Capitolo 3

Affrontiamo proficuamente il tema della Terapeutica Magica, o Psichica, se si soffre di intolleranza per i termini del passato. La Magia applicata alla guarigione delle malattie corporee fu il sogno di ogni Ricercatore dell’antichità. Quando si ignoravano le basi fondamentali dell’anatomia e della fisiologia umane, le malattie corporee venivano interpretate come il perturbamento delle forze equilibrate dell’uomo sano.

Spurghi e lividori somatici assumevano il significato di espressioni malefiche, mentre Spiriti e spiritelli dispettosi si divertivano a tormentare il povero malato, affranto dalle piaghe incoercibili di qualsiasi cancrena infetta. Si credeva a quei tempi che gli Dei scendessero tra gli uomini per dilettarsi a tormentare, per puro piacere, tenere fanciulle o guerrieri duri come l’acciaio.

La Medicina Paracelsiana rappresentò il fulcro di una concezione magica dell’uomo afflitto dalle miserie del corpo. Medèle e preparati omeopatici sembravano rispondere all’occorrenza, sottomessi all’influsso siderale nell’attimo della loro preparazione, affinché il potere dell’astro, trascinato nel farmaco, potenziasse l’effetto curativo in centesimali e millesimi di grado omeopatico.

Secoli prima i sapienti Babilonesi credevano nel Principio del Male ed esorcizzavano gli spiriti tenebrosi alimentando il malato con fecola di patate e succo d’anice, estratto dalle foreste vergini di Babilonia, intorno ai mistici castelli senza guglie dove Gilgamesh accoglieva angeli e pipistrelli, invocando gli Dei contro le nevralgie delle osteofitosi corporee.

Nell’evo romano impiastri di escrementi di pavone venivano applicati sulle ferite infette, per esorcizzare i furori dell’oscuro Marte, fase occulta del positivissimo Dio dei coraggiosi protagonisti della storia antica.

Esculapio paralizzava i vermi intestinali coi “Sussurri di Eolo”, soffiando il suo alito, maleodorante di aglio, sull’ombelico dell’ammalato e sacrificando “ostie di pecora” al Dio della Medicina, “l’Hermes Itifallico”.

I Maghi dell’antico Egitto correggevano gli umori del sangue aspirando i miasmi venerei con i “Sonetti di Osiride” e consigliavano, alle gravide, sali di ippopotamo e concentrati di elleboro, nel tentativo di assicurarsi la benevolenza di Hator, la Dea della fecondità e del seme umano.
Ogni civiltà ha tenuto in gran conto l’Invisibile, cercando di alleviare le gravità del corpo, che si chiamassero infermità o follia. Non sempre tali pratiche producevano il risultato sperato e talvolta si doveva concludere arrendendosi alle forze del Male.

Un pugno di superstizioni e tanta ignoranza… sarà probabilmente il commento dell’uomo di oggi, conquistato dai progressi della ricerca scientifica. Eppure, dietro i rimedi insulsi e paradossali degli antichi terapeuti, si nascondevano conoscenze profonde delle quali l’uomo, evolvendosi, perse progressivamente le chiavi.

Non è nei rimedi estemporanei dei Terapeuti dell’antichità, che dev’essere ricercata la causa di molte guarigioni; né in formulette scaramantiche o innocenti appelli alla Divinità, bensì nel “tenore emotivo” della preghiera, o in piccole e insignificanti parole di potere, che pure erano capaci di connettere il solitario guaritore al grande e oscuro bacino della “Terra Osiridea”la grande Fattrice di miracoli.

Si trattava di un modo peculiare di pregare, della conferma semantica dell’intenzione terapeutica ottenuta nei ricorsi alle Forze dell’Invisibile. Dev’esserci dunque un meccanismo sconosciuto, una sorta di appello, che la mente allenata del Terapeuta rivolge a Dio con pregnante insistenza, nel tentativo di risvegliare i dinamismi del corpo dell’ammalato, corrotti dallo squilibrio, riconducendoli alla normalità. Un percorso determinato nell’inconscio, che prescinde da ogni noziosismo, capace di attivarsi autonomamente, anche se l’esecutore agisce con gestualità automatiche e scarsa consapevolezza delle leggi dell’Occulto.

Eliphas Levi scrisse parole mirabili sui cosiddetti “Guaritori di Campagna”, dimostrando la loro capacità di curare, e spesso di guarire, affezioni anche gravi degli uomini e del bestiame. La sua casistica è un utile esempio delle facoltà terapeutiche, che alcuni posseggono senza apparente ragione.

Si scarta un piccolo anello, s’infila all’indice della mano destra e si segna il corpo dell’ammalato con disegni di incerto significato. Si prega sant’Antonio e si rimanda a casa il paziente, sicuri che l’effetto vi sarà. E l’effetto c’è, a volte senza alcun medicamento!

Tempo fa conobbi un anziano agricoltore del mio paese, quasi completamente analfabeta, che aveva il dono di guarire istantaneamente verminosi intestinali, emorroidi, ascessi e varie affezioni cutanee. Confesso di essermi sottoposto anch’io alle sue cure, un po’ per curiosità, pur di liberarmi di qualche fastidiosissima verruca.

Ricordo che il vecchietto, dallo sguardo dolce, estrasse dalla tasca un vecchio libretto malandato e, dopo aver fatto strani segni sulle mie mani, cominciò a leggere quelle che ritenni semplici preghiere, bisbigliando appena il suo latino maccheronico in modo che non capissi neanche una parola.

Tuttavia dopo qualche giorno, nonostante la mia diffidenza, le verruche seccarono e caddero. Il guaritore mi raccontò di aver ereditato il potere di guarire da suo padre, che a sua volta lo aveva ricevuto dal nonno. Dopo la sua morte, mi raccontò, i suoi poteri sarebbero passati al figlio, che avrebbe ricevuto anche il libro di preghiere.

Qualche anno dopo il vecchio morì, ma il figlio, evidentemente ribelle alla tradizione, rifiutò di seguirne l’esempio. Ho saputo recentemente che il libretto è stato venduto per pochi soldi a un curioso.

Anche l’Abbate Julio, grande guaritore francese del diciannovesimo secolo, praticava tecniche di guarigione spirituale. Egli si serviva essenzialmente dei “Salmi della Chiesa”, ciascuno dei quali utilizzava per guarire varie patologie, divertendosi, tra una guarigione e l’altra, a “scremare il mosto”. Sta di fatto che molti suoi “miracoli” sono ricordati nelle casistiche della Chiesa e le sue preghiere, miracolose o meno, sono annoverate per la loro capacità di alleviare le sofferenze di molti infelici. Come facesse il religioso a rincuorare gli ossessi e a favorire le guarigioni, resterà un mistero.

Più recentemente la cronaca si è occupata delle guarigioni miracolose di Padre Pio, mistico e santo della Chiesa, sicuramente noto a tutti. Non entrerò nel merito della sua missione di sacerdote, iniziato ai misteri del Cristo. Ho discusso ampiamente di Padre Pio nel mio libro Thsecundia Ibis. Mi interessa far comprendere che quei miracoli, ancorchè attribuiti a Dio, non possono trovare spiegazione che in un’attività incosciente del Santo, in grado di influire sull’anima dei fedeli e sui corpi degli ammalati.

Nella tradizione cattolica sono innumerevoli gli esempi di Santi taumaturghi che, operando col potere di Dio, compirono guarigioni ritenute impossibili dalla scienza ufficiale. I miracoli della Chiesa non sono considerati dal punto di vista magico, eppure rappresentano un serbatoio di informazioni preziose per ogni ricercatore spiritualista.

Il segreto dei Guaritori spirituali trova fondamento in un intenso stato di fede nell’Invisibile, senza il quale l’anima del terapeuta non esala le forze di guarigione, deviando il loro percorso in senso non favorevole all’ammalato.

Il segno inequivocabile che il guaritore è realmente tale (e non un ciarlatano) è la forza del suo convincimento interiore, la certezza cioè che l’aiuto divino non mancherà alla sua opera di guarigione. Lo strumento di guarigione, sia esso un rito o una preghiera, dev’essere quindi esaltato dallo stato di fede, qualunque sia l’Entità o il Santo che s’invoca in aiuto dell’infermo.

La fede è il primo e assoluto requisito in grado di elevare l’anima dell’Iniziato ai Piccoli Misteri, di cui fa parte la terapeutica a effetti fisici, consentendogli di intervenire sulla materia corporea.

Non vi sono altre possibilità di riuscita che credere fermamente nell’effetto che si desidera ottenere, considerando il proprio intervento come espressione di un’influenza superiore, non conoscibile razionalmente, ma ottenibile per grazia.

Così si aprono le cateratte dell’anima e un fiume di energia magnetica si riversa sull’ammalato, esercitando la sua azione magica. E ciò sia nel contatto diretto, che a distanza. Sono invece disturbanti i pensieri dell’uomo invidioso e stupido, che si dedica alla terapeutica nel tentativo di soddisfare i suoi bisogni istintivi: l’avidità, il possesso, l’ambizione e il controllo dell’altrui volontà.

Ogni atteggiamento egoistico, di volontà senza amore o di sicurezza senza fede, comporta il fallimento dell’azione curativa. Il disinteresse verso il risultato e la mancanza di ogni aspettativa di gratificazione, morale o materiale, assumono il carattere di sistemi di salvaguardia, in grado di impedire l’aborto delle velleità terapeutiche nei frutti dell’ignoranza e della superstizione.

Le ragioni dell’apertura inconscia indotta dalla fede sono complesse e riguardano l’anima, che riveste un ruolo centrale nella pratica di ogni guarigione spirituale. Solitamente la fede viene considerata un dono di Dio. Ci si riferisce all’innata capacità, propria dei migliori cristiani, di esprimere il divino nella loro vita interiore, rendendosi partecipi di beatitudini e stati amorevoli vissuti nel completo abbandono a Dio.

La fede è però anche una conquista. Sant’Agostino insegnerebbe molto volentieri come conquistare il Regno di Dio attraverso la pratica della ragione, proficua ancella di ogni dedizione sociale. Si tratterebbe però di forme di pensiero non comparabili col profondo coinvolgimento interiore proprio di ogni vero fedele: “autenticamente credente” e non solo credente, cioè convertito nell’esperienza.

Il Misticismo è dunque legato alle profonde, naturali espressioni dell’anima. Certuni sono predisposti all’azione magica, senza essere veri credenti. Si può ragionevolmente credere che essi si trasformerebbero in accesi credenti, se si verificassero nella loro vita esperienze tali da neutralizzare le ottusità della loro educazione e dell’influenza sociale.

Si spiegano così le forme di conversione istantanea legate a violenti traumatismi o ad eventi drammatici della vita. Un solo giorno può essere sufficiente per trasformare un ateo razionalista nel più inflessibile paladino dei dogmi, a volte assurdi, di una Chiesa sempre più alla ricerca di pecorelle e di tori ammansiti.

Non sempre queste persone hanno il potere di guarire, ma l’indice di prevalenza depone decisamente per coincidenze non casuali, data la frequente ripetitività di certe situazioni in famiglie di credenti, animati da grande religiosità e fede in Dio.

In conclusione esiste nell’uomo, ma non in tutti gli uomini, una predisposizione naturale che lo spinge verso il Misticismo e che affonda le sue radici nell’assetto genetico dell’organismo corporeo e nel conseguente stato psicosomatico. Tale predisposizione si attiva nell’esperienza, ma può essere inibita da fattori etici e sociali. Non tutti i Santi della Chiesa furono beati, come è vero che non in tutti gli uomini che vivono nella materia si nasconde un bruto.

Se il corpo umano è la rappresentazione tridimensionale dell’anima, sia pur nell’infinita variabilità delle influenze storiche ed educazionali, si può sostenere che “l’aspetto devozionale” è il principale riflesso della vita interiore. Più si manifesta prepotente l’influenza dell’anima, meno conturbante per i sensi sarà il “serpente” della sessualità, divenuto fedele all’uomo interiore più che al corpo.

È bene che si rifletta sulle mie parole, volutamente ombrate, nella convinzione che in campo spirituale occorra essere accorti nel seguire il sottile filo logico che unisce, tra loro, concetti non semplici da intuire senza l’aiuto dell’intuizione risvegliata ermeticamente, cioè dell’Ermete.

Il Percorso Iniziatico ha lo scopo di edificare progressivamente l’Anima Mistica, aprendo la via alle forze del corpo e ai dinamismi superiori, essenziali per l’azione magica.

Più si procede nella purificazione isiaca, meno ostacoli verranno a frapporsi tra l’interiorità e il proposito dell’uomo. E più si insisterà nel percorrere degnamente la Strada Spirituale, meno frammentarie saranno le manifestazioni del potere interiore, fino agli estremi positivi propri dello “stato di santità”.

È qui il caso di ricordare l’antico assioma dell’Ermetismo: Prima santo e poi mago! Se la preparazione ermetica non apre le Porte Argentee del Tempio interiore, ogni tentativo di riuscita sarà speso nell’inutile attesa di un risultato. Il mistero dell’ascesi spirituale consiste nel protendersi dell’anima sofferente verso l’intelligenza dell’uomo, disposta al sacrificio per l’ideale di una vita superiore.

Il nocciolo della Magia Isiaca è dunque nell’anima. Il compito del Maestro, visibile o invisibile, è di accelerare la Morte Mistica del redento, costruendo con il suo pensiero il Tempio dove egli esprimerà il “Sole” del suo spirito.

Tuttavia, nell’esplicazione dell’azione terapeutica non conta solo la fede, ma anche l’esperienza di un’esplosione di volontà, capace di aprire il “cofano delle meraviglie” offrendo a “Maria”, cioè all’anima purificata dell’iniziato, il perfetto controllo sulla materia corporea. Il secondo ingrediente della ricetta di tutte le Magie è dunque la volontà. Molto si è scritto sull’argomento e ancora ci si interroga per comprendere quale sia il giusto concetto di volontà magica.

Volontà senza desiderio: è l’interpretazione senz’altro più plausibile e meno complicata, anche se in pratica riesce impossibile, tranne che ai migliori, operare nell’ambito di tale definizione. Non è affatto semplice volere qualcosa senza desiderarla.

L’indifferenza rappresenta un’ottima definizione dello stato interiore che più si avvicina a quello giusto. Ma la vera indifferenza non stimola all’azione, poichè comporta il discernimento dell’illusorietà del movimento.

Solo il saggio è indifferente al risultato delle sue azioni, perchè sa che nel Caos delle possibili soluzioni, nessuna è quella giusta, rappresentando solo il contributo della mente umana al disordine della vita. È nel silenzio dell’Iniziazione che si distruggono le forme. Ed è nella quiete serena della mente che l’Ermete si manifesta, consigliando l’inazione, se l’amore o l’odio sospingono l’uomo verso uno dei suoi possibili destini.

È la sola libertà di cui l’uomo ha l’illusione di disporre: scegliere uno dei tanti percorsi possibili, facendo qualcosa per sè o per gli altri. Se però egli rifiutasse di agire, non potrebbe che seguire la legge di Natura, essendo la cedevolezza la forza più grande, in quanto maggiormente consona alle dominanti del Regno Naturale.

È nella Materia delle forme che il Mago trova il suo potere, ma è nell’Essenza della Creazione che conquista il suo diritto. Estrarre il proprio potere dalle forme è il più grande requisito dell’Uomo Solare.

Tornando al concetto di Volontà Magica, essenziale per ingravidare l’anima con qualsiasi proposito realizzativo, si deve ritornare al concetto di “Mistica Rosa” dell’antica Tradizione Rosicruciana. Sanno i lettori chi furono i Rosacroce?

Amici dell’Ermetismo e non fantomatici cercatori del Santo Graal, come si spacciano gli eredi illegittimi del “protestantesimo magico”. I veri Rosacroce furono arsi sul rogo dell’infamia, sacrificati all’usura temporale della Chiesa. Rendo devotamente omaggio ad ogni eroe del passato che perse la ragione prendendo spunto dal Glifo rosicruciano per giungere a un esatto concetto di volontà magica.

La Croce, con sopra una Rosa, è il simbolo di una potente volontà magica, che si manifesta in ogni manifestazione dell’anima. La Rosa costituisce, coi suoi petali, il segreto dell’Essere inconscio, il mistico frutto di un antico peccato d’amore, riscoperto nel cuore di ogni vero credente.

Mi sforzo di essere chiaro. Chi non mi comprende, vorrà dire che è destinato ad altro. Non posso esplicitare la verità oltre il dovuto. La chiarezza è detestabile, quando serve al saccente per prevaricare l’uomo comune. Dunque il segreto della volontà magica è nella Rosacroce.

Rosa + Croce: è come la “Maria” e il “Dio individuale”, manifesti nell’equilibrio di tutte le possibili traiettorie di forza esprimibili nel corpo. Sarà nella perfetta stabilità di ciascuna forza quaternaria che riposa il Saggio, dando espressione al 4 e all’1, esattamente come al 7 e al 9.

Nel seme dell’uomo si agitano piccoli animaletti, che servono a procreare altri uomini. Se due più due fa quattro, senza la Croce e la Rosa non vi saranno possibilità di attivare il potere della “manifestazione plastica”.

Sarà meglio allora, e anche più semplice, farsi prestare la Croce dalle Forze che dispongono dei “Quattro Elementi” nella loro forma più pura. Se Dio si manifesta nella Materia, tutto il reale deve potersi riconvertire nel pensiero di Dio. Il “Sole” manifestativo potrà così esprimersi nella toti-potenzialità di ogni evento immaginabile, consentendo la neutralità dell’azione magica e il suo probabile successo. Situazione questa riscontrabile solo nell’Iniziato, come frutto di una corretta evoluzione alchemica.

Nel campo isiaco però, come già detto, la parte inerente la volontà magica diviene trascurabile, potendo le Forze invocate agire copulando, nell’anima dell’iniziato, con la volontà imperfetta che questi esprime. Resta da comprendere quali siano tali Forze Invisibili.
Ho già fatto riferimento agli Esseri che intervengono in aiuto dell’Iniziato. In ogni Tradizione esistono coorti di Geni e di Eoni, legati all’Iniziato da un patto di amore e di solidarietà. E ciò prescindendo dal suo colore, bianco o nero.

Occupiamoci ora delle creazioni dell’Iniziato. Esamineremo i mezzi di cui dispone il Maestro per fissare i suoi propositi, perchè diventino fruibili da coloro che sanno porsi in sintonia col suo insegnamento.

Qualsiasi pensiero può diventare un’Entità, a condizione di evocare, nel momento della sua creazione, una forza di tale intensità da rendere vitale quel particolare pensiero. Se ogni creatura ha un’essenza e una forma, l’idea concepita costituirà la “forma” della nuova creatura, mentre la volontà ne rappresenterà l’essenza.

Bisogna spiegare cos’è “l’essenza vitale”, decifrando così il metodo d’azione del Mago nell’esercizio delle sue funzioni. L’essenza è l’espressione quali-quantitativa del carattere ancestrale del pensiero. Vibrando nel vuoto, il pensiero rappresenta il moto. L’energia del moto è il potere dell’anima, mentre la forza di azione dell’energia è l’intenzione, cioè la volontà.

La forza deriva dunque dalla “Lunarità” dell’uomo, cioè dalla sua potenza energetica: emissione fotonica di particelle infinitesime, totipotenti e attive in ogni parte dell’Universo. Nello spazio senza dimensioni, un frammento di stella è in grado di rappresentare l’Universo esattamente come l’uomo riproduce l’Universo in ogni molecola del suo corpo.

Si deve intuire il concetto di “spazio senza dimensioni” derivabile dall’antica concezione geocentrica dell’Universo, per capire donde nascano gli “Spazi Invisibili”, che rappresentano il grande arcano del materialista.

“L’Invisibile, l’Astrale, la Sostanza-Etere” sono il “non senso” dello Spazio Assoluto, che discende dalla Divinità sino all’ultima molecola di materia. Non esistono limitazioni di confine tra le forme accessibili alla coscienza. Il continuum è tanto intenso, da comprendere le infinite forme in un insieme, contenuto nella Materia dello Spazio.

Se si concepisce il Creato come un immenso Oceano di materia, le forme sono le infinite punte di un iceberg in immersione. Se si agisce su un punto, il risultato si manifesterà in tutto il sistema. Analogamente ogni modificazione, indotta nell’astrale umano (Corpo Lunare), può ripercuotersi dovunque nell’Universo. E’ allora possibile -in teoria- alterare il percorso di una cometa agendo correttamente sull’organismo dell’uomo.

Per fortuna non è nota la Legge che regola le manifestazioni delle forme. Sarebbe imbarazzante, per l’essere umano, attraversare lo spazio con la mente, provocando disordini su una remota Palude di Sirio. Si riconosce tuttavia, nella “Legge di Analogia”, un importante meccanismo di azione del pensiero e una modalità perfetta di astrazione, capace di condurre il potere dell’anima nell’essenza di ogni effetto: per categorie di effetti, cioè nell’essenza dei molteplici e possibili effetti inducibili dall’anima, sensibilizzata dall’attività cerebrale.

Mi rendo conto di non essere sufficientemente chiaro. Si tratta dei meccanismi della Magia, le cui Chiavi mi sforzo di illustrare nel modo corretto. Posso aggiungere che la scienza dell’Analogia rappresenta l’arte dell’Ermete, che si impara dal proprio Angelo, se e quando questi si manifesterà nell’uomo.

Nell’attesa che ciò accada, si possono comprendere le leggi elementari dell’Analogia, frutto di intuizioni mirabili confermate dall’esperienza. Un birillo non cade, se la forza che lo colpisce non è abbastanza forte da determinarne l’oscillazione. Nel mondo fisico il principio di causa ed effetto rappresenta il solo principio attivo nell’esperienza. Il problema è capire se la stessa legge valga o meno nell’Invisibile

Mario Krejis