Questo colloquio si è svolto fa tra me e un amico interessato alla Strada Spirituale. Credo che la sua pubblicazione possa essere utile al lettore, specie se inesperto, per meglio comprendere i metodi e le finalità dell’Ermetismo.

 

D: Mario Krejis, ma questo non è il suo vero nome?

R: È il mio pseudonimo letterario, il nome che ho scelto quando ho pubblicato “Thsecundia Ibis”, il mio primo libro.

 

D: Un nome di fantasia, immagino.

R: Più che altro è un nome augurale, per me e i miei amici; un auspicio di unità e di riconciliazione tra le parti divise dell’essere umano, alla perenne ricerca di un equilibrio tra coscienza e mondo dell’inconscio.

 

D: Lei appartiene alla Tradizione Ermetica, che ha visto in Giuliano Kremmerz la sua massima espressione italiana. Si definisce un kremmerziano?

R: In parte lo sono. Ritengo Giuliano Kremmerz un profondo conoscitore e uno straordinario divulgatore dell’Ermetismo. Non far riferimento alla sua opera di Iniziato e ai suoi preziosi insegnamenti sarebbe un grave errore, che si tradurrebbe in un’enorme perdita di tempo per ogni ricercatore intelligente.

Allo stesso modo rivolgo un pensiero affettuoso al Maestro Ugo Cisaria, tra i più autorevoli interpreti dell’Ermetismo contemporaneo, recentemente scomparso dalla scena umana per continuare il suo tragitto nella Dimensione della Verità.

 

D: Ritornando a lei, leggendo i suoi libri si ha l’impressione di un suo tentativo di creare una personale dottrina, alla quale i suoi amici si rifarebbero anche sul piano operativo.

R: Né io né tantomeno il Kremmerz abbiano inventato niente. Le verità ermetiche sono lì da millenni, e attendono pazientemente di essere spiegate. Il problema è rendere più semplice la comprensione dei postulati ermetici all’uomo contemporaneo, perchè possa districarsi tra le infinite corbellerie che sono state scritte sull’argomento.

Kremmerz aveva un suo linguaggio. La sua prosa, eclettica e a volte retorica, è sicuramente encomiabile e preziosa, perchè va oltre il semplice aspetto linguistico e culturale, colpendo il cuore del lettore.

Io sono diverso da lui. Vivo in un secolo che non è il suo. Oggi l’umanità esige un linguaggio più chiaro e diretto. Ciò è possibile.

I progressi della Scienza Medica, le conquiste della Nuova Fisica e persino i contributi, sia pure eterogenei, della New Age, hanno cambiato la mentalità dell’uomo moderno, ampliando la sua consapevolezza a campi di indagine che nell’ottocento gli erano preclusi, quali la Psicologia, la Fisiologia e le Dottrine Orientali e Cabalistiche, che offrono spiegazioni abbastanza credibili della realtà spirituale dell’uomo.

 

D: Quindi lei dice sostanzialmente le stesse cose di Kremmerz, ma lo fa usando un linguaggio più moderno.

R: Oggi è più facile accettare una “concezione olistica” dell’uomo, considerato come unità di corpo, anima e mente.

La stessa Medicina sposa tale concetto, con le nuove teorie della Psico-Endocrino-Immunologia e della Medicina Psicosomatica. L’Ermetismo, da sempre, è stato una dottrina olistica. Oggi è però più facile comprendere quest’aspetto rispetto a un uomo di un secolo fa, più legato a pregiudizi religiosi e al misticismo cristiano.

Il mio obiettivo è di esprimere i principi dell’Ermetismo in un linguaggio più attuale e comprensibile. Per il resto la dottrina ermetica è stata, è e sarà sempre la stessa.

 

D: Lei però non sembra limitarsi a un’opera di divulgatore. Ha elaborato delle sue interpretazioni personali, propugnando metodi terapeutici non molto diversi da quelli propri della Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam.

R: Non mi sono mai definito un Maestro. Ho degli amici, persone che hanno letto i miei libri e mi chiedono dei consigli su come muovere i primi passi lungo la strada ermetica. Io li aiuto come posso, da fratello più anziano.

 

D: Chi la conosce sa che lei fa riferimento alla Tradizione Egizia. In questo si differenzia dal Kremmerz, che utilizza invece immagini simboliche proprie del Cristianesimo e di altre Tradizioni antiche.

R: Come le dicevo, i tempi sono cambiati e si può pronunciare il nome di Osiride senza evocare spettri paurosi di Satanismo o di blasfemia.

Mi rifaccio alla Tradizione Egizia, perchè è la fonte della Tradizione Esoterica Occidentale. D’altronde, se Dio è uno, il suo nome non ha importanza. Il concetto è sempre lo stesso.

 

D: Tuttavia la Religione Egizia adora Dei sotto spoglie animali.

R: Le Religioni confessionali adorano i Santi, che sono uomini glorificati dal potere temporale della Chiesa e dall’arbitrio dei Papi. Gli Dei Egizi sono raggi dell’Uno, aspetti funzionali della Divinità, che è il Dio Unico o Amon-Rha.

Il Politeismo egizio è solo apparente. In realtà nell’Ermetismo si adora il Dio Unico. Tutti gli altri Dei si amano e si rispettano, cercando di entrare in risonanza con gli aspetti di loro che si vorrebbero risvegliare in sé lungo il percorso di evoluzione spirituale. In fondo amare Iside non è molto diverso che venerare la Maria cristiana, e il dio Osiride assomiglia per molti versi al nostro Cristo.

Comunque l’Ermetismo è tollerante verso tutte le Religioni. Ognuno può amare gli Dei che preferisce. L’importante è credere nell’Uno/Dio e accettare di svilupparsi secondo il Percorso Ermetico.

Se invoco Sant’Antonio o traccio la cifra di uno Spirito del IV° Cielo, non credo ci siano molte differenze. La sostanza è la stessa. Si chiede aiuto, nelle varie contingenze della vita, a Forze intelligenti più in alto di noi, perchè intervengano in nostro favore. Vorrei però che queste preghiere fossero dirette più all’ottenimento di doni spirituali, che di grazie personali per sé o i propri cari.

 

D.: Lei non è molto noto nell’ambiente esoterico. Il suo nome non è tra quelli considerati di riferimento nell’attuale panorama esoterico italiano.

R: Le confesserò un piccolo segreto. Vede questo rialzo sulla mia giacca? È il “mantello dell’invisibilità”, che serve a rendermi trasparente a chi non deve vedermi.

Mi guardano distrattamente, a volte, ma non mi vedono. È un bene per me. Mi sono risparmiate molte chiacchiere inutili e forse anche un po’ di cattivo sangue.

 

D: Tuttavia in tal modo molti non conosceranno mai le sue idee e non potranno quindi avvantaggiarsi del suo punto di vista.

R: Non è così. Chi deve leggermi, prima o poi mi leggerà. È una questione di risonanza. Se non c’è risonanza, non si risveglia l’interesse e il “matrimonio” non si può consumare. È la Legge.

 

D: Secondo lei, si può creare risonanza tra una persona e un libro?

R: Perchè no, se quel libro è “magico”?

Anche nei libri può essere contenuta la vera Magia, quella dell’amore. A quel richiamo, nessun’anima sensibile può resistere.

 

D: Quanto tempo serve, per ottenere la propria realizzazione spirituale?

R: A volte trenta o quarant’anni non bastano!

 

D: Una vita intera!… Non le sembra una strada troppo lunga?

R: La Via Ermetica si percorre vivendo e facendo esperienza. Una Strada Spirituale dura tutta la vita e oltre. Non si finisce mai di crescere … e di soffrire!

 

D: Quindi l’Ermetismo è una strada senza uscita.

R: Crede che il percorso da uomo comune a “realizzato” sia uno scherzo?

Ci sono tappe da superare e molte soste. E ogni volta che ci fermiamo, è perchè la nostra mente sia in grado di apprezzare i nostri cambiamenti interiori e di ampliare la nostra consapevolezza della verità.

La vita è la palestra dove alleniamo i nostri muscoli spirituali, preparandoci alla nostra gara più importante: le “Olimpiadi dell’Anima”.

 

D: Lei ha detto che nell’Ermetismo non si finisce mai di soffrire.

R: Ho toccato un tasto dolente, vero? L’uomo vorrebbe ottenere tutto in cambio di niente. Non è così nel campo spirituale. La sofferenza è il viatico dell’Iniziato, il suo principale strumento di lavoro su sé stesso. Pensare di evolvere senza soffrire è infantile e stupido.

 

D: Ma perchè si dovrebbe soffrire?

R: Cristo ha divinizzato la sofferenza. Fu soffrendo e sacrificando la propria fisicità, che egli riscattò i peccati del mondo.

Anche Osiride dovette subire le orrende mutilazioni di Seth, prima di risorgere come Dio nei Cieli dell’immortalità. Tutti i Santi soffrirono. Valga per tutti l’esempio di San Pio da Pietrelcina. Offrire la propria sofferenza a Dio è il modo – tutto umano – di accettare la sorte avversa, dandole un significato superiore.

Sofferenza significa distruzione di equilibri stantii, è il riprodurre in noi il Caos generatore di vita e produttore di dinamismi più avanzati. La “Nigredo Alchemica” nei suoi contorti meccanismi, ci indica la strada. Il seme, posto nella terra, imputridisce e poi germina. L’anima dell’iniziato deve sciogliersi nei suoi meccanismi ancora imperfetti e poi solidificarsi in una forma migliore e più stabile. La sofferenza è l’unica emozione umana in grado di produrre una vera purificazione alchemica.

 

D: Mi sembra una visione un po’ masochista della Strada Spirituale.

R: È solo perchè tale concetto si scontra con il solito Misticismo. Secondo le aspettative del cristiano, basta un piccolo pentimento o una richiesta di grazie per sentirsi in diritto di essere liberati dalla sofferenza. Però le sofferenze arrivano lo stesso. Allora si battono i piedi per terra o si abbraccia la propria croce: dipende dalla sincerità e dalla fede del credente.

Nell’Ermetismo, invece, si accetta la sofferenza come strumento indispensabile di evoluzione. Ciò non significa che la sofferenza debba essere gradevole o sia auspicabile. Quando un ermetista soffre, reagisce come un qualunque essere umano. Protesta, inveisce e scalpita, chiede aiuto. Ma poi, passata la fase acutissima, comprende il senso del suo dolore e sa ripristinare il proprio equilibrio psichico su posizioni più avanzate.

 

D: Non si può far nulla per evitare la sofferenza?

R: Come dicevo, la sofferenza fa parte della vita. Se è l’Anima Storica che ha bisogno di soffrire, ciò non si può evitare. Infatti, se la sofferenza è karmica, è ineludibile. Tuttavia sono possibili attenuazioni, reazioni meno gravi, più lente e meno dure. Si può persino ottenere aiuto dalle Forze Invisibili, sempre che si sia nelle giuste condizioni per ottenere tale aiuto.

 

D: Krejis, cos’è l’anima?

R: Guardati allo specchio. Vedrai la tua anima. Sei tu la tua anima, tu uomo, nella complessità di Essere-Uno.

 

D.: Dubito che sia così! Secondo la maggior parte delle Tradizioni Esoteriche, l’anima è l’interiorità dell’uomo, la sua parte più intima, di regola inaccessibile alla coscienza.

R: Mentre ti parlo, guardo la tua anima? No, guardo te, scorgo i tuoi lineamenti, osservo le espressioni cangianti del tuo volto, avverto le sottili vibrazioni delle tue emozioni, comprendo i tuoi pensieri e le intenzioni che vuoi esprimere.

L’uomo è uno. Pensare diversamente significa alimentare una divisione artificiosa tra l’uomo interiore, oggetto d’interesse per la Chiesa, e l‘uomo sociale, smarrito nei meandri della Psicologia e alla disperata ricerca di sé stesso. Esiste solo l’uomo vero, pur nella sua complessità di mente, anima e corpo.

 

D: Mi sembra una concezione un po’semplicistica.

R: Semplice, più che semplicistica. Spesso ci si preoccupa molto della salute dell’anima e poco del benessere psicologico e della felicità dell’essere umano.

È il sistema utilizzato da alcuni Ordini Iniziatici per esercitare il loro potere: si valuta il progresso di un Iniziato in base a presunti risultati conseguiti sul piano spirituale, ignorando completamente il suo stato mentale e l’equilibrio conseguito nella vita di ogni giorno.

Si tratta di un grave errore, che porta all’insuccesso e all’infelicità.

Io consiglio spesso: “Seguite chi vi pare, ma se entro un tempo ragionevole non notate positivi cambiamenti nella vostra vita, significa che quella Strada non fa per voi e che forse è giunto il momento di cambiare.” Tuttavia quel tempo non sarà stato sprecato, perchè si tradurrà in esperienza e in maggiore saggezza.

 

D: Quali sono i requisiti per percorrere con successo la Strada Ermetica?

R: Il primo requisito è la Fede. Per molti la fede è un dono dell’Anima Storica. Per altri dev’essere coltivata giorno per giorno, attraverso le preghiere, le giuste letture e – per chi entra in una Scuola di Ermetismo – tramite le “ritualità ermetiche”.

Il secondo requisito è la Volontà. La volontà può essere allenata e potenziata. Diretta da un’intenzione precisa, la volontà diviene il propellente che spinge l’uomo alla trasformazione. Senza la giusta intenzione, sostenuta dalla fede e dalla volontà, non si cresce sul piano spirituale.

Infine il terzo requisito è la Forza, cioè il carattere e la perseveranza dell’Iniziato, temprato nella sofferenza e nel contatto con le Intelligenze della Tradizione.

 

D.: Se tali presupposti si verificano, quali sono i risultati che un Ermetista potrebbe attendersi?

R: I risultati più importanti sono l’equilibrio e la felicità. Tutti gli uomini hanno diritto a essere felici. Si può essere gioiosi anche quando il mondo ci è avverso e la vita ci contrasta. Parlo di una felicità profonda e incondizionata, che prescinde dagli eventi dell’esistenza: significa star bene con sé stessi e amarsi profondamente, aprendosi alle ispirazioni superiori.

 

D: E quali sarebbero queste ispirazioni superiori?

R: Sono innanzitutto le informazioni che provengono dal proprio “Uomo Storico”. L’Ermetismo, come ho detto, crede fermamente nella Reincarnazione. Si ritorna tante volte sulla terra, fino a quando non si sia esaurito il proprio Karma, cioè la fitta rete di rapporti di causa ed effetto che legano l’entità umana al “circuito delle forme” e a questa realtà dimensionale.

Molti Ricercatori Spirituali sono dei reincarnati, possiedono cioè nel loro inconscio un campo informazionale che contiene le tracce delle loro precedenti incarnazioni.

Tali tracce, inconsce nella maggior parte dei casi, possono essere rese coscienti grazie all’espansione psichica che caratterizza il cosiddetto “Risveglio Ermetico”.

Uno degli scopi dell’Ermetismo è agevolare tale presa di coscienza, in modo che l’Ermetista divenga consapevole di tutto il suo mondo interiore. Si tratta di un compito non semplice, che richiede molti anni. Un risveglio forzato non è mai utile e non avrebbe senso.

“Uomo Storico” è il termine utilizzato dal Kremmerz per rappresentare tale concetto.

 

D: Il Kremmerz parla anche di “Genio” o di “Nume”.

R: Ci sono casi in cui un’anima antica può esprimersi nella coscienza dell’iniziato attraverso ispirazioni e sogni simbolici. In altri casi, invece, con le pratiche si può risvegliare il cosiddetto “Demone Socratico”, una specie di seconda coscienza, che si esprime secondo le conoscenze e il linguaggio dell’Uomo Storico. Ciò non significa che quell’Iniziato rechi in sé un Genio o un Nume.

Per esempio, un Medium veggente scruta l’invisibile ed entra in contatto con Entità extra-umane. Non significa però che si tratti necessariamente di un’anima eletta, che abbia avuto trascorsi da Iniziato.

Può darsi, per esempio, che tale facoltà costituisca l’eredità personale di un potere psichico maturato faticosamente in altre vite. O più semplicemente che sia l’espressione di una particolare caratteristica del nervo ottico o del cervello.

Conosco un veggente potentissimo, che soffre di una grave forma di maculopatia retinica, che non ha mai percorso una Strada Spirituale. In tal caso la sua veggenza potrebbe essere l’aspetto compensatorio di un senso fisico gravemente menomato.

 

D: In conclusione?

R: In conclusione sarei cauto nel parlare di Geni o di Numi. Crederò che tu sia un Genio o un Nume, quando sentirai e ti comporterai come tale. E vedrò in te un Nume quando leviterai come San Giuseppe da Copertino e farai i miracoli per corrispondenza. Fino a quel momento sarai per me solo un uomo comune che ricerca.

Kremmerz ripeteva ai suoi discepoli di non credere mai, neanche all’ennesimo profeta che si ammantava di conoscenza, impugnando lo scettro della cultura. Io aggiungerei: credete in voi stessi, e valutate le vostre scelte in base ai risultati che otterrete e ai sentimenti che risveglierete nei vostri cuori.

 

FINE PRIMA PARTE