di Amonosis

William Adolphe Bouguereau - Il rapimento di Psiche


Dedico questo scritto agli
innamorati che credono nella purezza del sentimento e
aspirano all’Amore che trasforma; a coloro che soffrono per
una persona cara, che la morsa del destino ha crudelmente
strappato al loro tenero abbraccio; a quelli che credono e
amano; a Dorothy Eady, che conobbe Omm Seti e l’amò.

Amore

È un patto di fede,

fiducia, sostegno e stima.

Per gli amanti innamorati

Questo è chiamato

Unione

È da tanto che
volevo scrivere di ciò. Poche parole per celebrare l’Amore
eterno, che non cessa con la morte del corpo, ma si
trasmette di vita in vita come una fatale eredità
dell’anima: Amore fatale, come si diceva un tempo,
che spesso genera infelicità e sofferenza, ma sempre trionfa
oltre la limitatezza della mente umana, forte di un
carattere divino che va ben oltre la magia.

L’occasione mi
è stata offerta dalla lettura di un libricino pubblicato
dalla Casa Editrice Venexia, giunto nelle mie mani quasi per
caso. Il libro si intitola “Alla ricerca di Omm Seti”
di Jonathan Cott e narra della vita di una celebre
egittologa – Dorothy Eady (1904-1981)- e del suo grande
amore per il Faraone Seti I°, del quale credeva
d’esser stata un tempo appassionatamente innamorata.

Sin
dall’infanzia la piccola Dorothy si era sentita intensamente
attratta dall’antico Egitto. Quel prezioso mondo la
incantava con le sue storie misteriose e le sue tante
immagini ricche di colori, rapendola in un’estasi di gioia e
di emozione imbastite di nitide visioni e di ricordi appena
abbozzati…

Un immenso
Santuario tra le dune di sabbia rossa; lo splendido giardino
costellato di fiori variopinti, che inebriavano l’aria d’una
tenera e penetrante fragranza; il silenzio delle notti
stellate, rotto dallo scrosciare delle piccole cascate
artificiali scolpite nell’arida pietra del deserto; il
laghetto entro cui guizzavano allegramente piccoli pesci e
anatre chiassose, intente a rincorrersi felici sulla placida
superficie di acqua trasparente… scene mai viste prima,
eppure per lei così stranamente familiari…

Il tempio del
Dio Osiride si ergeva maestoso tra i verdi boschetti
d’acacie, con le alte colonne che si stagliavano trionfanti
verso il cielo. Immagini nitide come se fossero vere si
succedevano incalzanti dinanzi agli occhi della giovane,
rapendola in una dimensione straordinaria e affascinante
dalla quale era difficile ritornare.

Figurine
sfocate che divenivano sempre più nitide… Un lungo corteo,
una processione: esili fanciulle dal profilo aristocratico,
con il corpo avvolto in candidi pepli e il capo cinto di
coroncine fiorite che avanzavano graziosamente danzando e
percuotendo sistri e tamburelli, intonando sommessamente
dolci melodie ancora sconosciute.

Un uomo
imponente, dal portamento fiero e austero, precedeva le
giovani sacerdotesse, con il capo rasato e il corpo d’ebano
ricoperto di pelle di leopardo, mentre con un ligneo bastone
dalla punta ricurva percuoteva il suolo ritmando il lento
incedere del corteo…

Poi quell’immagine
ieratica lentamente scompariva, lasciando il posto ad un
viso familiare e amato: un volto che sin da bambina le era
sembrato amico e sorridente, ricompensandola dei suoi tanti
tormenti di fanciulla e sempre ritornando ogni qual volta si
smarriva nell’abisso che percepiva in se stessa, spazio di
pura luce al quale tante volte era tentata di abbandonarsi.

Seti!…
Questo nome l’aveva appreso nei suoi sogni prima ancora di
conoscere il nome di sua madre e dei suoi piccoli amici di
gioco. Ella ancora ignorava chi fosse quell’uomo misterioso,
che appariva ogni notte per consolarla e darle calore. Prima
che la sua memoria si risvegliasse e il passato
ricominciasse a vivere…

Seti era stato il solo amore
della sua vita sin dal giorno che si era soffermato a
meditare sulle rive fiorite dello Stagno dei Loti,
osservando incuriosito la bionda fanciulla dagli occhi
azzurri che lentamente gli veniva incontro.

Poche parole pronunciate
distrattamente, mentre una marea di intense emozioni li
travolgeva entrambi, riempiendo il loro cuore di felicità.
“Chi sei, le chiese il re?” “Sono una sacerdotessa di nostra
Signora Iside, rispose la ragazza!… Studio col Maestro
Antèf, il Grande Sacerdote!”…

Dopo quel primo incontro la
fanciulla lo rivide in molte altre occasioni, quando si
recava in giardino. Finché un giorno Seti, non potendo
trattenere l’emozione, prendendola teneramente tra le
braccia le sussurrò con voce profonda di scappar via da lui
finché era in tempo… Ma era tardi per fuggire.


Bentreshit

-Arpa di Luce- questo era il suo nome, tornò ancora tante
volte in quel giardino, dove Seti l’aspettava fremente di
passione. Fu così che Dio benedisse il loro amore. I due
corpi si fusero nell’abbandono di un intenso trasporto e
anche le loro anime si congiunsero. La mistica sintesi si
compì e nel misterioso Cielo di Osiride nacque una nuova
Stella, che iniziò il suo peregrinare nella Grembo di Nuit,
la Gran Madre Celeste.

I loro Nomi si unirono: il
Due divenne Tre e il Tre divenne Uno.
E tutto si compì
secondo le antiche Tavole, la Stele che un dì lontano un
umile cacciatore trovò in un recinto d’anatre… la Pietra
Nera
su cui era scritta la genesi dell’Universo e il
destino dell’umanità. Osiride era quell’uomo e divenne Dio…

Poco per volta la giovane
Dorothy divenne cosciente dei suoi ricordi. E più si
avvicinava al mondo che tanto aveva amato, più sentiva il
suo antico sposo vicino, fino a vederlo materializzarsi
dinanzi a sé.

Col tempo la nostalgia della
sua vera patria s’impadronì di lei, costringendola ad
abbandonare l’uggiosa Inghilterra per approdare in terra
d’Egitto, dove sposò per convenienza un brav’uomo ed ebbe da
lui un figlio al quale diede il nome di Seti. Da allora si
fece chiamare Omm Seti, la madre di Seti, e con tale
appellativo viene ancora ricordata.

In Egitto Doroty lavorò
alacremente come egittologa, conquistandosi la fama di
studiosa seria e dall’intuito fuori del comune. I suoi
superiori al Museo del Cairo l’amarono come una cara amica,
commossi dalla sua dedizione per l’antica Terra di Kem
e stupiti per la precisione delle sue ricostruzioni
storiche.

In realtà però Doroty amava
solo Seti e volle risiedere ad Abido, vicino al Tempio del
Re, dove era nato il suo amore e aveva vissuto giorni
d’incommensurabile felicità. Ogni cosa che le ricordasse il
suo Sovrano: la sua storia, le sue gesta, i luoghi dove
erano stati felici lei li amava intensamente, descrivendoli
con una precisione meticolosa che stupiva anche coloro che
non credevano alla sua storia.

Decise così che sarebbe
rimasta ad Abido per il resto dei suoi giorni, vivendo in
totale solitudine, devota al suo unico vero amore. Suoi soli
compagni furono quattro gatti e un’oca dai grandi occhi
azzurri, che starnazzando aggressivamente allontanava gli
intrusi dalla piccola casa di mattoni e fango dove trascorse
gli ultimi anni della sua vita.

Tra i tanti ricordi che
affioravano nella mente di Omm Seti, vi erano antiche
formule magiche capaci di generare effetti nella materia. La
potente Magia Egizia riviveva nel suo corpo come un’eredità
perfetta. Talvolta, istintivamente, la donna compiva strani
gesti in grado di evocare un intenso magnetismo, mostrando
grande abilità nell’uso delle acque miracolose, con le quali
riusciva a ottenere portentose guarigioni.

Spesso durante
la notte Seti si materializzava nella sua stanza,
prendendola tra le braccia e parlandole del loro passato.
Con infinita pazienza il Re rispondeva a tutte le sue
domande, spiegandole i misteri dell’Invisibile e i segreti
degli antichi Dei.

Doroty lo
ascoltava rapita, mai finendo di stupirsi della virile
bellezza del suo sposo, forte e fiero come ai suoi tempi
migliori. Lei lo abbracciava teneramente e mille voci le
mormoravano le straordinarie melodie dell’estasi, donandole
un senso di assoluta felicità. Impareggiabili furono quelle
emozioni e memorabili i lunghi momenti trascorsi insieme.

Sety e
Bentreshith. Un amore grande come la Piramide di Cheope. Una
storia finita tragicamente. Un figlio fu il segno tangibile
della loro passione terrena. Un bimbo mai nato, perché la
donna scelse deliberatamente di togliersi la vita quando il
Gran Sacerdote venne a sapere del suo stato e lei fu
costretta a confessare. Tuttavia non rivelò mai il vero nome
del suo amante segreto.

Solo il Re
avrebbe potuto salvarla e di certo l’avrebbe fatto,
profanando per amore la dura legge che puniva con la morte
coloro che si erano votati alla castità, cadendo in
tentazione. Ma Seti era lontano, in un’estrema contrada del
suo regno, dove lo raggiunse la terribile notizia della
morte della fanciulla. Immenso fu il suo dolore e da quel
giorno non fu più lo stesso.

Bentreshith,
avendo profanato il dono della vita, fu destinata all’oblio.
Seti dopo la sua morte vagò di corpo in corpo, condannato ad
attendere pazientemente il ritorno della sua sposa, per
ricongiungersi a lei solo dopo che il loro destino si fosse
compiuto.

Per molti
secoli Bentreshith riposò così nelle oscure Contrade
dell’Amenti, per risvegliarsi infine nel corpo di Doroty. Ma
per terribile fatalità non riuscì ad incontrare fisicamente
il suo Seti. Non in quella vita.

Doroty
trascorse gli ultimi anni della sua esistenza in una serena
vecchiaia, rifiutando ogni aiuto e vivendo di pochi proventi
che le derivavano dall’attività di ricercatrice e dalla sua
consumata abilità di guida turistica. Il suo corpo fisico si
spense il 21 aprile 1981.

Sin qui il
libro. Certamente molte domande si affacceranno alla mente
del lettore, incredulo dinanzi a un racconto così
straordinario. Due anime che si ritrovano dopo tremila anni,
fedeli ad un antico giuramento d’amore, rappresentano una
storia molto difficile da accettare con la ragione, tranne
che per coloro che credono nell’Invisibile e nei misteri
dell’antica Religione Egizia.

Non
meraviglierà invece il cultore della Filosofia Ermetica il
racconto di Doroty, meravigliosa esponente di quel genere
umano che viene al mondo col dono prezioso della verità.
Attraverso le sue labbra di donna del suo tempo si esprimeva
l’anima storica del personaggio che maggiormente aveva
segnato il percorso evolutivo della sua interiorità.

In fondo è così
per tutti, ma solo le anime più antiche sono coscienti di se
stesse e possono tornare alla vita quando attratte dal
misterioso richiamo dell’amore.

Coloro che non
credono nella reincarnazione sorrideranno delle mie
parole. Da un punto di vista profano la nostra Doroty
potrebbe rappresentare un ottimo soggetto per la
psichiatria. Tuttavia troppi conti non tornerebbero a
un’analisi sommaria e superficiale della sua figura umana.

Gli eventi
della vita fanno spesso naufragare i grandi amori,
osteggiati dalle sfortunate circostanze e dalle consuetudini
sociali. Tuttavia se quel sentimento è tanto intenso da
tracciare nell’anima dei due amanti il sigillo
dell’immortalità, neppure la morte riuscirà a separarli.
Come nel caso di Seti e Bentreschit, nulla poté loro
impedire di ritrovarsi, neanche la mancata coincidenza della
loro incarnazione fisica.

Seti compariva
innanzi a Doroty sino a divenire tangibile, ma era pur
sempre il cittadino di un’altra dimensione… Probabilmente il
loro tempo non era ancora giunto. Sono convinto che la loro
storia continui ancora e spero che un giorno o l’altro si
ritroveranno anche su questo piano.

Forse sarà un
uomo alla ricerca di se stesso, tormentato dai suoi antichi
ricordi e in preda a un’inspiegabile inquietudine, ad
incontrare una giovane donna che senza nulla chiedere per sé
lo amerà di un sentimento inspiegabile e straordinario: le
loro mani s’intrecceranno in una tenera carezza e la loro
unione avverrà su tutti i piani. Le loro anime si
riconosceranno. Seti e Bentreshit, di nuovo insieme!…

Gli occhi
inondati di lacrime di gioia, il cuore pregno di un
sentimento antico e potente, i due immortali compiranno i
sacri passi della rimembranza e Dio si compiacerà nuovamente
in loro. Il tutto si compirà, com’era scritto dal giorno del
loro primo bacio, della loro prima promessa.

Non importa se
le loro vite divergeranno, se il loro amore umano dovrà
piegarsi alla dura legge del destino. Essi saranno comunque
uniti. I grandi amori sono fatali per questo: nulla si può
fare per sminuirne la potenza e l’ardore. Il fuoco che
generano è perpetuo, com’è perpetua la vita nella dimensione
divina.

Poi forse un
giorno, quando giungerà il momento, lei lo lascerà. Un
misterioso incantesimo si impadronirà della sua mente e
tutto le sembrerà lontano e sfocato. La vita nuovamente
l’assorbirà e le sembrerà di non averlo mai amato, mentre
l’indifferenza prenderà il posto del trasporto e il distacco
dell’ardente passione. Così alla fine lei lo dimenticherà e,
credendo di scegliere, accetterà l’inflessibile volontà del
Dio…

Oppure sarà
l’uomo a lasciarla, seguendo un nuovo e irresistibile
impulso!… Non importa chi dei due sarà. La vita dovrà fare
il suo corso e i loro destini umani dovranno compiersi
secondo la Legge. Sino alla prossima vita, sino al prossimo
incontro!…

Ma ciò che è
stato creato sul piano spirituale resterà per sempre.
L’amore del cuore resterà. E forse anche il trasporto
resterà, insieme a un’infinita tenerezza. Le loro anime non
dovranno più rincorrersi, non dovranno più raggiungersi.
Saranno una cosa sola e vibreranno libere e serene
nell’unità, aspettando con fiducia il giorno in cui potranno
finalmente unirsi a Dio, perdendosi amorevolmente nella sua
immensità.

Com’è bello
il mare quando il sole splende in un arcobaleno di colori e
le onde s’infrangono dolcemente sulla sabbia dorata!…

Quell’uomo è lì, in riva al mare, conscio della sua vita e
di tutto il suo dolore.

Sono ormai
passati molti anni, ma lei gli manca ancora. Gli manca il
suo sorriso, la sua voce dolce e affettuosa, il suo ardore e
il suo coraggio. Nonostante adesso sia tanto cambiata, in
alcuni momenti la nostalgia diviene intollerabile e il suo
cuore pulsa più forte nell’inutile tentativo di contenere
l’amaro dei ricordi.

Dio non gli ha
tolto la ragione, non gli ha confuso la mente. Egli sa ed è
coscio di tutto. Il suo tenero sentimento, la sua dolorosa
separazione; il sacrificio di due vite divise, che tuttavia
rinnova la promessa di un legame spirituale straordinario ed
eterno. Essi sono stati lo strumento del destino, un destino
che non li ha estraniati, coinvolgendoli profondamente nella
consapevolezza della loro rinuncia e del loro dolore…

L’uomo,
commosso da quei pensieri, trattiene a stento le lacrime,
mentre istintivamente si rifugia all’interno di se stesso
accogliendo il caldo abbraccio della sua anima: allora, in
un istante, la sua tristezza si dilegua e il sole della
speranza fa nuovamente capolino tra le nubi del rimpianto.
La sofferenza è il prezzo che si deve pagare, perché il
sentimento resti puro ed integro… Amare e soffrire!… Non è
forse questa la legge non scritta dell’Ermetismo? Il dolore
è una concessione dell’anima all’uomo, perché si ricordi di
non essere mai solo…

Ormai Seti e
Bentreshit si sono ritrovati e vibrano nel cuore dei loro
beniamini: in loro non vi sarà più smarrimento, ma solo
serenità e consapevolezza. E forse un giorno si ritroveranno
anche su questo piano quando, dopo lunghe e dolorose
peripezie, le loro individualità umane si saranno stemperate
nell’anima, divenendo facce della stessa medaglia. Quello
che dev’essere sarà! E’ un monito di speranza per tutti.

Rasserenato da
quei pensieri l’uomo si alza lentamente, godendo del
contatto dei piedi nudi con la sabbia fresca. Poi con gli
occhi ancora umidi fissa l’orizzonte, contemplando col
pensiero il volto di colei che aveva tanto amato,  sognando
per un istante di poterla riabbracciare. Allora, come se lei
potesse udirlo, con voce rotta dall’emozione, le dice
un’ultima volta addio con le stesse parole di Bentreshit, il
giorno del suo ultimo incontro con Seti: Ricordami
ancora!…

Volutamente
sono andato oltre la storia di Omm Seti. Il vero
amore è un dono divino e incontrare un antico compagno col
quale si sia condiviso un lungo tragitto d’evoluzione
rappresenta una fortuna provvidenziale. Non sempre è invece
così per l’uomo comune, che si trova talvolta
nell’impossibilità di instaurare con la persona che ama un
rapporto affettuoso anche nella vita. In tal caso, dal
contrasto con gli eventi, si generano spesso situazioni
difficili che possono condurre alla sofferenza e
all’infelicità.

Ritrovare la
persona amata dopo secoli è possibile, ma è raro. Allorché
questo accade, vi è sempre una ragione profonda che sfugge
all’analisi superficiale dei due protagonisti. Bisogna
possedere una notevole maturità interiore per comprendere
che l’attrazione può essere sublimata spiritualmente, mentre
il cristallizzarla in un rapporto comune la fa degenerare in
amore mentale. Tale saggezza è però propria dei soli
realizzati, che hanno il senso del loro destino e
comprendono che vi è un tempo per tutte le cose.

La storia di
Seti e Bentreschit è un’inesauribile miniera di speranza per
l’uomo desideroso d’immortalità. Per i credenti nell’ideale
ermetico è la splendida conferma delle profonde verità della
nostra Tradizione.

La morte non è
che una riposante parentesi tra le righe della vera Vita.
Comprendere questa verità significa attribuire un diverso
valore all’esistenza, staccandosi da tutto ciò che è
effimero e illusorio, per dare risalto solo a ciò che
sentiamo in noi eterno e immutabile.

L’amore è una forza
straordinaria, un propellente misterioso che spinge le cose
a trasformarsi incessantemente. Nel campo superiore l’amore
finisce di essere un semplice sentimento per divenire uno
stato vibrante dell’anima, conseguito il quale essa può
espandersi nell’energia sottile dell’Invisibile, riuscendo a
cogliere le infinite sfumature del mondo spirituale. Sarebbe
inutile dilungarsi oltre.

Il mio monito è
di amare. Si inizia dando valore alle proprie sensazioni,
valorizzando quelle che generano emozioni potenti e
positive. Come la fantesca del Mutus Liber, occorre
lavorare pazientemente su se stessi, raccogliendo col
mestolo della costanza le tante impurità che galleggiano nel
soluto dell’anima, dopo che il Fuoco dell’Arte ha
iniziato la mistica distillazione.

Poi, divenuti
più leggeri, si deve saper proiettare l’energia del vero
Amore sulle persone care, sulla propria famiglia e sugli
ammalati, sforzandosi di coltivare la fede in Dio e negli
eterni valori della Tradizione.

Infine occorre
purificare il proprio sentimento da ogni residuo di
bestialità, cercando di comprendere il significato della
rinuncia e della continenza. Così si potrà essere pronti per
l’incontro fatale che forse, un giorno lontano, per grazia
di Dio trasformerà la nostra vita.

Rendesi degni è
il segreto dell’Alchimia. Predisporre le cose perché
l’Invisibile si manifesti nell’anima, aiutando l’uomo
meritevole a trasformarsi secondo la Legge divina è un
proposito nobile che non mortifica la nostra umanità, ma
l’esalta nella serena accettazione dei nostri limiti e della
caducità delle nostre più umane aspirazioni.

Seti e
Bentreschit!

Dedico a loro le mie ultime parole. Ovunque essi siano,
qualunque sia la maschera che oggi calzano, sono fiducioso
che prima o poi concluderanno la loro esistenza terrena
nella piena consapevolezza del loro amore e della loro
straordinaria avventura.

La loro storia
ci riempie il cuore di speranza e di ottimismo, invitandoci
a sognare. In fondo i sogni sono la nostra vita e anche quel
miracoloso balsamoche sempre ci corrobora,
spingendoci a migliorare.

Allora
sogniamo! E se un giorno ci sentiremo amareggiati, delusi o
sofferenti, dedichiamo un pensiero affettuoso a Seti e
Bentreshit,
sentendoci idealmente vicini a loro. Così
tutto ci sembrerà più calmo e sereno. Sarà quel semplice
pensiero a darci la forza per proseguire il nostro cammino.
E se sapremo veramente amarli, la loro benedizione scenderà
su di noi come un manto di stelle!…


Amonosis