Prima Parte

L’Ermetismo offre un’interpretazione globale dell’essere umano. Pur se ontologicamente antica, la Scienza Ermetica dev’essere considerata molto più di una semplice filosofia. È piuttosto un metodo di vita e, nello stesso tempo, la prova feconda di quanto migliore possa diventare l’uomo, quando si sviluppa nell’interesse della sua anima, cioè nel rispetto dell’integralità di sé stesso.

 

Dalla lettura di alcuni miei scritti, si deduce che l’ostacolo più grande, a una vita serena, è l’inutile e doloroso contrasto tra l’essere sociale, frutto del progresso psicologico e dell’educazione, e il suo perenne antagonista, l’Uomo Storico, figlio sì, ma anche antenato dell’uomo cosciente. Il problema è dunque riuscire a individuare, nel corso dell’esperienza, tutto ciò che è in contrasto con le tendenzialità inconsce e più profonde dell’essere umano.

 

Il problema nevralgico dell’ascesi, definibile ermetica per il suo carattere antico, consiste nell’incapacità dell’uomo di assimilare ed esprimere coerentemente l’insieme eterogeneo delle sue influenze storiche, che si presentano caoticamente nel carosello delle reazioni emotive.

Si tratta di un aspetto cruciale, potendo determinare o meno il successo del discepolo lungo la via iniziatica e, sia pure in chiave minore, condizionare la sua serenità di uomo civile e ben integrato nella società.

Si può andare alla ricerca di un Maestro e dopo accettarlo come guida spirituale. Resta però il fatto che, con le buone intenzioni, si possono richiamare dall’inconscio solo forze deboli, dove servono invece energie forti, in grado di provocare un potente effetto liberatorio sull’anima, favorendo di fatto la trasformazione interiore, piuttosto che la semplice illusione di un’improbabile evoluzione.

“Che mi succede?”, mormora a volte il discepolo alle prime armi, preoccupato di non poter più essere partecipe entusiasta della vita sociale.

“I miei amici, – egli riflette- apprezzano la mia compagnia, ma a me non importa più niente di loro e delle loro chiacchiere!… Forse sto perdendo la testa!

 

Si tratta però di un grave equivoco. Secondo il punto di vista dell’Ermetismo, infatti, il discepolo si sta semplicemente separando dal flusso della “Corrente Astrale”, cioè dell’opinione comune. Dovrebbe essere felice di tale risultato. Invece, ancora poco consapevole dei dinamismi dell’ascesi, si dispera per aver perso la gioia di vivere e l’entusiasmo di un tempo, mentre i tanti personaggi che animavano la sua vita divengono, ai suoi occhi, figure sempre più scialbe, manichini impazziti manovrati da un invisibile burattinaio.

 

Bisogna quindi comprendere, dal punto di vista ermetico, cos’è la “Separazione”, in modo che la vita sociale sia analizzata nei suoi aspetti che maggiormente condizionano in senso negativo l’individualità. Quando l’Iniziato “si separa”, significa che il mondo si manifesta ai suoi occhi senza la maschera dei sogni e delle proiezioni incoscienti, soggettivamente prodotte nell’interesse dell’Ego. Tuttavia, allorché l’amore superiore s’impossessa dell’anima, tutto si placa. E se il potere dell’illusione non è troppo energico, si può cominciare a intravedere, dietro il velo di Maya, qualche brandello di verità.

 

Ecco dunque il primo insegnamento dell’Ermetismo, che occorre tenere in conto nell’accostarsi a un’interpretazione più veritiera dell’uomo: non esiste la realtà, come siamo abituati a percepirla. Se si desidera capire il significato dell’esperienza, bisogna rendersi indipendenti dal flusso incosciente della Vita, generatore di illusioni e di miraggi incommensurabili.

È l’unico modo per definire l’enorme potere, sull’anima, dei sogni dell’animale, la cui aspirazione più grande è il potere, interpretabile come “istinto di sopraffazione” selezionato nel corso dell’evoluzione, ma rintracciabile anche in settori diversi dalla semplice lotta per la sopravvivenza.

È la logica della belva assetata di sangue, che ritroviamo nelle claudicanti intenzioni degli inquisitori di ieri, come anche nella foia di potere dell’uomo d’affari di oggi, deciso a nulla tralasciare pur di affermarsi prepotentemente nella società.

Ed è lo stesso potere che un tempo si chiamò “Teocrazia”, la forma più detestabile di amore sociale, ampiamente utilizzata per imporre agli spiriti liberi l’ipocrita volontà del Papato e della Chiesa.

Mi scuseranno i pinzocheri e le beghine, ma l’anima di Mario Krejis soffre più al ricordo delle ingiustizie patite per colpa di qualche fraticello ignorante, che per il dono della sofferenza, pietoso omaggio del Dio Cristiano all’uomo.

È il frutto di duemila anni di dolore, che nei sepolcri dell’anima storica sfugge al controllo della volontà, per esprimersi nel diritto di ogni spirito libero. Se parlo così, è per far comprendere l’illusione di quanti credono che sia sufficiente l’aspirazione alla fede, per migliorare il proprio destino.

L’Ermetismo afferma: “Siate fratelli!” esattamente come blatera il chierico confessore. Con una differenza: La Religione invoca la Legge Divina, perché sia clemente con i sempliciotti che credono nella favola cristiana…

“Siate fratelli” è invece l’appello dell’Ermetismo all’Uomo Storico, perché realizzi nell’Iniziato il “sentimento di eternità” cogliendo l’occasione, unica e irripetibile, di pacificare il tormentoso passato di ogni anima antica.

 

E’ il mio appello al lettore: “Ritrovate la vostra vera identità! Salite verso l’oscurità dei vostri “Cieli”, scoperchiando i sepolcri ove giace la vostra memoria storica perché, nel dolore della reminiscenza, ogni uomo esprima la sua più genuina natura: forte, indomito, peccatore per necessità, ma progenitore di se stesso; aperto all’esperienza ed esperto dominatore delle forze naturali; industrioso “pater familiae”, ma anche spietato aguzzino di coloro che attentano all’integrità della sua casa; difensore degli oppressi e fiero esponente dell’Ordine Invisibile.

 

Il vero diritto dell’essere umano è di vivere arrampicandosi lungo il “Sentiero del Nume”, l’Angelo istigatore di rivolte contro il potere costituito, progenitore di Gesù ma anche di Giuda e Caino; non solo Potenza di Luce, ma anche Ospite abituale delle Tenebre, dove tenta alacremente di trasformare l’ottusa oscurità dell’incosciente nella luminosa consapevolezza dell’Iniziato.

Senza un intenso sforzo individuale, l’ascesi si affievolisce nell’illusione di un’evoluzione destinata a fallire. Si deve ambire alla “Separazione”, quale prodromo di esperienze superiori. Se si separa il flusso delle sensazioni dalla coscienza, il pannicolo che oscura la percezione della verità si dissolve e l’evidenza ci colpisce nella sua rude semplicità. Ci si risveglia nell’esatto momento in cui si comprende che Intelligenza e Materia corporea sono costrette a procedere nella medesima direzione.

 

Nel “Processo di Separazione” occorre distinguere la conoscenza dall’esperienza vera e propria, differenziando la componente egoica, che spinge l’uomo verso le mete della progressione economica e sociale, dall’altra, più subdola e potente, che lo conduce inesorabilmente a coagulare sé stesso nell’Anima Storica, che alla fine diviene cosciente nella sua stessa coscienza.

Così l’Ermete si affaccia nella mente dell’Iniziato, torpidamente adagiata nella contemplazione della materia, affermando i suoi pensieri nella marea tumultuosa delle sensazioni.

È nell’oscurità più assoluta che si schiude il seme, germinando l’esile pianticella. Allo stesso modo, sarà nell’oscurità “dell’astrale umano” (inconscio) che si produrrà la generazione della Creatura interiore, figlia di Dio e padrona del corpo: il futuro Maestro interiore, o “Demone Socratico” che spesso, specie ai primordi della Strada Spirituale, viene confuso con uno Spirito Maligno.

 

A tal punto sarà il caso che illustri qualche caso pratico. Vengo così incontro alle aspettative di quanti vorrebbero un’esposizione semplice delle varie fasi dell’ascesi, ma anche di tanti altri che si aspetterebbero un manuale pratico, più che un’introduzione alla Dottrina Ermetica. Allora, sia pure a malincuore, dovrò aprire la cassaforte dei ricordi, per estrarre un esempio calzante.

 

Vi parlerò di Maria, oggi valente studiosa di Ermetismo. Un tempo non fu così. Quando la conobbi, era una giovane intelligente e sensibile, ma alquanto caotica e incostante. Si era accostata all’Ermetismo per caso, dopo una crisi sentimentale che l’aveva condotta alla rottura di una lunga relazione amorosa.

La donna era depressa e sinceramente pentita dei suoi errori. In realtà più che di un Maestro, aveva bisogno di un esercito di buoni propositi con cui tranquillizzare le sue paure, gratificandosi con l’idea di conseguire l’evoluzione spirituale. Fortemente attratta dall’idea di migliorare sé stessa, era però incapace di elaborare un programma serio e stabile che la rendesse protagonista della sua vita, affidata all’arbitrio di chiunque fosse abbastanza forte da suggestionarla, facendola sentire bella e importante.

Iniziò comunque a percorrere la strada spirituale, praticando i riti ermetici. Nel corso degli anni, rispettosa degli insegnamenti ricevuti, Maria non cambiò sostanzialmente. Anzi, in un certo senso, la sua volubilità sembrò accentuarsi, mentre compariva in lei un’insoddisfazione profonda verso il lavoro e la vita sociale, che la spinse a lasciarsi andare a esperienze squilibranti che la fecero molto soffrire.

Sempre però lei seppe rettificare i suoi errori e, dotata di sufficiente umiltà, trovò la forza di riprendere più volte il cammino interrotto, continuando a lottare contro le influenze ambientali che la sospingevano verso un’esistenza frivola e spensierata.

 

In effetti più Maria si sforzava di seguire i consigli della sua Guida Spirituale, più sembrava che subisse l’azione di forze squilibranti, che cercavano insistentemente di farla sbagliare. E più tentava di reprimere tali forze, più si sentiva lacerata in due, tra una parte consistente, che la spingeva alla ribellione contro le regole dell’Ermetismo, e un’altra, meno reattiva e profonda, che le consigliava di rispettare gli impegni assunti al momento dell’iniziazione.

 

Tale condizione provocava nella donna forti tensioni emotive e stati alternanti della mente, in perenne bilico tra il senso del dovere e le tentazioni, che sembravano prender forma dal nulla. La conseguenza fu uno stato di perdurante infelicità, che sembrava stringerla in una morsa, che paralizzava ogni tentativo di ascesi.

 

Fortunatamente il suo Maestro decise di intervenire, per aiutarla a uscire dalle secche di una difficile situazione, che sembrava doversi cristallizzare nell’infelicità e nel dolore. Egli sospinse la donna verso un’esperienza di grave disobbedienza morale, inducendola nell’errore e poi lasciandola in balia di sé stessa. Volutamente il Maestro scelse di rischiare, pur di troncare netto il dualismo esasperante di Maria, stimolando le forze di vita, ancora integre in lei, a manifestarsi potentemente.

Infatti la donna sbagliò, cadendo in preda al panico. In seguito fu afflitta dai sensi di colpa che, col suo comportamento, aveva provocato. Però, dopo tanta sofferenza, sembrò che subentrasse in lei una strana quiete, unita alla rassegnazione e al pensiero che qualunque cosa avesse tentato di fare, non sarebbe riuscita a portarla a termine.

Si adagiò, insomma, in uno stato di profonda apatia, accettando ogni evento della vita con rassegnazione e indifferenza. Ogni tanto ripensava al suo passato, ma i ricordi le sembravano lontani e indistinti. Persino i pensieri che un tempo avrebbero generato in lei esplosioni di entusiasmo, riuscivano a malapena a risvegliare la memoria degli eventi trascorsi, che subito dopo erano risucchiati nell’oscura voragine dell’incosciente.

In quello stesso periodo, Maria cominciò a scrivere. Un giorno, distrattamente, prese la penna e diede forma agli strani pensieri che si rincorrevano nella sua mente. Perfettamente cosciente, ma stranamente calma e serena, si meravigliò del suo insolito linguaggio, lasciandosi andare, eccitata, al sentimento di esaltazione che quell’accadimento generava in lei. Era accaduto che Maria aveva finalmente vinto sé stessa, e il suo premio era stato l’Ermete. Da quel momento in poi, la sua strada spirituale fu in discesa.

 

Ho raccontato la storia di Maria, per fornire un esempio concreto di “Separazione”, ottenuta attraverso la sofferenza. Non sempre ciò è necessario. In situazioni simili, però, il Maestro non usa mai volentieri la sua influenza. Ma a volte il fine giustifica i mezzi, e il risultato ripaga mille volte dei sacrifici richiesti per conseguirlo.

Riporto di seguito due, tra i primi scritti di Maria, al fine di consentire al lettore di intuire, e poi di comprendere, il meccanismo dell’Ermete.

 

La storia di Maria si presta a svariate considerazioni, che potranno essere utili a coloro che si destreggiano nella ricerca interiore. Il primo ostacolo, che si oppone all’emancipazione psichica dell’iniziato, è l’influenza sociale e l’ambiente familiare. Nell’evoluzione inconscia del giovane, vengono inculcate dalla società e dalla famiglia molte false credenze, che hanno l’effetto di conformare l’anima in un’unità solo apparente, fomentatrice di disordine interiore, più che di equilibrio.

La forza dell’esempio costituisce il più grande ausilio, per l’Essere che si sviluppa. Tuttavia, nell’insieme delle forme assunte dall’esperienza, è più probabile che il risultato del processo educativo sia il caos, e un’organizzazione della struttura psichica utile solo ai fini sociali.

 

È opportuno riflettere su quanti siano i “volti” dell’uomo nel corso dell’esperienza. Meno egli si applica all’indagine di sé stesso, più egli si presta all’azione di pensieri inutili, estranei alla sua Anima storica, che corredano la sua personalità di aspetti a volte deleteri, che divengono a loro volta semi di altrettante forme mentali perturbanti e instabili. Si generano così i frustranti dinamismi psichici dell’uomo comune.

Ma il Maestro ben conosce la fuorviante influenza della “Corrente Astrale” (opinione comune), alla quale egli cerca di sottrarre il discepolo. Si tratta dell’Educazione Isiaca, cui tante volte ho fatto riferimento.

Sono tanti i casi, analoghi a quello di Maria, in cui il “Breviario Alchemico” dev’essere sacrificato agli spasimi sociali di una “Simile Natura” più grande di qualsiasi altra: l’Ego, il senso di inferiorità dell’essere umano, che spinge l’individualità a rasserenarsi con pensieri gratificanti, ma profondamente squilibrati.

In Maria il protagonismo sociale raggiunse la massima espressione nell’utilizzo della sua femminilità per scopi di seduzione. È nell’incontro con l’altro sesso, infatti, che si sprigionavano, dal suo incosciente, meccanismi di provocazione e fastidiosi impulsi sessuali: gratificazioni semplici, e se vogliamo ancestrali, ma che deformavano fortemente il suo contatto con la realtà.

 

Al contrario nel lavoro Maria conduceva un’attività scialba e discontinua, meritando frequenti rimproveri dei suoi superiori, che la giudicavano superficiale e inaffidabile. Svogliata nello studio, nonostante fosse molto intelligente, aveva abbandonato l’Università poco prima della laurea, giustificando la sua scelta con motivazioni scarsamente provate e credibili.

In lei si accendeva, di tanto in tanto, una piccola luce di entusiasmo, specie nei confronti della strada iniziatica, che percorreva solo perché –pensava- sarebbe stata infelice senza; o per la tanto auspicata felicità, che sperava un giorno di poter conquistare grazie alle pratiche.

Tuttavia, altrettanto rapidamente si demotivava, dividendosi in due ogni qual volta le circostanze le davano l’illusione di poter realizzare i suoi stati di penosa attrazione, scordandosi dei suoi doveri iniziatici.

Tale stato di inquietudine si cronicizzò lentamente nella rinuncia ai piaceri del sesso, cui si era votata con l’iniziazione. Ella sapeva di doversi astenere dal sesso, per il suo stesso bene, eppure si sentiva attratta fortemente dalla parte più materiale dell’amore.

Rinunciava spontaneamente ai piccoli piaceri di ogni giovane, ma ne avvertiva il peso, come se tradisse una parte significativa di sé. Rimaneva così, immobile, in attesa degli eventi, sperando inconsciamente di essere costretta a cedere alla tentazione, non facendo nulla per evitare le situazioni che avrebbero potuto metterla in pericolo.

 

La situazione di Maria è stata descritta dal Kremmerz, che più volte ebbe a sottolineare lo stato di pericolo di ogni discepolo nel suo separarsi dallo “spirito animale”, che aleggia in ogni persona comune. Nel novizio alle prime armi la Corrente Astrale agiste potentemente, dirigendo l’istinto a invadere le forme incoscienti, servendosi del corpo per realizzare il proprio oscuro progetto: divenire materia senza spirito, ossia semplicemente Natura piuttosto che “Natura Naturata”, come deve concepirsi il percorso evolutivo dell’essere umano.

 

Il contributo dell’anima, in ogni conflitto esistenziale, diviene estremamente relativo quando si applicano le forze dell’istinto ai propositi della mente.

Fintanto che l’anima è assopita e non riesce a esprimersi coscientemente, si potrebbe pensare a una manifestazione dell’istinto alla vita, che si manifesterebbe nell’individuo come “libido” (in senso Junghiano) nell’esercizio del potere sociale.

Però in Maria l’Anima Storica, ormai risvegliata per effetto delle pratiche ermetiche, non accettava passivamente i sordidi inganni della sua mente, provocando stati di insoddisfazione e frequenti cedimenti emotivi.

Il giudizio della sua anima pesava sul destino di Maria, impedendole, fino a un certo punto, l’errore estremo: cedere totalmente all’istinto, sino al punto di arrendersi all’esercizio improprio del sesso.

Maria credeva che la castità “sic et simpliciter” fosse il fine essenziale della sua opera di iniziata. In realtà però, sin dall’inizio, la finalità delle pratiche era stata quella di stimolare la sua anima storica a dinamizzarsi, in modo che si stratificasse nelle immediate vicinanze della coscienza.

 

La donna intuiva che le pratiche ermetiche dovevano agire sulla sua interiorità, più che sulla sua personalità. Non poteva però “intelligere” i suoi progressi personali, essendo coinvolta nei trabocchetti della Corrente Astrale che la costringevano nel “circuito delle forme,” dandole l’illusione che la realtà fosse il solo mondo e relegando la tanto desiderata evoluzione ai confini dei suoi interessi mondani. Finché la sorte, o meglio il diritto dell’anima, non ebbe la meglio, costringendo la parte più profonda dell’inconscio di Maria a farsi avanti.

 

Il Maestro non poteva agire diversamente da come fece, al fine di accelerare il più possibile l’evoluzione psichica di Maria. L’alternativa sarebbe stata il persistere nell’incertezza per un tempo indefinito, fino alla maturazione spontanea nel dolore prodotto dalla grave frustrazione inconscia. In tal senso il decisivo intervento del Maestro, quando si verifica, determina un rapido progresso del discepolo lungo la strada di Luce.

 

 

Nel tempo di tre anni moltissime furono le pratiche a cui Maria si sottopose. Eppure la fase della sua “putrefazione mistica” (non alchemica) si svolse in poco più di una settimana. Si deve a tal punto intendere il significato della cosiddetta “morte mistica”, alla quale va incontro qualsiasi candidato all’evoluzione interiore.

Il motto dell’Alchimia: “Solve et Coagula”, si trova inciso “nell’anticamera del Dio”.

Fino alla fine del processo trasformativo, si scioglie e si coagula, con travolgente e talora istantanea rapidità, tanto da sconvolgere l’impaurito discepolo, che assiste impotente alle forze inconsce nel loro tumultuoso manifestarsi nel suo corpo e nella sua mente.

 

Nulla si può fare per impedire che ciò accada, tranne che sospingere tali forze nell’immediatezza dell’anima, finalizzandole al progresso interiore dell’iniziato. Nella psiche dell’essere umano sono presenti magnetismi impuri e forme inconsce, espresse con violente scariche emotive. Restando vicini al Maestro, si riescono a controllare gli squilibri più significativi, costringendo i polarismi estremi a convergere verso la coscienza dando vita così, lentamente, alla “Personalità Magica”.

In poche parole, si deve costruire un nuovo ambiente mentale col contributo essenziale dell’anima, senza il quale l’evoluzione si ridurrebbe ad un’auto-suggestione, senza reali progressi nel campo spirituale.

Ho più volte precisato che, se si desidera andare avanti, occorre affidarsi alla Tradizione, senza pretendere di filtrare da soli il “brodo di coltura” in cui pullulano gli infiniti germi dell’amore sociale.

Il sesso, inteso magicamente, rappresenta il “medium di cultura” e le spore in vegetazione corrispondono agli spasimi di voluttà che animano i pensieri dell’iniziato, e che sono trasmessi alla “flora intestinale” sotto forma di materiale di scarto.

Se il Maestro non alimenta la corrente profonda dell’anima del discepolo, la “morte mistica” si verificherà in maniera indiscriminata, potendone conseguire disturbi gravi dell’equilibrio psicologico, destinati a manifestarsi anche negli anni.

Il significato della morte iniziatica risulta più chiaro, se si immagina che l’esperienza alimenta le fantasie della persona, inquinandole coi miasmi dell’utilitarismo e dell’arrivismo sociale e costringendo l’anima a rimanere inconscia. Il materialismo della odierna civiltà tecnologica amplifica l’esposizione della mente al prodotto consumistico, degradando in mille aspetti cangianti l’eredità storica e modulando in senso egoistico ogni sua proiezione verso la coscienza e le forme della Tradizione.

 

Il Socialismo storico ha distrutto le ultime piazzeforti della Tradizione antica, rimarcando l’inutilità della fede e fuorviando l’interesse delle masse verso terribili forme di appiattimento sociale, nell’illusione di un’eguaglianza assoluta di ogni uomo con l’altro. L’esperienza massificante dell’industrializzazione ha inoltre confuso le Forze di evoluzione nel caotico rivolgimento misticheggiante del Comunismo storico. E, contrariamente alla percezione intuitiva dell’uomo evoluto, si sono individuate nella Tradizione magica delle forme inquinate di “misticismo materialistico” dominate dall’idea, influenzata dal Romanticismo macrocosmico di Nietzsche, di un’esperienza sovrumana dell’Uomo Storico.

Il mistificante progresso tecnologico ha livellato i capisaldi dell’Inconscio Collettivo, trasformandoli in fattori che inquinano l’Anima Mundi: spurghi sottostimati nel loro addensarsi sul piano del diritto; masturbazioni ideologiche che addensano l’eredità storica nel desolante manicheismo dei pessimi Caino dell’umanità.

Infine il fascino dei “mass media” unifica la mente collettiva in un insieme eterogeneo, che gratifica l’uomo dedito all’industria bellica e all’imbroglio, più che all’anima volitiva dell’iniziato. Tale è il panorama dell’attuale situazione terrestre, cui faranno seguito i rivolgimenti profondi di una probabile crisi planetaria, espressione patologica del grave dissesto della Natura e, sul piamo psichico, dell’intera umanità.

 

Si comprende che le Dee dell’incomunicabilità e della fatalità siano discese sulla terra, per eseguire i comandi di “Padre Zeus”; e che la solitudine e la frustrazione ne siano le infauste conseguenze. In tale contesto, il separarsi dalla Corrente di Forze negative che alimenta l’umanità, aggravandone pesantemente la sorte, è un’opera titanica di difficile realizzazione.

 

Si può affermare che, al giorno d’oggi, chi voglia distruggere le forme inconsce che impediscono la percezione della verità, deve compiere un lavoro molte volte più intenso che in passato, alimentando l’esperienza iniziatica con azioni più intense e volitive. Nel ventunesimo secolo, la forza del Maestro Isiaco deve moltiplicarsi, al fine di conseguire lo stesso risultato che, più o meno qualche decennio fa, si poteva ottenere con la semplice preghiera.

Rispondo così a quanti sono prevenuti nei confronti di qualsiasi pratica che non sia codificata nei testi del passato. In un certo senso essi hanno ragione, considerata l’inaffidabilità di molti personaggi attualmente sulla scena dell’Esoterismo di casa nostra. Tuttavia, nell’ipotesi di un vero Maestro, si deve essere anche pronti ad accettare nuove pratiche e insegnamenti più calzanti alla mentalità dell’uomo del secolo.

L’esperienza mi ha insegnato che l’obbedienza alla Tradizione è un passaggio obbligato in ogni percorso iniziatico, ma talvolta si possono introdurre piccole innovazioni, specie di proiezione e di conservazione dell’energia nervosa, in grado di aiutare l’Iniziato ad affrontare le maggiori resistenze opposte dall’ambiente moderno.

 

Si possono conseguire buoni risultati anche con l’utilizzare pratiche iniziatiche semplici e più comprensibili, rispetto al passato. Lo scopo è di rendere malleabile il “contorno” dell’essere umano, caratterizzato dalla sua impermeabilità ai misteriosi influssi della Tradizione.

Resta il fatto che, se un iniziato si decide a scendere in campo, producendo forme sacrali adattate all’uomo moderno, potrà non essere apprezzato. È emblematico l’esempio del Kremmerz quando, con la dolce complicità della sua Guida Izar, aprì le forbici dell’amore sociale sull’antica Tradizione Solare, coniando le ritualità della Fratellanza di Miriam.

 

In quel tempo vi furono molte persone influenti e iniziati di grande spessore, che si opposero strenuamente all’innovazione rivoluzionaria rappresentata dall’apertura del Vestibolo del Tempio anche ai profani. Anche allora vi furono i “mistici della reazione” che scagliarono anatemi e strali velenosi contro Ciro Formisano, considerandolo un traditore o più semplicemente uno squilibrato.

Se il Kremmerz li avesse ascoltati, oggi non saremmo qui a discutere e ancora si dovrebbero sudare le famose sette camice per entrare negli Ordini Sacri, che tanto sembrano stare a cuore anche a molti ermetisti moderni.

Bisogna dunque essere aperti e accettare il nuovo come un omaggio dell’Ermetismo alla modernità, senza storpiare nulla, anzi rinforzando il messaggio eterno della Tradizione. Si deve credere che, se la persona che si impegna a diffondere un certo Insegnamento non si renderà degna, sarà presto dimenticata. Togliamoci dunque di dosso l’odiosa maschera di Torquemada, per indossare i panni del Menestrello Solare.

Saremo giudicati dei pazzi? E che c’importa, se la nostra follia si trasmette senza dolore, trasformandosi nella serenità dell’uomo saggio e innamorato! Vorrei che ogni uomo evoluto conquistasse il suo granello di follia, strappandolo dagli artigli della ragione ipocrita e donandolo alla sua anima, perché il mesto sussurrare del Corvo si trasformi nel canto melodioso dell’Ibis!…

 

Sarebbe bello scorrere i propri pensieri, credendo che siano illusioni, e concepire i propri sogni come se fossero verità, le sole realtà della materia-uomo!… Se fosse facile divenire così eterei e astratti da forgiare il proprio mondo, il mistero del Graal conquisterebbe le masse, allenandole al duro sforzo dell’amore senza peccato.

Io credo nella follia, se reca in sé il dono di un’intensa suggestione che costruisce le realtà dell’anima in un insieme prodigioso di poteri e segreti magici. Figlio delle Tenebre, l’uomo scandirà il sacro “Nome di Geova” togliendosi di dosso gli orpelli della materia, perché canti la “Fenice” nel suo prezioso Boschetto, felice di bruciare, se quel rogo sarà l’anticamera di un nuovo mondo.

So che molti non mi capiranno. Non importa. Kremmerz scrisse il Prologo del Pazzo, io scriverò l’epilogo. Ma sarà nel cuore dei migliori che anniderò le mie tre o quattro verità, facendo scorrere le lacrime dagli occhi lucidi di amore magistrale.

Mario Krejis

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