Chi sia stato realmente Giuliano Kremmerz è facile intuirlo, se in qualche modo avete indagato sulle figure meno note, ma più nobili, dell’illuminismo magico dell’ottocento; dell’ottocento-novecento, per meglio dire, dato che semine alchemiche e manifestazioni mistiche si verificano all’incirca ogni cento anni, e il più delle volte a cavallo di due secoli.Il mago Kremmerz deve la sua fama all’idea, proseguita sino ai nostri giorni, di un’evoluzione dell’uomo integrato magicamente con la sua anima, definita Hermes o Mercurio. Il Principio Mercuriale rappresenta per l’Ermetismo il cardine dell’intelligenza umana. Socialità e protervia sono invece gli aspetti contrari alla sua manifestazione.

Ecce quam bonum et quam jucundum, abitare fratres in Unum“, cantavano gli antichi Salmisti, sottacendo il significato autentico delle parole nella loro sofferta invocazione al Dio ebraico. Jeshua, il Cristo, prosperò nella mente dell’individuo occidentale, nel malcelato intento di soffocare l’Ermete in una corazza sociale, obbligandolo a servire Papi e mistici per sottometterlo all’uso della Chiesa.

Kremmerz fu tra i primi a contestare l’eredità cristiana, cioè l’idea di un’Intelligenza superiore comune a tutti gli uomini e priva di ogni autentico potere. Solo il mistero di Maria, l’Iside-Sofia, restò simbolicamente a rappresentare l’aspirazione dell’uomo a divenire un essere divino, prodotto di un’anima evoluta, restituita dall’evoluzione spirituale all’uomo divenuto Uomo Integrale.

Sarebbe stato meglio proseguire l’esperienza dell’Alchimia, fecondo pilastro di eternità, rintracciabile negli insegnamenti delle antiche Società Iniziatiche. Invece trionfò l’eredità cristiana, che disarticolò il sentimento olistico degli Avi, destituendo il Sole dello Spirito da ogni effettivo potere sull’uomo.

Il Kremmerz pose a confronto gli insegnamenti di una Tradizione Solare, come l’Ermetismo, con i meriti di ogni persona sensibile, alimentando nell’uomo la speranza di poter ristabilire, anche nell’esperienza nebulosa e incerta della società moderna, l’antica poesia di Osiride. Il suo sogno risplende ancora sulle inutili chimere di molti “apostoli dalla parola inutile”.

Si sarebbe potuta concludere, in pochi secoli, l’evoluzione dell’uomo sulla terra?… Pensate: i discendenti di Adamo, ristabiliti nell’Eden della società primordiale, precedente all’uomo colorito dei bronzi dell’età antica!… Il meraviglioso Mondo Cabalistico, reso eterno nella raffigurazione dell’Albero della Vita, dipinto nelle sinagoghe di ogni tempo!…

Il futuro non avrebbe più visto maghi e sapienti, ma popolazioni intere, un tempo devote al Serpente, protendersi verso l’Uno, il Signore dell’Antico dei Giorni, fedele al suo amico uomo!…

Kremmerz profuse ampiamente la sua dottrina magica, seguendo l’insegnamento di Cagliostro. Il suo maggior merito fu di ridare vita alla Tradizione Ermetica, nell’inutile tentativo di edificare un mondo migliore.

La Terapeutica del Kremmerz dev’essere amata per la sua coerenza e interpretata correttamente da chiunque stabilisca l’obiettivo di una ricerca esegetica delle primordiali potestà dell’essere umano.

Secondo l’interpretazione misticheggiante del pensiero occidentale, ogni individuo concorre a formare l’umanità. Dotti esponenti dell’umanesimo contemporaneo illustrano i miracoli della socialità, auspicando l’unità degli uomini nella società del futuro.

I mistificatori sono in azione!… Perseguire l’unità del genere umano nella società vuol dire utopizzare l’umanesimo, costringendo il pensiero umano ad abdicare a sé stesso.
Socrate praticava l’amicizia, distinguendola dall’amore sociale, un’altra costruzione velenosa del passato. Edificare l’amore nella società è infatti una follia, non il semplice prodotto della convivenza civile. Stato e società sono parametri umani, che oscurano l’Uomo Magico, il figlio di Ermete.

Esculapio faceva proseliti nell’intrigante società ateniese, dedicandosi alla cura delle malattie della società del suo tempo. Il figlio di Zeus, affascinante nei suoi sandali dorati, incedeva altero tra i nobili eredi dell’antica maieutica, praticando spettacolari guarigioni.

Pure egli si serviva di poteri ancestrali in favore dei suoi pazienti, contrario però a un’applicazione sociale della sua medicina. Esculapio fu un alchimista ante litteram, potente evocatore di segreti antichi, in un’età molto positiva per il genere umano.

Famoso almeno quanto Esculapio, Paracelso espresse concezioni inaccettabili per la mentalità moderna, per l’inapplicabilità dei suoi principi, che alternavano il valore del sangue umano con l’effluvio incosciente delle malattie dell’umore.

Tracciare una panoramica del suo pensiero è difficile, anche se fino a non molto tempo fa le sue ricette erano presenti nel bagaglio di ogni guaritore di campagna. Solo nel secolo della ragione si propose l’abiura dalle terapie di Paracelso, destinandole al ricordo di un’epoca di superstizione, priva di cultura scientifica.

“Il prodotto di ogni morbo è la cachessia”, sentenziava l’illustre autore della Sapientia Materialis, con riferimento all’usura progressiva dell’uomo fatto di materia. Facendo pressione su un’escara, si poteva costringere l’umore infetto a fuoriuscire come materiale necrotico, producendo la guarigione.

Si trattava solo di ignoranza sulla componente essudativa, prodotta da una carica batterica e non invece da effluvi della materia? O si era già sorprendentemente giunti al concetto di malattia da carenza dei meccanismi di difesa, organici e ancor più fluidici?

Si deve considerare il significato profondo dell’opera di Paracelso e non soffermarsi a un’interpretazione ingenua e superficiale delle sue concezioni. La sua più sapiente intuizione non fu che il pus fosse espressione di degenerazione tissutale, ma che un semplice atto del pensiero potesse ristabilire l’equilibrio organico, rivitalizzando e ricostruendo i tessuti corrotti dalla malattia.

Si potrebbero elencare i rimedi dell’antica medicina paracelsiana. Il meccanismo della terapia consisteva nell’applicare, sulla parte malata, una medela (rimedio) preparata portando a contatto il sangue del malato con medicamenti e calamite capaci di estrarre il fluido patogeno, ripristinando l’equilibrio. Se si trattasse di germinazioni invisibili o di meccanismi anatomici, non si poneva in discussione. Lo scopo era di ricomporre l’unità umana, produttiva di salute, dove squilibrio e divisione stabilivano -al contrario- malattia e sofferenza.

Si doveva attraversare l’intera epopea della medicina cartesiana e della Microbiologia, per giungere ai tempi moderni e all’epoca del Kremmerz. Egli usò i principi terapeutici dell’antichità per tutti i processi morbosi non curabili con i rimedi della Medicina ufficiale, applicando i suoi metodi a individui costretti nell’attesa di risultati, per quei tempi improbabili e incerti.

Il Kremmerz realizzò così il ritorno all’antica Medicina Caldea ed Egizia, ponendola al servizio dell’uomo del secolo. Si doveva usare la ragione, per trovare rimedi per il genere umano, sottoposto a ogni tipo di eventi morbosi? O si poteva sconfiggere qualsiasi malattia col ricorso alle Forze invisibili del Cosmo, che alimentano il costrutto corporeo e sono evocabili coi sacri riti della Tradizione?

Il Kremmerz dette l’avvio ad un modo solare di curare, coadiuvando il medico nel suo difficile compito: allentare la tensione umana, allontanare le forze malefiche dallo squilibrio dei corpi e uniformarle all’uso della medicina arcaica, fino a proiettarle altrove.

Fu con tali intenti che il Maestro napoletano creò la Fratellanza Terapeutico-Magica di Miriam, sulla quale avremo modo di intrattenerci. Lo scopo della Fratellanza di Miriam fu di rifornire di forza vitale i corpi degli ammalati, nei quali il principio della salute si era indebolito, divenendo forza di malattia.

Si trattava di prendere atto dell’essere umano come ricettacolo di Vita, forza immensa che circola nell’Universo, eppure manipolabile coi mezzi della Terapeutica Magica; e di interpretare l’unità dell’essere (mente anima e corpo) come il solo equilibrio esperibile dall’uomo, divenuto finalmente sano, socialmente equilibrato e non destabilizzabile per effetto del sesso.

Ciò si otteneva con pratiche magiche assimilabili agli incantesimi caldei o egizi, occidentalizzati per l’influenza cristiana. Recitando i Salmi Davidici che fanno parte della Rituaria Kremmerziana, si conseguiva l’unità sostanziale con i propositi del Maestro, cioè di alleviare le pene del corpo di modo che l’amore altruistico fosse non più il sogno di un idealista, ma una realtà esperibile da tutti.

Fin qui mi avventuro! Domani sarete più entusiasti nell’interpretare la missione del Kremmerz, o avrete desiderio di sperimentare voi stessi i suoi metodi. A me interessa vagheggiare l’utopia del Maestro, sottolineando i suoi ideali. Potranno non essere graditi a uomini di “ottimo pensiero”, ma sono produttivi di amore, potendo condurre a guarigioni indiscutibili.

Distinguere il profilo dell’iniziato dal terapeuta non sarebbe giusto. Tuttavia considerare il Kremmerz come un semplice guaritore, estrapolandolo dai suoi prodotti più eccelsi, l’Ermetismo e l’Alchimia, significherebbe far torto all’unico Ermetista dell’ottocento che abbia trovato Dio nell’amore vero, e non nella ricerca -fine a sé stessa- di un potere non consono all’uomo evoluto.

Allo stesso modo, considerare il profilo del Kremmerz unicamente nell’ambito di un’esperienza magica, porterebbe fuori strada. La sua vocazione più autentica fu l’amore e il vero potere del suo pensiero e della sua missione fu moltiplicare l’amore nei suoi discepoli.

Lo scopo di ogni ricerca spirituale dev’essere giungere sino all’anima, per far sì che con essa si risvegli anche la forza di vita, che il corpo veicola secondo direzioni naturali. Si deve cioè portare l’anima nel cuore e nella mente, per realizzare l’evoluzione antica, costruendo l’Uomo Solare.

Credere nelle forze arcane agenti nel corpo e nei misteri di un’evoluzione angelica, costò al Kremmerz il sacrificio di un’intera esistenza. Grazie a lui però, molti uomini e donne di buona volontà recisero il cordone ombelicale che li legava a una concezione misticheggiante della vita, per ritrovarsi uniti nella autentica Chiesa Universale, dove pascolano le pecorelle del solo Dio dell’uomo, il suo Nume Tutelare, l’Angelo che viene e sana, costruendo l’unità della Materia sotto forma di Amore.

Sì, amici miei, Mikael è il Soprastante di Dio, la sua Corona Solare. Dev’essere per voi, il suo sorriso! …

Mario Krejis