di Mario Krejis

Pongo una domanda al lettore: è possibile percorrere da soli la Strada Spirituale, qualunque sia, cioè senza l’aiuto di un Maestro o di chi sia già passato attraverso le esperienze che si è disposti a sopportare per raggiungere una Meta, che di solito è confusa e sfuma all’orizzonte della fantasia?
La risposta è certamente positiva. Si può farlo, se si è abbastanza intelligenti da capire ciò che si vuole e sino a che punto si è disposti a rischiare. Accettato il concetto che tutti gli uomini possiedono un’anima, resta da comprendere il significato dell’evoluzione spirituale per trovare il proprio sistema di risalita verso i Cieli (se si è mistici) o verso uno stato di più integrale umanità, se si cammina con i piedi per terra come certi amici miei di buone speranze e di sano ottimismo italico.

Si può essere Maestri di se stessi? La mia risposta è ancora una volta sì, se chi inizia sa come sottrarsi al fascino malefico dell’Ombra (in senso Junghiano), acquisendo quella capacità di distacco che lo rende capace di essere un preciso osservatore dei suoi processi mentali e –soprattutto- un fedele interprete dei propri dinamismi incoscienti, fino ad assimilarli ristabilendoli nell’equilibrio di una mente emancipata e solare.

Chiedo ancora: Sei tu, maestro di te stesso, capace di tanto? Hai tu la potestà di riunire le parti della tua coscienza, senza che uno psicanalista debba somministrarti i suoi fumosi rimedi, che ti trasformeranno ipoteticamente in una persona più felice e saggia?
Io credo che ciò sia possibile. Perciò, amico mio, non hai bisogno di un Maestro che t’insegni l’abicì dell’Ermetismo, o di un Eggregore che ti accolga per correggere le tue trascurabili imperfezioni.
Tutto è in te, o uomo che ricerchi! Gli ingredienti della ricetta ermetica sono già pronti, nel tuo corpo e nella tua anima, come i pezzi di un meccano che devi fissare con le viti della pazienza e della costanza, per realizzare il luminoso disegno che hai predisposto per te stesso.

E l’ingegnere? Non ne hai bisogno! Anche l’ingegnere è in te!
Dunque meno ciance e più azione!
Lavora su te stesso e produci: angeli o sifilitiche macchiette d’uomo emancipato? O diavoletti dal pisello spuntato? Non temere qualcosa sicuramente realizzerai. E fra qualche anno pubblicherai le tue conquiste nell’archivio dei sogni infranti. Oppure, rimpiangendo d’aver perso tempo, maledirai il giorno che decidesti di tentare un’impresa così assurda.

Sarà realmente così? Non ha importanza. E’ vero ciò in cui si crede. Ognuno ha diritto alla sua personale verità.

Amico mio, ormai ho quasi in odio il termine Maestro. Non provi anche tu una sottile nausea per la parola tanto abusata? Apprezzo i maestri di scuola. Ma nel campo spirituale, chi sarebbero quei pozzi di scienza infusa, i sedicenti prodotti di un’aristocrazia interiore tutta da dimostrare?
Forse anche tu, un giorno, troverai un discepolo. Gli presenterai la torta della tua sapienza, adornata con le ciliegine delle tue proiezioni inconsce, delle tue paure, dei tuoi sensi di colpa e d’inferiorità. Diventerai anche tu un Maestro.

Kremmerz consigliava ai novizi maniscalchi di rivolgersi al maestro artigiano, per imparare a trattare il ferro. Quello che poteva fare un fabbro, con pochi colpi ben assestati, non poteva farlo nessun altro.
Vedete? L’importanza di rivolgersi a un esperto! … Per i giusti investimenti, s’interpella l’amico bancario. Per dirimere una disputa legale, ci si rivolge a un avvocato. E più bravo è, meglio sarà per voi.
Il concetto è logico: Experientia Docet!

Così dovrebbe essere anche nel campo spirituale. Però, a quanto pare, così non è. Faccio una proposta. Aboliamo dal lessico esoterico la parola “Maestro”. Sfrondiamo il concetto dai fronzoli della creduloneria, del misticismo di proiezione, dell’alone di mistero e di magia.
San Pancrazio, fammi la grazia! Ho un callo che mi tormenta il piede. Fallo sparire tu, con le tue benedizioni!
Oh Maestro venerabile, trasformami in un Mago con la tua bacchetta dell’Arte! Donami la Luce! Ma fallo nei giorni feriali, perchè nel week-end devo riposarmi!

Barzellette! … Nel primo caso San Pancrazio continuerà a dormire i suoi sonni beati. E nel secondo il cosiddetto Maestro dispenserà solo i profumi della sua megalomania e gli improbabili prodotti del suo Ego.

Dunque eliminiamo i Maestri. Non esistono.
Crowley? era un pazzo scatenato. La Blavaski? Un’isterica boriosa, con la tiroide ipertrofica; Gurdieff? Un ballerino sfruttatore di talenti danarosi. E Kremmerz? Ahimè! Il solito chiacchierone napoletano: una benedizione qui un piatto di spaghetti là … e panzane per tutti!

No, discepolo di te stesso, i Maestri non esistono e non devono esistere.

E ora ti svelo l’arcano degli arcani. La strada spirituale non esiste: è un’invenzione di Santa Romana Chiesa. E non esiste neppure l’evoluzione delle anime. L’hai mai vista tu, un’anima?

E allora che si fa? La mia risposta è semplice: Si vive, si mangia e … si muore.


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Là su, là su, dove salir non anche
fu dato al nostro desiderio intenso
forse un dì voleremo, anime stanche
spiriti vani e liberi dal senso.

Là su, là su, dove le stelle bianche
fan la notte più bella e il ciel più denso,
anime volerem giulive e franche,
raggi di luce ne l’azzurro immenso.

Voleremo a delizie interminate
in alto, in alto, luminose larve
eternamente libere e beate.

Scorderemo lassù l’antico errore
e questo mondo vil, dove ci parve
balsamo l’odio e tossico l’amore

Lorenzo Stecchetti