Capitolo 4

La Legge di Analogia stabilisce che, se esistono analoghi in Natura, si possono indirizzare le forze in modo da sortire il medesimo effetto, su qualunque parte del sistema si intervenga.
Immaginiamo che si voglia agire con la forza del pensiero sul nostro birillo, inducendone l’oscillazione e la caduta.

La logica suggerisce che occorrerà costruire un’immagine mentale dell’oggetto. Se poi si dispone di un secondo birillo, che funga da testimone, si fornirà al pensiero la base materiale, che potrà aiutare l’operatore a orientare la forza psichica nel senso desiderato.

Cerchiamo ora di applicare la Legge di Analogia. Escludiamo dalla mente la forma-birillo, cercando qualcos’altro che possa rappresentarla: un barattolo di latta, un oggetto di forma sferica o un insieme di piccole forme che siano secondo noi simili, o analoghe, al birillo.

L’analogia dev’essere concretizzata mentalmente. Esiste un solo modo per identificare qualcosa con qualcos’altro. In pratica si tratta di operare un processo di assimilazione talmente energico, da connettere astralmente le due forme in modo che, agendo sull’una, si determinino effetti anche sull’altra. Ciò si ottiene con vari mezzi, tra cui un’intensa e prolungata concentrazione.

In realtà un birillo non ha molto a che fare con una palla di vetro o con una scatola di latta. Bisogna quindi comprendere che, al di là della forma, vi sono altri caratteri che assimilano tra loro gli oggetti. Un primo carattere è il peso. Entrambi gli oggetti sono sottoposti alla gravità e pesano un certo numero di grammi. Un secondo carattere è l’assenza di forme sovrapposte. Si tratta cioè di forme semplici, di strutture in un certo senso elementari.

Un ulteriore carattere è il grado di temperatura. Le forme sono entrambe fredde e non producono calore. Infine è corretto affermare che non esiste tra loro soluzione di continuo, nel senso che, da quanto ho esposto, le forme rappresentano sostanza astrale geometricamente disposta a costruire solidi, senza soluzioni di continuo nell’architettura complessiva dell’insieme.

Si deve dunque cercare delle forme ciò che le accomuna, dando la preferenza a quelle caratteristiche che, nell’interpretazione soggettiva, meglio di altre si rapportano all’oggetto su cui s’intende intervenire con l’intenzione.

Se si sceglierà una palla di vetro o una scatola di latta, per rappresentare idealmente il nostro birillo, dipenderà dalla preferenza dell’operatore. Resta il fatto che, in ogni caso, la scelta sarà ininfluente sul risultato, se sarà basata sulla consapevolezza di un’identità sostanziale tra gli oggetti, anzichè soltanto sui loro aspetti formali.

Così dev’essere interpretato il molteplice linguaggio dell’analogia. S’interagisce con la materia di un corpo, facendo astrazione dalla forma e concentrandosi su un processo di identificazione ottenuta attraverso la concentrazione sui caratteri comuni.

Si tratta di un’attribuzione fondamentale per la riuscita dell’esperimento, che si impara con l’esperienza. Il Mago esperto è in grado, in un solo istante, di potenziare qualunque “testimone”, sovrapponendo l’immagine astrale con la materia fisica e stabilendo così dei rapporti analogici potenti e stabili.

Se col dorso della mano si colpisce il barattolo, dopo che si sia creata una forte correlazione analogica, è probabile che si possano avvertire un sottile picchiettio o un lieve rumore nella struttura dell’oggetto e, nei casi più eclatanti, persino delle piccole ma evidenti oscillazioni.

Si tratta dello stesso principio che il Mago nero utilizza nei processi di affatturamento o “involtamento”. Si costruisce un pupazzo di cera vergine e si “battezza” col nome della vittima, in modo da creare una rudimentale corrispondenza tra il fantoccio e la persona da affatturare. Così che, infierendo sulla bambola con chiodi e spilloni, si producono talvolta effetti di morte o di malattia sulla persona maleficiata.

Allo stesso modo lo stregone che voglia colpire un nemico, prende il cuore di un vitello, lo spolvera con sale grosso e lo infilza con un coltello, pronunciando le parole di odio che più sono in grado di accendere la sua immaginazione. E l’effetto mortale purtroppo a volte si verifica.

Provate voi stessi, e non riuscirete. Perchè? Non serve solo un corpo che, nell’idealità individua, sia in simpatia col soggetto da colpire. Come ho detto, è necessario estrarre (e questo non sempre è possibile) le proprietà essenziali dei corpi in questione. Nell’analogia si può anche sbagliare.

Dunque, allora, prendete un quarto di bue e lasciatelo macerare con burro e canditi: troverete l’analogia perfetta con i tanti “amici dell’Ermetismo” che si spacciano per Maestri e scopritori dell’arcano degli arcani!… Scherzo, ovviamente!

In ogni caso è importante che sia ben chiaro il concetto di Analogia, perchè costituisce un esempio di come l’Iniziato agisce per determinare le sue piccole meraviglie. Anche nel campo della Terapeutica Magica si deve a volte far ricorso alla Legge di Analogia, per determinare sicuri effetti curativi.

Una delle tecniche più utilizzate consiste nel fabbricare un pupazzo, proprio come nell’involtamento a scopi malefici, cogliendo le sottili corrispondenze tra l’individuo affetto da una data patologia e l’aspetto costitutivo della forma che funge da testimone. Corrispondenze possono essere cercate nell’insieme dei colori, in ogni dettaglio fisico, persino nelle vesti con cui si ricopre il fantoccio.

Dopo aver ottenuto l’identificazione, con l’immaginazione creativa si costringe letteralmente il corpo a guarire: o direttamente, col potere della volontà; o indirettamente, aprendosi cioè all’influenza di Virtù terapeutiche che, invocate coi mezzi della Tradizione, stimolano l’organismo del Mago a emanare forze di guarigione.

In altri casi il terapeuta può servirsi di “Carmi Incantatori”, cioè di poesie cariche magicamente ed espresse in un linguaggio barbaro, in grado di “incantare” la malattia bloccandone l’evoluzione, così da consentire all’ammalato di recuperare progressivamente la salute. Vi sono numerosi Carmi Magici nella Tradizione Ermetica, che possono servire le esigenze dei terapeuti.

Nelle “Case della Vita” di egizia memoria, i carmi incantatori del male, spesso dedicati al dio di Kons o alla grande Dea Seckmet, costituivano i mezzi privilegiati di guarigione utilizzati dagli antichi Sacerdoti ieroarchi. Molte di quelle formule sono giunte sino a noi, attraverso vari papiri rintracciati nel corso degli scavi archeologici o incisi sui sarcoìfagi delle mummie reali, consegnati alla letteratura egizia nella loro interpretazione profana.

In realtà il meccanismo dell’azione magica di un Carme è nella sua capacità di agire profondamente sulla psiche del terapeuta, nel senso di esaltarne le proprietà emissive. L’incanto riguarda quindi soprattutto l’ermetista, la cui Sostanza Lunare (cioè il corpo emozionale) è posta in risonanza dalla recitazione delle parole barbare dei Carmi, in grado di esaltare la sua forza nervosa e porre la sua mente in uno stato di quiete, consentendogli una più limpida espressione della sua volontà magica.

Lo stato di esaltazione emotiva (Mag), indotta dall’uso dei Carmi, è tipicamente isiaco, cioè di ricettività passiva delle influenze astrali, assorbite potentemente attraverso le parole che costituiscono la poesia. Nella Tradizione Ermetica il Terapeuta, che si accinge a pratiche di “Teleurgia” (guarigioni a distanza), deve calzare l’anello isiaco di argento, che disperde le influenze inconsce dovute all’eccessiva commistione dell’energia del guaritore con quella, generalmente squilibrata, dell’ammalato.

Uno dei prezzi da pagare, in tali pratiche di guarigione, è infatti il “contagio fluidico”, che può colpire il terapeuta, quale conseguenza dell’intimo rapporto empatico che questi stabilisce con l’ammalato attraverso la pratica della identificazione astrale.

Kremmerz lo raccomandava ai suoi discepoli. Bisognava amare l’ammalato, diceva, fino al punto da essere pronti a sacrificare se stessi per la sua guartigione. Però poi si doveva distogliere subito il pensiero, per non correre il rischio che la malattia passasse realmente dal paziente al terapeuta.

Concludendo, l’Analogia è la legge che sfrutta le corrispondenze tra le forme. Il progredire della sua evoluzione consentirà al discepolo di cogliere in maniera sempre più sottile ed efficace le corrispondenze analogiche, sino a rappresentare, nella sua anima, l’intero Universo come un’Essenza autogenerante, nei cui dinamismi egli, ricondotto all’essenza di se stesso, saprà inserirsi divenendo motore e generatore di forme.

Torneremo adesso a trattare dei mezzi di cui l’Iniziato si serve per agire magicamente, sia nel campo della Magia Naturale che della Terapeutica Magica.

I lettori mi scuseranno, se le mie parole possono non apparire conseguenti e ben strutturate logicamente. Si tratta di un modo di esporre caro all’Ermetismo, aduso a scomporre il costrutto intelligente in modo che sia compreso solo da coloro che, per fortuna o per sorte, sono destinati a progredire. Scrivo di getto, senza servirmi di altre fonti che non siano la mia anima e il mio pensiero. L’Ermetismo sa quello che dice. Se altri credono di far meglio, si accomodino. C’è posto per tutti.

Vi sono molti mezzi attraverso cui l’Iniziato fissa la sua volontà, in modo da produrre effetti nell’esperienza. Alcuni sono mezzi diretti e altri indiretti, ottenuti cioè grazie a sistemi di appoggio, che hanno lo scopo di perpetuare nell’Invisibile la volontà magica.

La volontà può essere espressa attraverso Segni o Cifre, che racchiudono l’insieme di traiettorie di forza che codificano una serie di eventi da realizzare.

I Segni sono estrapolazioni della mente del Mago, contenenti l’indicazione occulta di una determinata azione magica. Provate a concentrarvi su una qualsiasi realizzazione. Desiderate, ad esempio, di vincere al gioco e mentre immaginate una ruota di roulette, che si ferma sul vostro numero preferito, lasciate che la penna tracci un segno, un qualunque ghirigoro che scaturisca automaticamente, carico dell’intensa emozione che quel desiderio evoca in voi.

Se la vostra volontà è forte e allenata, avrete costruito un Segno potente, in grado probabilmente di far girare madama Fortuna dalla vostra parte, se avrete sufficiente fede in voi stessi da caricarlo con tutta l’energia del vostro entusiasmo.

Immaginate ora che sia un Iniziato a tracciare il Segno. Capirete la ragione della grande potenza di alcuni Segni appartenuti ai grandi Maestri del passato. Più un Maestro è forte, più efficace sarà il potere realizzativo del Segno, che agirà potentemente inducendo gli eventi a maturare nel senso da lui voluto.

Si potrebbe paragonare l’azione del Segno a un cromosoma, che codifica la sintesi di proteine speciali, che sono le circostanze della vita: una causa principale, contenuta nel Segno, che germina miriadi di cause e di effetti secondari, che correggono nel modo voluto le forme che gravitano nella psiche di chi quel Segno lo usa per la fortuna o la salute.

Esistono molti Segni carichi magicamente, alcuni dei quali antichissimi. Ma l’età anagrafica non vuol dire nulla. È il potere dell’atto di creazione che stabilisce il destino del Segno, che sarà vitalizzato automaticamente quando tracciato con intenzione serena. Esso penetrerà allora nel genoma psichico dell’iniziato, profondendo la sua influenza nel bene o nel male, secondo le sue finalità.

Diverso significato hanno le Cifre, quasi sempre “di chiamata” di Entità geniali o di Spiriti Eonici. La Cifra è un carattere complesso indicante convenzionalmente l’Entità, sia che si tratti di un Essere Astrale che di uno Spirito Superiore.

Un Genio si identifica con la Cifra, esattamente come una persona con il suo nome. Talvolta, quando si vuole conservare l’anonimato, si dichiarano false generalità. Alcune Cifre sono fornite graficamente in modo che l’Entità avverta, dal tipo di chiamata, la natura più o meno corretta del Rito e il vero scopo dell’invocazione. Alcune Cifre apocrife sono comunicate dalle stesse Intelligenze, quando in contatto con medium in stato di trance. La loro ripetizione produce un effetto paradosso, contrario alle aspettative dell’evocante.

Se consideriamo la Cifra un marker dell’Entità, tracciandola con cura e amore otterremo la manifestazione più genuina della Genialità. Altrimenti potranno manifestarsi aspetti indesiderati dell’azione geniale.

Le Cifre sono dunque delle semplici “note di chiamata”, che l’imprudente esecutore strimpella illudendosi di imporre la sua volontà allo Spirito, riuscendo però solo a richiamarne l’attenzione. L’Entità si avvicina e osserva l’evocatore. Decide quindi se aiutarlo, non agire o addirittura contrastarlo.

Talvolta la Cifra corrisponde solo a un aspetto parziale dell’Entità. I Geni, specie i più evoluti, posseggono un’intelligenza complessa. I più semplici sono definibili in senso morale: buoni o cattivi. I più antichi e potenti sono misti: bianchi e neri. Può capitare allora, per esempio, che si evochi erroneamente una manifestazione demonica dello Spirito, che di per sè non è nè cattivo nè buono, contenendo entrambe le polarità. Con la conseguenza che si corre il rischio di non realizzare alcun effetto magico o di ottenere il risultato contrario.

Per tale motivo si raccomanda di non tracciare mai, con intenzione evocatoria, Cifre appartenenti a Tradizioni sconosciute. Molti Demoni della Tradizione Cabalistica si presentano al veggente con aspetti piacevoli, talora con le sembianze di un bimbo, altre volte sotto le spoglie di un’accattivante fanciulla. Il travestimento rappresenta una tendenza molto in voga nell’aldilà. Occorre essere molto prudenti.

I “Caratteri” sono un’ulteriore modalità per accostarsi all’Invisibile. Essi sono articolazioni grafiche semplici, ciascuna delle quali è dotata di specifiche peculiarità, dal cui insieme si possono stabilire le caratteristiche dominanti di un’Intelligenza. Tracciando un Carattere, si evoca la rispettiva qualità, che spesso si riferisce ad aspetti planetari, correlati al modo dell’Entità di manifestarsi nella mente umana. Esistono caratteri semplici e complessi. Più caratteri definiscono un’Entità Eonica, comprensiva di più cellule intelligenti elementari.

Un Carattere complesso può costituire l’emblema di un Eggregoro, ossia di un insieme di Intelligenze confluenti in un Ente collettivo, dal quale si sprigionano molteplici influenze in grado di esprimersi nella materia.

La Cifra regale dell’Ordine Osirideo Egizio era un Carattere complesso, rappresentato da un gruppo di linee, ortogonali a un punto di incrocio, definibile come il “centro gravitazionale” dell’Entità.

Il centro di gravità rappresenta la risultante delle influenze totali dell’Insieme. In esso sono concentrate le attività superiori dell’ordine logico dell’Eggregoro: una specie di Entità superiore, che riassume le caratteristiche assolute dell’Ente, manifestandole nella loro interezza e complessità.

Quando si traccia un Carattere, si deve aspirare alla conoscenza del suo aspetto solare o noumenico. Altrimenti potranno verificarsi evocazioni di aspetti parziali o trasmissioni anomale delle correnti di forza. Tutto sta nel tracciare il Carattere. La perizia consiste nel porre il “Centro di Gravità” al centro del disegno, facendo in modo che la matita sia diretta verso la parte solare del Carattere, in senso orario se a fin di bene, verso sinistra se per scopi di male. Ciò può essere ottenuto separandosi mentalmente dal corpo e stabilendo, per virtù mercuriale, un contatto effettivo e quasi telepatico con l’Entità.

Il segreto dell’uso delle Cifre e dei Caratteri consiste nel modo di tracciarli. Più si è vicini all’Ermete, meglio si percepiscono i sottili dinamismi dell’Entità e si apprezza il punto di equilibrio tra le forze.

Nel caso di Entità Demoniache, si procede allo stesso modo. Occorre in tal caso che l’Ermete del Mago sia in grado di stabilire un contatto con le Forze del Male, caratterizzabili per l’aspetto oscuro, ovvero per l’insensibilità dell’anima che inducono nell’evocatore. Si può definire demonica un’Intelligenza “malvagia”, non codificabile nei parametri ideali di un cristiano.

Posso aggiungere che non sempre il Male è sostanziabile nel degrado mentale e che spesso sono proprio i prodigiosi efflati di santità che scatenano, nell’incosciente umano, i malevoli e biforcuti antenati di “Sisifo”.

Ciò che caratterizza il comportamento di un’Entità è lo stato mentale dell’operatore. Si può essere desiderosi di esprimere solo il bene ed essere invece di richiamo alle forze squilibrate dell’Astrale. Bisogna ricordarsi ancora una volta dell’assioma del Kremmerz, nascosto nello scantinato dai pigri, che vorrebbero bruciare le tappe senza merito: “prima Santo e poi Mago”.

Aggiungerei che non si può diventare un buon Mago, se prima non si diventa un brav’uomo. Se non si depura l’astrale, ovverosia l’inconscio, dagli squilibri ereditari o acquisiti, sarà inutile tentare un’evocazione, proprio per il rischio connesso all’impurità di chi opera. Se l’iniziato è impuro, non attirerà che Forze squilibrate, siano esse aspetti parziali di Entità complesse o Entità auriche di consistenza larvale.

Un mio amico di Venezia, ora deceduto, mi prospettò il caso di un suo conoscente che riteneva oppresso da almeno due Entità di carattere malefico, le quali lo assillavano inducendo stati depressivi che si alternavano a moti di aggressività, tanto da richiedere l’uso di farmaci a effetto antipsicotico. Il mio amico mi chiedeva se, a parer mio, vi fosse modo di esorcizzare tali Entità. Gli risposi che molto probabilmente si trattava di Larve, adese al Corpo Lunare del poveretto, dal quale avrebbero potuto distaccarsi solo col ricorso a pratiche psichiche di notevole potenza.

Inoltre aggiunsi che sarebbe stato il caso di valutare il soggetto dal punto di vista psichiatrico, onde evidenziare eventuali turbe della personalità che avrebbero potuto, da sole, provocare gravi squilibri psichici, inducendo secondariamente la formazione di Entità auriche.

Si tratta di situazioni frequenti anche al giorno d’oggi, quale retaggio del consumismo esasperato e della frustrante incomunicabilità che caratterizza le società tecnologicamente avanzate.

Debbo spiegare ai meno esperti che cosa si intende per Larva. Ogni pensiero, emesso durante un’emozione, rappresenta potenzialmente un’Entità Larvale. Se si configura il Corpo Lunare come un’aura compatta che circonda il corpo, ogni aumento della pressione interna, prodotta da una violenta emozione, provoca la gemmazione di un’espansione aurica di colorito affine al carattere dello stato emotivo che l’ha determinata. Essa è dunque costituita di sostanza astrale, come dire di emozioni, in grado di provocare stati mentali consoni alle vibrazioni che l’hanno indotta.

Una Larva persiste indefinitivamente, fino a che può alimentarsi con le forti vibrazioni che si sprigionano nel Corpo Lunare. Più la Larva si accresce, maggiormente è in grado di esplicitare il suo potere, che consiste nell’assorbire progressivamente l’energia psichica del suo ospite, sino a generare pericolose ossessioni.

Si devono pertanto combattere i pensieri ricorrenti, quando associati a stati emotivi di rilievo. Allo stesso modo si deve sospettare che una Larva è in azione se la persona, apparentemente in equilibrio, si scompone nella sua personalità, manifestando morbosità inusuali per le idealità che normalmente la caratterizzano.