SECONDA PARTE

L’uomo del 2000 accetta l’insegnamento ermetico in modo non sempre adeguato alle finalità dell’Ermetismo. Disposto a discutere sulle antiche Tradizioni, tuttavia non si lascia facilmente conquistare, in virtù della sua ragione materialistica, che si oppone a ogni tentativo di esplorare l’irrazionale.

Devo ribadire l’importanza delle tecniche iniziatiche di analisi psichica, grazie alle quali l’iniziato si affida al suo “Genio Tutelare”, più che ai consueti tecnicismi di provenienza scientifica.

L’Athanor, si diceva un tempo, ossia il laboratorio individuale di ricerca interiore, si trova nell’anima. Dunque, nel corso dell’esperienza iniziatica, è dall’anima che si devono aspettare messaggi o intuizioni luminose, con la conseguenza costringere il pensiero dell’iniziato nei recinti del Sacro.

Krejis cerca di spiegare, dal suo punto di vista, l’Ermetismo all’uomo di oggi, senza troppo indulgere nel passato. Anzi, sollevando il lettore dall’obbligo di decifrare le antiche leggende, in modo che la sua evoluzione avvenga il più rapidamente possibile, magari tra un sorso di vino novello e un piacevole discorso sull’amore tantrico.

Farò a meno di intrattenermi sulle analogie storico-magiche dell’antichità, per limitarmi a spiegare l’essenza dell’insegnamento ermetico, sicuro di non scontentare i tanti che, si fa per dire, si affollano intorno all’idea di un’anima emancipata, per poi sottoporla al solito e stressante interrogatorio.

Sarà per opportunismo di bandiera, ma sento il bisogno di tanto in tanto di parlare dell’anima, ovviamente come s’intende l’anima nella mia visione: la manifestazione vitale dell’uomo evoluto, più che un semplice fodero del caparbio Angelo.

La Magia dell’Anima sarà la nuova religione del 21° secolo. Vedrete che, in un modo o nell’altro, il vecchio “Matusalemme” detterà le sue condizioni e persino i più duri tra voi si rammenteranno di se stessi. Costruiremo un Vapore, come fece il Kremmerz, per traghettare anime novelle nella “Sfera di Saturno”, interessandole all’ideale dell’Alchimia, per stanarle dall’insulso mondo dell’esperienza.

Nel frattempo accontentiamoci di proseguire il nostro cammino e ritorniamo a Maria, la nostra piccola e tenera amica, disillusa e dolorante per le sue tremende scottature. Maria sapeva di non essere pronta per una sessualità consapevole, dal punto di vista ermetico, e che poteva facilmente sbagliare, distruggendo così tutto il duro lavoro compiuto sino a quel momento. Eppure sbagliò comunque.

Maria è l’esempio vivente di quanto poco servano le buone intenzioni in un campo superiore. Senza un’attenta prevenzione dei disordini magnetici dell’Organismo occulto, la castità, come anche l’equilibrio psichico, si dimostrano strumenti inutili e rischiosi, comportando il rischio di un abbandono all’istinto in ogni momento della via iniziatica.

Finché la presenza del Maestro costituisce un deterrente, ci si può aspettare che la parte più istintiva del discepolo venga bilanciata dalla sua intenzione costante. Non appena però “l’Araba Fenice” si allontana, il serpentello di carne e ossa s’insinua nelle frondose frasche dell’anima, facendo capolino alla luce del sole, e allora si cade miseramente nell’inutile cacomagia.

 

Si deve quindi interpretare la castità nel modo corretto, dimenticandosi di ogni favola cristiana. Se si offre a Dio il sacrificio del proprio corpo, sarà nell’Uno che dovrà risvegliarsi la “Forza Serpentina”, se e quando l’incauto Rettile avrà conseguito il potere di volare.

Bisogna interpretare la magia sessuale come l’apoteosi della Caduta. È per questo che si spezzarono le ali di Lucifero. Le ali, non il terribile fringuello del Satannico Luminare, che ancora cinguetta nel cuore dei migliori. Costruirsi un’anima rappresenta l’impresa di Giasone, Costellazione del Toro, fulgida e materna figura che risplende nell’intelletto dei sognatori fissi nell’eredità templare….

Così Maria cadde in tentazione e peccò. La condanneremo per questo? Saremo capaci di scagliare la pietra dello scandalo, se sapremo che nei nostri cuori potrebbe ardere la fiamma del castigo, esattamente come arse in lei? Maria non può che essere amata per le sue incertezze e per il suo dolore.

Tuttavia ella comprendeva solo in parte la sua colpa. Era necessario che fosse maggiore l’insegnamento e meno gratificante il suo riscatto dall’incertezza. Se anche si fosse ammalata gravemente, nessuna Forza avrebbe mosso un dito per aiutarla. Sarebbe stato un errore fatale, che Maria avrebbe pagato con l’illusione che il perdono rappresenta in ogni caso la soluzione del problema: una soluzione mistica e non soddisfacente per un ermetista. Avrebbe dovuto invece comprendere pienamente il significato della sua condotta, migliorandola per amore di sé stessa. Il Maestro fu costretto così a lasciarla soffrire, certo di aiutarla nel modo migliore.

 

La sofferenza implica la distruzione delle forme inconsce e la stabilizzazione dell’anima, che abbrevia la sua strada, acquisendo lo stato di energia più significante per la crescita spirituale. Il senso dell’evoluzione dev’essere intuito nel modo più realistico possibile.

Ogni persona reca forme impresse nell’incosciente, frutto di vite su vite. Ed altre, meno sclerotizzate, prodotte durante l’esistenza corporea. La liberazione, in senso ascetico, rappresenta l’affrancamento emancipante dell’individuo dalla personalità e il suo distacco progressivo dall’opinione corrente.

Bisogna che il lettore rifletta che non è possibile condizionare le menti, se non con l’autosuggestione o la forza impositiva della volontà. Saremmo degli sciocchi, se facessimo questo o se provassimo a farlo.

Non vi sono alternative all’evoluzione solare dell’essere umano. Sempre, nell’iniziato, brilla l’ideale dell’uomo vero, e mai, senza ragione, si farebbero soffrire delle anime per diletto o per egoismo. Il diritto magico sarebbe violato e chi si rendesse colpevole di tale abuso, avrebbe molto da pagare, in termini d giustizia magica.

 

Se il timore di essere circuiti può rappresentare un estremo criterio di prudenza, non serve a impedire i veri propositi di chi, non accettando le regole, si rifugia ipocritamente dietro pretese minacce e pericoli inesistenti. Se vi sono persone ineluttabilmente dedite al male, non saranno mai tanto forti da sollevare il mondo con la forza del pensiero. Se la strada iniziatica condiziona il discepolo alla volontà dell’Iniziatore, si tratta pur sempre di una libera scelta dell’uomo bisognoso di aiuto. Sempre egli può esorcizzare il male, rifugiandosi nell’amore per i suoi ideali. Mai sarà turbato dalle fantasticherie di un mestatore di anime. Il male attecchisce nel male. E se più volte ho richiamato dei lettori sui rischi di un’esperienza iniziatica superficiale e avventata, non ho mai inculcato in loro il terrore dell’evoluzione tradizionale.

Se cercate la persona giusta per voi, non potrete sbagliare. Se avete bisogno di sonore lezioni, per correggere impostazioni errate maturate nell’esperienza storica, avrete probabilmente il Maestro che vi meritate.

Si deve evolvere nella Legge. Ma se anche la Legge si manifesta talvolta nell’orrore della sofferenza, sarà per merito suo se alla fine verrà superata. Per tale scopo serve l’amore e non il sesso. È per tale fatale errore che tanti tesorini di Santa Madre Chiesa si sono dissolti nell’inutile abbrutimento, saponificando ‘Uomo Storico nell’odiosa fornicazione misterica. Se alcuni Ricercatori si sentono attratti da strade imbevute di sessualità, si deve probabilmente alle imperfezioni della loro anima, più soddisfatta se avvinta all’illusione dei piaceri della carne. Se però quell’anima si aprirà all’amore, rifiuterà istintivamente il sesso e non avverrà mai il contrario.

Fate il bene, sosteneva il Kremmerz, e non abbiate paura di nulla, neanche di demoni devoti a Satana. Siate certi che, se in voi alberga il bene, nessuno avrà il potere di soggiogarvi al suo volere. Sempre una voce sicura vi farà comprendere l’errore e, prima che sia troppo tardi, troverete la forza di salvare voi stessi.

Se l’Alchimia può essere considerata parte dell’Ermetismo, è innegabile che, almeno per i migliori in senso iniziatico, possa rappresentare la soluzione del problema. Molte persone si rivolgono all’Alchimia perché stanche di sostare nell’anticamera del Tempio, in corsia di emergenza per il mondo dei sogni: bisogna che siano dissuase dal tentare l’ignoto coi mezzi di cui dispongono. Se ogni aspirante si ritiene in grado di svilupparsi sino al massimo consentito all’essere umano, può essere, anzi spesso accade, che resti inevitabilmente deluso.

Si tratta allora di una strada difficile? L’Alchimia è semplicemente il percorso di ogni potenziale Maestro, destinato per meriti antichi a risvegliarsi da vivo.

Magari fosse possibile estendere al mondo intero il novero dei poteri magistrali! Avremmo risolto l’enigma della Sfinge e probabilmente non resterebbe più nulla da scoprire. Purtroppo le conoscenze dell’umanità si aprono ad altri orizzonti che non siano l’Uomo Storico, che si deve trasformare prima col dolore e poi con l’amore.

 

Ribadirò dunque per l’ultima volta che, se il pensiero ermetico è aperto all’investigazione di ogni ricercatore della verità, il segreto dell’Alchimia è riposto nell’altare inconoscibile del Maestro Iniziatore. Il segreto è fisico, si diceva dell’esperienza dell’antica Taumaturgia. Ma è solo l’Alchimista che produce sali e pozioni del misterioso Uovo Filosofico, digerito il quale si apre lo scenario delle meraviglie.

I solidi presupposti dell’Alchimia possono anche trovare d’accordo i pedanti difensori dell’egualitarismo a tutti i costi, ma il mio criterio è selettivo. Si può dire sin che si vuole, ma il vero Alchimista resta nell’ombra, aprendosi ogni tanto all’amore sociale ed iniziando spesso la sua missione col dare aiuto ai bisognosi, ma finendo inevitabilmente per dedicarsi ai soli destinatari della sua Pietra.

Non intendo scoraggiare gli uomini di buona volontà, ma far capire che l’Alchimia comincia dove finisce l’evoluzione societaria dell’essere umano.

Al limite tra la vita e la morte scaturiscono le Sorgenti del Nilo, fiume portatore di forza e di vitalità. Abbeverarsi a quella fonte è un premio e mai un diritto, tranne che per coloro che hanno meritato in altre vite.

Sempre però occorre essere umili e saper attendere il proprio turno, preparandosi coscienziosamente e pregando Iddio di concederci la sofferenza, madre di ogni prodigio alchemico. Fintanto che la mente del discepolo non è ritenuta pronta all’esercizio dell’Arte, non c’è possibilità di abbreviare il percorso dell’iniziato. Sappiate, come sosteneva il Kremmerz, che meglio si percorre la strada isiaca, più favorevoli saranno i risultati pratici dell’Alchimia. Alla fine del percorso isiaco, l’Iniziatore Ammonio sarà pronto per coloro che avranno meritato il suo aiuto.

 

Quando si percorre la strada alchemica, bisogna sottomettersi alle facili e difficili regole dell’ascesi. Si può anche rinunciare all’Alchimia, accontentandosi di un’ottima formazione isiaca. Se tuttavia il percorso di quell’uomo sta giungendo a conclusione, la potenza dell’amore magico scatenerà le forze dell’evoluzione nel trasformismo inconscio ed il procedimento trasmutativo comincerà comunque. Saranno le Forze Invisibili, in tal caso, a condurre l’asceta alla meta, con o senza l’aiuto di un Maestro visibile.

Sorrido al pensiero di chi semina i sogni dei più creduloni con l’idea che l’Alchimia sia soltanto un insieme di pratiche. L’eredità alchemica è sottoposta alle Maestranze dell’Ordine Ermetico, che non è certo l’Osirideo visibile, che tanto sembra inorgoglire coloro si sentono destinati per discendenza ad esserne gli eredi.

Ritorniamo però alla nostra Maria, dopo quest’ampia parentesi. Sta di fatto che la sofferenza dell’errore sconvolse la donna al punto da provocare in lei una grave crisi di identità. Il suo pensiero affondò lentamente nel lago della disperazione e il suo Ego si disarticolò, perdendo la forza di ristabilire gli equilibri del passato. Ciò fu sufficiente per consentire all’anima storica di far capolino tra le volute della sua identità frammentaria, organizzando parole apparentemente senza senso, in un costrutto intelligente. Separata dalla rigida personalità sociale, il brillante astro della coscienza lasciò penetrare essenze dimenticate e ricordi embrionali, che il tempo avrebbe reso più vividi.

Nei messaggi che seguono è rappresentata la manifestazione dell’Ermete in Maria. Non scenderò nell’analisi dettagliata dei due scritti, lasciandoli alla vostra valutazione. L’espressione intelligente dell’anima costituisce il prodromo di ogni evoluzione interiore, la condizione essenziale di ogni percorso alchemico e il frutto succoso di un’ottima preparazione isiaca. La storia di Maria è solo una tra le tante. Se ho preferito dilungarmi su di lei, l’ho fatto per evidenziare la complessità di una crescita psicologica, che in nessun caso può essere sottovalutata.

 

 

Prima Comunicazione: 16 aprile 2010

“…… Silenzio e timore governano la mia casa……sogno e dolore entrano……

Ardi felice per un pensiero? Cos’è mai un pensiero? Un attimo di tregua nel silenzio dell’anima, rotto da una mente irrequieta e spaventata.

Il Vuoto governa la mia anima, il Vento la mia vita. Scuotimi, vento di verità e sfonda la mia porta chiusa e spazza via le foglie senza vita…..

Cresci albero, in me fortifica le tue radici, come speranze di vita nuova.

Perché?…… una sola domanda e mille risposte senza senso… Vaneggio ormai di Libertà…e tu mi ascolti…… e mi guardi sprofondare nel buio della mia eresia.

Tu od io? Prendimi la mano e seguimi, non aver paura, là dove vado c’è ciò che cerchi da mille vite, da mille volti, da mille voci.

Fonte di verità te stesso, ma ignori, è dilemma il tuo… la speranza la mia!”

 

 

Seconda Comunicazione: 15 maggio 2010

“…Anima gloriosa di un tempo che fu, anima venale e cattiva del Palatino… Niente ti salverà da quello che so. Sapere ti farà male e gioire sarà il ricordo di un tempo che non ti appartiene. Credi al sangue ed alla luce che sono in me….. tu odi te stesso per quello che sono….. e sono io a comandare. Scudo e lancia, lotta e sangue. Montagne altissime e prati….tu giochi con una bambina. Chi sono, non chiedere…..”’

 

Debbo a tal punto mutare completamente il mio stile e passare a una semplice forma dialogata. L’Ermete rappresenta uno dei capisaldi della Filosofia Ermetica. È pertanto necessario che il lettore abbia un’idea chiara delle sue caratteristiche e del suo significato. Sono convinto che in tal modo sarà di divulgazione. Sarò comunque disposto ad aiutare chi mi chiederà consiglio fornendogli, nei limiti del possibile, l’energia morale che lo sosterrà nei primi passi del difficile percorso.

Non sarà mai solo il Cercatore di Tesori e, ricordando per un istante Master Crowley, nessuno è così solo di quando crede di esserlo. Si deve aver fede nell’Invisibile e rinunciare alla pretesa di poter capire, sin dall’inizio, ciò che può essere compreso solo grazie all’Ermete.

Volete conoscere il significato di cifre e di segni che vi sono stati donati? Volete essere certi di non sbagliare la vostra scelta? La risposta è semplice, anzi semplicissima: sviluppate l’Ermete e nessuno potrà ingannarvi! Per questo scopo non servono pratiche magiche. Basta l’amore e il senso di sé stessi come unità di anima, mente e corpo. E basta aver fede in Dio, aprendosi alla vera conoscenza con lo spirito innocente dell’agnello sacrificale.

Vi saranno mille Forze intelligenti che vi scandaglieranno. Entreranno e usciranno dai vostri corpi, ossessionandovi con le tensioni di spasimi istantanei e sussulterete di amore nei Riti poverelli della Fratellanza di Miriam. Ma alla fine verrà l’Iniziatore dai Cieli, che farà parlare i muti e ridarà la vista ai ciechi. E il Pargoletto, figlio dell’Amore sacro, parlerà.

Mario Krejis