di Jean Louis Bernard con commenti di Mario Krejis

Mario Krejis:

Dea della guerra, Sekhmet presiedeva alla vitalità sanguigna, assorbendo – alla stregua di divina vampira – la quintessenza del sangue bevuto; Dea del Destino e protettrice della Tradizione, ella provocava, impoverendone il sangue, la degenerescenza dei popoli che avevano privilegiato la sovversione. Di fatto, l’Egitto vide degenerare intorno a sé molteplici Nazioni aggressive, mentre esso solcava i millenni senza declino biologico, caso unico negli annali umani.

Ma Sekhmet, Madre terribile, era tuttavia la grande datrice di vita e, a questo titolo, regnò sulla grande confraternita dei sacerdoti guaritori di Menfi. Rappresentava la loro banca del sangue. Questi medici paralleli curavano il malato attraverso l’imposizione delle mani; durante le manipolazioni, trasmettevano il misterioso fluido “Sa”, “sangue fluido” dono della Dea, che consentiva al malato di guarire.

La forza divina, che come fulmine scaturiva dall’Occhio di Rha, personificata dalla grande Dea Leonessa, s’identificava con la divina Energia della creazione che, in quanto tale, poteva agire come un’immensa forza distruttrice di forme, dissolutrice delle forze squilibrate e qliphotiche; oppure, in senso contrario, come potere benefico e generatore, difensore della Legge Naturale nel suo applicarsi all’uomo e ai popoli.

In un secondo stadio, la sanguinaria Sekhmet, sotto l’influenza di Venere, diveniva una forza erotizzante che si integrava all’àither.

Gli egizi chiamavano Dio Shu lo stato vibratorio intermedio tra Spirito e Materia. Gli egittologi lo hanno confuso con l’aria. Su un disegno egizio si vede Shu separante il dio Terra dalla dea Cielo. Tale immagine di sapore naïf esprime un profondo concetto ermetico. Cioè che gli egizi sapevano alchemizzare, e quindi intervenire sull’essenza della materia, per portarla a perfezione.

Nell’intenso stato di Mag, e in maniera definitiva nel Realizzato dell’Alchimia, deve appunto realizzarsi uno stato vibratorio talmente intenso, da accostarsi idealmente al processo della morte mistica e della successiva risurrezione dell’Iniziato in un “Corpo Glorioso”.

Il che equivale a compiere la finalità dichiarata dell’Alchimia, come viene fatto notare dallo stesso Kremmerz: spiritualizzare la materia corporea, rendendola volatile come lo Spirito Santo che l’in-forma; e nello stesso tempo rendere tangibile l’anima, destinata ad assorbire i caratteri elementari della “Materia Naturata”, nella miracolosa partenogenesi dell’Androgino Ermetico.

Nell’antico Egitto l’anima veniva raffigurata con il simbolo di un uccello a testa umana, il Ba, allusione al volo e al suono. L’ipotesi che si faceva dell’anima era astratta: un’anima immortale, essenza e «fonte» dell’essere terrestre, costituita da un’intensa vibrazione di ultrasuoni. E veniva captata dal Chakra della gola. Molte mummie hanno la bocca aperta, ritenendo gli egizi appunto che il Ba abbandonasse il corpo attraverso la bocca.

Una leggenda spiegava questa seconda metamorfosi di Hathor, il Raggio vivificante e distruttivo dell’Occhio Divino. Racconta la leggenda che Thot e Shu placarono la crudele Sekhmet. Calmatone il furore, la Dea si lasciò ammansire, cambiò volto e divenne la dolce Bast (Bastet), dalla maschera di gatta, dea dell’erotismo. Le venne dedicato un tempio a Denderah, e prese il nome di Cuore del Cielo. L’Egitto diventava il trono del Leone e del Cosmo tutto.

L’intervento di Thot nelle ultime metamorfosi della dea Hathor lascia supporre un’effettiva partecipazione della sapienza egizia a questa grande opera di intercettazione dell’energia cosmica. Forse senza questo intervento non avrebbe potuto essere umanizzata. Come tanti altri, il nostro globo non avrebbe conosciuto apocalissi. Il raggio biologico allo stato primordiale (Hathor) non avrebbe provocato che mutazioni accelerate nelle specie più resistenti, ed estinzioni a catena nelle specie declinanti. Doveva essere addomesticato.

Quando Hathor divenne Bast-la-gatta e si fuse con l’uomo, prese a irraggiare l’erotismo, altra forza divina, cosmica, che sublimava la sessualità.

La mitologia della Dea dai tre volti: Hathor, Sekhmet e Bast, si riassumeva in un simbolismo dei colori. Celeste e non manifestata, portava un abito azzurro cielo. Trasformata in raggio biologico, si vestiva di verde, colore della linfa; questo raggio biologico venne denominato raggio verde. Poi si vestì di rosso, colore del sangue (il raggio verde diviene rosso nei polmoni e nel cuore); ma anche colore della passione e della gelosia. Tra vitalità sanguigna e vitalità erotica, esiste una stretta parentela, e gli egizi distinguevano a fatica Sekhmet da Bast.

Essendosi fusa con l’essenza della materia, la Dea si fuse anche con il tellurismo, fluido infernale del sottosuolo, e si vestì di nero. Ecco perché le statue di Sekhmet sono state talvolta tagliate nella pietra nera.

Giunta alla fine della metamorfosi, dopo aver preso possesso del globo, quando la Signora del Cielo sarà divenuta anche la Signora degli Inferi, i sacerdoti la soprannomineranno la Dea dal volto nero. In India, è la stessa simbologia dei colori: Kali significa «la nera».

I lettori che si sentono attratti dall’immenso fascino della grande Sekhmet, possono leggere con attenzione gli scritti edificanti della sua Sacerdotessa vivente più nota, dotta egittologa e artista, Athon Veggi.

Jean Louis Bernard:

La dialettica della coppia

La regina Hatchepsut e il sacerdote Hapuseneb: coppia tantrica

La qualità tantrica è latente in ogni fase della metamorfosi dell’energia divina. Dietro ad Hathor si colloca perennemente la sua «fonte», Amòn, l’Immutabile Mascolino.

Quando la grande regina Hatchepsut (XVIII dinastia) assunse il potere faraonico, regnò virilmente in accordo a questo mito: effettivamente era l’energia divina di Amòn. L’Immutabile Mascolino si manifestava e irraggiava dal suo psichismo. L’esempio è unico. Il suo immenso impero si estendeva dall’Africa all’Asia anteriore, alle isole greche. Il suo regno non fu devastato da guerre o da torbidi. Regnò con il volto pacificato di Bastet. Il suo straordinario magnetismo attraeva eroticamente i principi vassalli siriani. Ne suggeva per osmosi l’eccesso di energia: tutti erano presi di lei.

Osserviamo che l’umanizzazione della Dea non era stata incidentale o casuale. La sapienza, Thot, si incarnò in Hapuseneb, Gran Sacerdote di Amòn, che della regina fu il catalizzatore e il contrappeso. Egli fu l’eminenza grigia di Hatchepsut, con cui formò una coppia tantrica ideale. Alla morte del Gran Sacerdote, scioltasi la coppia tantrica, il mito della grande regina si sfaldò. Allora riprese vita la feroce Sekhmet, incarnata da Thutmosis III, che maturava la vocazione di monaco. E che fu uno dei due Napoleoni egizi, con Ramses II.

La migliore traduzione del termine tantra è dualità nell’unità. Ma esso può anche proiettarsi, con la sua bipolarità, nell’uomo solo o nella donna sola, se questo essere ha realizzato in sé l’androginato. In ciò risiede il mistero più profondo del tantrismo e la vera vocazione dell’Alchimia Spirituale

Esiste in India una figurazione che rappresenta Shiva-Dio sotto forma di signore mezzo uomo e mezzo donna, con il nome di Ardhânarîsvara. Questo Shiva androgino è uomo a destra e donna a sinistra. Non è ermafrodito, e non riflette decadenza etnica, come i cambiamenti di sesso attuali.

Nell’Alchimia Medievale l’Androgino Ermetico è spesso rappresentato allo stesso modo.

Mario Krejis: nell’Alchimia Spirituale di estrazione ermetica esiste una “Via Binomiale” e una “Via Monomiale”. Nella prima, più difficile e incerta, si tenta di raggiungere l’Androginato Ermetico, cioè l’unità perfetta delle opposte polarità, attraverso il rapporto di coppia realizzato secondo rituali sacri, antichi e segreti.

La fase operativa, mai casuale, dev’essere preceduta da un’accuratissima preparazione e purificazione interiore, nei tempi giusti e sotto il controllo di un Maestro, solo da anime antiche col consenso dei “Guardiani delle Porte d’Argento”, che vigilano dall’Invisibile impedendo il passo e punendo severamente coloro che non sono pronti.

Nella Via Monomiale, altrettanto difficile ma meno rischiosa, l’Iniziato cerca di risvegliare in sé stesso, operando da solo e con l’aiuto di pratiche non scevre da rischi, lo stato di Androginia virtuale necessario per la propria trasmutazione alchemica

A tal fine dev’essere in grado di attingere al Segreto Alchemico, o Piccolo Arcano, cioè alla pratica in grado di avviare il processo trasmutativo e che, per essere efficace, non può essere comunicata ma solo svelata, per grazia, dal proprio Nume o da un’Intelligenza Maestra. Il che comporta la necessità di un’accurata preparazione isiaca.

Comunque, in entrambe le Strade, esiste un “aspetto provvidenziale” da cui non si può prescindere. Occorre essere idonei fisicamente e mentalmente, ma soprattutto essere maturi sul piano spirituale, maturazione che si ottiene dopo una lunga serie di incarnazioni o, più raramente, per volontà divina.

Purtroppo, come ho già scritto, la storia dell’Ermetismo italiano e soprattutto dell’Alchimia interiore è lastricata di fallimenti e di sconfitte, in parte per l’immaturità dei candidati, ma specie per l’incompetenza e la malafede di molti Iniziatori, non in possesso di quel granello di “Polvere di Proiezione” capace di realizzare (o abbreviare) l’ascesi alchemica dei loro discepoli.

Lo stesso Kremmerz, cui si attribuiscono numerose iniziazioni osiridee, dovette concludere, alla fine della vita, di aver fallito nella sua titanica aspirazione di creare una generazione di uomini superiori, il famoso “Consesso di Numi viventi” di cui tanto si blaterava nei cenacoli dell’Ordine Osirideo Egizio, ritirandosi a vita privata quando però era troppo tardi.

Il male era già stato fatto: il seme dell’Ordine Inferiore era ormai stato impiantato nella terra fertile dell’orgoglio e del protagonismo umano, mescolandosi a influenze massoniche e luciferine e portando alla generazione della malapianta di una sottospecie di tantrismo, evocatore solo di proiezioni inconsce e di mostruosità dell’Ego.

Negli ultimi anni della sua vita, Giuliano Kremmerz ebbe a pentirsi del suo buonismo, che lo aveva portato a travalicare i limiti del suo mandato, che escludeva l’apertura al “comunismo dell’anima” e a un’ascesi alchemica aperta a tutti. Quando si rese conto del disastro che aveva contribuito a creare, tentò di rimediare con l’esilio e la chiusura nel silenzio.

Tuttavia dalla lettura di alcuni scritti del Maestro napoletano, si evince la sua decisa opposizione ai tentativi di inquinare la Tradizione Alchemica, figlia di Cagliostro e di Raimondo di Sangro, con apporti di derivazione anglosassone e francese, specie per quanto riguarda il ruolo della sessualità e di pratiche improprie. Non mi dilungherò ulteriormente sull’argomento.

Jean Louis Bernard:

L’Immutabile Mascolino e l’Eterno Femminino

Secondo l’indologo Lavastine, l’androginia mistica di Shiva si accompagna a una sorta di bilanciamento, talché il polo maschile prevale talvolta sul polo femminile, e viceversa. Sul piano metafisico delle forze, questo gioco della legge scivaita imprimerebbe la sua oscillazione ai destini del mondo. Vi sarebbero quindi nell’Universo dei periodi di assenza o di concentrazione maschile, seguiti da periodi di presenza o di espansione femminile. L’assenza cosmica, concentrazione maschile in cui nessuna fecondazione si opera, coinciderebbe con una atonia delle civiltà dominanti e con la loro decadenza. I rinascimenti e i declini sono sempre stati fenomeni influenzati dal cosmo.

Tra il VI secolo e il nostro anno zero, sono apparsi: in Cina, Lao Tze; in India, Buddha; in Iran, Zoroastro; in Grecia, Solone, Socrate, Platone e Pitagora; in Asia minore, Apollonio di Tiana (che secondo alcuni sarebbe uno dei fondatori del Cristianesimo); in Palestina, Gesù (esistettero diversi personaggi che portarono questo nome, tutti riformatori dal destino tragico, come testimoniano gli annali rabbinici).

Shiva, il seme divino, avrebbe fecondato l’intero pianeta nel corso di questo semi-millennio, durante il quale regnarono la pace e l’unità romane. In India, ringiovanita dagli Aria, e stimolata dal Buddhismo, fioriva una letteratura influenzata dal sanscrito. In Cina, Kung ‘Wu ‘Ti, un illetterato, figlio di un contadino e soldato di fortuna, fondava la dinastia degli Han. In America centrale e in Messico, si assisteva all’apogeo dei Maya.

Sarebbe ovviamente imprudente ricavare da queste coincidenze dei sistemi rigidi o dei calcoli di probabilità. L’Astrosofia è una scienza complessa.

Ma alla fine dei periodi di atonia o di decadenza, riappare sempre la Shakti: il raggio cosmico penetra allora negli schermi geocentrici delle ideologie, delle religioni trasgredite, delle scienze pervertite. Le tempeste cosmiche si ripercuotono a livello di sismi e di guerre sul tellurismo, energia non ancora ben conosciuta, che vivifica la crosta terrestre. Poi, Shakti, femmina, suscita in seno all’àither nuove fonti di ispirazione e Shiva sparge il suo seme attraverso di lei.

Se il Dio, nella sua femminilità agente, si identifica piuttosto a un flagello che non a una provvidenza, il fatto non è mai negativo. Egli si accanisce sulle Religioni spompate, sulle anime morte, sulle intelligenze sterilizzate e i cuori nostalgici che si parano a schermare l’avvenire: egli dissolve i dèmoni generati dalle passioni egoiste e dai falsi miti. Ogni volta la civiltà rinnova il patto con l’eredità spirituale. La verità è stata data in principio.

Mario Krejis:

Tali considerazioni sono profondamente vere. Serve fare riferimento alla dissoluzione, anche recente, di Ordini Iniziatici ritenuti dententori del potere magico e della verità. La scure di Shakti si abbatte sugli indegni e sulle forme societarie che si allontanano dalla Legge divina, tranciando netti i rami secchi della Tradizione.

È la stessa “Legge di Nergal” di cui si parla nei confabuli ermetici, estrema difesa di coloro che subiscono la violenza degli ingiusti. È il ritmico pulsare dell’immensa energia del Raggio divino, la Forza adirata e spietata di Sekhmet, che fa piazza pulita di tutto ciò che dev’essere distrutto. Ma alla fine, dalle ceneri del vecchio dovrà scaturire la nuova realtà del futuro, animata dalla medesima forza divina, non più crudele e distruttiva, ma con le dolci e temperate fattezze della grande Bastet.

Jean Louis Bernard:

Nel XV secolo, quando bruciavano ancora i roghi dell’Inquisizione, l’Italia riscopre l’antichità greco-romana. Nel XIX secolo, mentre Napoleone forgia nel sangue un’anima all’Europa, Champollion matura la vocazione di decifrare i geroglifici: da quel momento, l’Europa assume a poco a poco coscienza di una Verità rimossa o repressa, più antica della Bibbia.

Un mito, sorta di drammaturgia cosmica, si ripercuote perennemente lungo lo Zodiaco. E quanto più sarà intensa la pulsione per l’avvenire, tanto più acquisterà spessore la pulsione per il passato.

Il nostro tempo, più apocalittico di altre fini di civiltà, subisce non soltanto la morte di Dio ma anche il rientro sulla scena, anche se discreto, dell’Eterno Femminino. Dalla fine della seconda guerra mondiale, che già si poneva sotto il segno di Kâlî per la metafisica del sangue, la degenerescenza e l’impoverimento biologico ha esteso i suoi guasti tra i giovani generando, per compensazione, l’erotomania, l’ossessione del sesso.

L’Essere la cui vitalità sanguigna si deteriora sotto l’effetto della febbrile vita moderna, tenta disperatamente di tornare alla Natura, prelevando in altri corpi la vitalità erotica. L’erotismo ringiovanisce l’organismo ma quando si corrompe o degenera produce l’invecchiamento anticipato. Noi viviamo spiritualmente dell’apporto della filosofia greca e del Cristianesimo. Ma i giovani ritengono che un’esperienza non vissuta sia inutile, se non falsa.

È stato Socrate a trarre dai Misteri lo Yoga greco, ma per seppellirlo nella dialettica. Il ciclo aperto da Socrate continua con Jean-Paul Sartre. Quanto al Cristianesimo e al Buddhismo, nati nella stessa epoca, agonizzano visibilmente. Oggi si riscontra ovunque l’azione corrosiva della Dea. Che sterilizza la cultura e le arti; ma per contro l’archeologia d’avanguardia ritrova gli Dei delle origini, i creatori della bimillenaria civiltà mondiale.

FINE