UN PO’ DI STORIA

L’antica Tradizione Egizia diede risalto all’evoluzione spirituale dell’uomo dal punto di vista energetico, edificando un Corpus di dottrine e pratiche di grande efficacia, che per secoli furono custodite nel segreto dei Templi e solo in piccola parte sono ricomprese nell’antica “Sapienza Salomonica” o nelle principali Tradizioni Iniziatiche medio-orientali e Sufiche.

Di tali pratiche si può trovare una flebile traccia nelle opere della letteratura funeraria egizia, nei Testi delle Piramidi e nei Testi dei Sarcofagi, risalenti al periodo tra Antico e Medio Regno.

Tuttavia il più delle volte queste conoscenze non erano mai scritte, bensì trasmesse oralmente da Maestro a discepolo.

In Egitto il risveglio dei “Centri di Forza” del corpo richiedeva l’intervento di un Sacerdote di Osiride, che deteneva il “Potere del Suono”, cioè la capacità di trasmettere, su di un piano vibratorio, “l’Energia-Fuoco” che aveva la facoltà di risvegliare l’Anima Storica dell’Iniziato dal suo lungo torpore nella carne.

L’Ermetismo, in gran parte di derivazione egizia, ereditò la Chiave di molte pratiche destinate alla purificazione dei Centri Energetici e alla loro “emancipazione” in senso trascendente, sino a farne delle vere e proprie porte di accesso verso Dimensioni Parallele.

Il Kremmerz, peraltro, pose in secondo piano l’aspetto individuale dell’evoluzione ermetica, preferendo concentrarsi sulla sperimentazione collettiva della cosiddetta “Catena Magnetica”, indirizzandola soprattutto verso scopi terapeutici.

Egli partì dal presupposto che l’emancipazione collettiva, ottenuta grazie alla pratica dell’Amore solidale per i sofferenti e l’azione positiva delle Intelligenze Terapeutiche della Tradizione, fosse sufficiente per trascinare anche le anime meno potenti, cioè i discepoli meno evoluti, verso uno sviluppo precoce e intelligente.

Tuttavia il Maestro napoletano non aveva fatto i conti con le infinite nerezze dell’essere umano e la scarsa collaborazione delle “Potenze del Regno” non ben disposte a essere coinvolte nel suo progetto romantico quanto rischioso.

Infatti la sua sperimentazione collettiva non diede i risultati previsti, tanto che al termine della vita egli finì col prendere le distanze dalla sua stessa creatura, la “Fratellanza di Miriam”, che da quel momento navigò tra i flutti oscuri della Corrente Astrale, travolta dalle vicissitudini personali di coloro che ne furono a capo.

Né bastò la protezione del cosiddetto “Ordine Osirideo Egizio” per correggere la rotta, ormai senza controllo, della Fratellanza, destinata a perdere ogni contatto con le “Forze Superiori”, divenendo sovente espressione di magnetismo impuro e fonte di illusione e di errore per molti suoi iscritti.

La Catena Fluidica rappresenta, sul piano energetico, la sommatoria delle anime dei suoi componenti: se il loro grado di purificazione è elevato, specie se si tratta di anime antiche, la Catena Iniziatica diventerà una fulgida e potente espressione dell’Anima del Mondo (Miriam).

Se invece gli iscritti sono impuri sul piano morale, e deboli sul piano energetico, il risultato dell’attività terapeutica della Catena Iniziatica sarà deludente o nulla.

Questa è la ragione per cui molti miriamici non condivisero l’operato delle Accademie Miriamiche, non avendo constatato in sé alcun progresso spirituale, né reali risultati terapeutici.

Delusi, in molti abbandonarono la Fratellanza avvicinandosi ad altre Tradizioni Esoteriche, tornando nel grembo della loro Religione, o cadendo preda dello scetticismo e della delusione.

Alcuni invece, più ostinati, continuarono per anni a praticare i Riti della Fratellanza, incuranti della mancanza di risultati e a volte addirittura tentando individualmente di percorrere la Via Alchemica, suggestionati dalle logiche fuorvianti di profanatori e sedicenti Iniziati, contagiati nell’anima dal Caos.

I risultati furono e sono ancora devastanti.

Non mi stancherò di ripetere che, nei disastri accaduti dopo la sua morte, il Kremmerz non c’entra nulla. Tentare di strumentalizzare il suo nome, per acquisire credenziali dinanzi alla “tribuna degli asini” o per avanzare feroci critiche, infangandone ingiustamente la memoria, non serve.

La sua figura di uomo per bene, di iniziato e di grande divulgatore della Dottrina Ermetica non è in discussione.

Ciò che è stato creato (o distrutto) dopo di lui, quello invece sì.

I danni psicologici che si possono causare in campo iniziatico, specie ai più sensibili, sono spesso incalcolabili.

In genere, chi ha un’anima antica si sottrae più facilmente alle tentazioni del Male. Chi invece, per necessità della sua evoluzione, deve sbagliare, fatalmente sbaglierà.

Tuttavia mi sono chiesto se potessi fare qualcosa per cambiare le cose. L’Ermetismo, specie nella sua parte alchemica, è una strada selettiva, alla quale sono ammessi pochissimi predestinati.

È un assioma ermetico, al quale molti seguaci del Kremmerz diedero poco credito, con i risultati che tutti conoscono. D’altra parte ritengo che si debbano sempre aiutare le persone di buona volontà, cercando però di avere a cuore il loro destino di uomini, prima ancora che quello della Catena Magnetica.

Il mio ragionamento è semplice: se l’uomo si purifica in senso ermetico, può darsi che delle Porte si aprano per lui verso l’Invisibile. In ogni caso la sua esistenza migliorerà, il suo carattere migliorerà e i suoi contrasti interiori si attenueranno, in un ritrovato senso di amore per la vita e per i propri simili.

Credo di non sbagliare affermando che la maggior parte di coloro che cercano una Strada Spirituale, lo fanno per sfuggire all’infelicità e alle frustrazioni della vita sociale. Trattarli con onestà e con amore è, a mio avviso, molto meglio che illuderli con l’idea di un’evoluzione divina che non sta né in cielo né in terra.

Per la semplice ragione che, chi è predestinato, lo scoprirà solo dopo un lungo tirocinio di studi finalizzati all’equilibrio e alla conoscenza. Ecco la ragione per cui mi sono deciso a pubblicare quest’articolo, cercando di indirizzare il tiro verso il vero soggetto dell’ascesi, cioè quel “novizio incerto, dubbioso e insoddisfatto” cui fa riferimento il Kremmerz, anziché puntare il dito verso evoluzioni il più delle volte drammatiche, quanto presunte, verso la solarità e lo stato divino.

 

Ho ripreso antiche conoscenze e le ho miscelate con quello che di buono c’è, dal mio punto di vista, nella Tradizione Orientale, partendo dal presupposto che la verità è una, in qualunque lingua venga espressa.

Ma il lettore non si lasci ingannare dalla mia prosa scontata o dall’uso di termini presi in prestito da altri. La maggior parte dei concetti espressi appartengono alla Tradizione Egizia, come le tecniche di purificazione e di ascenso, riservate a coloro che dimostreranno di essere effettivamente idonei a servirsene.

Devo aggiungere che difficilmente pubblicherò altri articoli sui Centri Energetici. Ho voluto dare un semplice assaggio del metodo che intendo seguire. Il resto si potrà solo immaginarlo o domandarlo al proprio Ermete, se ovviamente si possiede un Ermete.

Infine non se l’abbiano a male i lettori per le mie considerazioni sulla Fratellanza di Miriam. Non ho intenzione di offendere nessuno. Bisogna però che qualcuno dica finalmente ciò che pensano in molti, senza velleità di atteggiarmi a esperto o di voler creare un’ennesima Scuola di Ermetismo.

Gli uomini del ventunesimo secolo hanno il diritto di respirare finalmente un’aria più fresca e pura, liberandosi dalle trappole ideologiche che li costringono nei circuiti stereotipati delle idee fatte e della falsa personalità.

Trappole nelle quali finiscono per cadere anche i migliori, fagocitati, nella loro ricerca di verità, dall’ottenebrante Spirito dell’Errore, la temibile “Corrente Astrale”, che si riflette potentemente nei Centri di Potere Iniziatico corrompendo specie coloro che si abbandonano all’istinto e all’ambizione.

Credo che il primo obiettivo di ogni uomo intelligente sia di essere sereno e di amare la vita. È nella nostra esperienza di uomini del 21° secolo che dobbiamo trasferire il patrimonio dell’Uomo Storico, distillando nella mente la nostra eredità ancestrale, per divenire degni del compito che la vita ci assegna.

Ogni iniziato alla Luce Ermetica dovrebbe diventare un faro di amore, in grado di proiettare il bene e l’equilibrio sulla sua famiglia umana, come sui suoi fratelli nella strada spirituale.

In fondo era lo stesso desiderio del Kremmerz, quando iniziò la sua missione. Se le cose non andarono come aveva previsto, non fu colpa sua. Egli è stato comunque un grande divulgatore.

Il suo pensiero dovrebbe evocare, negli Ermetisti di oggi, sentimenti di rigorosa austerità e di rispetto. La sua figura umana non ha bisogno di essere compresa, né giustificata.

Difenderlo a oltranza non serve. Bisogna amarlo.

 

 

IL MOOLADHARA

 

Dei Centri Energetici che caratterizzano “l’Uomo Invisibile” il primo e il più importante, nei primi passi della strada spirituale, è il Nucleo Basilare, denominato nella Tradizione Sanscrita “Mooladhara Chakra”, punto nodale del processo di purificazione ermetica.

Ogni Aspirante alla Luce dovrebbe conoscere il significato del Mooladhara, fonte emanatrice di Oscurità come dell’intelligente e materna Energia dell’Universo.

Il Mooladhara assorbe l’energia dalla Terra, per rifletterla nell’anima (Uomo Storico) che, nella persona normale, è fuorviata dall’istinto e sottomessa al Caos.

Il Mooladhara pulsa ritmicamente alla base della colonna vertebrale, nella regione perineale. La sua funzione è di rendere fluida l’energia, distruggendone i coaguli densi.

Esso diventa iperattivo negli stati di desiderio e nelle ossessioni a sfondo sessuale. La sua “obliterazione”, al contrario, caratterizza “l’involuzione secca” dell’Iniziato, cioè quando questi soffoca ogni fattore umido della sua anima (cioè l’amore e il sentimento), eccedendo impropriamente nelle pratiche dell’Alchimia.

Il lettore deve comprendere il senso delle mie parole. Nel nostro Mondo, dove mente e anima devono congiungersi nell’unità, agire sul Mooladhara rappresenta una Meta importante, a cui sempre si deve tendere.

Vi sono alcune situazioni che interferiscono grandemente con l’attività del Centro Basilare, la cui potenza emissiva viene compromessa. Nell’uomo sessualmente eccitato, per esempio, il Mooladhara emette energia nel suo spettro più scuro, dal rosso al nero.

Rispetto all’asceta, la sua pulsazione è lenta e irregolare, mentre forze grossolane solcano disordinatamente la sua superficie convergendo sull’organo riproduttivo. L’energia del Mooladhara investe così l’osso sacro, indirizzandosi verso lo speco vertebrale e coinvolgendo verso l’alto il canale centrale della colonna (Sushumna) sino ai Nuclei Energetici superiori.

 

La conseguenza è l’opacamento di ogni luminosità nell’ordine naturale dei Chakra. Inoltre le vibrazioni squilibrate finiscono per coinvolgere anche il corpo fisico, inondando nell’uomo la prostata, che si congestiona; inoltre l’intestino e i plessi nervosi del Sistema Nervoso Parasimpatico, quest’ultimo essenziale per il Risveglio, contenendo le intricate sinapsi del sistema delle Nadi, sottilissimi canalicoli energetici attraverso cui viene alimentato il Secondo Corpo (o Corpo Lunare).

Il risultato, sul piano spirituale, è l’impossibilità di manifestare l’Uomo Storico nella coscienza. L’onda sfigmica del Mooladhara, reso cocente e violento nella sua pulsazione, ritarda quindi l’evoluzione spirituale, costringendo i sensi interiori a coniugarsi con le forme squilibrate evocate durante l’accoppiamento.

Le cosiddette “Pratiche Tantriche” rappresentano una possibile causa di congestione o di blocco del Centro Basilare, quando riferibili a stati di plagio o di infime influenze psicologiche da parte di presunti Maestri spirituali.

L’Occultismo, nel suo senso più deteriore, rappresenta un ulteriore esempio di quali infauste conseguenze fisiche e psicologiche possano derivare dall’azione imprudente dell’Iniziato.

Lo Spiritismo, a sua volta, attrae nel medium i resti fluidici del disincarnato, che si fissano nella regione del Mooladhara assorbendone l’energia e intossicando il Chakra, che si consuma progressivamente nell’oscurità di un’insulsa propensione verso l’Ignoto.

Normalmente l’energia del Mooladhara genera vortici dolci, mentre vibrazioni molto più energiche sono prodotte dagli amanti nel loro disporsi alla copula.

I “Cantori della Rosa”, nella loro ricerca poetica d’ispirazione, impararono a fluttuare nelle onde tumultuose del Mooladhara senza farsi travolgere dalla lussuria, ritenuta deleteria e generatrice di pericolose ossessioni.

Al contrario, concentrarsi intenzionalmente sul Mooladhara, con intenzioni positive, potrebbe rappresentare un’intelligente risorsa a disposizione dell’Iniziato ai “Piccoli Misteri”, cioè una fonte potente di serenità e di benessere.

I saggi dell’antica Babilonia tenevano in grande considerazione il Centro Basilare. Essi sapevano come gestire i dinamismi di questo Centro energetico, respirando al suono di campanelle di argento, che la Sacerdotessa scuoteva ritmicamente al fine di coordinare l’attività dei fedeli in meditazione.

In particolare l’iniziato doveva disporsi ai piedi della Sacerdotessa, espressione della materna influenza terrestre, donde il termine magnetico, nel senso di “magmatico”, cioè fonte di calore e di energia radiante.

Il suono delle campanelle raggiungeva il quiescente Centro Basilare, risvegliando il suo pulsare nell’onda ultrasonica dell’argento, esaltata dalla voce intonata della Sacerdotessa, creatrice essa stessa di profondi dinamismi energetici di tipo solare.

Il Barack del Tempio, cioè il Capo carismatico, deteneva il potere della parola che produceva effetti sul Mooladhara. Il Tempio, nelle feste ittio-magiche dell’antico Egitto, si riempiva di postulanti, ansiosi di ascoltare le parole del Gran Sacerdote, sussurrate sugli organi ammalati perché si rigenerassero nell’intenso proliferare della materia umana.

 

Il mito dell’Uovo Filosofale, come l’Alchimia lo ha trasmesso, velato e impenetrabile, si adatta a comprendere il processo di maturazione della volontà magica, fissata nel Mooladhara in ogni processo di sublimazione ascetica.

Il Modello Alchemico rappresentò un assioma basilare per l’uomo dell’ottocento, verità inesplicabile per le menti comuni, incapaci di sommare conoscenze tanto diverse in un insieme omogeneo e coerente.

L’antica sapienza egizia diede vita all’Ermetismo, nella sua interpretazione magico-socratica. Sempre comunque l’ascesi doveva iniziare in Mooladhara, secondo Chakra per importanza dopo il Centro Coronale (Sahasrara).

Sono convinto che, se si riuscisse a purificare il patrimonio iniziatico da ogni interferenza di carattere magico e superstizioso, si potrebbe coniugare l’Occidente all’Oriente in una visione più semplice e sintetica della verità.

Probabilmente è esistita un’unica Tradizione Geroglifica, ripartita nei mille gradi di un’iniziazione ipotetica, sposata con i semi dell’antichità nella tradizione Ebraica, Braminica e infine Teosofica, nel suo significato di Teofania, immanenza del divino in ogni manifestazione umana.

Ritornando al Mooladhara, la sua conformazione può variare da individuo a individuo. Nel tipo medio occidentale la sua grandezza è di qualche centimetro. Nel tipo spiritualmente evoluto può assumere dimensioni molto maggiori, sino a comprendere nel suo raggio il perineo e le gonadi, oltre al sacro.

Alla nascita, il Mooladhara risuona fortemente al mantra AUM. Nel fanciullo esso produce il Corpo Eterico. La sua funzione, con il successivo sviluppo corporeo, sarà di esprimere il potere dell’armonia.

Le parole “Ida e Pingala” si riferiscono alla denominazione sanscrita dei due Canali principali che originano dal Mooladhara, differenziandosi nelle due correnti: “lunare-argentea” e “solare-dorata”.

La differenziazione dell’energia ancestrale-magmatica nelle due forze bipolari, rappresenta il primo processo metabolico che caratterizza, sul piano energetico, l’evoluzione dell’individuo completo.

Il concetto che ho appena espresso contiene importanti implicazioni sul piano sottile, ancorché consistenti sul piano effettivo dell’uomo corporeo. Se la forza di Mooladhara si ripartisce nelle due Correnti che ho spiegato, nel Canale Centrale vengono espresse le fermentazioni derivate dal connubio di energie vitali argentee-lunari e solari-dorate.

L’importanza del Centro Basilare nei processi di ascesi si manifesta in ogni percorso spirituale. È con serenità che rispolvero l’antica sapienza egizia, deciso a sottrarre l’uomo di buona volontà all’illusione di un percorso semplice, conducendolo a concepire la sua evoluzione nel solo senso di equilibrio.

Il Sole riceve energia dalla sua Matrice-Anima Solare. Analogamente il Mooladhara si autoricarica estrapolando l’energia del corpo fisico, detersa nel suo aspetto molecolare e purificata nella sua vibranza più eterea. Il Mooladhara si configura quindi, nei suoi intimi meccanismi, come un potente “magnete energetico” dotato di autoricarica perpetua.

Riassumendo: il Mooladhara rappresenta il bacino energetico sacrale, nel cui ambito sedimentano forze della materia, destinate ad alimentare il Secondo Corpo (Corpo Lunare e Corpi Superiori).

Nelle due Correnti, lunare e solare, che scorrono nei Canali principali, vengono veicolate forze basilari dotate di specializzazione.

La loro successiva destinazione è rappresentata dai sei Centri Energetici della colonna vertebrale, su ognuno dei quali l’energia si deposita caldamente, detergendoli dal loro aspetto meno puro e stabilendone l’accensione o la stereotipizzazione.

Così, nel suo densificarsi verso l’alto, l’energia del Mooladhara genera il Centro Paraombelicale o Swadhistan. In basso si confinge invece nel Mooladhara, seconda e misteriosa stazione che contiene Purezza e Amore.

Ancora più in alto aumenta di ampiezza, formando il vibrante Nucleo sotto-sternale, definito anticamente Nahbi. E così via.

Contraendosi ritmicamente, il Mooladhara alimenta il “Circolo delle Nadi”, che decorrono parallelamente ai nervi simpatici, stabilendo influenze reciproche che si riverberano sul corpo.

Magicamente parlando, si può far pressione sul Mooladhara in modo da potenziare l’energia che si proietta verso i Centri superiori. Asceticamente, la fede e la dolcezza del carattere fanno parte delle manifestazioni equilibrate di questo Centro.

L’istinto sessuale è funzionalmente connesso con il Mooladhara. Il processo erotico origina dalla stimolazione sensoria e, tramite la produzione inconscia, stabilisce il suo potere sul Centro Basilare.

Si tratta di un “arco diastaltico” semplice: l’impulso parte cioè dal corpo e si riverbera sulla corteccia cerebrale; si fa quindi strada nell’incosciente, producendo evocazioni di forme, in grado di riflettersi, in via efferente, sugli organi della riproduzione e, per contiguità, sul Mooladhara, che vibra in modo esageratamente intenso.

La differenza con il processo ascetico consiste nella creazione, che si determina nell’Iniziato, di un cortocircuito tra l’impulso sensorio e il Mooladhara, saltando a piè pari l’inconscio, che non è più in grado di modellare alcun tipo di suggestione.

Quando raggiunge la “separazione” in Mooladhara, l’asceta riesce ancora a copulare. Anzi la realizzazione magica comporta in genere una potenza virile maggiore rispetto al normale.

Tuttavia nell’Iniziato(a) l’eccitazione cosciente evoca solo una risposta fisiologica, senza che si producano nel Centro Basilare fugaci o persistenti fissazioni di forme inconsce.

Ecco spiegato il motivo per cui i praticanti di Magia Sessuale, che inducono l’elevazione dell’energia erotica in Mooladhara, senza aver “shuntato” l’inconscio, generano miriadi di forme mentali, che esercitano un effetto contrario e finiscono per danneggiare il Centro energetico e talvolta per distruggerlo definitivamente.

Infatti ogni forma ideata, o proiezione inconscia di forme sub-liminari, si fissa tenacemente al Mooladhara, specie durante l’eccitazione fisica. Il risultato sarà diverso a secondo delle forme proiettate. Sempre, comunque, si verificherà un turbamento dei dinamismi del Chakra, con divisione incongrua delle correnti fluidiche che scorrono in Ida e Pingala.

Concludendo: il Nucleo Basilare è la Radice dei Poteri della Terra, che l’Asso di Bastoni delle carte da gioco napoletane simbolizza.

Primo motore dell’Uomo Invisibile, esso stabilisce strette connessioni con gli organi corporei, soprattutto con la prostata, i genitali e il Sistema Nervoso Neuro-Vegetativo, ricevendone impulsi che ne influenzano l’azione.

Magnete di energia fluidico-magnetica, il Mooladhara ripartisce l’energia proveniente dal Centro Magnetico Planetario nelle correnti argentea-lunare e dorata-solare.

Nell’uomo normale, in stato di quiete energetica, il Mooladhara si manifesta nel suo consueto turbinio, vibrando come un’onda del mare riflessa sulla scogliera. All’occhio chiaroveggente, nella sua parte più interna, si depositano fini pagliuzze dorate, che formano il fondo del canale solare.

La parte argentea è invece più decentrata e meno brillante rispetto alla prima. Tutto questo può venire alterato dall’aggressione di forme inconsce, che penetrano nel gorgo energetico, facendolo straripare o generando Larve dotate di vita propria.

Su quest’ultimo aspetto è bene che si rifletta. Non solo è possibile che forme incoscienti autoctone siano alimentate in Mooladhara, ma che altre ben più deleterie Entità si fissino al Centro Basilare per trarne nutrimento.

Quando ciò si verifica, la mente umana viene assillata da Creature vampiriche, potendosi dissociare nelle varie forme di schizofrenia. Il diritto dell’uomo evoluto consiste nell’eliminare i parassiti astrali dal suo Mooladhara, ristabilendo l’equilibrio energetico.

L’ANDROGINO ERMETICO

 

Gli antichi Egizi ritenevano che nell’uomo vi fosse, oltre al Ka e al Ba, un’anima selvaggia e istintiva, nel cui grembo si esprimevano le forme di reattività ai mille ostacoli della vita.

Il patrimonio genetico comporta la nascita di individui dotati di uno sviluppo psichico compatibile con l’evoluzione della specie. Il suo compito è di garantire la vita nel suo riprodursi armonico e costante.

L’evoluzione muta tuttavia progressivamente l’assetto genetico, inducendo nell’individuo l’espressione dei suoi peculiari caratteri somato-psichici.

Anticamente il corpo costituiva solo una parte trascurabile dell’essere umano, evoluto nelle ere prometeiche sino alle forme più recenti che la Paleontologia studia. Si tratta di miti del passato, riconducibili a un tempo lontano, frutto di trasmissioni sapienziali orali e di remote leggende.

Nella sua forma diafana, costituita nell’Androginia, e nell’intima fusione dei sessi, l’antico abitante del Pianeta trascorreva le sue giornate nella contemplazione di sé stesso, assicurando la prosecuzione della specie attraverso un processo di auto-generazione.

Gli Immortali non coivano nel senso comune del termine, ma si riproducevano per scissione della loro materia sottile, espandibile in forma eterea in modo compatibile con la loro vita sulla Terra.

Il segreto degli Alchimisti consisté nel riprodurre (o nel tentare di riprodurre) il medesimo procedimento di auto-generazione. Facendo in modo cioè che la parte femminile e maschile dell’Iniziato, formate a seguito delle fermentazioni alchemiche (Separazione), si unissero in perpetuo per generare, sotto tempi precisi, l’Uomo Nuovo, il diafano Androgino delle leggende Cabalistiche.

Se il procedimento riusciva, l’Androgino si manifestava innanzitutto attraverso il Mooladhara, con percezioni incoscienti (e dopo coscienti) del Secondo Corpo, alimentato di continuo dai procedimenti dell’Alchimia.

Al contrario, se il Mooladhara era congestionato da forme inconsce, condizionava l’involuzione dell’Iniziato verso lo stato inferiore, che è quello proprio dell’essere sociale.

Il Mooladhara è insomma il “Seme dell’Oro” dell’essere umano, un Opificio inarrestabile di forme, in basso come in alto, nel Bene come nel Male. Un Opificio reale e non immaginario, capace di profonde astrazioni materne o di proiezioni violente nell’uomo adirato e intossicato dal sesso.

Nel suo equilibrio sono espresse profonde integrazioni somato-psichiche, inquadrabili nel sentimento di innocenza e di benessere. Il suo squilibrio genera al contrario dolorose disfunzioni mentali, ossessioni e depressione.

Ritornando alla classificazione degli Egizi dell’anima umana l’Ombra, depositaria degli istinti, repressi nella civiltà moderna ma codificati nel genoma di ogni essere normale, si alimenta in Mooladhara, la cui funzione è di esprimersi con forza nervosa e paure ancestrali che potrebbero rendere difficile la sopravvivenza.

Dal punto di vista occulto l’apertura del Mooladhara stabilisce una concreta possibilità di contatto con le Creature dell’Astrale, negligentemente identificabili con gli “Spiriti dei morti,” o anime vaganti sul piano terrestre. La medianità incontrollata costituisce pertanto un suo potenziale meccanismo di danno.

Deve così interpretare il lettore l’avversione che l’Ermetismo esplicita nei confronti della medianità patologica di chi si dedica all’evocazione dei morti. L’Ermetista stana immediatamente le talpe invisibili che si annidano nelle vicinanze del Mooladhara, invischiando l’essere mediatico nel fango delle passioni.

Il mio avvertimento è chiaro. Nessuna medianità può essere tollerata in una Strada Spirituale che si rispetti. I poteri medianici sono infatti destinati a scomparire con la progressiva purificazione del “Centro Basilare”, non essendo lo Spiritismo che uno dei sintomi più eclatanti del suo squilibrio.

Le precedenti considerazioni servono a spiegare l’importanza del Centro Basilare nel processo di ascesi. Purificare il Mooladhara significa isolare tale Centro dalle forme che gravitano sul suo contorno, procedendo alla loro sistematica distruzione.

Il secondo obiettivo della purificazione del Mooladhara è l’aspetto energetico più sottile, nel cui ambito pongo l’ordinata espressione delle forze purificate di tale Centro, assorbite nel Corpo Lunare sino alla realizzazione di stati di profondo benessere psico-fisico.

Infine, il terzo obiettivo della purificazione del Mooladhara è rappresentato da un’equilibrata attività sessuale. Forze sessuali troppo intense, espresse sotto la spinta di immagini erotiche potenti, possono superare grandemente la “temperatura di fusione” del Centro Basilare, che così si coagula e si cristallizza nelle sue funzioni energetiche più alte.

Un aspetto di non trascurabile importanza, su cui richiamo l’attenzione del lettore, è dato dalle conseguenze organiche dello squilibrio dei vari Centri Energetici. La trasmissione ai vari organi di energie vibrazionali squilibrate può generare svariate patologie, tra le quali non ultime le pericolose forme neoplastiche, in costante aumento nell’era moderna. In conclusione, sia stati infiammatori che tumori maligni possono derivare da insane pratiche che danneggiano il Centro Basilare.

 

ANCORA SUL MOOLADHARA

 

Il Mooladhara è situato al centro del Midollo Caudale. Il suo compito, come si è detto, è di concentrare l’energia somato-psichica connettendo la Terra al Centro della testa (Sahasrara), cioè la “Corona di tutti i Santi”, che sarà deposta sul capo dell’Eroe.

Il sottile Canale Centrale, che unisce tra loro i Centri estremi del corpo umano, dev’essere drenato di ogni impurità, perché l’energia nervosa s’innalzi sopra le lordure della materia intelligente (corpo), futura Matrice del Dio in carne ed ossa.

Domanda: l’anima è il “motore inconscio” del corpo fisico?

Sarò esplicito su questo punto. Il mio pessimismo, corroborato dall’esperienza, m’induce a dubitare dell’esistenza di un’anima in chiunque sia propenso solo al piacere o al suo interesse.

Se l’anima, leggenda d’ogni Chiesa, esistesse in tutti gli uomini, sarebbe semplice emancipare l’essere umano, dal suo stato quasi animale, a quello divino.

Le ragioni del mio pessimismo sono le situazioni di scarsa consapevolezza, che segnano la storia di molti Iniziati che si ritengono evoluti, conducendoli a concludere di aver conseguito l’illuminazione o di essere giunti da qualche parte nell’immensa Pianura del Dio Sole.

L’Iniziato dell’antico Egitto, sottomesso ai suoi Maestri sino all’estremo sacrificio, si è estinto nell’inutile emancipazione della pretestuosa “Sofia”, dando all’erede di Caino il primato sull’anima, dolce e stemperata fantasia dei migliori poeti del Romanticismo.

Il Misticismo del cristiano, frattaglia dell’istinto fatto carne, detesta il concetto di anima in ogni significato che non sia foriero di serenità e di fede.

Fate fermentare il Misticismo nel suo stesso liquame e stanerete, più forte e orgoglioso che mai, il Serpente dell’orgoglio, la follia dell’illusione, frutto marcito al Sole delle fedi manichee e mai destinato all’uomo saggio e fedele a sé stesso.

Il mistero dell’anima fa rabbrividire i mistici, come fa sorridere chi si da le arie del miscredente contrastando, con le sue pose da superuomo, la sua indicibile paura della morte.

Secondo l’Ermetismo l’anima dev’essere superiore al corpo, se vuol essere salvata. Non sono previsti sconti di pena o finti sorrisi di perdono. Quindi i sognatori dell’eremo cristiano, aggrappati al segno della Croce, possono tranquillizzarsi.

Nel mio mondo, è l’anima eroica di “Sacripante” a trovare la redenzione. Ma attenzione, non certo un Sacripante nell’Arte Magica, ma nei suoi piccoli sogni umani.

Il seguace dell’Ermetismo dev’essere perdonato, piuttosto che ritenuto una tranquilla e innocua espressione di saggezza. Il suo diritto, la sola meta cui gli è lecito aspirare è la sua anima, premio di ogni sacrificio compiuto per amore.

“L’anima è un dono di Dio!”, ripete il fanciullo in attesa dei sacramenti… “Chiunque può essere salvato dalla bontà di Dio, purché si penta!”…

È la solita litania del buon cristiano, salvato da un Dio che sa solo perdonare.

È un sistema per conquistare le masse, facendo in modo che la Religione si trasformi nell’epistemologia dell’eguaglianza e del diritto sociale.

È a causa dell’anima che si nasce? Illudetevi pure!

Sentitevi protagonisti di voi stessi, con l’arroganza di chi vorrebbe evolvere senza conoscere cos’è il puro Amore!

È il succo dell’insegnamento ermetico, tradotto per gli analfabeti della sacralità da un Iniziato del futuro.

Il mistico Graal verserà la sua ambrosia sull’animale-uomo, per trasformare il suo vile Piombo in Oro?

Se seguirete le regole dell’Ermetismo, questo forse accadrà.

Ma nel secolo delle catene ideologiche, sarà difficile sfuggire ai teoremi del settarismo, figlio dell’ignoranza, e dell’asservimento al sesso e alla droga.

Sarò forse un illuso! Chi mi conosce da vicino sa che puzzo di ottimismo quasi come il mio cane!

Sarà comunque il mio estremo tentativo, prima di ritornare nella Caverna del saggio, ad aspettare tempi migliori.

La purificazione ermetica deve iniziare “Colà dove si puote ciò che si vuole”, ossia in Mooladhara!…

Nell’Inferno Dantesco esistono paludi e strettoie pullulanti di diavolacci con forconi e scimitarre. È il Mooladhara dell’Universo, fatto su misura, nel suo aspetto squilibrato, per i traditori della parola data, come per i meschini che si ostinano a giocare col fuoco.

 

Non dirò altro, affinchè l’insegnamento ermetico possa ritornare nel “Secretum” di ogni Cabala Ri-Velata. Se e quando vi saranno dei volenterosi decisi a tentare la sorte, saranno istruiti sin dai primi passi. Ciò che accadrà dopo, dipenderà dalla consapevolezza che saranno capaci di esprimere.

Tornando al Mooladhara, è chiaro il suo ruolo di punto nodale dell’anima, incrocio furioso di correnti di magnetismo autogeno e di potenti influenze telluriche. Nel suo grembo pullulano germi di forme embrionali, destinate a produrre palizzate mentali, a volte più pericolose delle stesse infestazioni larvali.

La distruzione delle forme incoscienti rappresenta l’obiettivo delle principali Scuole Iniziatiche e anche il più difficile scoglio contro cui si infrangono le facili aspettative degli ignoranti.

Forse stupirò gli esegeti dell’Alchimia senso-umorale, ma le forme inconsce devono essere riflesse nel Mooladhara, prima di imprimersi nella matrice gelatinosa dell’Elemento Acqua, sulla cui cottura, nel Forno Alchemico, si sono perse le ambizioni di molti uomini dabbene.

Atteso che nel Mooladhara si trova il meccanismo di rigenerazione delle forme e la riserva inconscia degli istinti animali, ogni “Distillazione Mercuriale” non conduce a effetto certo, perché ogni forma, impressa nell’essenza animica, si rigenera esatta alla distrutta, lasciando con le pive nel sacco gli incauti che appendono il buon senso sulla porta di casa, decidendo di dedicarsi all’Alchimia prima di aver conseguito la purificazione in Mooladhara.

La cui esatta natura, coi suoi profondi significati psico-sintetici, rifugge alla mente contorta del volgare, per divenire premio per i più meritevoli.

Ricorderò ai Cabalisti in erba che “l’Albero della Vita” affonda le sue radici in Malkuth dai colori cangianti, e che ogni causa degenerante della Base, comporta l’immediata caduta delle Sefiroth superne, con conseguenze disastrose per il novizio inesperto, deciso a saltare le buone lezioni del “Rabbino” per accendere il suo entusiasmo nell’espressione sofica e nel qualunquismo magico.

Ho forse detto oltre il dovuto. Come vedete, il mio linguaggio si fa sempre più complicato. Serve lo studio, la concentrazione, e subito dopo il rilassamento, e l’attesa paziente che i semi di conoscenza maturino nel vostro inconscio e producano i loro frutti. È il metodo antico. Nella Strada Spirituale, servire il piatto bello e pronto è un lusso che non si concede a nessuno, neppure ai tempi di Facebook.

In ogni caso, se l’ascesa dei Piani si comincia in Mooladhara, si può essere quasi certi del risultato. Quando si pensa di raggiungere lo scopo con altre scorciatoie, si può dare addio ai sentimenti infuocati dell’asceta, divenendo alimento per “carogne astrali”.

Il Mooladhara è sottoposto all’azione dell’istinto sessuale, oltre la comune idea dei saccenti Guru, così in voga nei salotti dell’Occidente.

Nel “Sahasrara Chakra” il desiderio mentale infuria, stemperando energie di tipo squilibrato sul Centro Basilare, che si contrae nella sedimentazione sabbiosa della premorte.

L’Iniziato che si dedica alle pratiche del Tantrismo diviene così espressione di meccanismi inconsci incerti e dolorosi. In genere il sedicente iniziato diviene tale per sua decisione, scegliendo la Scuola e anche il Maestro. Si sottopone alle fatiche dell’Arte Magica, nell’illusione di accrescere poteri e stati della mente, venendo fortemente attratto dall’individualismo egocentrico che è proprio delle persone squilibrate.

Il suo desiderio di ascesi finisce però per diventare parte “dell’istrionismo iniziatico”, fatiscente emulazione di sofisti dell’anima, divenuti Iniziati per interesse.

Sia chiaro che non me la prendo col varo Tantrismo, autentica strada di realizzazione spirituale costruita nell’interesse dei popoli australi. Se l’astralità di un Maestro contiene costrutti idonei all’ascesi dei discepoli, è verso quelli che sono a lui più consoni che deve esplicitarsi il suo Magistero.

Meno si comprende tale concetto, più si corre il rischio di cadere preda del Caos, facendo abortire l’espressione magica nei sussulti oligofrenici dell’iniziato malato di mente.

Io credo che se qualche esperienza superiore nell’amore fisico si può ipotizzare nell’Ermetismo, dev’essere considerata un’eccezione, anziché la regola. Ho richiamato l’attenzione del lettore sui pericoli di pratiche condotte senza un’indispensabile purificazione, che potremmo definire psico-energetica, per i complessi e intricati collegamenti che sussistono tra l’aspetto vibratorio dell’anima-mente e il corpo.

Ciò non toglie che, in casi estremamente selezionati o in situazioni di predestinazione, si possa realizzare l’evoluzione psichica nell’amore di coppia. Sempre però in individui purificati e fluidicamente compatibili, al punto da configurare uno stato di “androginia” ante litteram.

Concludo con qualche considerazione sulle Catene Iniziatiche. Nella maggioranza dei casi una Catena Iniziatica consiste nell’insieme dei Mooladhara dei suoi iscritti.

Il potere di una Catena deriva pertanto dalla maggiore o minore purificazione di tale Centro, inteso nella sua complessità, cioè come Chakra di Catena, ossia collettivo; nei singoli, invece, come processo di equilibratura di forze magnetiche e vibrazionali.

Lo stato della Catena Fluidica, sul piano sottile, è la risultante di come il Mooladhara collettivo interagisce con l’Invisibile.

La Terapeutica Magica rappresenta l’utilizzazione in favore dei sofferenti di energie magnetiche del Mooladhara Collettivo. Se impure, tali forze si scaricano nel corpo dei componenti della Catena, provocando aberrazioni fluidiche in forma di perturbazioni inconsce.

Se la corrente energetica è positiva ed equilibrata, le conseguenze dell’azione di Catena saranno utili per l’infermo e corroboranti per chi prega. Se invece l’atmosfera magnetica del gruppo è fortemente squilibrata, respinge le “Genialità di Soccorso”, attirando solo Entità inferiori di tipo Elementare.

Il meccanismo dei Centri Energetici è molto delicato e l’individuo alla ricerca della perfezione dovrebbe conoscere le regole che li proteggono dalle forze disturbanti dell’energia squilibrata.

Il “Silenzio Pitagorico” è uno dei mezzi: riuscire a interrompere il flusso dei pensieri, utilizzando un’antica tecnica meditativa. Un altro sistema, più semplice per l’uomo di oggi, consiste nell’evitare ambienti saturi di emotività, specie quando scatenata da scene a sfondo erotico o sature di violenza. In tali situazioni le forze collettive, ribollenti in ogni raggruppamento umano, colpiscono come un maglio i sensibilissimi Centri energetici, dell’individuo, conglomerandosi in “vernici caseose” che può essere difficile rimuovere.

Un noto Capo di una Catena Terapeutica, era solito recarsi di domenica alla partita di pallone. Il suo scopo dichiarato, era di assorbire le scariche emotive delle migliaia di tifosi, per poterle poi utilizzare in favore degli infermi. A suo dire, egli era in grado di trasmutare le energie emotive della folla, trasformandole col suo potere in forze di guarigione. Credo che il lettore, alla luce di quanto ho esposto, possa farsi un’idea dell’assurdità di tali concezioni.

Poche parole infine sull’Energia Serpentina (o Kundalini), che secondo gli insegnamenti orientali sarebbe concentrata alla base della colonna vertebrale, donde si ergerebbe lungo il Canale Centrale durante i processi di illuminazione, per alimentare i vari Centri energetici.

Molti iniziati hanno tentato di produrre il risveglio della Kundalini con pratiche sessuali o di tipo meditativo. Tali pratiche sono però in gran parte inefficaci, poiché il segreto del risveglio della Kundalini non può essere svelato, comportando precise potestà noumeniche che devono essere conquistate nel corso del processo di evoluzione.

L’evoluzione magica costituisce il più complesso e difficile percorso alla portata dell’uomo sociale. Nel suo tentativo di scalare l’Ararat, Mosè divenne canuto e calvo, dovendo digerire sacrifici inusitati e tanta polvere.

Io però non credo nei sacrifici senza scopo. Il mio parere è che l’individuo, concentrato nell’anima, possa essere educato all’amore seguendo la Tradizione Ermetica, quanto meno nella sua parte ideale e di pura conoscenza.

L’allenamento mentale “all’individuazione” (secondo il concetto di Jung) potrebbe di per sé essere considerata la modalità di evoluzione più semplice e alla portata di ogni uomo di buona volontà. Nell’anima sono racchiuse particelle di altre vite. Bisognerebbe riconoscerle col sale della sapienza, facendole gemere in proiezioni profonde, in grado di promuovere una migliore qualità di vita.

Ogni esperienza contiene l’impronta dell’anima. Sarebbe meglio però se si desse alla qualità di vita il senso di “marker” oggettivo di un’evoluzione interiore, che deve tradursi in serenità e conoscenza; piuttosto che rimettere il proprio destino nelle mani di personaggi “troppo in voga” per essere considerati veri Maestri.

Il successivo passo dell’ascesi è la purificazione del Mooladhara. Il successo dell’evoluzione magica consiste nella conoscenza delle sue complesse dinamiche, piuttosto che in sperimentazioni arbitrarie e senza controllo.

Ogni ulteriore fase non può essere descritta e io, sinceramente, non sento affatto il bisogno di dilungarmi sull’argomento. Quando si svolge il proprio compito con serenità e buona fede, la necessità di confermare i propri ideali, attraverso il consenso generale, sfuma in un inutile stato d’impazienza.

Il mio compito si conclude qui. Sulle pratiche di purificazione del Mooladhara, riservate ai migliori, scenderà il velo del silenzio, esprimendo l’omaggio della Tradizione all’uomo del secolo.

Se vi saranno persone interessate, al punto da considerarsi adatte all’esperienza che – in un certo senso – sono stato costretto a descrivere, saranno messe alla prova (non certo da me) e, se ritenute idonee, avranno la loro opportunità.

Il tempo, così esiziale per la mente umana, dovrà accelerare i suoi ritmi, facendo in modo che le sofferenze di chi cerca la Luce si concludano presto in un felice ritorno nella “Patria Comune”.

Consideratemi un servitore dell’ideale Ermetico e mai siate disposti a barattare una sola delle vostre idee, in nome di un’evoluzione che vi sarà chiara solo dopo averla conseguita.

Mario Krejis

FINE