La morte rappresenta un atroce dilemma per l’essere umano, in perenne bilico fra la tentazione di credere nella sopravvivenza dell’anima e un razionale scetticismo, che lo spinge a temere che con la morte tutto abbia fine e che, con l’ultimo respiro, anche la coscienza debba cessare.Fino a che è giovane e sano, l’uomo distoglie la mente dal pensiero della morte, concentrandosi sulla vita. Quando però è avanti negli anni e inequivocabili segnali lo richiamano alla realtà del tempo che incalza, egli si lascia andare a pensieri melanconici, pensando al suo futuro con crescente preoccupazione. Che sarà di lui, dei suoi affetti, degli interessi che fino a qualche tempo prima riempivano la sua esistenza?

Il pensiero della morte si erge come capolinea di ogni attesa, spauracchio dei vivi e atroce presentimento di una fine inevitabile, che presto o tardi arriverà. Allora ci si lascia prendere dallo sconforto, rispolverando la fede in Dio che, come un vestito logoro, si era deposta nell’armadio dei ricordi; oppure si cade preda alla rabbia e al più nero pessimismo.

Tutte le Religioni predicano la sopravvivenza dopo la morte, ma l’uomo moderno non accetta volentieri di credere nei dogmi religiosi. La civiltà consumistica ha allontanato dall’essere umano il pensiero della Spiritualità. Prescindendo da ciò, la morte fa svanire tutte le illusioni. Di fronte al cadavere di una persona cara, ogni speranza in una vita futura sembra cessare. Si è colti dalla disperazione, pensando che non si rivedrà più quel caro amato, in viaggio verso un mondo inesplorabile e ignoto.

Spesso la sorte si accanisce. Il destino crudele sembra prediligere alcune persone, mentre altri passano indenni tra le macerie della vita. I tumori, la nuova piaga del secolo, falcidiano le famiglie senza rispetto per la vita umana. In pochi mesi il corpo dell’ammalato si consuma, nel terrore di una fine che sembra ineluttabile. Chi ha sofferto di cancro ed è sopravvissuto mi crederà. Superata l’incredulità della scoperta, subentra la paura e la certezza che presto tutto dovrà finire.

L’istinto alla vita induce l’ammalato alla ricerca di un medico che possa salvarlo. Il pensiero di un passato sereno e spensierato gli stringe la gola in un sussulto di pianto, tra le vane rassicurazioni di parenti e amici. Si cambia profondamente, mentre si attende il giorno dell’intervento o della diagnosi definitiva. Il mondo varia i suoi colori, acquistando una grigia sfumatura di rimpianto e di rassegnazione. Sono passate solo poche ore, ma sembrano secoli.

L’uomo di prima è scomparso. Al suo posto c’è una persona debole, impaurita e sofferente. Il pensiero dei figli si alterna al rimpianto di tutte le occasioni in cui avrebbe potuto essere un padre migliore, un amico più affettuoso, un coniuge più attento. Il pentimento si mescola alla rabbia. Perché proprio a me, si chiede l’infelice?

Passa ancora del tempo. L’uomo, ormai stremato, cammina a fatica chiedendosi per quanto ancora le sue deboli forze lo consentiranno. Attonito, osserva i volti allegri e indifferenti delle persone che gli passano accanto. Solo qualche mese prima era come loro. Se la fortuna gli sorridesse, una sola volta nella vita!…

Ma è tutto inutile! Un giorno dopo l’altro la debolezza lo attanaglia e la sofferenza prende il posto del transitorio benessere che lo aveva ancora una volta illuso. La fine arriva quando meno se lo aspetta, come un soffio d’aria pura che spazza le nebbie dell’illusione. Allora si abbandona rassegnato, guardando con indifferenza le figure che gli si agitano intorno per soccorrerlo. Poi la luce della sua coscienza si spegne e precipita verso l’ignoto.

Questa storia si ripete ogni volta che si muore, e i medici ben conoscono il processo della morte per averlo osservato tante volte nelle corsie di un ospedale.

 

 

Gli Spiritisti affermano che si possa colloquiare con gli Spiriti dei morti attraverso i medium, cioè persone sensibili capaci di ricevere le vibrazioni del pensiero dei defunti, traducendole in parole e messaggi intelligenti.

I defunti, sosteneva Allan Kardec, fondatore dello Spiritismo moderno, vivono intorno a noi e possono intervenire nelle faccende umane acquistando, nella nuova condizione di disincarnati, una grande saggezza e un’intelligenza fuori del comune, che può essere d’aiuto ai sopravvissuti.

I suoi successori scrissero molti libri ricchi d’insegnamenti, ricevuti durante le sedute medianiche, alle quali partecipavano madri disperate e vedove inconsolabili, nella speranza di ottenere la prova inconfutabile che i loro cari erano ancora vivi e pronti ad aiutarle.

Grande illusione, lo Spiritismo!… Il più delle volte apre la strada alla follia, dando sfogo alle farneticazioni dei medium, piene di misticismo e luoghi comuni. La mente dell’uomo si alimenta come può, sospinta dalla necessità di porre argine alla sofferenza, rinunciando alla ragione e al buon senso.

La New Age, una versione più moderna dello Spiritismo, ha introdotto il termine Channeling (canalizzazione), per far riferimento alle comunicazioni intelligenti con Spiriti di disincarnati. Sono così nate Scuole di Pensiero che tentano di spiegare gli arcani della vita con l’ausilio delle Entità, alimentando la fede in una dimensione spirituale dove tutti, indistintamente, continueranno a vivere conservando intatta la loro personalità, con in più i poteri spirituali.

Al contrario, l’Ermetismo non crede nelle comunicazioni medianiche con Spiriti di defunti. Non ritiene, cioè, che queste siano reali e frequenti. Oltretutto sarebbe improprio parlare di Spiriti di morti, perché la morte non esiste. Con la cessazione dell’attività fisiologica, il defunto entra gradatamente in uno stato di profondo sopore. Dopo di che si risveglia in un nuovo corpo.

La vita ricomincia nel corpicino di un neonato e l’anima del defunto, ricondotta dall’alchimia della morte alla natura di anima-seme, riprende il suo cammino di evoluzione, recando impressi i segni del passato perché si perpetuino in un nuovo presente. È quindi l’esperienza, l’unica palestra in cui avverranno i profondi cambiamenti che avvieranno l’anima verso la perfezione.

Secondo gli insegnamenti ermetici, nell’immediato post-mortem l’Entità, ancora traumatizzata per il distacco, vive di una vita inconscia, ricordando passivamente gli eventi della sua esistenza, ma incapace di una vera attività volontaria. Questo stato si protrae per settimane o per mesi.

In fasi più avanzate del processo degradativo della sostanza corporea, l’anima si distacca dal cadavere e fluttua nell’ambiente astrale. Col tempo però anche i fluidi del Secondo Corpo, privi del rifornimento energetico del fisico, finiscono per scomporsi (Seconda Morte) e con essi i pensieri e i ricorsi legati alla vita appena trascorsa. Sopravvive solo un’anima embrionale, un cromosoma spirituale latore delle caratteristiche essenziali del defunto, che rappresenterà la guida lungo cui si svilupperà il nuovo individuo.

L’embrione anima influirà sui tratti somatici del nascituro, imprimendo in esso i segni dell’atavicità; mentre il nuovo corpo, coi suoi complessi meccanismi, diventerà la prigione (o il tempio) in cui l’anima dovrà svilupparsi, perpetuando la vita e cercando di ritrovare se stessa.

È dunque logico che, pur ammettendo un contatto medianico con lo Spirito di un defunto, non ci si possa aspettare di ottenere pensieri intelligenti, ma solo immagini di vita vissuta. Dopo la distruzione del Secondo Corpo, ogni contatto intelligente con i sopravvissuti diviene impossibile.

 

Questa è la regola. Vi sono però delle eccezioni. Per esempio quando un’anima è molto progredita; e quando ha acquisito una sua autonomia pensante, sino a rendersi capace di vita indipendente: allora è probabile che il distacco avvenga più precocemente e possano esservi contatti intelligenti con i sopravvissuti, anche se secondo regole particolari, cioè tramite sogni, intuizioni e manifestazioni involontarie.

È noto il fenomeno dei profumi mistici, percepiti talvolta dai fedeli durante la preghiera. Lo Spirito di San Pio di Pietrelcina è famoso per manifestare la sua presenza con misteriosi profumi, che durano qualche istante e poi svaniscono. Tuttavia anche altre Entità si presentano con ineffabili profumi, che denotano un’anima straordinariamente pura. Può trattarsi di disincarnati nel passaggio tra un’incarnazione e l’altra, che inviano un estremo messaggio di amore ai loro cari; o di Entità non appartenenti più alla linea umana, specie quando l’Iniziato è stato sulla via della Spiritualità.

Altre volte la manifestazione occulta può consistere nella percezione di una presenza, che si appalesa evocando nel vivente reazioni interiori (inquietudine) o sintomi psicosomatici. Il sogno è un altro meccanismo di contatto con l’Invisibile. I sogni ambientati in ambienti familiari, che hanno come protagonista il defunto, possono rappresentare il modo, a volte confuso, con cui sono trasmessi messaggi dall’aldilà.

Infine, come si è detto, in rari casi possono intervenire veri contatti telepatici con Entità dotate di coscienza autonoma, sia esseri disincarnati sia non appartenenti alla nostra dimensione. Ciò quasi mai accade nel caso di sensitivi di professione o di medium dalla medianità grossolana, cioè con una sensibilità non purificata. Occorre infatti sviluppare una sensibilità particolare, che esclude ogni interferenza dell’inconscio personale e che si possiede naturalmente, o si consegue dopo molti anni di lavoro su sé stessi.

Si tratta comunque, per l’Ermetismo, di Spiriti di vivi e non di morti. L’anima umana, se dotata di sufficiente sviluppo, può distaccarsi temporaneamente dal corpo e proiettarsi lontano, manifestandosi a persone sconosciute. Nel caso estremo dei Santi, il fenomeno prende il nome di bilocazione. È possibile però che la proiezione avvenga in modo meno clamoroso.

L’anima umana, nella sua parte più alta (Corpo Mercuriale/Solare) ricorda tutte le sue incarnazioni. L’uomo però non ne è mai consapevole, perché esiste una barriera inconscia che impedisce la memoria coerente delle vite precedenti.

Tuttavia, occasionalmente, si possono risvegliare ricordi frammentari, attraverso visioni oppure in sogno, ma difficilmente si ottengono informazioni dettagliate sulle antiche identità.

Da alcuni anni, valenti ricercatori (prevalentemente Psichiatri di frontiera) utilizzano il metodo ipnotico per far regredire la mente del paziente alle principali incarnazioni, ottenendo importanti risultati, specie dal punto di vista terapeutico. Si è dimostrato, infatti, che la regressione ipnotica può sciogliere molti nodi inconsci, riportando la salute anche in persone affette da malattie croniche o da disturbi psicosomatici.

Si consultino le interessanti opere di Brian Weiss, psichiatra americano, che dopo aver diretto per anni la Facoltà di Psichiatria del Mount Sinai Medical Center di Miami (Florida), si è dedicato allo studio della Reincarnazione e dei fenomeni di regressione ipnotica.

Nel suo libro “Molte Vite, un’Anima Sola”, il dottor Weiss si dilunga in una lunga serie di esempi, colti dalla sua personale esperienza, suggerendo una tecnica di auto-ipnosi che dovrebbe servire ad agevolare il ricordo del proprio passato. In un’altra sua opera, “Messaggi dai Maestri”, tende peraltro a sconfinare nel “Channeling”, riportando messaggi e insegnamenti ottenuti, durante sedute d’ipnosi, da Spiriti Guida, manifestantisi attraverso il paziente.

Sulla validità assoluta degli studi di Brian Weiss si possono nutrire dei dubbi, specie quando l’unico criterio di arruolamento dei pazienti è la maggiore o minore recettività all’ipnosi. Spesso il ricordo di altre vite può essere la mera drammatizzazione inconscia di vicende emotive, la cui decifrazione può essere facilitata da riferimenti ad altri tempi o a personaggi ipotetici, concordanti con il mondo inconscio del paziente.

Con ciò non si esclude la possibilità di ricordi autentici, ma nel solo caso di Entità antiche e reincarnate. Il che non costituisce la regola. Sempre accade, però, che il mondo interiore, espresso sotto forma di tendenze inconsce, condizioni lo sviluppo psichico, rappresentandone l’aspetto esistenziale più impenetrabile. Resta che il metodo della regressione ipnotica, diffuso in Italia da Angelo Bona, può essere un utile sistema d’esplorazione della psiche di numerosi pazienti, anche prescindendo dal valore trascendente di molte regressioni.

Tornando al discorso precedente, se un’Entità ha vestito in una vita precedente i panni di Napoleone o di Cesare, finirà nella vita successiva col perdere ogni senso d’identità con quei personaggi. Reincarnandosi in un nuovo corpo, diventerà l’interiorità dell’uomo nuovo, mentre il ricordo delle vite passate sarà solo un bagaglio potenziale.

Tuttavia se per una qualche ragione, durante la vita terrena, quell’anima avrà necessità di rievocare se stesso come Cesare o Napoleone, le basterà desiderarlo per riassumere gli antichi connotati psichici, che altrimenti resterebbero immersi nell’abisso della sua memoria storica. Il ragionamento vale ovviamente per qualsiasi identità.

Tale fenomeno accade frequentemente durante il risveglio iniziatico. Sotto l’egida della Tradizione, l’Iniziato è indotto talvolta a manifestare, nel suo tragitto evolutivo, le identità storiche più compatibili col suo sviluppo interiore, assorbendo dalle antiche personalità insegnamenti, chiavi di lettura o atteggiamenti psichici conformi alla missione di quella vita.

Ciò non può essere fatto di propria iniziativa, salvo che egli non abbia già risvegliato la sua anima magistrale, sviluppando cioè quel “Separando di Controllo” al quale il Kremmerz allude nel Mondo Secreto, cioè un’identità seconda che sia di guida alla prima. Pertanto, l’idea di percorrere la via ermetica senza un aiuto superiore è soltanto un’illusione.

In definitiva l’Ermetismo non esclude la possibilità dei cosiddetti fenomeni paranormali, che sono il pane quotidiano dell’Iniziato. Voglio però mettere in guardia il lettore dai pericoli dello Spiritismo e di una medianità non sottoposta alle regole di una vera Tradizione Spirituale. Leggendo i resoconti di molte sedute medianiche, superato lo stupore iniziale, derivato dal linguaggio altisonante degli scritti, ci si rende conto di non essere cambiati. Si sono solo alimentate le proprie illusioni, rinviando a tempo indeterminato l’unica vera scelta: lavorare su sé stessi, per conquistare in questa vita il primato dell’anima.

Perciò non serve che un sensitivo illuda una povera madre, affranta dalla perdita di un figlio, trasmettendo messaggi medianici che hanno solo effetti rasserenanti, ma che non modificano la triste realtà. Meglio allora conoscere la verità e accettarla. La morte non esiste, ma deve cessare l’illusione che con essa le cose possano tornare le stesse di un tempo.

La morte è mutamento, ed è trasformazione. Si cambia abito, ma si resta vivi. Occorre imparare ad amare i defunti, spogliando il proprio amore di ogni riflesso egoistico, preparandosi dolcemente alla propria fine. Mi rendo conto che questa idea potrà non soddisfare quanti immaginano la morte come una semplice prosecuzione della vita, conservando intatti i ricordi e gli affetti terreni.

L’unico modo per sconfiggere la morte è riuscire, quando si è ancora in vita, a rendere la propria interiorità indipendente sul piano della coscienza, staccandola progressivamente dal mondo inconscio e sensorio in cui è intrappolata. Gli antichi Ermetisti amavano affermare che bisogna morire da vivi, alludendo ovviamente a una morte solo psicologica, che comportava la lenta dissoluzione dell’Ego e l’integrazione della parte spirituale con la mente dell’uomo, in modo che questi diventasse pienamente cosciente del suo mondo interiore.

Rifletta il lettore su queste mie parole, iniziando a coltivare un pensiero meno fatalistico. Comprenda l’importanza di lavorare su se stesso costruendo, un giorno dopo l’altro, il proprio destino. Quello che sarà di lui, dipenderà da quanto avrà desiderato vivere e sarà stato costante nella volontà di realizzarsi spiritualmente, divenendo consapevole di tutto il suo essere.

Mario Krejis