PARTE SECONDA

La strada spirituale è ardua e riservata a pochi. Chi vuole conoscere se stesso, deve comprendere i motivi del suo desiderio. Non può essere un caso, se un uomo o una donna cercano la soluzione ai loro problemi oltre la caducità delle forme. L’insoddisfazione spinge alla ricerca. Eppure solo pochi sono disposti a mettere a rischio il loro precario equilibrio, pur di giungere al nocciolo del problema.

Spesso l’uomo si accosta alla ricerca interiore con lo stesso misticismo del cristiano, che sa dov’è diretto ancor prima di partire: il suo inconscio deve conformarsi agli insegnamenti del Vangelo. L’esempio è il Cristo, con la sua storia di passione. Imitarlo è il minimo e il massimo che un cristiano possa fare.

L’anima è immortale. Dunque si deve operare il Bene, perchè il giorno del Giudizio l’uomo risorga nell’apoteosi del giusto. Basta rispettare i Sacramenti e adeguarsi alla Dottrina, ricordandosi della manfrina della fede solo nel momento del bisogno, quando il dolore ci attanaglia o un nostro caro è in pericolo.

 

Però è solo una patina di vernice, con cui copriamo il nostro piccolo sepolcro d’ipocrisia, rinunciando a essere come siamo veramente e ignoriamo di essere.

L’uomo che si accosta all’Esoterismo non è diverso dal cristiano. Se mai è più ipocrita, più in basso nella scala dei veri valori. L’ambizione, il desiderio di potere, il dominio sugli altri, sono le miserevoli espressioni della personalità schizofrenica dell’uomo “separato”, che ama mascherarsi in ruoli prevedibili quanto inutili.

I cosiddetti Maestri non si sottraggono alla regola. Avviene come nel campo psicologico. Se il terapeuta non si sottopone all’analisi, non può curare con metodo psicanalitico: non sarebbe obiettivo, separato e in grado di assorbire e modificare le contorte dinamiche di chi patisce un disagio mentale.

Ogni uomo vive nel suo labirinto personale, cercando una via d’uscita alla sua infelicità. Senza mai fermarsi, egli ripercorre sempre gli stessi sentieri, cercando dei punti di riferimento: la famiglia, i figli, gli amici.

Tuttavia la sua mente è confusa, la sua vista interiore appannata. Come in un sogno osserva quei volti mutare, colorandosi con le sfumature del desiderio, della rabbia o dell’indifferenza. E così, sempre più frastornato, l’uomo continua a correre. Sino a quando crede di essere giunto alla meta. Allora delimita il nuovo spazio, dove gli sembra di sentirsi sereno e al sicuro. Apprezza ancora la soddisfazione e la gioia. Ma è solo apparenza, l’ennesima beffa della sua mente, che crea gli scenari in cui egli è destinato a vivere, senza alcun rispetto per la sua anima e la sua dignità di uomo.

Così stando le cose, le probabilità che la via spirituale costituisca una possibilità concreta sono minime. Chi si alimenta alla fonte dell’illusione, non può percepire ciò che si trova al di là del Velo, ossia oltre i meccanismi mentali che rappresentano il sistema di decodifica delle sensazioni e dei sentimenti dell’uomo comune. È per tale ragione che esistono tante strade spirituali, ma si registrano altrettanti fallimenti.

Bisogna prosciugare la palude del pensiero, portando il “Sole della Vita” a risplendere sul nero delle false credenze. Il primo requisito del candidato alla Scienza dell’anima è imparare a non credere. Bisogna distruggere ogni precedente equilibrio, mettendo in discussione le certezze dell’esistenza. Occorre dubitare di ogni nostro punto di vista, ammettendo anche il suo contrario; imparando cioè a comprendere che esiste tutto e il contrario di tutto, e che la mente può passare da un opposto all’altro senza alcun turbamento o esitazione.

Si deve imparare a ridere quando si è irritati, e ad apprezzare la tristezza e l’austerità quando l’ambiente ci trasporta verso il riso e la baldoria; e a dar poco credito alle sensazioni, evitando di trasformarle in assiomi morali, ma accettandole come un meraviglioso tributo alla vita.

Sentirsi vivi e amare la vita.

Scuotersi di dosso il fango dei sentimenti peggiori e della cattiveria altrui, divenendo refrattari a ciò che può turbare la nostra serenità e la nostra pace. E’ la prima forma di separazione, forse la meno facile di tutte. Occorre buona volontà e comprensione. E soprattutto umiltà. Lo studio della filosofia antica e l’insegnamento esoterico possono aiutare, ma senza spirito di sacrificio, volontà e abnegazione, nulla potrà accadere di veramente autentico e di diverso.

Quando l’opera di iniziale decantazione della personalità sarà giunta a buon punto, il coraggioso, che ha giurato di scoprire i sacri Misteri, scorgerà il filo di Arianna che lo guiderà oltre il suo labirinto personale, conducendolo nella terra felice dove incontrerà sé stesso.

Se qualcuno vi dicesse che, per acquistare uno straordinario potere, dovreste rinunciare alle vostre dita, forse qualche pazzo accetterebbe. Tuttavia, se la sua volontà venisse improvvisamente meno, se egli si fermasse per il dolore dopo aver perso solo una o due dita, non solo non sperimenterebbe alcun potere, ma perderebbe anche la precedente capacità prensile.

Allo stesso modo, chi inizia un percorso di rigenerazione spirituale, se non giunge alla Meta (o a una delle mete intermedie possibili) resta monco di molte sensibilità, che prima costituivano il suo bagaglio naturale, spesso candidandosi allo squilibrio e all’infelicità.

Pertanto, ammesso che si voglia realmente intraprendere una strada spirituale, si dev’essere decisi ad andare sino in fondo, ossia fino al successivo stadio di equilibrio che consentirà alle acque dell’inconscio di placarsi, coagulandosi intorno a una nuova e migliore personalità.

E se qualche lettore chiedesse di saperne di più, risponderei che gli antichi Maestri individuarono quel filo di Arianna nell’intuizione. L’intuizione, in filosofia, indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento e della conoscenza sensibile.

Essa rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi e sulla cui origine i pareri sono discordi. Tutti però concordano che essa rappresenta la forma più immediata e suprema del sapere.

All’intuizione Bergson attribuiva la possibilità più istintiva e genuina di portare a soluzione ogni problema, essendo capace di andare oltre la rigidità materiale del pensiero razionale. Nella psicologia della “Gestalt” l’intuizione (Einsicht) indica quell’improvvisa ristrutturazione del campo percettivo, o più in generale degli elementi psichici, che consente di rappresentare la realtà in maniera nuova, rendendo possibile la soluzione di problemi comportamentali e cognitivi.

 

Mappa di Bergson

Mappa di Bergson

 

Secondo Carl Gustav Jung l’intuizione è un processo d’intervento dell’inconscio, con cui la mente riesce a percepire i modelli della realtà nascosti dietro i fatti.

Tali definizioni, sostanzialmente descrittive, non spiegano molto sulla reale natura del fenomeno, che si manifesta in ogni persona, sia pure con estrema variabilità da caso a caso. Nell’antichità l’intuizione era ben conosciuta e fu sempre considerata espressione di una mente evoluta e di un’anima purificata.

Il carattere, a volte misterioso, delle percezioni umane fu posto dagli antichi in rapporto col Mondo Divino, del quale il pensiero celere e penetrante del profeta rappresentava la manifestazione umana. Dall’immenso Cratere dell’Intelligenza Divina la conoscenza fluiva liberamente nella mente dell’Iniziato, resa cristallina e aperta all’ispirazione creativa.

Nell’immaginazione collettiva il potere dell’intuizione fu raffigurato nelle forme armoniose del dio Hermes o Mercurio, il Messaggero degli Dei, mediatore tra Cielo e Terra, tra finito e infinito. Dalla parola Hermes derivò il termine Ermetismo, del quale il leggendario Ermete Trismegisto fu il primo e più eccelso rappresentante.

Riferimenti al potere mercuriale sono contenuti in ogni Tradizione Misterica dell’antichità, sia pure in forma diversa. Gli antichi Egizi lo celebrarono in Anubis, il Dio protettore della sepoltura e difensore dell’anima dalle insidie d’oltre tomba; o in Thot, il Dio del Nilo, sacro fiume donatore di vita e di civiltà.

L’Ermetismo è dunque il Corpus di conoscenze riguardanti l’uomo, l’Universo e Dio, concesse per ispirazione divina agli antichi sapienti, padroni del segreto dell’intelligenza ermetica. Tali conoscenze esprimono l’empatica immedesimazione della creatura nel suo Creatore e la percezione osmotica della Verità, nel suo carattere assoluto, umano e trascendente.

Si tratta di concetti straordinari, espressi nel proficuo delirio dello stato magico, ottenuto elevando la mente ai vertici dell’astrazione, così da liberare l’Intelligenza Mercuriale dalle coercizioni dei veicoli corporei; di semi d’idee, di visioni profetiche mediate dalla mente primitiva in espressioni contorte e immaginifiche, di cui si è persa nel tempo la chiave interpretativa.

 

Ogni civiltà, ogni vero Iniziato ha contribuito, col suo genio, ad accrescere il Corpus Hermeticum, che conserva ancor oggi il suo carattere magico, ossia la sua capacità di integrare profondamente la psiche del mistico, così da accelerarne la maturazione secondo un modello straordinario e immortale.

Perchè l’insegnamento sia proficuo, è però necessario che i semi di conoscenza, celati spesso nelle parole barbare, siano piantati nel terreno fertile di una mente purificata. È quindi indispensabile che il “trapianto” attecchisca e che i geni spirituali eterologhi s’inseriscano armoniosamente nel “genoma” dell’ospite, selezionando i tipi umani maggiormente predisposti e più degni. Così la Tradizione vivente si trasmette nella catena degli autentici Iniziati, disposti strutturalmente e psichicamente ad aprirsi allo sconvolgente trasformismo ermetico.

Mario Krejis

FINE DELLA SECONDA PARTE