Resurrezione di Osiride

Dedico ai miei amici lettori questa storia immaginaria. Non è di semplice comprensione, se si tenta di interpretarla alla lettera. Le mie parole faranno probabilmente sorridere quanti antepongono la loro ragione al potere del sentimento e dell’empatia.Vi sono idee che non possono essere trasmesse con la semplice conoscenza, ma solo sentite col cuore, dove producono i frutti di nuove sensazioni e di profonde ispirazioni: non in tutti, ma certo in coloro che si aprono alla lettura con innocenza, ponendosi in risonanza col pensiero di chi scrive.

Mi auguro che sia così anche per voi.

I

Il sole risplendeva nel cielo terso di quell’estate torrida.

Tra le dune di sabbia rossa del deserto, il corteo di Sacerdoti e dignitari incedeva con passo rapido e sicuro verso il Tempio di Osiride, dove sarebbe stato celebrato il misterioso “Rito della Rigenerazione”.

Saliva al cielo il vapore dei corpi, umettati con resine aromatiche e profumi di sandalo, mentre le vesti lucenti dei sacerdoti riflettevano l’intensa luce solare in un caleidoscopico gioco di fiammelle multicolori.

La colossale statua del Dio, assiso in postura regale, si stagliava verso l’alto, proiettando la sua ombra sui resti dell’antica tomba reale, verso cui si dirigeva il corteo per evocare il fantasma di Tahuti, il primo Faraone della Dinastia.

Il fantasma del Sovrano restava immobile, in attesa, vicino alla sua mummia, fremendo d’impazienza. Da secoli attendeva quel momento. L’evoluzione avrebbe così fatto il suo corso e la Barca di Rha, non più appesantita dalla sua Ombra, si sarebbe diretta verso il Firmamento, dove i Numi dell’Enneade lo avrebbero accolto nel regno del Dio Sole.

Egli avrebbe atteso pazientemente che le Correnti di Forza, evocate dal Gran Sacerdote di Osiride, l’avvolgessero completamente, traendolo con forza verso il Mago veggente, destinato a ospitarlo per tutta la durata del Rito.

In quel giovane corpo, immerso in una trance profonda, nella sua carne viva e sensibile, il suo Ka avrebbe ripreso vita, respirando di nuovo come se fosse ancora vivo. Nel suo cuore Tahuti provava l’angoscia di un suo ritorno sulla Terra. Ma era conscio che la forza del Rito avrebbe travolto in lui ogni resistenza, inondandolo di un’energia molto più grande della sua.

Così, dopo secoli di solitudine e di oblio, la sua vita avrebbe sussultato in nuove membra, richiamandolo con prepotenza ai suoi doveri di Sovrano: servire il suo popolo e il solo Dio, Amon-Rha.

Seduto su un seggio decorato con oro e lapislazzuli, il Mago iniziò a salmodiare litanie e strane formule magiche, in una lingua sconosciuta, mentre la sua bocca risplendeva di un alone fosforescente, come se un rivolo di ectoplasma fuoriuscisse dalle sue labbra.

Sull’antica profezia nulla si sapeva di certo. Erano noti i titoli altisonanti delle iscrizioni geroglifiche, ma nessuno avrebbe potuto affermare che si trattasse di una leggenda o se invece il Rito avrebbe avuto successo.

Il Mago s’inginocchiò, facendo l’atto di sciogliere la lunga treccia che gli cingeva il collo.

Nel Mistero della Vita Eterna!… Tra pochi minuti Tahuti sarebbe penetrato nell’immensità di un terribile Segreto, dal quale sarebbe uscito vivo o morto.

Con lo sguardo perso nel vuoto e il cuore in subbuglio, il Mago afferrò una coppa d’oro cesellata e bevve fino in fondo la potente pozione allucinogena, stendendosi rapidamente sulla fredda lastra di marmo, prima che le forze lo abbandonassero.

Un ministrante, dalla lunga tonaca rossa, applicò sui suoi occhi due piccoli talismani di oro a forma di pesce, facendo con le mani il gesto di aprire un invisibile varco, attraverso cui l’altra Dimensione sarebbe penetrata nella realtà.

Subito dopo il Mago perse i sensi, come divorato da un’Essenza invisibile, che penetrò nel suo corpo rendendolo rigido come una pietra.

“Lode a Osiride” – gridarono gli astanti, dirigendo timorosi lo sguardo verso la mummia del Faraone, che giaceva nel suo sarcofago dorato ricoperto di anemoni e gigli.

“Sia concesso al Faraone un buon ritorno sulla Terra!
La sua bocca tornerà ad aprirsi e il suo potere si spanderà nuovamente sull’Egitto, come la neve sulle montagne dell’Atlante!”

II

Disteso sulla lastra di marmo bianco, le braccia piegate in segno di riposo, Tahuti prendeva coscienza del suo nuovo fodero di carne. Era come se, nel suo nuovo corpo, miriadi di aghi s’infiggessero nella sua pelle, costringendolo in una dimensione di dolore.

Mentre giaceva immobile, nuove sensazioni presero ad agitarsi lungo il suo asse nervoso, mentre i suoi nervi riprendevano vita tra lievi sussulti dei muscoli ancora intorpiditi.

Poi respirò profondamente e l’etere gassoso riprese a scorrere nel suo sangue, rifornendo di forza vitale ogni cellula del suo corpo, privato temporaneamente dell’antica coscienza.

Lentamente il Faraone si alzò, tra le espressioni di sorpresa e di terrore degli astanti. Poi, sillaba dopo sillaba, cominciò lentamente a parlare, fissando il vuoto con occhi vitrei:

“Dove siete, pallide forme del Duàt, che mille anni d’oblio trasformarono nei miei soli amici?
Chi può sapere cos’è la morte, più di un morto che rinasce alla vita della carne?”
Siatemi favorevoli, o Dei dell’Abisso, fortificate l’uomo che torna per amore dell’anima sua!
Sia lode a Osiride risorto!… Egli spezzò le catene dell’Oltretomba per essere ancora un uomo, tra mille sofferenze e la sola gioia di sentirsi nuovamente vivo!”

“Salve a te, antico Faraone”, gridò il Gran Sacerdote, con le braccia tese in segno di adorazione!

“Possa il dio Toth guidarti nel tuo viaggio verso l’immortalità!”

“Ti sia concesso il potere della Vita, perchè tu possa spandere sul Mondo la tua gloria, riflessa dalla tua anima rigenerata!”

Lentamente il Sacerdote si allontanò, ritraendosi tra le colonne del tempio sotterraneo mentre, tra spessi vapori di incenso, veniva introdotta la Sacerdotessa di Iside.

Ricamati i pepli, dipinto il viso con orzo e bacche di rovo, la fanciulla incedeva lentamente lungo lo stretto corridoio, mentre le novizie del Rito, vestite di bianco, danzavano dolcemente tra spessi fumi d’incenso, accompagnate dal ritmico suono di sistri e campanelli.

“La Sposa del Dio, il suo Martirio e la sua Apoteosi!”

Grazie al suo amore, l’anima del defunto avrebbe ritrovato la strada verso il Sole, traversando le oscure Cortine dell’Abisso, per entrare nel Mondo degli Dei.

Ella doveva sacrificarsi per amore della Dea, fondendosi a Tahuti nell’incantesimo di un rapporto struggente, per dopo lasciarsi nel mutamento, che avrebbe significato per il Sovrano la vita eterna e la rinascita su un Piano Superiore.

Un’anima nuova, rigenerata e completa!…

Per effetto di quella passione travolgente, l’anima del Faraone avrebbe assorbito il calore radiante e materno della Materia Umana, divenendo Nume, cioè un Ente soprannaturale, germinato da quell’Incesto Divino.

… Puoi rievocare, o Scriba, i sublimi momenti di quel trasporto regale? … L’intimo incontro tra il Padre Creatore e suo Figlio, Horus, il Generato, l’Immortale, emanato in un atto d’amore magico?…

Il Faraone tese le braccia verso la dolce creatura che si chinava, abbracciandogli le ginocchia in gesto di adorazione, e pronunciò parole memorabili:

“Io sono Tahuti, figlio di Osiride!…
Che fine fanno i poteri di un Faraone, le sue sagge parole, i suoi ordini mutevoli?… si dissolvono, nello spasimo della morte, in un bagno di polvere e di natron!

La vita umana è senza senso!
Tutto finisce, tranne il vero amore, che fonde nell’unità l’essenza e la forma dei corpi!

Il Ka non può morire, ma senza un’anima nuova esso si estinguerebbe, consumandosi nell’inutile tentativo di rivivere.
Eppure serve il seme e serve la pianta… e serve il dolore, che ne scaldi le radici con rivoli di calde lacrime.
Serve il colore e serve la Notte, Madre di tutti i colori, come il Caos, che genera i microscopici vermi che pullulano sulla Terra!”

Chi sono io, per affermare ciò?…
Sono un Essere immortale? Oppure un fantasma, che vive nel riflesso delle cose?
Cos’è l’immortalità, se non il bagno in un fiume scuro, dove le parole di potere costringono l’Uomo Solare nella prigione della Materia?

Solo in te, anima mia, si compirà il mio destino!…
Il mio “Corpo di Gloria” sarà sublimato nella materia vegetante della Natura e – Vita nella vita – si compirà il miracolo di un’anima eterna!…”

Così parlò il Faraone e, presa la fanciulla tra le braccia, tracciando sulla sua fronte l’ansata Croce, divise il Sé dall’Io, fondendosi con lei nell’estasi del Fuoco Solare.

III

Nel silenzio della notte stellata, si sciolse il corteo nel fantasioso scenario di un volo d’uccelli.

Il Monarca defunto, rigenerato nell’anima, si librava nell’aria di quella sera fresca e ventilata.

Pochi ceri spenti, il carbone ancora rosso dei turiboli, il penetrante profumo dell’incenso… mentre la sua nuova Forma, vibrante di luce azzurra, riluceva sopra l’antico sarcofago, segnato d’iscrizioni e formule magiche.

Ormai sola, l’anima del Faraone s’interrogava sull’opera appena compiuta. Sarebbe stato capace di sollevarsi oltre l’oscurità dei cunicoli della tomba, per ritrovare una nuova identità fuori l’illusione di una vita larvale?

Sopravvivere è forse vivere, in un mondo illusorio popolato da fantasmi e da creazioni umane? Così era stato per lui: una creazione nella creazione, frutto e seme in un “cesto di melograni”, posti nella tomba a far da compagni a un essere non più umano!…

Poiché si trovava nell’oscurità non poteva ancora sapere, ma ogni cosa gli appariva vividamente luminosa. Era come se dal profondo della stanza funeraria, colma di oggetti d’oro e di statuette di animali, gemessero rivoli di forza -essenza delle cose- che producevano tenui luminosità, che davano risalto ai contorni scolpiti nel legno d’ebano.

Tahuti ascoltò il fruscio delle foglie scosse dal vento, mentre piccoli insetti notturni, animati dal fresco, volavano tutt’intorno in cerca di nutrimento.

Egli dunque viveva! …

Mai più sogni, illusioni che inebriano la mente passiva, ma una vita autentica: materia e non solo pensiero, attratto in forme immaginifiche dalla volontà magica degli Stregoni di Palazzo.

Egli ora sentiva, apprezzava le cose, godendo di percezioni naturali come se ancora avesse un corpo, anzi più che se avesse un corpo. Tutto era straordinariamente autentico. Poteva sollevarsi oltre gli angusti limiti della cappella, osservare i luminari della città vicina, apprezzare il contorno degli oggetti, quasi avvertendone il ruvido contatto. E mentre si apriva alla vita, la materia del suo corpo riluceva, emanando bagliori dorati d’intensa felicità.

“Cosa sarà di me” si chiese il Faraone, attratto dalle scene dipinte sui riquadri della tomba, mentre il suo pensiero, con insolita celerità, sembrava abbracciare in un’unità perfetta ogni aspetto della sua vita passata, rievocando immagini antiche di caccia e di intrepide battaglie, che gli stringevano il cuore in una morsa d’intensa malinconia?

“Chi sa se i morti piangono, sussurrò commosso, mentre riviveva i bei tempi andati! O se il mio solo conforto sarà nell’oblio, unico rifugio di un’anima senza corpo!”

In quel momento smise di pensare. Innanzi a lui si ergeva un’immensa Piramide di luce bianca, palpitante di vita, che pareva pian piano risucchiarlo al suo interno.

Dunque la sua non era stata che un’illusione? Come la vita, che per qualche attimo aveva brillato in lui come un tempo!…

Allora il Re si abbandonò alla disperazione, invocando con tutto sé stesso il sacro nome di Osiride.

IV

Quando tornò in sé, Tahuti si ritrovò da solo nel buio.

Intorno a lui schiere di piccole forme luminose si muovevano vertiginosamente, disegnando scie colorate che intessevano reti delicate e disegni astratti. Al di là di esse, percepiva un’oscurità più densa, nera come il succo dell’animale marino che si difende coi tentacoli dalla cattiveria dell’uomo, contornata da luminari sottili e baluginanti, disposti in fila come a delineare un contorno.

In quella voragine scura, un Sole nero, che rifletteva le Verità dell’Invisibile, sembrò sorgere maestoso, mentre la voce del Dio Osiride lo faceva sussultare:

“Ti sia concesso il potere della vita, Tahuti! Hai saputo attendere e il tuo momento è giunto! Nel tuo desiderio d’immortalità, tu credevi che nell’arte dei Maghi-Stregoni risiedesse l’incantesimo perfetto, ma sbagliavi! Non si può morire, senza rinnovarsi completamente perdendo la memoria e la forma umana. Sopravvivesti per secoli, immerso in un sonno magico, ma la scure del tempo finì per trasformarti in un’ombra, priva di vita reale. Bisogna morire, per rinascere su un Piano Superiore. E si deve completare il tragitto di ogni vita partorendo un’anima nuova, che si crea nell’utero della vecchia, frutto maturo di un’ascesi vibrante di vita e di morte. Il Sole rifulgerà in te, Tahuti, se il tuo cuore vibrerà del sentimento di te stesso, aiutato da un’anima pura, dono sublime della Dea!”

V

Più di duemila anni erano trascorsi da quel giorno fatale, che decise il destino di Tahuti. Le sue vicende di anima lo avevano condotto, di vita in vita, sino a quell’uomo anziano e dai capelli radi che riposava ai piedi di un albero di arance, assorto in misteriosi pensieri.

Tutto in lui riviveva. La sua anima antica – Beatrice, Maria, Iside – rievocava i tanti momenti di felicità, che contrastavano coi colori chiaro-scuri della sua esistenza terrena, stemperandola in un universo di sentimenti e di gioia senza forma.

Chi è più grande di colui che viene per donare? E qual è il più grande segreto di un Maestro, se non l’amore?

Il vecchio Signore si alzò senza fatica, dirigendosi con passo spedito verso casa. Il suo compito gli era chiaro. Non poteva che essere sé stesso. Nei suoi pensieri risplendevano ancora le antiche parole del Dio.

Un salto nell’abisso del tempo e tutto sembra immutabile, come le verità dell’uomo, scolpite nel suo cuore nell’atto di ogni nuova forma.

Si deve crescere nell’unità, amare e soffrire con l’anima, col corpo pronto ad agire e il cuore pregno di desiderio e di amore per le cose eterne!…

Così assorto, il Maestro costrinse la sua attenzione verso i discepoli, che lo attendevano in piedi, frementi di emozione. Sorrise soddisfatto, osservando quei giovani corpi come se un ricordo nuovo gli traversasse la mente. Poi disse commosso:

“Il vostro Angelo viene e sana le piaghe, e a tutti dona amore. Siate dolci con lui e non tentate di scacciarlo, ma pensate che senza il suo aiuto sareste anime senza luce!

Vivete nella certezza che sarete scelti per l’anima vostra, e lottate per renderla perfetta!

Un giorno anch’io ignoravo la Magia dell’Amore, ma Dio mi separò dall’ombra dell’illusione, donandomi la visione della verità.

Servitevi dell’anima vostra e restate con lei per sempre!

La Dea vi sorriderà e porgerà il corpo al suo Sposo Divino, perché fiorisca in voi la Creazione Eterna. Dovrete mondarvi in un lavacro di amore.

Se resterete insieme, vedrete i vostri cuori fondersi in un Ente Immortale, che risplenderà sovra tutte le lordure umane.

E sacrificherete il vostro egoismo di esseri comuni in un olocausto di Fuoco, quel Fuoco che arde senza bruciare e scioglie coagulando.

Saprete che esistono Forze, in voi, che vincono ogni resistenza dell’uomo fatto di mente e di fango, rappresentando la vera eredità di ogni destino superiore.

Stretti in un’unità vera, formerete una Catena d’Amore: forze nella Forza, anime nell’Anima, vite nella Vita! E darete senso alla Magia Divina, creando la salute nella sofferenza e la dignità nel dolore dei corpi.

E sarà compiuta la vostra missione di sciogliere il sentimento dell’uomo comune nel vero Amore, che perdona chi possiede, ma dona tutto a chi non ha.

Sia pace nei vostri cuori!

Il seguito verrà nell’anima di ogni persona degna!”

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Cari amici, la mia storia finisce qui, ma la leggenda no! Quella è eterna, come il fluire della Maria-Amore nelle fibre dell’umanità. E allora, mi congedo con l’antico motto di Osiride:

“Vivere nell’anima, Amare con l’anima, fino a diventare l’Anima!”

È tutto ciò che conta.

Siete d’accordo? Allora, apritevi all’Amore! Nell’anima vostra, tornerete per restare!

Mario Krejis