PREMESSA AI DIALOGHI SULL’ERMETISMO

di Mario Krejis

Ho scritto questi Dialoghi allo scopo di semplificare il lavoro a quanti, pur sentendosi attratti dall’Emetismo, non sono avvezzi al linguaggio alchemico, a volte troppo arcaico e non adatto alla mentalità moderna. Personalmente spero nelle buone intenzioni che potrebbero scaturire dalla loro lettura, accrescendo nel lettore il desiderio di un incontro con la parte più profonda di sé stesso.

A chi legge non chiedo di sconvolgere le proprie idee, accettando passivamente il mio punto di vista, ma di aprire nel suo cuore uno spiraglio di benevolenza, attraverso il quale ricevere la positiva impressione di un percorso spirituale autentico e senza doppi fini.

L’ambiente esoterico non è semplice. L’esperienza insegna che si corre sempre il rischio di incorrere nell’ironia e nella diffidenza, sempre che l’ostilità della gente si limiti al semplice dissenso e non comporti altre e più pesanti forme d’intimidazione. L’arroganza depone i suoi frutti ai piedi di un esoterista, esattamente come di qualunque altra persona.

Quando ero giovane credevo che, per il solo fatto di salvare delle vite, qualunque medico fosse moralmente superiore ai suoi simili. Rimasi però deluso quando, col tempo, mi resi conto che nella classe medica regnavano le stesse miserie di qualunque ambiente sociale. Compresi che ogni persona è ciò che è, a dispetto delle tante vernici con cui può mascherare la sua profonda identità.

Sono incerto su cos’altro aggiungere. Un augurio di serenità, da parte mia, sarebbe più opportuno della diffidenza che istintivamente provo verso qualunque forma di spettacolo, sia pure in chiave editoriale. Un libro è l’affermazione di una personalità che chiede ascolto, in barba al distacco dell’Iniziato, che ha invece bisogno di silenzio, per raccogliere i suoi pensieri e poi subito distruggerli, nella consapevolezza della loro perfetta inutilità.

I pensieri sono di ostacolo a chiunque lotti per la sua evoluzione. Gli ideali devono concretarsi nell’anima e l’esperienza ha bisogno di scorrere senza interruzioni dinanzi all’Uomo Storico, che si appresta a riconoscersi nella sua identità umana. Non vi sono distrazioni che possano allontanarlo da tale proposito. Il mondo interiore dev’essere concepito come un ambiente incontaminato, dove le paure e le meschinità non sono ammesse.

Sono cresciuto nell’ideale del Kremmerz. Ciò non ha però significato, da parte mia, il dover rinunciare alla mia libertà di espressione. Il mio punto di vista vale come quello di chiunque altro. Il pregio di aver scritto dei libri di Ermetismo non mi esalta. Ho il solo merito di aver tentato di adattare l’Ermetismo alle esigenze dell’uomo contemporaneo. Non ho nulla da aggiungere ai sacri Testi dell’antichità, che porto nel cuore prima che nella mente. Se il mio tentativo darà i suoi frutti, avrò speso il mio tempo in modo meno esecrabile di quanto temessi.

Gli Esoteristi insegnano che il percorso ermetico comincia trionfalmente con un Rito di Iniziazione. In un ambiente austero, purificato dai fumi dell’incenso, il Maestro s’immedesima con i misteriosi frasari della Tradizione e benedice il neofito, aprendogli le porte del Tempio e di una luminosa carriera di ascenso spirituale.

Nulla da eccepire, se ciò bastasse a far di lui un Iniziato. Se questi però non possiede una caratura interiore, sarà solo un’inutile perdita di tempo e un pericoloso salto nel buio. Nei miei scritti ho cercato di far intendere che, in un mondo povero d’ideali, una generica aspirazione alla Spiritualità non basta per abbreviare il proprio percorso interiore, specie se la “Materia ermetica” non s’imprime a lettere cubitali nell’anima dell’Ermetista.

Ciò, in apparenza, significa limitarsi a una lettura approfondita dei testi ermetici, ma in realtà indica la capacità di esprimere “alchemicamente” la propria intenzione. Ciò non si realizza alla leggera, ma con l’aiuto decisivo e amorevole delle Intelligenze della Tradizione, e soprattutto della volontà e della perseveranza.

Ho voluto ripetere fino alla noia il concetto di evoluzione psicologica, come aspetto propedeutico all’ascesi ermetica indicata dal Kremmerz e altri Iniziati del suo tempo. Se sono riuscito nell’intento, non posso che esserne felice. Altro non posso aggiungere. Al lettore spetterà il compito di interpretare il mio pensiero, aggiungendo il suo insindacabile giudizio alle mie considerazioni.

Resta da rispondere a una possibile domanda: Cosa fare, se qualcuno si riconoscerà nelle concezioni espresse nei Dialoghi?

Ricorderò che la preghiera è la migliore delle iniziazioni e la fede sincera in Dio il più efficace lasciapassare per il Mondo dell’Anima. In ogni caso ciò che ho scritto è sufficiente per avviare il percorso di qualunque uomo di buona volontà.

Un ultimo consiglio: non crediate nell’asino che vola!

Ormai gli “Spiriti Messaggeri” dell’Abate Tritemio sono superati in velocità dal magico Internet. Mirate più in alto!… Il resto arriverà, quando sarà il momento.

Mario Krejis

 

 

DIALOGO SULLE CONDIZIONI DELL’ASCESI ERMETICA

Prima Parte

Da anni non si vedeva un’estate così torrida. L’incantevole spiaggia di Trani, antica cittadina pugliese lambita dalle acque dell’Adriatico, era gremita di turisti, che si tuffavano nelle acque cristalline o trovavano riparo sotto grandi ombrelloni colorati, assorti in allegre chiacchierate o in qualche noiosa partita a carte.

Negli ultimi anni la spiaggia era quasi raddoppiata, grazie ai frangiflutti che contornavano la costiera, lungo la quale erano sorti nuovi ristoranti, discoteche, negozi e dove, specie in estate, si concentrava una frizzante vita notturna.

Quella domenica di agosto, sprofondato in una comoda sdraio, stavo leggendo il mio libro preferito, approfittando degli ultimi giorni di ferie prima di tornare al mio solito lavoro in Ospedale. Stordito per il gran caldo, decisi di concedermi l’ultima nuotata della giornata quando, all’improvviso, notai una persona che mi veniva incontro a braccia aperte.

“Mario, come stai? gridò lo sconosciuto. Ti ricordi di me, sono Francesco!”

Lo riconobbi a stento. Ricordavo un giovane alto e vigoroso, e mi trovavo dinanzi un vecchio smunto e quasi completamente calvo.

Superato il primo momento d’imbarazzo, risposi timidamente al suo abbraccio.

“Vieni, m’invitò, prendiamo un caffè all’ombra!”

 

Il mio vecchio amico Francesco! Non lo vedevo da più di trent’anni. Da ragazzi eravamo stati inseparabili, condividendo le nostre prime esperienze. Insieme avevamo scoperto i libri del Kremmerz e insieme avevamo iniziato la nostra ricerca spirituale.

Poi la vita ci aveva allontanati: io mi ero laureato in Medicina, trasferendomi a Napoli per specializzarmi in Pneumologia; mentre lui era andato a vivere a Parma, dove aveva trovato lavoro come ingegnere, in una grande azienda automobilistica del nord. Da allora, tra noi solo qualche lettera e qualche parola di augurio nelle ricorrenze.

Sapevo che con lui il destino non era stato generoso. Dopo pochi anni di matrimonio, sua moglie era morta di cancro. Non avevano avuto figli, perciò era rimasto solo. Poi Francesco si era innamorato di un’altra donna, ma la sua felicità era durata poco. Recentemente gli avevano diagnosticato una grave forma di leucemia e si era dovuto sottoporre a una estenuante chemioterapia.

Mentre lo guardavo il mio amico parlava rapidamente, come se volesse liberarsi di un peso. Ogni tanto, durante il racconto, i suoi occhi si inumidivano e la sua voce diventava roca, mentre spegneva l’ennesima sigaretta.

 

Francesco: Mario, che fortuna incontrarti! Negli ultimi tempi ti ho pensato, chiedendomi se t’interessassi ancora di Ermetismo. Dopo il mio trasferimento a Parma, abbandonai i nostri antichi interessi. Sai com’è: il lavoro, la famiglia, un minimo di vita sociale!… Quando tutto ti va bene, non senti il bisogno di cercare le ragioni della tua felicità. Questa malattia però mi ha smosso qualcosa dentro e ho sentito rinascere un forte interesse per la vita spirituale.

Sarà l’effetto della disperazione, ma è come se si fosse riaccesa quella lucina interiore che un tempo mi guidava, quando mi smarrivo nel buio dei miei pensieri. Così ho ripreso a leggere i libri del Kremmerz, ma le domande sono tante e i miei dubbi altrettanto.

Krejis: Dovresti chiederti se non sia stata proprio la sofferenza a far riemergere il tuo interesse l’Ermetismo. Spesso la vita ci allontana da noi stessi. Vorremmo la prova inconfutabile di ogni nostra convinzione, ma raramente troviamo delle risposte certe, forse perché non ci poniamo nelle giuste condizioni per ottenerle.

L’Ermetismo afferma: prova e vedrai!…

 

Francesco: Non posso dire di essere stato mai un vero ermetista, né d’essere andato oltre qualche pratica iniziale. Prima del mio trasferimento, iniziai gli esercizi di noviziato della Fratellanza di Miriam. Poi però smisi, perché non notavo nessun cambiamento nel mio solito modo di pensare.

Krejis: Non avresti dovuto arrenderti! La Strada Spirituale richiede tempo. Ho visto studiosi, intelligenti come te, gettare la spugna di fronte alle attese e alle incertezze della strada spirituale. Nell’Ermetismo si procede sempre in salita, contro una resistenza continua. Persino le responsabilità del matrimonio possono divenire un deterrente, che distoglie l’interesse dell’Iniziato concentrandolo sui doveri della famiglia. Si dovrebbe essere equilibrati, vivendo un’esistenza normale senza però perdere di vista le proprie aspirazioni. Ma quanti riescono a farlo?

 

Francesco: Hai ragione, non sono stato sicuramente un eroe! È come per la paura della morte, che ti coglie solo quando la salute se ne è andata e cominciano i primi acciacchi.

Perché dovremmo preoccuparci, se abbiamo tutta la vita davanti? Le promesse dell’Ermetismo sono accattivanti. Però, non appena ci convinciamo di non aver ottenuto nulla, ripiombiamo di peso nella vita comune.

Krejis: Non scoraggiarti! L’età anagrafica non conta. Se vuoi, posso aiutarti a ricominciare dal punto in cui hai lasciato anni fa. Se vuoi, potremo rivederci domattina, con più calma, per parlare di ciò che potresti ancora fare per rimetterti in carreggiata.

Francesco fu entusiasta della mia idea, ringraziandomi con una calorosa stretta di mano.

La mattina dopo fu puntuale.  Sembrava più sereno e rilassato del giorno prima e la sua voce era più ferma e sicura. I blue-jeans, la maglietta griffata e le scarpe da ginnastica gli conferivano un aspetto disinvolto e più giovanile, nascondendo i segni della recente malattia.

Iniziammo la passeggiata dirigendoci verso la Chiesa medievale di “Santa Maria di Colonna”, che si erge maestosa sull’omonimo promontorio, a circa un chilometro dal centro della città. Il sole era ancora basso sull’orizzonte e il mare, insolitamente calmo, rifletteva la luce in un caleidoscopio di colori, mentre una sottile brezza mattutina diffondeva un intenso profumo di salsedine.

La Chiesa, in puro stile romanico, insieme all’attiguo monastero benedettino, risaliva all’undicesimo secolo e dominava l’aspra scogliera, dove un tempo sorgeva l’antico bastione di guardia, da cui si dominava la costa e s’intravedeva la famosa Cattedrale romanica di San Nicola Pellegrino, risalente all’XI° secolo.

 

Francesco: Sembra un sogno! Questo panorama, il mare, il sole, la possibilità di parlare con te! … Mi sento sollevato e insieme inquieto. Le tue parole di ieri mi hanno riacceso il mio entusiasmo. C’è però una domanda, in particolare, che mi assilla. Ammesso che si voglia iniziare il percorso ermetico, senza l’aiuto di un Maestro, cosa bisognerebbe fare?

Krejis: Si devono adottare delle buone regole di vita. È come ascoltare la musica al massimo volume e pretendere di concentrarsi nella lettura. Se non si rendono più ovattati i suoni della vita, non si riuscirà a rivolgere l’attenzione all’interno di sé stessi. In genere l’uomo dedica una frazione millesimale del suo tempo alle proprie esigenze di spiritualità. Perciò bisogna invertire tale tendenza, abituandosi a lasciar scorrere gli eventi, senza pretendere continuamente di modificarli a proprio capriccio.

 

Francesco: Insomma dovremmo diventare più fatalisti, rinunciando a lottare per l’affermazione della nostra volontà!

Krejis: Il più delle volte non si tratta di volontà, ma di semplice desiderio. La volontà è una funzione superiore dell’anima; il desiderio è influenzato invece da fattori occasionali: si mette in moto un meccanismo di causa ed effetto e si attendono i risultati, influenzati a loro volta da altre cause e da altri effetti.

I percorsi sociali offrono molti esempi di come l’intenzione sia distolta da fattori disturbanti, che la deviano dall’iniziale destinazione. L’ostinatezza nel perseguire un obiettivo non basta, specie se sussiste un coinvolgimento emotivo e una profonda sfiducia nelle proprie possibilità.

L’Ermetismo non esorta al fatalismo, ma consiglia di affrontare la vita col dovuto distacco; non identificandosi con le cose, ma osservandole obiettivamente e dando il giusto valore al sentimento e all’emotività.

La volontà, per essere efficace, deve esprimersi nella neutralità e nella consapevolezza. Ovviamente, quando ci si riferisce all’uomo comune, si parla di una volontà imperfetta, più che altro della capacità di insistere in un proposito con motivazioni che si calano profondamente nell’inconscio personale. In tali casi la decisione vera e propria dipenderà dall’Uomo Storico.

 

Francesco: Una volta iniziato il percorso spirituale, si può contare solo sulle proprie forze?

Krejis: La speranza che qualcuno possa compiere il lavoro al posto nostro, induce alla passività. La maggior parte dei Maestri, in effetti, legano il discepolo in un rapporto di dipendenza e di subordinazione, che col tempo si rivelerà molto dannoso.

È il rovescio della medaglia di tutte le iniziazioni, che si dovrebbe tener presente quando si valuta la decisione di aderire a un Ordine Esoterico. Se all’inizio non si trova una Guida Spirituale, forse è una fortuna. Vuol dire che si dovrà maturare poco per volta, affrontando da soli l’incertezza dei primi passi.

 

Francesco: Quindi mi consigli solo buone letture! Proprio tu che hai sempre sostenuto che le pratiche sono un passaggio obbligato! Non vorrei che le tue parole servissero solo a rassicurare chi – come me- vorrebbe andare avanti, ma non sa come farlo.

Krejis: Iniziare da soli è difficile, ma non impossibile. Si devono cambiare molte vecchie abitudini, prima tra tutte la dipendenza dal giudizio degli altri. Bisogna convincersi che, con l’iniziazione, s’intraprende un cammino che si svolgerà in completa solitudine e che durerà anni.

Chi inizia la strada ermetica, deve sapere che il suo carattere cambierà e che molti suoi punti di vista si modificheranno profondamente. Si dovranno affrontare periodi di disagio e di solitudine, in cui si sarà tentati di abbandonare la strada spirituale, ritornando ai soliti interessi.

Nessuno ci pregherà di restare o ci consolerà. Potremo rivolgerci solo a noi stessi. È come buttare qualcuno dalla barca per insegnargli a nuotare. Se non ci si lascerà prendere dal panico, si troverà il modo di galleggiare.

Non mi chiedere perché avvengano tali cambiamenti. È qualcosa di connaturato alla strada spirituale. È una corrente di forza, che spinge lentamente l’uomo verso la sua rigenerazione. Si mettono in moto dei meccanismi profondi, che agitano le acque dell’inconscio, facendo emergere i suoi contenuti antichi.

Bisogna sapere che il fenomeno esiste, non importa conoscere i dettagli. Più si resta aderenti alla Tradizione, maggiormente intensi saranno i riflessi della pratica spirituale sulla personalità. Ciò dipende dalla volontà e dalla fiducia in sé stessi. Per molti che iniziano, la strada spirituale non rappresenta una necessità. Tuttavia l’insoddisfazione e l’infelicità sono forti motivazioni, per chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo che possa riempire il vuoto della sua esistenza.

 

Francesco: Che cosa si deve cambiare nel proprio stile di vita?

Krejis: S’inizia dalle cattive compagnie. Chi indossa la camicia del ladro, finirà per diventarlo a sua volta. Si deve imparare a dar maggior credito alle proprie sensazioni. Spesso proviamo un’istintiva repulsione per ambienti o per persone con cui entriamo in rapporto, ma preferiamo ignorare quei segnali interiori, finendo per subire l’invadenza degli altri. Purtroppo il contagio psichico è una realtà e le malattie morali si diffondono come un virus silenzioso.

La frequentazione di persone con un inconscio gravido di pensieri squilibrati, non può far bene a chi cerca di mettere ordine nella sua vita. Occorre imparare ad astenersi e a difendersi. La consapevolezza è la prima arma da usare. Divenire coscienti del rischio che si corre erige una barriera invisibile intorno alla persona, che così viene protetta -almeno in parte- dall’influenza deleteria degli altri.

Un ermetista deve purificare sé stesso con tutti i mezzi possibili. Ciò non significa isolarsi dal mondo, ma capire che scegliere le proprie amicizie è un dovere e una necessità. Più si procede nella purificazione, più si diviene sensibili all’effetto squilibrante di situazioni che un tempo erano ben tollerate. Accettato tale principio, basta lasciarsi guidare dal buon senso. Se poi l’Iniziato richiamerà mentalmente le ragioni della sua scelta, dedicando ogni sua rinuncia al fine per cui opera, renderà ancora più efficace la sua azione.

È opportuno che l’ermetista curi il suo corpo. Una vita naturale è il miglior consiglio. Mangiare alimenti di origine vegetale, specie latte e uova, aiuta il processo di purificazione. La carne dovrebbe essere consumata con parsimonia, sapendo che alimenta la parte più materiale dell’uomo: i suoi istinti, l’emotività e il magnetismo più grossolano. Con l’esperienza s’imparerà a regolare l‘alimentazione in funzione delle proprie reali esigenze. Il digiuno può essere utile, a condizione che sia vissuto come un’offerta e non come un’imposizione.

Mi fanno sorridere gli ingenui che contrattano con il proprio Maestro una tazzina di caffè, o entrano in crisi se dimenticano l’ora della fase lunare. Si dev’essere tolleranti con sé stessi, ma a ogni sconfitta ci si deve prefiggere di far meglio la prossima volta. La corrente di volontà dev’essere continua e inarrestabile.

 

Francesco: Ricordo che nella Fratellanza di Miriam, si era soliti digiunare in coincidenza con le fasi lunari, e precisamente nella fase di Luna Nuova. Si riteneva così che il Corpo Lunare potesse raggiungere lo stesso grado di purezza della Luna, il giorno della sua nascita.

Krejis: Come ricorderai, l’analogia è un dato di fatto. Porsi in sintonia coi ritmi naturali non può che essere utile. Molti sensibili avvertono dei cambiamenti nella propria sensibilità durante il ciclo lunare, che sono l’indice dell’influenza che la Luna esercita sugli esseri viventi e su ogni aspetto della vita umana.

La Luna riflette i raggi del Sole, esattamente come un Corpo Lunare purificato riflette i raggi del Sole Interiore (anima). L’irradiazione solare è minima nella fase di Luna Nuova. Pertanto, digiunando in tale periodo, si auspica che la propria sensibilità profonda sia liberata da ogni influenza precedente, divenendo recettiva agli insegnamenti della Tradizione.

Invece in altre Fratellanze si celebra il digiuno nella fase di Luna Piena. Ovviamente il significato analogico è diverso. In tal modo si prega, infatti, che la propria evoluzione avvenga in uno stato di piena consapevolezza e non solo a livello inconscio, come accade appunto nel Rito Miriamico. La semina interiore sarà compiuta, in tali casi, dallo stesso Uomo Storico, che dovrà manifestarsi in un corpo sano ed equilibrato, fisicamente e psichicamente.

Sono esempi di un utilizzo proficuo della Legge d’Analogia. Tuttavia, come ho detto, si parla di ritmi naturali e non di segreti iniziatici. Chiunque può digiunare sentendosi in armonia con la Natura. Ciò che conta non è la correttezza di un rituale, che è relativa, ma l’intenzione di chi agisce. Se il fine è positivo, i piccoli errori saranno perdonati dall’unico giudice delle nostre azioni, cioè il nostro Uomo Storico.

 

Francesco: Sarà che sono all’antica, ma se dovessi eseguire delle pratiche ermetiche senza essere stato regolarmente iniziato, mi sentirei un intruso.

Krejis: Sei un mistico! Credi che l’Ermetismo sia geloso di piccole verità che possono avvicinarti a Dio? Sono gli uomini che creano i segreti e hanno interesse a velare le semplici leggi naturali, circondandole di un alone di mistero.

 

Francesco: Così demolisci il concetto di Scuola Iniziatica!

Krejis: Se l’Iniziato non ha chiare le finalità per cui agisce, non sortirà alcun effetto. Conosco Ermetisti che hanno praticato per anni, sotto la guida di un Maestro, senza cavare un ragno dal buco; e altri che hanno ottenuto ottimi risultati procedendo quasi alla cieca, apparentemente da soli. Dipende!

Dalle mie parti, si narra una storiella. Un giorno una vecchia domandò a un cristiano il modo migliore per pregare. L’uomo, prendendola in giro, le rispose: devi ripetere continuamente Maria! Maria! Maria!… Così la donna iniziò a pregare, emozionandosi e ripetendo infinite volte la stessa parola, mentre il sapiente recitava i suoi Salmi in latino.

Venne la Morte e i due finirono dinanzi a Dio. Il Signore chiese a entrambi come avessero pregato. “Ti ho onorato con parole degne di Te, rispose il vecchio saggio, digiunando nei giorni comandati e sacrificando in tuo onore l’agnello più grasso”.

“Io invece, soggiunse la vecchia con le lacrime gli occhi, ti ho pregato nel solo modo che conoscevo!” Allora Dio salvò la donna e punì l’orgoglioso credente.

La morale della favola è che ciò che conta è la fede con cui ci si accosta al divino. Gli Ordini Iniziatici sono senz’altro utili allo sviluppo spirituale, ma non potrebbero mai sostituire la tensione ideale che deve motivare l’Iniziato.

Il frutto cade dall’albero quando è maturo. Certi processi mentali iniziano solo quando la persona è pronta. Non si può barare con sé stessi. In altri casi occorrerà attendere che intervengano spontaneamente i cambiamenti necessari, che riguardano aspetti mentali dell’esperienza e che, almeno all’inizio, interessano relativamente l’interiorità. Ecco perché insisto sulla preparazione e sulla consapevolezza dell’Iniziato.

 

Francesco: Insomma, tu proponi di tornare indietro, rispetto agli Ordini tradizionali. Una preparazione mentale, un apprendistato psicologico per verificare le condizioni del candidato, prima di immetterlo nella corrente iniziatica!

Krejis: Non esattamente! Esiste un aspetto dell’Ermetismo che consiste nella correzione del carattere. Credo che oggigiorno si debba lavorare di più su tale aspetto, in modo da creare un ambiente favorevole ai cambiamenti indotti dalla pratica. L’ostacolo psicologico, che l’uomo moderno oppone all’espressione dell’Uomo Storico, è maggiore rispetto al passato. L’esperienza conferma che, se manca tale preparazione, le attività iniziatiche non attecchiscono.

 

Francesco: Ritorno alla mia domanda iniziale! Cosa si può fare, per iniziare il percorso spirituale nelle migliori condizioni? Il Kremmerz auspicava, per il novizio, un atteggiamento non molto diverso da quello del cristiano.

Krejis: Un tempo effettivamente era così. Oggi è più complicato, anche se l’obiettivo prioritario dell’Iniziato resta il distacco.

 

Francesco: Il distacco dalle emozioni, per esempio!…  Non ti nascondo che a suo tempo la mia principale difficoltà, nell’intraprendere la strada spirituale, fu proprio il realizzare uno stato di calma interiore. È come tessere la tela di Penelope. Ogni giorno le provocazioni della vita, le delusioni, i dispiaceri, le gioie, distruggono l’incerto equilibrio che l’Ermetista cerca di stabilire faticosamente. Si torna indietro e ci si allontana da sé stessi; poi, con sommo sforzo, si tenta di ricostruire l’ordito e alla fine si smonta tutto di nuovo. In tale carosello, spesso si smarrisce la giusta strada e si resta in balia dell’esperienza.

Krejis: Confermi le mie parole! Anche l’individuo più avanzato deve affrontare una lotta con gli aspetti più bassi della sua personalità. Mi raccontava un amico di un suo conoscente, persona sensibile e dotata naturalmente di grandi poteri di veggenza. La sua predisposizione gli consentiva di entrare in contatto con Intelligenze molto evolute.

In realtà non era un Iniziato, nel senso che non conosceva l’Ermetismo e non aveva mai eseguito esercizi di purificazione, ma possedeva forti poteri medianici. Infatti era capace di visualizzare immagini a colori e di comunicare telepaticamente con l’Invisibile. Tuttavia il suo grande talento si scontrava con un carattere indeciso e influenzabile.

Afflitto da un serio complesso d’inferiorità e da una forte dipendenza nei confronti della famiglia, entrava spesso in situazioni di conflitto interiore, durante le quali sembrava cambiasse personalità, divenendo depresso e irritabile. La continua fluttuazione dell’umore, di fatto, lo paralizzava, togliendogli ogni potere e rendendolo insicuro e sofferente. Alla fine credo che abbia compreso l’importanza di una seria preparazione psicologica. Il mio esempio si adatta logicamente a chiunque si accosti a una strada spirituale.

 

Francesco: Non credo che sia facile liberarsi dalle proprie paure!

Krejis: Ci sono due modi per farlo. Il primo è la Psicologia, con le sue tecniche di analisi e le sue terapie lunghe e dagli esiti incerti. Il secondo consiste nel superare in blocco ogni interferenza inconscia e nel creare un ambiente interiore sereno e tutelante, sforzandosi di trascendere ogni incertezza nella fede e nell’amore di Dio. Così i nodi inconsci si sciolgono spontaneamente, senza bisogno di ridondanti analisi del passato.

L’esperienza medica insegna infatti che non è sempre sufficiente prendere coscienza dei propri contenuti inconsci, per eliminare la sofferenza. Per quanto il colloquio psicanalitico possa aiutare, difficilmente è risolutivo, poiché districare il groviglio inconscio è complicato, anche per il più esperto degli analisti. Comunque non è il sistema che usa l’Ermetismo.

La Religione offre molti esempi di come il dolore per una grave perdita possa essere superato attraverso la devozione. Molte madri disperate sono riuscite a sopravvivere, divenendo credenti e frequentando i sacramenti.

L’Ermetista è un uomo come gli altri, che ha compreso però che esiste una via d’uscita all’infelicità, e che la strada maestra è la realizzazione di sé come unità in un Uno più grande. Quest’ideale è talmente sublime da assorbire ogni miseria umana, sviluppando la tolleranza e facendo considerare le prove dell’esistenza come un allenamento spirituale alla vita.

 

Francesco: In pratica, da quanto dici, non ci sarebbe neppure bisogno di un Maestro o di vere e proprie pratiche spirituali!

Krejis: Voglio farti capire che ci sei solo tu dinanzi a Dio! Credi che si possa cambiare in nome di un preteso diritto di nascita, che dev’essere invece il frutto di una conquista? L’urgenza di trovare un Maestro è l’ennesima illusione di chi cerca al di fuori di sé le risposte agli enigmi della vita.

Esistono uomini più progrediti e altri meno. I migliori possono far da guida agli altri, tutto qui. Il tipo di evoluzione che propone l’Ermetismo non appartiene alla linea umana. Farne parte è un’eccezione, non la regola. Occorre meritarlo e volerlo con tutto il cuore.

Mi sforzo di correggere una distorsione che può inficiare i risultati della propria ricerca. A volte resto perplesso di fronte all’atteggiamento di certi aspiranti ermetisti: quasi pretendono di essere convinti, chiedendo referenze su chi dovrebbe (e forse potrebbe) aiutarli, ma che finisce per sentirsi indagato come un lestofante dinanzi a un giudice. Se si parte così, non si andrà lontano. Ritorno al concetto di preparazione.

 

Francesco: In pratica?

Krejis: La preghiera è il primo mezzo di perfezionamento. Mi riferisco alla preghiera sincera, al sentimento di amore per la Divinità espresso in modo sentito e vibrante. Ogni giorno l’Ermetista deve rivolgere il pensiero alla sua anima, al suo Uomo Storico, esortandolo a manifestarsi. La meditazione lo aiuterà a creare in sé un ambiente mentale più corretto.

Come un’aquila sorvola il territorio, osservando dall’alto i boschi, i deserti e le montagne, così l’Iniziato che si dedica alla preghiera riuscirà a guardare la vita con lo stesso distacco di un’aquila e la serenità di chi vola sopra le miserie umane, senza mai perdere l’orientamento.

La preghiera rappresentava il mezzo di elevazione per eccellenza degli antichi alchimisti, una volta raggiunto lo stato di Albedo.

 

Francesco: Qual è il modo giusto di pregare?

Krejis: Ciò che conta è l’intenzione e lo stato d’animo. Vi sono momenti, durante la giornata, in cui ci si sente predisposti alla preghiera. Di buon mattino, per esempio, quando la mente è fresca e la soglia inconscia è più vicina. In altre situazioni pregare è più difficile, come quando si è stanchi e troppo concentrati sui propri problemi.

Si può pregare in vari modi, con parole proprie, secondo l’ispirazione del momento; o utilizzando preghiere attinte dalla Religione. Nella Tradizione Giudaico-Cristiana, come nell’Ermetismo, si usano i Salmi Davidici, utili soprattutto per chi sente il fascino della lingua latina, emozionandosi nella loro lettura.

Il Salmo 50, per esempio, è una trepidante invocazione a Dio, perché purifichi il corpo e l’anima del penitente. Pertanto è utilizzato quando s’invoca l’aiuto delle Forze divine. Tuttavia, nel corso dei secoli, il Salmo 50 è stato legato anche ad altre intenzioni, come la guarigione di gravi malattie o di debolezze spirituali:

 

“Asperges me hyssopo et mundabor”
“Lavabis me et super nivem dealbabor”
“Cor mundum crea in me, Deus”
“et spiritum rectum innova in visceribus meis!”

 

Francesco: Mi viene la pelle d’oca!

Krejis: Infatti! Il segreto dell’azione positiva dei Salmi consiste proprio nella reazione emotiva che provocano durante la lettura. Aggiungerò che nell’Ermetismo i Salmi sono collegati a particolari Entità, che rinforzano l’effetto della preghiera esaudendo le richieste del mistico. Si tratta di Genialità create da un Mago, spesso secoli prima, con finalità in campo terapeutico o spirituale.

 

Francesco: Mi sembra di tornare ai tempi della Magia medievale!

Krejis: I cosiddetti Genii sono pensieri carichi di volontà, resi vitali dalla stessa intelligenza dell’Iniziato. Nell’Invisibile un’idea, se sufficientemente energica, può creare una forma pensiero che esprime, nella sua essenza, il grado di perfezione di chi l’ha generata. Sono le leggi elementari della mente.

A volte, quando si è rilassati e si ha a disposizione una penna, può capitare di disegnare automaticamente linee, triangoli, quadrati, forme stilizzate che apparentemente non hanno senso. Si tratta di segni generati dall’inconscio, di cui esprimono significati simbolici. Analogamente, quando un Iniziato esprime una volontà, può creare volontariamente una Cifra che identifica e concretizza nell’Invisibile la sua intenzione.

Pertanto sarà sufficiente tracciare altre volte lo stesso segno, per ottenere il medesimo effetto. Ho sintetizzato in due parole il processo di creazione dei Genii, in modo che sia chiaro il principio. In realtà il procedimento è un po’ più complesso e richiede una certa conoscenza pratica.

 

Francesco: Interessante! E oltre alla preghiera?

Krejis: La vita dev’essere ricalibrata nei suoi ritmi. Non bisogna affrettarsi, ma diventare acuti osservatori delle proprie esperienze. Spesso l’ansia è talmente forte che non si presta attenzione a eventi importanti, privandosi dei ricordi più belli e di emozioni che invece dovrebbero essere rammentate. Ugualmente un’eccessiva impulsività è da evitare. Meglio rimandare a un tempo successivo le reazioni che si vorrebbero esprimere impulsivamente, il più delle volte sbagliando.

Pensare prima di agire: è un ottimo consiglio. Ciò non significa rimuginare sugli accadimenti accumulando rancore, ma rendersi conto che le reazioni all’ambiente sono frutto della nostra conformazione psichica, e non rappresentano una realtà assoluta. In un’altra situazione reagiremmo probabilmente in modo diverso. È sufficiente capire ciò, per veder scemare quasi subito ogni sentimento passionale. In genere consiglio di contare mentalmente fino a dieci, prima di rispondere a qualsiasi provocazione. Il perdono farà il resto.

 

Francesco: Dunque bisogna sempre perdonare?

Krejis: Se comprendiamo che chi ci offende è probabilmente più infelice di noi, e che spesso proiettiamo inconsapevolmente sugli altri le nostre frustrazioni, il perdono è inevitabile. Esso però non dev’essere considerato un atto mistico e unilaterale: è la volontà del saggio, il quale è conscio che l’odio lo lega più di ogni altra emozione al suo avversario, portandolo paradossalmente a una condivisione del suo destino.

Bisogna dunque che l’Ermetista impari a perdonare e a dimenticare. In tal senso può aiutare la consapevolezza che la propria interiorità dev’essere mantenuta pura e senza macchia. Quando l’uomo soffre, anche la sua anima soffre. Il primo dovere di un Iniziato è di non far soffrire inutilmente la sua anima.

L’Ermetista deve usare con parsimonia le parole, conoscendo l’enorme potere che possono esercitare su di un animo sensibile. Pertanto non dovrà mai offendere e usare un linguaggio scurrile o irriguardoso. Schivo e poco incline alla vanagloria, dovrà aborrire la calunnia e il pettegolezzo, evitando di accondiscendere alle tentazioni della vita sociale. Parlar male di qualcuno ferisce innanzitutto la propria anima, costringendola nei circuiti delle reazioni inconsce e allontanandola dalla verità.

L’invidia è un altro vizio da cui emendarsi. La società moderna ha esasperato, specie nei giovani, il bisogno del superfluo. Un Ermetista non dovrebbe mai essere invidioso, considerando che ognuno ha il suo destino e che egli che può cambiare il suo con la volontà. Il più delle volte le mete sociali non coincidono con quelle dell’Uomo Storico. Ci si lamenta senza ragione, pur percependo intimamente che le cose vanno nel modo giusto. Non è facile accettare questa sottile percezione della verità.

Il non far soffrire riguarda però anche l’Iniziato, che dovrebbe evitare ogni forma di autolesionismo, rispettando il proprio corpo e la propria mente. Ci si può ferire anche in un modo più subdolo, cioè con i sensi di colpa.

Quasi tutte le persone sono afflitte da sensi di colpa (derivate dal conflitto tra la vernice sociale e le tendenze inconsce), che amareggiano la vita e bloccano lo sviluppo psicologico. Un Ermetista non dovrebbe mai sentirsi in colpa: innanzitutto perché il senso di colpa paralizza l’evoluzione spirituale; e poi perché produce potenti reazioni karmiche, che dovranno sciogliersi in altre vite. Bisogna sempre pensare prima di agire, ma non pentirsi mai di ciò che si è fatto.

Infine si dovrebbero perdere le abitudini dannose per la salute, come il vizio del fumo, del bere e della droga. La nicotina agisce sfavorevolmente sulla funzionalità respiratoria e cardiaca, confondendo la mente e sporcando fluidicamente il fumatore. L’alcool, se assunto in eccesso, sortisce effetti ancor più deleteri. Gli alcolisti sono perseguitati da terribili Larve, potendo generare figli in cui s’incarnano Entità inferiori. La droga, a sua volta, rende poroso e friabile il Corpo Fluidico, predisponendo il tossicodipendente a malattie mentali e fisiche.

Un’ultima qualità che si dovrebbe sviluppare è l’abitudine di non mentire. Ciò non vuol dire essere bruschi o impietosi. Nella mia professione medica sono spesso costretto a raccontare mezze verità, per esempio a malati terminali di cancro, che subirebbero un forte shock nell’apprendere che dovranno morire.

Talvolta si può mentire per pietà. Dire a una madre che suo figlio è morto per un’improvvisa malattia e non per un’overdose da narcotici è una bugia pietosa, che eviterà all’infelice l’inutile rimorso per non aver fatto tutto il possibile per salvarlo.

Si deve temperare la sincerità con la carità, agendo sempre con discernimento e scegliendo il comportamento più adatto alla situazione. La menzogna è un modo infantile di esprimere la propria identità. Si mente per vanagloria, per paura o per invidia. Il millantato credito, molto frequente in campo iniziatico, è una forma particolarmente detestabile di menzogna.

 

Francesco: Mi sono sempre chiesto se l’omosessualità può rappresentare un handicap per chi intraprende la strada ermetica.

Krejis: L’anima non ha sesso o, se si vuole, li possiede entrambi. Secondo la Psicologia in ogni uomo vi è una parte femminile, inconscia; mentre ogni donna possiede una controparte maschile. Jung definì la prima “Anima” o principio dell’Eros e la seconda “Animus”, che corrisponderebbe alla razionalità e all’intelletto dell’uomo.

In campo ermetico la teoria della Reincarnazione prevede la possibilità di nascere maschi o femmine, in base al tragitto karmico dell’individualità. Gli alchimisti, a loro volta, alludevano a un’androginia potenziale, nel senso che in un’anima completa coesisterebbero entrambe le polarità psichiche.

Se così stanno le cose, non mi sembra che vi siano ostacoli insormontabili. Aggiungerei però che, nella sua forma più teatrale e patologica, l’omosessualità potrebbe rendere più complicato rettificare la personalità, correggendo la parte squilibrata della mente e realizzando la sua completa purificazione.

 

Francesco: Hai dipinto un’immagine abbastanza convincente dell’Ermetismo. A sentirti parlare, tutto è perfetto: la preghiera, le buone abitudini, la meditazione! Ciò nonostante ogni persona intelligente deve confrontarsi con i suoi piccoli drammi quotidiani e con l’insoddisfazione di una vita difficile.

La tua concezione dell’anima può essere utile, non lo nego, ma temo che il tuo Ermete sia incapace di assicurare la felicità. Nell’inconscio sono racchiuse infinite conoscenze? Te lo concedo! Il seguito dovrebbe essere la realizzazione di una coscienza superiore, integrata nella sua dignità divina. Un’idea straordinaria, ma abbastanza inverosimile! Ti faccio una domanda: a chi dei tuoi amici suggeriresti di percorrere la via ermetica?

Krejis: A nessuno! Il mio modo di ragionare non comprende concessioni all’affetto. Ti ho illustrato i rudimenti della “Scienza dell’Anima”, non un intreccio di vita comune. La tua obiezione esprime una grande sfiducia nelle possibilità dell’uomo. In un cantuccio della psiche si concentrano i percorsi strutturati di un’antica conoscenza, che non sono trasmissibili tramite il patrimonio genetico! Sta all’uomo accostarsi alla Tradizione e non il contrario. È una sfida che solo pochi sono in grado di raccogliere.

Credo però che dovremo rimandare la nostra conversazione a domani. Così ci saluteremo e andremo ciascuno per la propria strada.