non confondersi con una Larva (parassita astrale) o con lo Spirito di un morto.

In definitiva si sta parlando di un Essere pensante, intelligente e cosciente, reso tale dall’integrazione sempre più completa con le forze dell’Uomo Storico.

 

FINE DELLA PRIMA PARTE